Novità fiscali del 26 ottobre 2011 tra cui tutto sulla chiusura delle liti fiscali pendenti

Pubblicato il 26 ottobre 2011

è possibile l’aumento di capitale anche in presenza di perdite superiori al terzo; Contratto di soggiorno per i lavoratori extraue: ancora niente semplificazioni; rivalutazione dei terreni: come recuperare l’imposta sostitutiva; èp ora più concreta la possibilità di chiudere le liti fiscali pendenti; vanno risarciti i costi della consulenza fiscale: autotutela a carico delle Entrate; l'avvocato può regolarizzare l’omissione della PEC/fax nel ricorso

 

 Indice:

 1) E’ possibile l’aumento di capitale anche in presenza di perdite superiori al terzo

 2) Contratto di soggiorno per i lavoratori extraue: Ancora niente semplificazioni

 3) Rivalutazione dei terreni: come recuperare l’imposta sostitutiva

 4) E’ ora più concreta la possibilità di chiudere le liti fiscali pendenti

 5) Vanno risarciti i costi della consulenza fiscale: Autotutela a carico delle Entrate

 6) L’avvocato può regolarizzare l’omissione della PEC/fax nel ricorso

 

1) E’ possibile l’aumento di capitale anche in presenza di perdite superiori al terzo

Aumento di capitale in presenza di perdite: La presenza di perdite superiori ad 1/3 del capitale, anche tali da ridurre il capitale ad un importo inferiore al minimo legale previsto per le S.p.A. e le S.r.l., non impedisce l’assunzione di una deliberazione di aumento del capitale che sia in grado di ridurre le perdite ad un ammontare inferiore al terzo del capitale e di ricondurre il capitale stesso, se del caso, a un ammontare superiore al minimo legale.

Lo sostiene il Consiglio Notarile di Milano nella massima n. 122 del 18 ottobre 2011.

In particolare, viene ritenuto legittimo l’aumento di capitale:

- In caso di perdite incidenti sul capitale nel limite di 1/3;

- in caso di perdite incidenti sul capitale per oltre 1/3, se il capitale non si sia ridotto al di sotto del minimo legale, in sede di “opportuni provvedimenti” ex artt. 2446, c. 1, e 2482 bis, c. 1, c.c.;

- in caso di perdite incidenti sul capitale per oltre 1/3, se il capitale non si sia ridotto al di sotto del minimo legale, in qualsiasi momento antecedente l’assemblea di approvazione del bilancio dell’esercizio successivo rispetto a quello in cui la perdita è stata rilevata;

- in caso di perdite incidenti sul capitale per oltre 1/3, se il capitale non si sia ridotto al di sotto del minimo legale, in sede di assemblea di approvazione del bilancio dell’esercizio successivo rispetto a quello in cui la perdita è stata rilevata, a condizione che si tratti di un aumento di capitale da sottoscrivere tempestivamente in misura idonea a ricondurre la perdita entro 1/3;

- in caso di perdite incidenti sul capitale per oltre 1/3, se il capitale si sia ridotto al di sotto del minimo legale, in sede di assemblea convocata ex artt. 2447 e 2482 ter c.c., a condizione che si tratti di un aumento di capitale da sottoscrivere tempestivamente in misura idonea a ricondurre la perdita entro 1/3.

Comunque l’aumento di capitale non esime dall’osservanza degli obblighi posti dagli artt. 2446, comma 1, e 2482 bis, commi 1, 2 e 3, c.c., in presenza dei quali la situazione patrimoniale rilevante la perdita - se non già pubblicizzata - deve essere allegata al verbale, o comunque con lo stesso depositata nel registro delle imprese.

Per gli artt. 2447 e 2482-ter c.c., “se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo”, occorre convocare senza indugio l’assemblea “per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo” ovvero la “trasformazione della società”.

Su tale punto, osserva il Notariato di Milano che si tratta di una restrizione solo apparente.

Da un lato, come viene evinto dagli artt. 2484 e 2487 c.c., l’assemblea potrebbe validamente deliberare in ordine allo scioglimento anticipato e alla nomina dei liquidatori, senza operare sul capitale o trasformare la società.

Dall’altro, viene ritenuto pacifico che la società possa deliberare operazioni di fusione o scissione con altre società partecipanti, al cui esito le società risultanti si trovino con un capitale integro.

Inoltre, secondo il Notariato milanese, anche in tali ipotesi nulla vieta che le perdite vengano assorbite con altri strumenti idonei allo scopo.

Insomma, la funzione ultima della disciplina viene ritenuta quella di garantire che la situazione considerata intollerabile dall’ordinamento (perdita di oltre un terzo del capitale e sua riduzione al disotto del minimo) sia ricondotta a ciò che il legislatore invece tollera (perdita compresa entro il terzo del capitale).

Queste le osservazioni finali riguardo:

- Alla possibilità che la perdita venga tempestivamente ricondotta entro 1/3 sia per effetto dei risultati della gestione sociale quali riflessi in una situazione patrimoniale aggiornata, sia per effetto di una delibera di aumento di capitale, debitamente sottoscritto, delibera che deve dunque essere considerata legittima;

- alla necessaria tempestiva esecuzione dell’aumento di capitale deliberato dall’assemblea;

- alla preferibilità, in un’ottica di maggior tutela dei terzi, della creazione di un capitale più elevato (rispetto al quale la perdita pregressa non superi più il terzo) rispetto all’apporto mediante versamenti a fondo perduto: I quali ultimi, nella misura in cui eliminano la perdita, permettono la piena distribuibilità di quegli utili futuri, che viceversa sarebbero da accantonare fino ad integrale copertura della perdita nel caso che gli stessi apporti siano utilizzati per aumentare il capitale con “riporto a nuovo” delle perdite.

 

2) Contratto di soggiorno per i lavoratori extraue: Ancora niente semplificazioni

Contratto di assunzione ancora da inviare con raccomandata postale. Anche dopo la preannunciata semplificazione con il passaggio dei dati dal modello Q al modello di assunzione, in atto, in caso di assunzione di un cittadino extracomunitario già regolarmente soggiornante in Italia, vale ancora l’obbligo d’invio con raccomandata A.R. allo Sportello Unico entro 5 giorni dall’assunzione.

“Si tratta del contratto che contiene i dati anagrafici delle parti, i principali elementi del contratto di lavoro (orario, retribuzione, ecc.), nonché le importanti informazioni relative alla sussistenza della sistemazione alloggiativa e all’impegno del datore al pagamento delle spese di rimpatrio coatto”.
Lo precisa la nota del 24 ottobre del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro che avverte ulteriormente: Occorre che il datore predisponga il modello Q ponendo attenzione alle dichiarazioni in esso contenute.

In particolare, occhio alla retribuzione e all’alloggio: “La retribuzione mensile lorda da indicare non deve essere inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria vigente. Per la sussistenza della situazione alloggiativa del lavoratore, invece, il datore dovrà sia indicare i dati della stessa, sia dichiararne la conformità ai parametri di legge. Qualora il datore di lavoro intenda rivalersi delle spese per la messa a disposizione dell’alloggio, trattenendo dalla retribuzione mensile una somma massima pari ad un terzo del suo importo, la decurtazione e la misura dovranno essere espressamente previste nel modello Q”.

Se il lavoratore non alloggia presso il datore di lavoro, viene consigliato di “acquisire dal lavoratore: la dichiarazione attestante che la sistemazione alloggiativa indicata nel contratto di soggiorno rispetta gli standard legali abitativi in rapporto tra superficie e occupati, nonché le norme di abitabilità e di adeguatezza sanitaria e l’impegno a presentare i documenti (o la domanda diretta ad ottenerli) rilasciati dal Comune o dall'Asl all’atto della richiesta da parte degli uffici competenti”.

Infine, viene precisato che sono esentati dalla stipula del modello Q i lavoratori in possesso di:

- Permesso CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno); permesso di soggiorno per un motivo diverso dal lavoro subordinato che abiliti all’attività lavorativa (es. autonomo, ricongiungimento familiare, motivi familiari, umanitari, asilo, ecc).

Per tali casi si deve compilare il contratto di soggiorno solo se tale permesso “dovesse essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro”.



3) Rivalutazione dei terreni: come recuperare l’imposta sostitutiva

Il contribuente che ha già fruito in precedenza della particolare agevolazione fiscale (rivalutazione del valore dei beni), e che adesso intende procedere nuovamente a rivalutare, ad es., i terreni, potrà detrarre dall’imposta dovuta quella già versata a suo tempo.

E’ questa una precisazione contenuta nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 47/E del 24 ottobre 2011, la quale ha ulteriormente precisato che se il contribuente non si avvale della nuova possibilità di rivalutare i beni, può comunque detrarre dall’imposta ancora dovuta per la procedura dei beni posseduti alla data del 1.1.2010, l’imposta già versata.

Se, invece, il contribuente non deve pagare più alcuna imposta sostitutiva, potrà ottenere il rimborso di quanto già versato, presentando istanza di rimborso entro 48 mesi dalla data di versamento relativa all’ultima rideterminazione.

Inoltre, se la richiesta di rimborso viene presentata entro questo periodo, l’amministrazione finanziaria abbandonerà l’eventuale contenzioso esistente.

Infine, a chi volesse effettuare una nuova rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni viene richiesta la redazione di una perizia giurata di stima che ne individui il valore alla data del 1° luglio 2011 e il versamento di

un’imposta sostitutiva entro il 30 giugno 2012 in un’unica soluzione o rateizzato.

Le perizie possono essere presentate per la asseverazione, oltre che presso la cancelleria del tribunale, anche presso gli uffici dei giudici di pace e presso i notai.

Per quanto riguarda le partecipazioni, la perizia, i dati dell’estensore della stessa e il codice fiscale della società periziata devono essere conservati dal contribuente ed esibiti o trasmessi, su richiesta, all’Amministrazione finanziaria.

Viene, inoltre, precisato che nell’ipotesi in cui la perizia sia predisposta per conto della società, la relativa spesa è deducibile dal reddito d’impresa della società o ente in quote costanti nell’esercizio in cui è stata sostenuta e nei quattro successivi.

Qualora, invece, la perizia sia predisposta per conto dei soci, la relativa spesa sostenuta aumenta il costo rivalutato delle partecipazioni.

La vera novità è, quindi, data dalla possibilità per il contribuente di recuperare l’imposta già versata laddove abbia in passato già rideterminato il valore dei medesimi beni.

Tale recupero viene spiegato con il seguente esempio: Un’imposta sostitutiva dovuta per i beni posseduti al 1° gennaio 2010 pari a 60, con la prima rata di 20 versata il 31 ottobre 2010 (e le altre con scadenza 31 ottobre 2011 e 31 ottobre 2012).

Qualora con la nuova rivalutazione l’imposta dovuta per i beni posseduti al 1° luglio sia pari a 110, il contribuente dovrà pagare solo 90 (110 meno i 20 già versati): Rateizzando in tre annualità, quindi, la nuova rata sarà pari a 30.

Versamento dell’imposta sostitutiva

Come è noto si può procedere alla rideterminazione del costo o valore di acquisto delle partecipazioni e dei terreni versando l’imposta sostitutiva nella misura del:

- 2% del valore risultante dalla perizia, per le partecipazioni non qualificate;

- 4 per cento del valore risultante dalla perizia, per le partecipazioni qualificate e per i terreni.

Indicazione in dichiarazione

I dati relativi alla rideterminazione del valore delle partecipazioni e dei terreni dovranno essere indicati nel prossimo Modello Unico.

In particolare, in caso di rideterminazione del valore delle partecipazioni si dovrà compilare l’apposita sezione del quadro RT, e in caso di rideterminazione del valore dei terreni, l’apposita sezione del quadro RM.

Anche i contribuenti che utilizzano il modello 730 dovranno presentare tali quadri di Unico ed il relativo frontespizio nei termini di presentazione di quest’ultimo modello.

In particolare, sarà il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di approvazione del prossimo modello di dichiarazione dei redditi ad individuare le

modalità di indicazione di tali dati per l’anno d’imposta 2011.

 

4) E’ ora più concreta la possibilità di chiudere le liti fiscali pendenti

E’ divenuta più concreta la possibilità di chiudere le liti fiscali pendenti, a seguito dell’avvenuta pubblicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate della circolare n. 48/E del 24 ottobre 2011, con la quale ha fornito i necessari chiarimenti sull’art. 39, comma 12, del D.L. n. 98/2011 (convertito in Legge n. 111/2011) riguardante la definizione agevolata delle controversie pendenti alla data del 1° maggio 2011 di valore fino ad € 20.000,00.

Viene prima chiarito che sono escluse dall’agevolazione le liti pendenti alla data del 1° maggio 2011 nel caso in cui, dopo tale data ed entro il 5 luglio 2011, sia intervenuta una pronuncia ormai non più impugnabile.

Inoltre, è stato chiarito che non è possibile definire le questioni:

- Concernenti atti diversi da quelli impugnabili ai sensi dell’art. 19, D.Lgs. n. 546/92, non aventi natura di atti impositivi, ad esempio le comunicazioni di irregolarità, le risposte ad istanze di interpello, i dinieghi di autotutela;

- di valore indeterminato o indeterminabile;

- relative a ruoli emessi per imposte e ritenute indicate nelle dichiarazioni presentante, ma non versate, poiché si procede al recupero di tali importi senza un atto di rettifica della dichiarazione, ma direttamente con un atto di riscossione.

Infine, vengono spiegate le modalità di definizione di tali tipi di controversie.

Il contribuente dovrà pagare quanto dovuto entro il 30/11/2011, utilizzando il Modello F24 “Versamenti con elementi identificativi”, codice tributo 8082, presentando in via telematica la domanda di definizione entro il 2 aprile 2012.

Per le controversie suscettibili di definizione, in seguito al pagamento delle somme dovute, da effettuarsi entro il 30/11/2011, gli uffici sospenderanno le eventuali iscrizioni a ruolo.

Le liti definibili

La neo circolare ha chiarito che si considerano pendenti tutte le controversie originate da avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione per le quali:

- alla data del 1° maggio 2011 sia stato proposto l’atto introduttivo del giudizio in primo grado; è sufficiente la notifica del ricorso all’ufficio, mentre non è necessario che vi sia stata anche la costituzione in giudizio;

- prima dell'entrata in vigore del D.L. n. 98/2011, e dunque entro il 5 luglio 2011, non sia intervenuta pronuncia giurisdizionale definitiva.

Sono definibili anche le controversie introdotte con ricorsi di per sé inammissibili, proposti oltre i termini prescritti dalla legge ovvero privi dei requisiti di forma e di contenuto previsti dall’art. 18 del D.L.gs n. 546/1992, purché prima del 6 luglio 2011 non sia intervenuta una pronuncia definitiva di inammissibilità.

Sono definibili le controversie riguardanti il contributo al servizio sanitario nazionale, che rientrano nella giurisdizione delle commissioni tributarie.

La procedura di liquidazione delle dichiarazioni consente di provvedere anche alla rettifica di alcuni dati indicati nella dichiarazione e alla conseguente iscrizione a ruolo delle imposte dovute; così pure il c.d. controllo formale ex art. 36-ter. Solo in tali casi il ruolo assume anche la funzione di provvedimento impositivo, per cui è sembrato che la controversia sia definibile.

Si pensi alla riduzione o all’esclusione di deduzioni e detrazioni non spettanti sulla base dei dati dichiarati dai contribuenti, mediante la procedura di cui agli artt. 36-bis e 36-ter del D.P.R. n. 600 del 1973, ovvero alle correzioni effettuate ai sensi dell’articolo 54-bis del D.P.R. n. 633 del 1972.

In tali circostanze il ruolo si differenzia dall’atto di mera riscossione dell’imposta, già dichiarata, liquidata e non versata dal contribuente e, dal momento che scaturisce dalla rettifica della dichiarazione, esso assolve anche una funzione di provvedimento impositivo.

Le relative controversie sono ammesse, pertanto, alla definizione, ancorché riguardanti il ruolo.

In tal caso, il contribuente che, alla data del versamento dell’importo dovuto per la definizione, non abbia ancora pagato la cartella, acquisisce, a seguito della verifica della regolarità della domanda presentata, il diritto allo sgravio del ruolo.

Qualora, invece, prima della presentazione della domanda il contribuente abbia già pagato per intero la cartella, non vi è sostanzialmente interesse alla definizione, in quanto, come meglio si vedrà in seguito, fatta salva l’ipotesi in cui sia già intervenuta la soccombenza dell’Agenzia delle entrate, non si ha diritto al rimborso dei versamenti effettuati.

Valore della lite

Il valore della lite, da assumere come base di calcolo della definizione, è dato:

- Dall’ammontare dell’imposta o maggiore imposta accertata che forma oggetto di contestazione nel giudizio di primo grado, con esclusione di interessi, eventuali sanzioni ed altri accessori collegati al tributo, anche se irrogati con separato provvedimento;

- dall’importo della sanzione, per le cause riguardanti esclusivamente un atto di irrogazione di sanzione collegata al tributo accertato non oggetto di contestazione;

- dall’importo della sanzione, per le liti riguardanti provvedimenti sanzionatori non collegati al tributo.

Osserva l’Agenzia delle Entrate che “tale criterio di calcolo è espresso all’articolo 16, comma 3, lettera c), legge n. 289/2002, secondo il quale il valore da assumere come base di calcolo per la definizione è costituito dall’importo del tributo contestato nell’atto introduttivo del giudizio di primo grado in riferimento a ciascun atto impugnato, a prescindere dagli ulteriori sviluppi della controversia.

Ne discende che, anche qualora la controversia penda di fronte alla Commissione tributaria regionale, il valore della lite sarà, comunque, costituito dall’ammontare dell’imposta che aveva formato oggetto di contestazione da parte del contribuente nel primo grado del giudizio e indipendentemente dalla pronuncia del giudice di primo grado che, in accoglimento del ricorso del contribuente, abbia eventualmente rideterminato l’imposta in contestazione”.

Nel valore della lite non vanno considerati né gli interessi, né le indennità di mora, né le sanzioni collegate alla maggiore imposta accertata, anche se queste siano state irrogate con atto separato dall’avviso di accertamento. Ove siano state irrogate sanzioni collegate ad un tributo, ma lo stesso non abbia formato oggetto di contestazione o non sia più in contestazione, il giudizio, introdotto allo scopo di contestare le sanzioni può essere definito avendo riguardo solo all’ammontare di queste ultime.

Il valore della lite deve essere determinato avuto riguardo a ciascuno degli atti oggetto di contestazione nell’atto introduttivo del giudizio, indipendentemente dal numero di soggetti interessati e dal numero di tributi in essi indicati. Ne consegue che, quando un atto definibile si riferisca a più tributi (per es., Irpef e Irap ovvero imposta di registro, ipotecaria e catastale) il valore della lite deve essere calcolato con riferimento al totale delle imposte che hanno formato oggetto di contestazione nel giudizio in primo grado.

Avverte, infine, l’Agenzia delle Entrate che “il riferimento – contemplato all’articolo 39 D.L. n. 98/2011 - al valore massimo della lite definibile, pari a 20.000 euro, implica che tale ammontare vada riferito all’importo complessivo di tutte le imposte in contestazione considerate in ciascun atto impugnato. La definizione deve interessare la vertenza nella sua interezza, non essendo ammessa la chiusura parziale della lite, ossia limitatamente ad una sola parte della materia del contendere o solo a una parte dei tributi in contestazione.

Se, ad esempio, la lite è relativa a un avviso riguardante sia l’Irpef sia l’Irap, non è dato effettuare una definizione parziale relativamente solo all’Irpef o all’Irap, ma dovrà essere versato un importo commisurato alla somma delle predette imposte”.

 


5) Vanno risarcite le spese della consulenza fiscale: Autotutela a carico delle Entrate

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21963 del 24 ottobre 2011, il contribuente deve essere risarcito delle spese che ha sostenuto per fare fronte alla consulenza fiscale con la quale si è ottenuti l’annullamento dell’atto impositivo in via di autotutela da parte delle Entrate.

Nel caso di specie, il contribuente, avendo ricevuto un avviso di accertamento ritenuto illegittimo, ha, quindi, chiesto la consulenza al Commercialista (pagando il dovuto), il quale è riuscito ad ottenerne l’annullamento.

A questo detto contribuente si é rivolto al giudice di pace al fine di ottenere risarcimento del compenso pagato al professionista.

La vicenda è, infine, giunta sotto “la lente” della Suprema Corte che ha respinto  le tesi difensive dell’Amministrazione finanziaria, affermando che la responsabilità dell’Agenzia delle Entrate non è stata causata dal ritardo nella rimozione dell’atto impositivo, ma già dalla emissione di tale atto illegittimo, dalla quale è derivato il danno accertato.

Da notare che l’atto impositivo era solo di 262,00 euro a fronte di 500,00 pagati al Commercialista.

Insomma, per il contribuente si è proprio trattato, prima di tutto, di una classica “questione di principio”, meno male che ha vinto.

 

6) L’avvocato può regolarizzare l’omissione della PEC/fax nel ricorso

L’obbligo di indicazione di PEC e fax (previsto D.L. n. 98/2011, convertito in Legge n. 111/2011) da parte dell’avvocato ha solo natura sanzionatoria, tuttavia viene ammessa la possibilità che, anche su espresso invito della segreteria dell’ufficio giudiziario e nel termine accordato, l’interessato possa sanare l’omissione, depositando in giudizio un atto che rechi l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica e del fax.

Lo ha chiarito il Segretariato generale della Giustizia amministrativa con la circolare 18 ottobre 2011 (recante “Istruzioni sull'applicazione della disciplina in materia di contributo unificato nel processo amministrativo”) nella quale viene anche affermato che non occorre che tale atto (di cd. sanatoria) sia previamente notificato alla controparte, eventualmente costituita.

 

Vincenzo D’Andò