Novità fiscali del 19 ottobre 2011, i rischi per l'omesso invio della dichiarazione

 Indice:

 1) Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo

 2) Omissione della dichiarazione

 3) Interpello in materia di salute e sicurezza del lavoro

 4) Direttiva sui diritti dei consumatori: adozione formale da parte del Consiglio UE

 5) Commercianti: a rischio i finanziamenti ottenuti dai clienti in misura maggiore del costo di vendita

 

1) Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo

L’Ufficio Studi Tributari della Federazione Italiana Giuoco Calcio, con la Circolare n. 7 del 2011, si è soffermato sul D.L. n. 138 del 13 agosto 2011, convertito dalla Legge 16 settembre 2011, n. 148 (cd. manovra di ferragosto), recante, tra l’altro, “ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”.

Vediamone di seguito tutti i chiarimenti in materia illustrati in tale documento, peraltro, trasfuso nella circolare n. 21 del 06 ottobre 2011 della Lega Italiana Calcio Professionistico al fine di informare i relativi destinatari (tuttavia, gli argomenti trattati interessano la generalità dei contribuenti).

Misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo

Nella G.U. n. 216 del 16 settembre 2011 è stata pubblicata la legge 14 settembre 2011, n. 148, che ha convertito il D.L. n. 138/2011, recante, tra l’altro, ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo (cd. manovra di Ferragosto).

Con l’art. 1 sono state introdotte disposizioni per la riduzione della spesa pubblica.

Sono, pertanto, previsti tagli ai ministeri, riduzione degli organici dirigenziali in misura non inferiore al 10%, fatti salvi gli uffici giudiziari, magistratura, presidenza del consiglio dei ministri, polizia penitenziaria, pubblica sicurezza, forze armate e vigili del fuoco, nonché tagli fino al 30% agli stipendi dei dirigenti responsabili nelle amministrazioni che non raggiungono gli obiettivi di risparmio.

Assume rilevanza la disposizione recata dal comma 6 dello stesso art. 1 che anticipa al 2012 la riduzione delle agevolazioni fiscali nella misura del 5% a decorrere dal 2012 e nella misura de 20% a decorrere dal 2013, già prevista rispettivamente per il 2013 e per il 2014 dall’art. 40, comma 1-ter della legge n. 111/2011. Tra le agevolazioni, ad alto rischio di riduzione, figurano (allegato C-bis al suddetto art. 40, comma 1-ter) quelle per la casa e per la famiglia, tra le quali, ad esempio, quella relativa alla deducibilità della spesa, per un importo annuo non superiore a 210 euro sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento, per i ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, ad associazioni sportive, palestre, piscine ed impianti sportivi destinati alla pratica dell’attività sportiva dilettantistica.

Con il comma 10 è prevista la possibilità per Regioni e Comuni di rivedere le aliquote delle addizionali. Quelle regionali potranno arrivare, nel 2012 e 2013, all’1,4%, al 2% nel 2014 ed al 3% nel 2015, mentre quelle comunali potranno essere applicate dal 2012 entro il tetto massimo dello 0,8%.

I commi 16 e 17 prorogano fino al 2014 la facoltà per le pubbliche amministrazioni di chiudere il rapporto di lavoro con il lavoratore che abbia 40 anni di servizio.

Il comma 20 prevede un anticipo di due anni rispetto alle disposizioni recate dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, per innalzare l’età pensionabile di anzianità delle lavoratrici nel settore privato.

I commi 22 e 23 stabiliscono un maggior lasso di tempo (6 o 24 mesi) per il pagamento del Tfr ai dipendenti pubblici a seconda che il dipendente venga messo a riposo per limiti di età o per pensionamento di anzianità, mentre il comma 32 stabilisce che ai fini del calcolo del Tfr stesso non rilevano le promozioni intervenute negli ultimi tre anni di carriera.

Il comma 24 rimanda ad un D.P.C.M. la rimodulazione delle festività, fatte salve quelle del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno.

L’art. 2 della manovra introduce disposizioni in materia di entrate.

I commi 1 e 2 concernono l’introduzione del contributo di solidarietà. Per gli statali e pensionati con assegni superiori rispettivamente a 90.000 e a 150.000 euro, torna ad essere applicabile il contributo di perequazione del 5% della quota eccedente i 90.000 e del 10% di quella eccedente i 150.000 euro già previsto in precedenza da D.L. n. 78/2010.

Inoltre, assume rilevanza, in particolare per il trattamento economico di alcune categorie che operano nel mondo sportivo, la disposizione che introduce per tutte le persone fisiche, che hanno un reddito complessivo annuo superiore ad euro 300.000, il contributo di solidarietà nella misura del 3% sulla quota eccedente detto importo.

Alla base imponibile concorrono tutti i redditi del soggetto con esclusione di quelli assoggettati ad imposta sostitutiva (ad es. la cedolare secca), e a tassazione separata.

Il contributo di solidarietà, che è deducibile dal reddito complessivo, non si applica sugli importi già assoggettati al contributo di perequazione.

Con i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater è stata aumentata al 21% l’IVA, prima dovuta con l’aliquota del 20%. Nessun aumento, invece, è stato apportato alle aliquote IVA del 4 e del 10%. Tale ultima aliquota, come viene ricordato nella circolare, si applica, tra l’altro alle prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande, ed ai biglietti d’ingresso agli spettacoli sportivi aventi un prezzo netto non superiore ad euro 12,91.

I titoli d’ingresso aventi un prezzo superiore scontano l’IVA con la nuova aliquota del 21%.

La disposizione è entrata in vigore il giorno 17 settembre 2011, e, pertanto sulle fatture emesse da tale data si applica l’IVA nella nuova misura del 21%.

A tale riguardo viene posta in evidenza la circostanza che l’aliquota del 21% si applica sulle fatture emesse da tale data anche se la prestazione è stata resa antecedentemente.

Precisa poi la circolare che se i servizi sono stati resi prima del 17 settembre 2011, prima di detta data, è stato pagato il corrispettivo o è stata emessa fattura, l’aliquota IVA da applicare è quella del 20%.

Per ciò che concerne le cd. fatture “pro-forma” emesse da professionisti entro il 16 settembre 2011 ma pagate dopo detta data, trova applicazione, in sede di emissione di fattura, l’IVA al 21%.

Per quanto concerne la cessione di beni, occorre fare riferimento alla data di spedizione o di consegna.

Pertanto le merci con DDT, consegnate al vettore prima del 17 settembre 2011, ancorché giunte a destinazione lo stesso giorno 17 o dopo, sconteranno l’IVA al 20%

La circolare avverte i diretti interessati di prestare la massima attenzione alla disposizione introdotta con il comma 4 che vieta il trasferimento di denaro contante per importi pari o superiori ad euro 2.500,00 abbassando la precedente soglia di euro 5.000.

Gli importi pari o superiori ad euro 2.500 potranno essere trasferiti con l’intervento di intermediari finanziari.

Gli assegni bancari, postali, circolari per importi pari o superiori ad euro 2.500,00 dovranno riportare il nome o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

La disposizione è entrata in vigore il 13 agosto 2011 con il D.L. n. 138/111, tuttavia per effetto del successivo comma 4-bis, è esclusa l’applicazione delle sanzioni per le violazioni commesse nel periodo 13 agosto-31 agosto 2011 e riferite alle limitazioni di importo di euro 2.500,00.

Il comma 5 dell’art. 2 stabilisce sanzioni più pesanti per i professionisti iscritti in albi o ordini professionali ai quali, nel corso di un quinquennio, vengono contestate quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere il documento certificativo (fattura/ ricevuta fiscale) ai clienti, compiute in giorni diversi.

E’ disposta la sanzione accessoria della sospensione dell’iscrizione all’albo/ordine per un periodo da tre giorni ad un mese e, in caso di recidiva, per un periodo da 15 giorni a sei mesi.

Il provvedimento di sospensione è immediatamente esecutivo. Qualora le violazioni siano commesse nell’esercizio in forma associata la sanzione è disposta nei confronti di tutti gli associati.

I commi 5-bis e 5-ter dispongono sanzioni nei confronti dei soggetti che, pur avendo aderito al condono del 2002-2003, non hanno più assolto totalmente il debito nei confronti dell’erario.

Oltre al recupero delle somme ancora dovute con azioni coattive, questi saranno sottoposti a controlli per tutti i periodi successivi a quelli condonati.

I commi 6 e 7 dispongono in materia di rendite finanziarie che, a decorrere dal 1° gennaio 2012, vengono tutte, ad eccezione degli interessi sui titoli di Stato, assoggettate alla ritenuta del 20%.

I commi 12-bis e 12-ter prevedono che in caso di vendita dell’immobile per il

quale il vecchio proprietario sta beneficiando della detrazione del 36% per le ristrutturazioni, le detrazioni non utilizzate possono essere utilizzate dal venditore oppure possono essere trasferite all’acquirente.

Il comma 35-octies introduce un’imposta di bollo del 2% sul trasferimento di denaro all’estero effettuato, tramite gli intermediari finanziari, da parte di soggetti non in possesso di matricola INPS e di codice fiscale non appartenenti all’Unione europea.

Sono previste dai commi da 36-bis e 36-quater, maggiorazioni della base imponibile ai fini IRES delle società cooperative rispetto al regime agevolativo attuale.

Viene introdotta, con i commi da 36-quinquies a 36-vicies quater, una disciplina più rigorosa nei confronti delle cd. società di comodo, sia maggiorando l’aliquota IRES dal 27,50% al 38% sia considerando di comodo le società che, anche se hanno superato le soglie di ricavi minimi, dichiarano una perdita per tre esercizi consecutivi.

La norma scatta anche in presenza di due esercizi su tre in perdita ed un altro con reddito inferiore ai minimi di legge.

In caso di concessione in uso ai soci di beni della società con corrispettivo inferiore al valore corrente, i costi relativi sono indeducibili per la società ed il socio deve dichiarare nell’UNICO la differenza tra il valore del’uso ed il prezzo eventualmente pagato.

E’ previsto, poi, l’obbligo per la società di comunicare al fisco l’utilizzazione dei propri beni da parte del socio, pena pesanti sanzioni, ed, inoltre, saranno effettuati controlli a tappeto sulle persone che utilizzano i beni della società al fine di eludere il redditometro.

E’ stata abrogata, con il comma 36-vicies, la norma che esonerava gli stabilimenti balneari dall’emissione dei corrispettivi per i servizi di spiaggia.

Viene anche segnalata la disposizione recata dall’art. 6, comma 6-bis, per la quale le famiglie che hanno incassato il bonus bebè da 1.000 euro, previsto dalla Finanziaria 2006, pur avendo un reddito complessivo superiore alla soglia dei 50.000 euro, possono restituire l’importo stesso entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge n. 148/2011 (17 settembre 2011) senza incorrere nelle sanzioni penali o amministrative.

L’art. 7 reca modifiche alla disciplina della cd. “Robin Tax”, estendendone il campo di applicazione ai settori che trattano la trasmissione e la distribuzione di energia elettrica ed il trasporto o distribuzione di gas naturale nonché ai soggetti che trattano energia rinnovabile.

Per i soggetti ai quali si applica la “Robin Tax”, l’addizionale IRES sale di 4 punti mentre la soglia dei ricavi per l’applicazione della medesima addizionale scende da 25 a 10 milioni di euro.

Con il Titolo III sono state assunte misure a sostegno del’occupazione.

Assume rilevanza il contenuto dell’art. 8 che regola i contratti di lavoro.

E’ stata introdotta la figura del “contratto di prossimità”con il quale possono essere adottate, su alcune materie, norme in deroga alla legge ed ai contratti collettivi con validità “erga omnes”.

L’art. 11 dispone in materia di tirocinio introducendo un limite di sei mesi e riservandone l’utilizzo soltanto ai neo-diplomati o neo-laureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio.

Con l’art. 12 è introdotta una specifica ipotesi di reato nei confronti dei soggetti che svolgono attività di intermediazione illecita di lavoro ponendo in essere sfruttamento, violenza e minaccia nei confronti del lavoratore.

Il reato è punito con la reclusione da 5 a 8 anni e con una sanzione pecuniaria variabile da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore con aggravante se i lavoratori coinvolti sono più di tre o se sono minorenni.

Il Titolo IV reca norme mirate alla riduzione degli apparati istituzionali.

L’art. 13 stabilisce un taglio del 10% delle retribuzioni o indennità di carica per tutti i membri degli organi costituzionali, ad eccezione del Presidente della Repubblica e dei componenti della Corte Costituzionale, superiori a 90.000 euro e fino a 150.000 euro; il taglio è del 20% per la parte eccedente i 150.000 euro.

Il taglio è raddoppiato per i parlamentari che svolgono un’attività lavorativa per la quale viene percepito un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare.

Dalle prossime elezioni la carica di parlamentare è incompatibile con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica di enti pubblici territoriali (regioni, province, comuni) con popolazione superiore a 5 mila abitanti.

I successivi artt. 14 e 15 prevedono la riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali e provinciali nonché delle indennità relative.

L’art. 16 dispone in materia di costi e razionalizzazione dei Comuni.

I Comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino a 5.000 abitanti sono obbligati a gestire in forma associata (unione di comuni) la maggior parte dei servizi comunali. Nel termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge i comuni stessi devono avanzare alla regione una proposta di aggregazione per l’istituzione della rispettiva unione.

Gli organi dell’unione sono il Consiglio, composto da tutti i sindaci dei comuni, il Presidente, che dura in carica due anni e mezzo, e la Giunta, composta dal Presidente e dagli assessori nominati dal Presidente tra i sindaci componenti il Consiglio in misura non superiore a quello previsto per i comuni aventi corrispondente popolazione.

I consiglieri dei comuni fino a 1.000 abitanti non hanno più diritto a gettoni e rimborsi.

A decorrere dal primo rinnovo dell’organo di revisione, i revisori dei conti degli enti locali sono scelti mediante estrazione da un elenco nel quale possono essere inseriti a richiesta i soggetti iscritti, a livello regionale, nel registro dei revisori legali nonché gli iscritti all’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Infine, con l’art. 18 è stabilito che tutti i parlamentari, gli amministratori pubblici, i dipendenti delle amministrazioni dello Stato, gli amministratori e i dipendenti e i componenti degli enti pubblici e di aziende autonome e speciali devono utilizzare il trasporto aereo in classe economica.

La norma, per effetto della Legge di conversione, è entrata in vigore dal 17 settembre 2011.

 

 2) Omissione della dichiarazione dei redditi dopo le recenti manovre estive

Se entro 90 giorni dalla scadenza del termine (ossia entro il 29 dicembre 2011 con riguardo al Modello Unico 2011 di persone fisiche, società di persone, soggetti IRES con esercizio coincidente con l’anno solare) non si provveda alla presentazione della dichiarazione dei redditi, la stessa è considerata omessa.

In tal caso, non essendo più possibile regolarizzare la violazione con il ravvedimento operoso, l’Ufficio applicherà le seguenti sanzioni:

– Dal 120% al 240% con un minimo di € 258,00 in presenza di imposte non versate;

– da € 258 a € 1.032 in presenza di imposte versate.

Una volta trascorso il termine dei 90 giorni, se la dichiarazione viene comunque presentata, questa costituisce titolo per la riscossione delle imposte in essa liquidate, come disposto dall’art. 2, comma 7, del D.P.R. n. 322/1998.

Oltre alla sanzione comminata al contribuente per le violazioni di omessa della dichiarazione, è anche prevista una specifica sanzione in capo all’intermediario che ha omesso di presentare la dichiarazione.

In particolare, secondo quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate nella propria circolare n. 11/E del 2008 si configura la violazione di trasmissione telematica:

– oltre il termine di presentazione della dichiarazione “concesso” dall’Agenzia delle Entrate, nell’ipotesi in cui l’impegno alla trasmissione sia stato assunto entro il 30 settembre;

– oltre un mese dall’assunzione dell’impegno alla trasmissione qualora lo stesso sia stato assunto dopo la scadenza del termine di presentazione della dichiarazione (ciò si verifica, con riguardo al modello Unico, se l’impegno è stato assunto dal 1 ottobre e la dichiarazione non viene trasmessa entro 1 mese dalla data dell’impegno stesso).

In tali casi si applica la sanzione, stabilita dall’art. 7-bis, del D.Lgs. n. 241/1997, nella misura da € 516,00 a € 5.164,00.

L’art. 2, comma 7, del D.P.R. n. 322/1998

Tale art. 2, come modificato dall’art. 7  del D.L. n. 70 del 13/05/2011, è vigore dal 14 maggio 2011.

In particolare, si dispone che le persone fisiche e le società o le associazioni di cui all’art. 6 del DPR n. 600/1973, presentano la dichiarazione n via telematica entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo di imposta.

I soggetti all’IRES, presentano la dichiarazione in via telematica, entro l’ultimo giorno del nono mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.

Sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine, pur rimanendo ferma l’applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo.

Le dichiarazioni presentate con ritardo superiore a 90 giorni si considerano omesse, ma costituiscono, comunque, titolo per la riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in esse indicati e delle ritenute indicate dai sostituti d’imposta.

Salva l’applicazione delle sanzioni, le dichiarazioni dei redditi, dell’IRAP e dei sostituti d’imposta possono essere integrate per correggere errori od omissioni mediante successiva dichiarazione da presentare utilizzando modelli conformi a quelli approvati per il periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione, non oltre i termini stabiliti dall’art. 43 del DPR n. 600/1973.

Le dichiarazioni dei redditi, dell’IRAP e dei sostituti di imposta possono essere integrate dai contribuenti per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, mediante dichiarazione da presentare non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

L’eventuale credito risultante dalle predette dichiarazioni può essere utilizzato in compensazione.

Le dichiarazioni dei redditi e dell’IRAP possono essere integrate dai contribuenti per modificare la originaria richiesta di rimborso dell’eccedenza d’imposta esclusivamente per la scelta della compensazione, sempreché il rimborso stesso non sia stato già erogato anche in parte, mediante dichiarazione da presentare entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario di presentazione utilizzando modelli conformi a quelli approvati per il periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione.

Infine, si ricorda che i termini di presentazione della dichiarazione che scadono di sabato sono prorogati d’ufficio al primo giorno feriale successivo.

 

3) Interpello in materia di salute e sicurezza del lavoro

Pubblicato il Decreto Direttoriale del 28 settembre 2011 che istituisce la Commissione per gli interpelli.

Con tale Decreto è stata, quindi, istituita la Commissione per gli interpelli prevista dall’art. 12 comma 2 del Testo Unico in materia di salute e sicurezza nel lavoro (D.Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008) ed è stato attivato l’indirizzo di posta elettronica interpellosicurezza@lavoro.gov.it.

Lo rende noto il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, il comunicato del 18 ottobre 2011, che ulteriormente riferisce:

I quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro possono essere inoltrati alla Commissione per gli interpelli, esclusivamente tramite posta elettronica, dagli organismi associativi a rilevanza nazionale degli enti territoriali e gli enti pubblici nazionali, nonché dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e dai consigli nazionali degli ordini o collegi professionali.

Le istanze di interpello trasmesse da soggetti non appartenenti alle categorie indicate o privi dei requisiti di generalità non potranno essere istruite.

Non saranno pertanto istruiti i quesiti trasmessi, ad esempio, da studi professionali, associazioni territoriali dei lavoratori o dei datori di lavoro, Regioni, Province e Comuni.

Le indicazioni fornite nelle risposte ai quesiti costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza. Prima di inoltrare l’istanza si prega di verificare:

– che il quesito, concernente l’interpretazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro sia di carattere generale e non attenga a problematiche aziendali specifiche;

– che il soggetto firmatario rientri nelle categorie indicate.

Tutti gli interpelli saranno pubblicati nell’apposita sezione “Interpello Sicurezza” del sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

 

 

 4) Direttiva sui diritti dei consumatori: adozione formale da parte del Consiglio UE

Il 10 ottobre 2011, il Consiglio dell’UE ha formalmente adottato il testo della direttiva sui diritti dei consumatori.

Il Consiglio UE ed il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo in prima lettura, pertanto il testo adottato dal Consiglio è identico al testo adottato dal Parlamento europeo nella plenaria del 23 giugno 2011.

La direttiva sui diritti dei consumatori entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla GUUE.

Gli Stati membri avranno 2 anni di tempo, dall’entrata in vigore della direttiva, per adottare e pubblicare le leggi, i regolamenti e gli atti amministrativi necessari a conformarsi alla direttiva.

Queste misure saranno applicabili a partire dal 30° mese successivo all’entrata in vigore della direttiva.

In particolare Assonime, con una nota del 18 ottobre 2011, ha informato che la direttiva sui diritti dei consumatori unifica e sostituisce quattro precedenti direttive:

La direttiva 93/13/CE sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, la direttiva 99/44/CE su alcuni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo, la direttiva 97/7/CE sulla protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza e la direttiva 85/577/CE sulla tutela dei consumatori in caso di contratti stipulati fuori dei locali commerciali.

La direttiva si applica ai contratti conclusi tra un professionista e un consumatore, nonché ai contratti per la fornitura di acqua, gas, elettricità e teleriscaldamento, da parte di prestatori pubblici, forniti su base contrattuale.

Per i contratti diversi da quelli negoziati a distanza o fuori dai locali commerciali, la direttiva fissa una serie di informazioni precontrattuali che devono essere trasmesse al consumatore in modo chiaro e comprensibile, qualora non siano già evidenti dal contesto.

Gli Stati membri possono adottare o mantenere obblighi di informazione precontrattuale più stringenti.

Per i contratti a distanza o negoziati fuori dai locali commerciali la direttiva procede all’armonizzazione massima delle informazioni precontrattuali da fornire al consumatore.

Alcune eccezioni sono previste per certi tipi di servizi effettuati su richiesta del consumatore.

La direttiva disciplina il diritto di recesso del consumatore da contratti conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali, senza motivazione e senza costi, a parte il costo diretto della restituzione dei beni al professionista.

Il termine per esercitare il diritto di recesso è di 14 giorni; la direttiva individua, per i diversi tipi di contratto, il momento dal quale esso inizia a decorrere.

In caso di recesso, il professionista rimborsa tutti i pagamenti ricevuti, incluse le spese di consegna, a meno che il consumatore non abbia scelto un tipo di consegna diverso dal quello meno costoso offerto dal professionista.

In allegato alla direttiva vi è un modello di recesso standard che può essere utilizzato dai consumatori.

La direttiva, inoltre, fissa a 30 giorni il termine di consegna dei beni.

Tale termine non si applica qualora le parti si siano accordate diversamente, o la consegna ad una certa data sia fondamentale per l’esecuzione del contratto o qualora il commerciante abbia rifiutato di consegnare i beni.

Infine, la direttiva stabilisce che il consumatore non ha nessun obbligo in caso di fornitura non richiesta di beni, acqua, gas, elettricità, teleriscaldamento, contenuto digitale e servizi, già vietata dalla direttiva sulle pratiche commerciali sleali.

In questi casi, il silenzio del consumatore non costituisce assenso.

Eventuali clausole contrattuali che escludano o limitino, direttamente o indirettamente, i diritti derivanti dalla direttiva, non vincolano il consumatore.

 5) Commercianti: A rischio i finanziamenti ottenuti dai clienti in misura maggiore del costo di vendita

Se i clienti hanno ottenuto dei finanziamenti di importo superiore al prezzo di vendita, durante l’accertamento fiscale al venditore, l’Amministrazione finanziaria può liberamente presumere l’avvenuta evasione fiscale per la differenza.

A questo punto il giudice di merito deve valutare se ci sono i presupposti per contestare l’omessa fatturazione da parte del venditore.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21455 del 17 ottobre 2011.

Il fatto

A un commerciante di autoveicoli e motoveicoli, a seguito di verifica, il fisco contesta l’omessa fatturazione di acconti sulle vendite di merce.

Il rilievo si basa sul fatto che i clienti chiedono un finanziamento maggiore del prezzo fatturato.

Tale circostanza, tuttavia, non convince i giudici di merito (Commissioni Tributarie di primo e secondo grado), infatti, assolvono il contribuente, poiché ritengono che si è in presenza solo di semplici presunzioni, quindi, mancanti di gravità, precisione e concordanza.

Tuttavia, poi l’Amministrazione finanziaria presenta il ricorso in Cassazione e lo vince.

La decisione della Suprema Corte

La differenza che é emersa (riguardo l’importo del prezzo dei veicoli venduti) dal confronto tra i contratti di finanziamento conclusi dai clienti e le scritture contabili della società contribuente (registro, fatture, libro giornale) doveva essere esaminata in maniera più approfondita da parte della Commissione Tributaria Provinciale “per valutare la sussistenza storica e la concludenza indiziaria (anche solo eventualmente per negarle) nell’ambito del percorso argomentativo che ha condotto i giudici a ritenere che le presunzioni semplici su cui si basa l’impugnato avviso di accertamento non fossero sufficientemente gravi, precise e concordanti ai fini della prova del fatto che la società realizzasse una sistematica sottofatturazione”.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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