Novità fiscali del 28 settembre 2011, in arrivo l'accertamento esecutivo

 Indice:

 1) Dal 1′ ottobre 2011 al via l’accertamento esecutivo

 2) Accertamenti fiscali esecutivi dal 1 ottobre 2011: le Entrate hanno istituito i primi codici tributo da pagare con F24

 3) Società di leasing e comunicazione al Fisco: chiarimenti delle Entrate

 4) Indennità di accompagnamento in caso di ricovero in istituto

 5) Soggetti abilitati con l’Inps: chiarimenti sull’attribuzione del PIN ai potenziali subdelegati

 6) Sportello Unico: al via dal 1 ottobre 2011 per tutte le istanze

 7) Revisione legale dei conti: documenti di consultazione

 8) Elenco dei professionisti delegati dal Giudice delle Esecuzioni alle operazioni di vendita: adempimenti a carico dell’Ordine 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1) Dal 1 ottobre 2011 al via l’accertamento esecutivo

Il Fisco lancia l’avviso esecutivo. Dal 1 ottobre 2011 debutta (dopo il rinvio deciso dalla manovra di luglio) la nuova “esecutività degli atti di accertamento” o, meglio, come dice la rubrica della norma istitutiva (art. 29 del D.L. n. 78/2010, cd. manovra estiva del 2010) la concentrazione della riscossione nell’accertamento.

Gli accertamenti emessi dalle Entrate sono esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica. Se entro 60 giorni dalla notifica il contribuente non impugna l’atto, l’accertamento diventa esecutivo. Dopo i successivi 30 giorni “la palla” passa all’agente della riscossione per l’incasso di imposte, sanzioni e interessi. Quest’ultimo non potrà avviare l’esecuzione forzata (ad esempio l’esproprio) prima che passino 180 giorni da quando ha ricevuto l’affidamento in carico. Tuttavia il concessionario potrà adottare azioni cautelari.

Il contribuente che intende contestare l’avviso esecutivo deve presentare ricorso presso la Commissione Tributaria.

Per la presentazione dell’istanza è necessario il pagamento del contributo unificato che varia a seconda del valore della lite.

Il contribuente può decidere di presentare o meno la richiesta di sospensiva.

In entrambi i casi comunque vale lo stop all’esecuzione forzata per 180 giorni dall’affidamento del carico.

Gli atti di accertamento emessi dal  prossimo 1 ottobre diventano, quindi, titolo per la riscossione del tributo e l’esecuzione forzata.

L’atto di accertamento, in sostanza, cumula in sé le funzioni svolte precedentemente e separatamente dall’avviso di accertamento stesso, dalla iscrizione a ruolo e dalla successiva notifica della cartella di pagamento. Questo, però, non determina affatto la cancellazione del ruolo, il quale continua a sussistere per gli atti diversi da quelli citati dalla norma, principalmente, per l’attività di liquidazione e controllo formale delle dichiarazioni (artt. 36-bis e 36-ter del Dpr 600/1973).

Il nuovo regime riguarda, inoltre, solamente i tributi ed i periodi d’imposta elencati dalla norma, per i quali si procede con atto di accertamento.

I tributi interessati sono: Le imposte sui redditi, le relative addizionali, l’Iva e l’Irap; mentre i periodi d’imposta sono quelli relativi al periodo in corso al 31 dicembre 2007 e a quelli successivi.

Per cui, risultano sicuramente esclusi dalla nuova disciplina gli atti impositivi riguardanti, ad esempio, i tributi doganali, così come i tributi indiretti diversi dall’Iva (imposta di registro).

Viene stabilito, quindi, che gli atti di accertamento emessi dal prossimo 1 ottobre dall’Agenzia delle Entrate, e riguardanti i periodi d’imposta e i tributi prima citati, devono contenere l’intimazione ad adempiere a pagare le somme derivanti dalla materia imponibile rinvenuta entro il termine di presentazione del ricorso.

Nel caso di avvenuta presentazione del citato ricorso, le somme da pagare ammontano ad un terzo delle maggiori imposte accertate (oltre agli interessi).

La lettera b dell’art. 29 del D.L. n. 78/2010 (norma che ha istituito l’accertamento esecutivo) poi dispone che l0atto diviene esecutivo decorsi 60 giorni dalla notifica.

Attenzione: La norma prima dispone che l’atto deve contenere l’intimazione ad adempiere e solo in seguito si stabilisce che lo stesso risulta titolo esecutivo.

Peraltro, anche le date non risultano coordinate, visto che si prevede che l’atto diviene esecutivo trascorsi 60 giorni dalla notifica, mentre prima si stabilisce che l’atto deve contenere l’intimazione ad adempiere “entro il termine di presentazione del ricorso”, che può essere di 60 giorni, ma anche di 150 giorni in presenza di istanza di accertamento con adesione, come anche di 196 giorni, in presenza di istanza di accertamento con adesione e pausa feriale dei termini processuali (Legge 742/1969) dal 1 agosto al 15 settembre.

Comunque, secondo dottrina, la norma deve essere letta nel senso che il contribuente deve provvedere al pagamento delle somme dovute entro il termine di presentazione del ricorso.

Se non vi provvede, viene stabilito che l’atto di accertamento, il quale ha funzione di titolo esecutivo, deve recare l’avvertenza che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento (che coincide con il termine per presentare ricorso), la riscossione delle somme dovute viene affidata all’agente della riscossione, anche ai fini dell’esecuzione forzata.

Sui termini e l’esecuzione forzata è intervenuta una specifica disposizione attraverso la conversione del Decreto Sviluppo (Legge n. 106/2011 che ha convertito il D.L. n. 70/2011): Il Legislatore ha stabilito che l’esecuzione forzata viene sospesa per un periodo di 180 giorni dall’affidamento in carico agli agenti della riscossione degli atti aventi valenza di titolo esecutivo.

In sostanza, una volta affidato il carico delle somme dovute ad Equitalia (entro i 30 giorni successivi al termine per la proposizione del ricorso), è stato previsto che l’esecuzione forzata è sospesa, “a prescindere”, per i 180 giorni successivi.

E’ stato ben evidenziato in dottrina il virgolettato “a prescindere”, giacché la norma accorda questa sospensione dell’esecuzione non soltanto a chi presenta ricorso e istanza di sospensione, ma anche a chi non impugna o definisce l’atto e, conseguentemente, accetta la pretesa del fisco.

La norma dispone che la sospensione dell’esecuzione non opera, comunque, con riferimento alle azioni cautelari e conservative, nonché per ogni altra azione prevista dalle norme ordinarie a tutela del creditore.

In sostanza, l’Agenzia potrà comunque richiedere l’autorizzazione a iscrivere ipoteca e a procedere al sequestro conservativo dei beni, così come l’agente della riscossione risulterà legittimato a iscrivere ipoteca e attuare il fermo sui beni del contribuente.

Inoltre la sospensione dell’esecuzione non opera nel caso di accertamento esecutivo straordinario o qualora il concessionario venga a conoscenza di elementi idonei a dimostrare il fondato pericolo per la riscossione.

Autotutela

È una richiesta inviata all’ufficio che ha emesso l’atto, con la quale se ne richiede l’annullamento.

Tuttavia, la presentazione dell’istanza non sospende i termini per impugnare l’atto.

Sospensiva giudiziale

È il procedimento cautelare con il quale si chiede alla commissione tributaria di fissare udienza precedente il merito, affinché decida se sospendere il pagamento provvisorio derivante dall’impugnazione dell’atto.

L’eventuale concessione della sospensiva evitata il pagamento (pari a 1/3 della pretesa del fisco) della quota delle imposte da pagare a titolo provvisorio senza sospensiva.

Sospensiva urgente

Consiste in una richiesta al presidente della Commissione tributaria di sospendere l’atto in attesa di pronunciarsi sulla sospensione.

Se la Commissione accoglie la richiesta, nessun provvedimento potrà essere intrapreso dall’agente della riscossione fino a quando non ci sarà la pronuncia sulla concessione o meno della sospensiva.

Occorrono i fondati motivi, danno grave e irreparabile, pregiudizio in attesa dell’udienza

Sospensiva amministrativa

E’ la richiesta di sospensione indirizzata all’’ufficio che ha emesso l’avviso di accertamento.

Non è alternativa alle altre, ma può essere presentata anche in contemporanea.

Servono gli stessi requisiti di quella giudiziale e, quindi, che i motivi di ricorso siano fondati e che il pagamento provvisorio delle somme porti un danno grave e irreparabile al contribuente.

Acquiescenza

È la rinuncia del contribuente a impugnare l’accertamento o a presentare istanza di adesione.

In pratica, si accetta l’atto mediante il pagamento, entro il termine d i 60 giorni dalla notifica, delle maggiori imposte, degli interessi e delle sanzioni in misura ridotta 9%.

Adesione

Il contribuente può, quindi, presentare la domanda di adesione, corredata di tutte le informazioni anagrafiche e di ogni possibile recapito anche telefonico, all’ufficio che ha emesso l’atto entro 60 giorni dalla notifica sia attraverso la consegna diretta sia tramite posta. In tale ipotesi, il termine per ricorrere in Commissione tributaria viene sospeso per altri 90 giorni. Pertanto, entro i 150  giorni successivi alla notifica dell’accertamento si deve concludere l’accertamento con adesione.

 

 

 

2) Accertamenti fiscali esecutivi dal 1 ottobre 2011: Le Entrate hanno istituito i primi codici tributo da pagare con F24

Sono stati istituiti i codici tributo per il versamento, con il modello F24, degli importi dovuti per adempimenti da accertamento diversi da istituti definitori, di cui all’art. 29 del D.L. n. 78/2010 (cd. manovra estiva del 2010) convertito dalla Legge n. 122/2010.

A ciò ha provveduto l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 95/E del 27 settembre 2011, la quale si è riservata di individuare gli ulteriori codici tributo necessari per il versamento delle relative sanzioni con una successiva risoluzione.

I codici tributo vanno da 9930 a 9945, variano in funzione del tipo di imposta.

Viene precisato che i campi “codice ufficio”, “codice atto”, “codice tributo” e “Anno di riferimento” sono valorizzati con le informazioni riportate negli atti di accertamento.

Per i codici tributo 9934-9935-9942-9943-9940-9941 per i quali è richiesta anche l’informazione del codice regione ovvero del codice ente da indicare nel campo “rateazione/regione/prov./mese di riferimento”, il codice delle singole regioni/province autonome e il codice territoriale sono rispettivamente reperibili nelle tabelle “T0 codici delle regioni e delle province autonome” e “T1 codici degli enti locali”, pubblicate nella sezione “codice attività e tributo” del sito www.agenziaentrate.gov.it. .

 

 

 

3) Società di leasing e comunicazione al Fisco: I chiarimenti delle Entrate su chi, cosa e quando

L’Agenzia delle Entrate fornisce i chiarimenti agli operatori economici che hanno l’obbligo di comunicare all’Anagrafe Tributaria i dati relativi ai contratti di leasing, come stabilito dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 5 agosto 2011.

Sono interessati dall’obbligo di comunicazione le banche e gli intermediari finanziari che esercitano attività di leasing finanziario e/o operativo nonché gli operatori commerciali che svolgono attività di locazione e/o noleggio.

L’Agenzia ha chiarito, inoltre, che i soggetti obbligati alla comunicazione dei contratti di leasing all’Anagrafe Tributaria sono esonerati da quella delle operazioni rilevanti ai fini Iva (cd. spesometro).

Sono oggetto della comunicazione i contratti, stipulati sia con persone fisiche che giuridiche, di leasing finanziario e operativo, di locazione e quelli di noleggio. Tra i contratti interessati ci sono quelli relativi a autovetture, autocaravan e altri veicoli, unità da diporto e commerciali, aeromobili, immobili, beni mobili, ecc.

Quando presentare la comunicazione

A regime la comunicazione deve essere trasmessa entro il 30 giugno di ogni anno in relazione ai contratti in vigore nell’anno precedente (per esempio il 30 giugno 2012 con riferimento all’anno 2011).

Per quanto riguarda invece il periodo transitorio, scade il 31 dicembre il termine per le società che devono inviare la comunicazione per i contratti in essere nelle annualità 2009 e 2010.

Si tratta in particolare di:

– società di leasing che non sono state destinatarie del questionario ex art. 32 del Dpr n.600/73

– società di leasing che – seppur destinatarie – non hanno ancora risposto al

questionario ex art. 32 del dpr n.600/73;

– società di capitali, non iscritte nell’elenco generale o in sue sezioni del Tub, relativamente ai contratti di locazione, di noleggio in essere nelle annualità 2009 e 2010.

(Agenzia delle Entrate, comunicato del 26 settembre 2011)

 

 

 

4) Indennità di accompagnamento in caso di ricovero in istituto

L’Inps ha fornito i seguenti chiarimenti riguardo a dei quesiti posti da alcune Sedi, riguardo all’interpretazione da dare al disposto di legge sul riconoscimento dell’indennità di accompagnamento in caso di ricovero.

Ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 1 della legge n. 18/1980, sono esclusi dall’indennità di accompagnamento gli invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in istituto.

L’indennità di accompagnamento inoltre, non spetta in caso di ricovero di lunga degenza o per fini riabilitativi.

Per ricovero gratuito si intende quello presso strutture ospedaliere oppure istituti, con retta o mantenimento a totale carico di ente pubblico; il ricovero viene considerato gratuito anche nel caso che venga corrisposta contribuzione da parte di privati esclusivamente per ottenere un trattamento migliore rispetto a quello di base.

Si considera invece ricovero a pagamento quello per il quale l’interessato (o chi per lui) versa l’intera retta, oppure ne versa solo una parte, essendo l’altra versata dall’ente pubblico.

In questo caso, per mantenere l’indennità di accompagnamento, l’interessato dovrà presentare idonea documentazione, rilasciata dall’istituto o comunità presso cui è ricoverato, che attesti l’esistenza e l’entità del contributo a carico di enti pubblici e di quello a carico dell’interessato o dei suoi familiari.

Come chiarito dalla Corte di Cassazione, il ricovero si pone come elemento ostativo non del riconoscimento del diritto, bensì dell’erogazione dell’indennità per il tempo in cui l’inabile sia ricoverato a carico dell’erario e non abbisogni dell’accompagnatore. La condizione del non ricovero non è tra i fatti costitutivi del diritto all’indennità, ma si pone come elemento esterno alla fattispecie, al quale è subordinata la corresponsione della prestazione assistenziale.

Pertanto, in caso di ricovero gratuito, la prestazione viene comunque concessa anche se ne viene sospeso il pagamento per il periodo di durata della condizione stessa di ricovero.

Con riguardo ai casi di ricovero presso le strutture pubbliche o riabilitative di lunga degenza, si osserva che, in linea generale e ferma restando la necessità di un esame puntuale delle singole concrete situazioni, i ricoveri in quelle strutture (ad esempio le residenze sanitarie assistenziali), autorizzate dalle Regioni, con funzioni socio-sanitarie di assistenza alle persone anziane, non sono equiparati a quelli in reparti di lungodegenza e/o riabilitativi che escludono l’erogazione della prestazione economica

Il ricovero previsto in tali strutture (es. RSA) assicura prestazioni post ospedaliere mirate al mantenimento delle capacità funzionali residue ovvero al recupero dell’autonomia o al raggiungimento/mantenimento del miglior livello possibile di qualità della vita degli utenti stessi, con spese ripartite tra il S.S.N. e gli utenti in percentuali determinate dalle Regioni e non viene pertanto considerato gratuito nel caso in cui vi è compartecipazione alle spese e pagamento delle rette giornaliere da parte del disabile.

Nell’evenienza in cui, invece, la quota dell’interessato resti a carico di altra amministrazione pubblica, il ricovero dovrà considerarsi gratuito.

Per quanto concerne poi l’Hospice, questa è una struttura sanitaria che consente le cure e l’assistenza di quei malati che, per vari motivi, non possono vivere a casa i tempi ultimi della malattia o che necessitano di un periodo di ricovero per adeguamento della terapia o devono essere seguiti fino al decesso.

Le cure in Hospice sono rivolte ai pazienti in fase terminale di malattia che temporaneamente o definitivamente, non dispongono di assistenza familiare (o per assenza o per inidoneità della famiglia ad accogliere il malato in casa), oppure ai pazienti con sintomi di difficile controllo domiciliare.

La degenza in Hospice, per il cittadino è gratuita e le spese sono a totale carico del SSN. Tale situazione esclude conseguentemente l’erogazione dell’indennità di accompagnamento per tutto il periodo di effettiva permanenza in tale struttura.

Non è considerato ricovero quello in forma di day-hospital ricovero che, come tale, è ininfluente sul mantenimento dell’indennità di accompagnamento.

L’Inps ha ricordato infine che l’interessato, con la dichiarazione di responsabilità ex articolo 1, comma 248, legge 23 dicembre 1996, n. 662, (modificato dalla legge n. 106/2011) ai sensi delle leggi n. 15/1968 e n. 45/1986, deve dichiarare l’esistenza o meno di periodi di ricovero gratuito in istituto e, in caso affermativo, deve indicarne la durata.

I periodi di ricovero devono essere dichiarati all’INPS annualmente, rilasciando la dichiarazione ICRIC al CAF ovvero, per i possessori del PIN dispositivo, utilizzando l’apposita procedura on line presente sul sito www.inps.it – funzione dichiarazione ICRIC, ICLAV, ACCAS/PS.

Di tutti i periodi di ricovero, ai fini della sospensione dell’indennità di accompagnamento, L’Inps terrà conto soltanto di quelli pari o superiori ai 30 giorni, in coerenza con le disposizioni, a suo tempo emanate in materia, dagli Enti che hanno esercitato la potestà concessoria prima dell’attribuzione di detta funzione all’Istituto.

Infatti, in proposito, il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale n. 183 del 22 – 29 aprile 1991, nella quale, per la decisione del caso di riferimento, viene applicata una disposizione del Ministero dell’Interno che non prevedeva la sospensione della prestazione per i ricoveri inferiori al mese.

L’art 1, comma 254 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, prevede inoltre che i disabili intellettivi e i minorati psichici sono obbligati, entro il 31 marzo…., a presentare in sostituzione della dichiarazione di responsabilità di cui ai commi 248 e 249 un certificato medico.

Il certificato è valido per tutta la durata in vita dei soggetti interessati.

Al riguardo, l’Inps ha colto l’occasione per far presente che non vi sono elementi per limitare tali certificati a quelli redatti da medici specialisti ovvero da medici incaricati di un pubblico servizio. Ne discende che qualsiasi medico in costanza di iscrizione all’albo professionale può certificare la sussistenza dei requisiti per l’esonero.

Quanto ai contenuti del certificato, questo deve comprendere la chiara indicazione diagnostica delle infermità ascrivibili a una disabilità intellettiva ovvero a una minorazione psichica.

Le infermità in diagnosi devono rispondere ad un rigoroso requisito di permanenza, da intendersi come fondata previsione di insuscettibilità di modificazione migliorativa nel corso del tempo, idonea a sorreggere la certezza del diritto ad un vantaggio il quale, per legge, vale per tutta la durata in vita dei soggetti interessati.

In ultimo, per quanto attiene alla gravità delle patologie oggetto di certificazione, la ratio della norma sottende che queste siano di entità tale da rendere impossibile una responsabile autocertificazione, non rilevando, di contro, la coincidenza con le condizioni morbose che costituirono il diritto alla concessione del beneficio economico.

(Inps, messaggio n. 18291 del 26 settembre 2011)

 

 

 

5) Soggetti abilitati con l’Inps: Chiarimenti sull’attribuzione del PIN ai potenziali subdelegati

Chiarimenti in merito ai soggetti abilitati con l’Inps. Attribuzione del PIN ai potenziali subdelegati.

Rilascio di ulteriori funzionalità dell’applicazione “Gestione Deleghe”.

Utilizzo della procedura “Gestione Deleghe” ai fini della consultazione degli attestati di malattia.

E’ questo l’oggetto su cui verte il messaggio dell’Inps n. 18367 del 27 settembre 2011.

L’Inps, con la circolare n. 28 del 8 febbraio 2011, ha delineato il nuovo sistema di identificazione dei soggetti abilitati ad operare nei confronti dell’Istituto, in qualità di datori di lavoro o intermediari autorizzati ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 4, della legge n. 12/1979.

Primo passo della entrata in funzione del nuovo sistema è stata la profilazione dei soggetti abilitati.

Profilazione dei consulenti del lavoro e degli altri professionisti abilitati (ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della legge n. 12/1979).

La profilazione dei consulenti del lavoro è stata effettuata grazie ad accordi con il relativo ordine professionale.

Tale profilazione consente di mantenere aggiornata la lista dei consulenti abilitati, recependo in tempi ridotti le eventuali modifiche comunicate dall’Ordine medesimo.

Analoghi accordi sono stati raggiunti con l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

In attesa che simili accordi vengano raggiunti con gli Ordini degli avvocati, i professionisti interessati ad operare quali intermediari nei confronti dell’Inps dovranno far pervenire una apposita domanda in tal senso all’Inps, Direzione centrale Entrate, via Ciro il Grande 21, 00144 Roma, allegando copia della comunicazione inviata alle direzioni provinciali del lavoro nel cui ambito territoriale intendono svolgere gli adempimenti.

Analoga domanda dovranno far pervenire i periti agrari e gli agronomi interessati ad operare in nome e per conto di aziende agricole che operino con il sistema Uniemens.

Profilazione dei servizi o centri di assistenza fiscale istituiti dalle associazioni di categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese

Riguardo ai servizi o centri di assistenza fiscale istituiti dalle associazioni di categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese è stata avviata una profilazione delle strutture da autorizzare, sulla base dell’identificazione operata dalla relative associazioni nazionali.

Si deve in ogni caso trattare di associazioni di categoria dotate di reale rappresentatività così come individuato dall’art. 32 del Decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e non di associazioni fittizie o comunque non rappresentative costituite al solo fine di eludere la disciplina di cui alla legge n. 12/1979.

Al fine di una adeguata profilazione dei soggetti abilitati ad operare, che le richieste di accreditamento – da inviare all’Inps, Direzione centrale Entrate, via Ciro il Grande 21, 00144 Roma – siano corredate dalla documentazione idonea ad attestare il possesso dei requisiti previsti dal citato art. 32.

Sarà cura della Direzione centrale, una volta verificata la sussistenza dei requisiti in capo all’associazione di categoria, inviare l’apposita modulistica per il censimento delle strutture (centri e servizi di assistenza fiscale) da abilitare, dei relativi responsabili, dei possibili sub-delegati e di tutte le altre informazioni utili alla profilazione.

Sub-abilitazioni nei confronti dei dipendenti dei datori di lavoro e degli intermediari. Richiesta attribuzione del PIN

Nel punto 3.2 della circolare n. 28 del 8 febbraio 2011 è stato chiarito che qualora intendano delegare uno o più dei propri lavoratori dipendenti alla gestione degli adempimenti nei confronti dell’Istituto, gli intermediari autorizzati dovranno utilizzare l’apposita applicazione per l’attribuzione delle sub-abilitazioni ad operare.

La medesima funzionalità sarà resa disponibile nei prossimi giorni per i datori di lavoro che (come chiarito al punto 2.1 della citata circolare) vogliano delegare alla gestione degli adempimenti nei confronti dell’Istituto uno o più dei lavoratori dipendenti.

Con il presente messaggio viene messo a disposizione il modulo che i soggetti subdelegati di cui sopra dovranno utilizzare per richiedere il rilascio del PIN alla sede competente (modulo SC62, disponibile nella sezione modulistica del sito internet dell’Istituto). Il PIN non è comunque sufficiente per operare, ma sarà necessario attivare (mediante l’apposita procedura informatizzata) la sub-delega da parte del dante causa (legale rappresentante, consulente, responsabile di servizio o centro di assistenza fiscale istituito dalle associazioni di categoria, etc.).

Rilascio di ulteriori funzionalità dell’applicazione “Gestione Deleghe”. Caricamento plurimo delle deleghe esplicite

La procedura Gestione Deleghe, attivabile dal sito istituzionale, permette ai soggetti abilitati di comunicare una o più deleghe all’istituto, di revocare una delega precedentemente inserita nel sistema e di creare, su un proprio collaboratore, una o più subdeleghe.

A decorrere dal 12 settembre scorso la procedura è stata implementata dalla nuova funzionalità di Caricamento Massivo, attraverso la quale gli intermediari abilitati potranno creare i moduli per l’attribuzione delle deleghe da parte dei datori di lavoro mediante il caricamento di più numeri di matricola all’interno di un file txt o csv.

Una volta terminato il caricamento, la procedura produrrà la stampa (in file pronto per la stampa) delle deleghe relative alle matricole inserite; l’intermediario potrà stampare tali deleghe, affinché vengano sottoscritte dai soggetti deleganti.

Una volta acquisita la delega da parte del datore di lavoro, l’intermediario potrà accedere nuovamente nella procedura Gestione Deleghe per validare le deleghe stesse, dichiarando sotto la propria responsabilità l’avvenuta sottoscrizione da parte dei deleganti.

Nel sito istituzionale, nell’area Aziende consulenti e professionisti, sono disponibili il manuale utente della procedura di caricamento massivo delle deleghe esplicite, nonché i tracciati utili per effettuare lo stesso.

Utilizzo della procedura Gestione Deleghe ai fini della consultazione degli attestati di malattia

Come già affermato nella circolare 28/2011, la delega attivata tramite l’apposita applicazione abiliterà allo svolgimento di tutti i servizi in nome e per conto del delegante.

La recente circolare n. 117/2011 ha inoltre specificato che gli intermediari che abbiano ricevuto delega generale da un datore di lavoro allo svolgimento di tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale nei confronti dell’INPS ed abbiano comunicato all’Istituto l’esistenza di tale delega mediante l’apposita applicazione informatizzata descritta nella circolare n. 28 del 2011, possono accedere anche alla procedura di consultazione dei certificati di malattia.

A tal fine, l’Inps evidenzia che il rilascio delle relative funzionalità è già stata resa disponibile, onde gli intermediari possono già consultare i certificati di malattia relativi ai datori di lavoro da cui hanno ricevuto delega generale.

(Inps, messaggio n. 18367 del 27 settembre 2011)

 

 

6) Sportello Unico: Al via dal 1 ottobre 2011 per tutte le istanze

Dal 1° ottobre 2011, tutte le istanze dovranno essere presentate in forma esclusivamente telematica tramite le nuove procedure del SUAP (Sportello Unico Attività Produttive). In tale contesto, il D.P.R. n. 159 del 2010 ha disciplinato i requisiti e le modalità di accreditamento delle agenzie per le imprese.

Ciò poiché il D.P.R. n. 160 del 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 229 del 30 settembre 2010, ha previsto che:

– Il SUAP deve gestire solo in via telematica il cd. procedimento automatizzato (tutti i procedimenti soggetti a SCIA) ed il cd. procedimento di fine lavori e agibilità;

– entro un anno dalla pubblicazione del Decreto (1° ottobre 2011) il SUAP deve gestire in forma esclusivamente telematica anche tutti i restanti adempimenti per attività di impresa nell’ambito dei procedimenti unici disciplinati (c.d. procedimento unico di autorizzazione, procedimento di proposta di variante e  procedimento relativo al parere preliminare).

 

 

 

 

7) Revisione legale dei conti: Documenti di consultazione

E’ stata pubblicata sul sito del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili la Nota informativa del CNDCEC n. 62 del 27 settembre 2011.

Tale nota avverte che sono disponibili sul sito www.cndcec.it due documenti in pubblica consultazione cui devono essere inviate le proprie osservazioni entro il 30 novembre 2011:

Uno sull’applicazione dei principi di revisione internazionale per le imprese di minori dimensioni, l’altro sulle linee guida per l’organizzazione del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti.

 

 

 

8) Elenco dei professionisti delegati da Giudice delle Esecuzioni alle operazioni di vendita: Adempimenti a carico dell’Ordine

Elenco dei professionisti delegati da Giudice delle Esecuzioni alle operazioni di vendita (art. 179-ter disp. att. c.p.c.) – Adempimenti a carico dell’Ordine

Pubblicata, sempre sul sito www.cndcec.it anche la Nota informativa del CNDCEC n. 61 del 27 settembre 2011.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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