Studi di settore e modello UNICO: comunicazioni di anomalia 2011 e cause giustificative

Al pari di quanto avvenuto per gli anni dal 2007 al 2010 (in relazione alle comunicazioni inoltrate nel 2010) anche per il 2011, l’Amministrazione finanziaria ripete l’attività di invio di comunicazioni relative a particolari anomalie riscontrate nella fase della compilazione degli studi di settore allegati ai vari Modelli Unico.

Ciò sia pure in presenza di “congruità” agli studi di settore, magari perché ritenuti di non corretta indicazione di dati per l’applicazione degli studi.

L’invio delle comunicazioni di anomalia riguarda anche coloro che, seppur tenuti, non hanno presentato il modello dei dati rilevanti per gli studi di settore.

Anche per quest’anno le comunicazioni vengono inviate sia direttamente ai contribuenti, tramite raccomandata, sia ai relativi intermediari, utilizzando il canale Entratel.

In particolare, è stato reso noto l’invio di circa 122.000 comunicazioni direttamente ai contribuenti e circa 68.000 segnalazioni agli intermediari.

Per entrambe le tipologie d’invio le anomalie oggetto di comunicazione, rilevate

operando un riscontro “informatico” dei dati dichiarati ai fini dell’applicazione degli studi di settore per il triennio 2007, 2008, 2009, sono state raggruppate (si veda la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 30/E del 28 giugno 2011) nelle seguenti quattro macrocategorie:

– incoerenze di magazzino;

– mancata indicazione del valore dei beni strumentali;

– incongruenze nei dati dichiarati nel modello studi di settore, ovvero tra questi e i dati dichiarati nel modello Unico;

– indicatore “incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi” superiore al doppio della soglia massima.

L’obiettivo delle comunicazioni, come per gli anni precedenti, resta l’invito a valutare attentamente la situazione evidenziata, in vista della imminente presentazione del modello di dichiarazione, allo scopo di scoraggiare la reiterazione di eventuali comportamenti non corretti.

Al riguardo, nella comunicazione viene precisato che, qualora le anomalie evidenziate fossero riscontrate anche nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2011, la posizione del contribuente sarà inserita in apposite liste selettive utilizzate per i controlli fiscali.

A tal fine è disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate il software che consente ai contribuenti ed agli intermediari destinatari delle suddette comunicazioni di:

– segnalare imprecisioni ed errori riscontrati nei dati riportati nella comunicazione di anomalia;

– indicare le motivazioni che hanno determinato l’anomalia riscontrata e quanto

altro si ritiene rilevante rappresentare all’Amministrazione finanziaria.

Segnalazione delle cause di non congruità

Analogamente a quanto realizzato l’anno scorso, anche per le dichiarazioni relative al periodo di imposta 2010 sarà reso disponibile da parte dell’Agenzia, lo specifico software per la segnalazione di eventuali circostanze in grado di giustificare lo scostamento dalle risultanze degli studi di settore, anche tenendo conto dei correttivi per la crisi.

Tali informazioni potranno essere comunicate all’Amministrazione entro la fine del prossimo mese di dicembre, con un termine più ampio rispetto a quello ordinariamente previsto per la trasmissione telematica delle dichiarazioni.

La possibilità di rappresentare fatti e circostanze con la procedura informatica “Segnalazioni”, infatti, si aggiunge a quella prevista utilizzando il campo delle “Note aggiuntive” di GERICO.

Viene fatto osservare che con il software “Segnalazioni” i contribuenti, oltre che comunicare eventuali giustificazioni nel caso:

– non risultano congrui, anche a fronte di una “non normalità economica”;

– non risultano coerenti;

– non risultano normali, anche se congrui;

potranno evidenziare le ragioni che li hanno indotti a dichiarare una causa di esclusione o di inapplicabilità agli studi di settore.

Novità sull’applicazione degli studi di settore

Il DM 16 marzo 2011 e quello del 22 marzo 2011, modificando il DM 11 febbraio 2008, hanno previsto, riguardo al solo periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2010, un diverso utilizzo dei risultati derivanti dall’applicazione degli studi nei confronti di determinati soggetti.

Si tratta di:

– società cooperative a mutualità prevalente;

– soggetti IAS;

– soggetti che esercitano in maniera prevalente l’attività contraddistinta dal codice 64.92.01 – “Attività dei consorzi di garanzia collettiva fidi” o dal codice 66.19.40 – “Attività di Bancoposta”.

Per questi soggetti, i risultati dell’applicazione degli studi di settore:

– non possono essere utilizzati per l’azione di accertamento, di cui all’art. 10 della L. n. 146/1998;

– sono utilizzati esclusivamente per la selezione delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie.

Nuove analisi della territorialità specifica e aggiornamento di alcune aree territoriali omogenee

Con i decreti 16 marzo 2011 sono stati approvati i seguenti due ulteriori indicatori territoriali, che permettono di differenziare l’applicazione degli studi di settore in cui sono previsti, per tenere conto del luogo in cui viene svolta l’attività economica:

– territorialità del livello dei canoni di locazione residenziale;

– territorialità del livello delle retribuzioni degli intermediari del commercio su base regionale.

Inoltre, in tale sede, è stato individuato uno specifico differenziale di tipo territoriale per lo studio VM05U.

La “territorialità del livello dei canoni di locazione residenziale” differenzia il territorio nazionale sulla base dei canoni di locazione degli immobili residenziali per comune, provincia, regione e area territoriale.

I dati utilizzati per l’analisi provengono dall’Osservatorio sul Mercato Immobiliare (OMI) dell’Agenzia del Territorio e sono riferiti al 2007.

In particolare, sono stati considerati i canoni di locazione per abitazioni civili, abitazioni di tipo economico, ville e villini in stato di conservazione normale.

I dati a livello di zone comunali sono stati aggregati a livello comunale.

Poi, i dati relativi a ciascuna tipologia di immobile sono stati utilizzati per costruire, mediante l’utilizzo di un’analisi in componenti principali, un unico indicatore sintetico a livello comunale che può assumere valori nell’intervallo.

Al fine di tener conto dell’influenza, a livello territoriale, del costo delle retribuzioni sulla determinazione dei ricavi è stato elaborato l’indicatore del livello delle retribuzioni per il settore degli intermediari del commercio, costruito su base regionale utilizzando le informazioni contenute nei modelli degli studi di settore relativi al periodo d’imposta 2008.

Tale indicatore è dato dal rapporto tra le spese per lavoro dipendente e il numero dei dipendenti, calcolato come numero delle giornate retribuite diviso 312.

Per ogni regione è stato calcolato il valore mediano del livello delle retribuzioni. La distribuzione di tali valori è stata successivamente standardizzata a valori compresi nell’intervallo tra zero e uno.

Nell’ambito dello studio VM05U – Commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature e pelletterie ed accessori, approvato con decreto del 16 marzo 2011, sono state individuate specifiche “aree gravitazionali”, ovvero aree di mercato influenzate dalla presenza dei Factory Outlet Center, considerando la distanza in minuti di percorrenza di ogni comune dal FOC più vicino.

In seguito, con il decreto 22 marzo 2011, sono state approvate le seguenti modifiche alle territorialità applicabili a decorrere dal periodo di imposta 2010:

– aggiornamento dei gruppi e dei numeri indici territoriali individuati nei decreti

Ministeriali, al fine di tenere conto dell’istituzione dei comuni di Comano Terme e Ledro e della soppressione di quelli preesistenti;

– aggiornamento al 2010 della territorialità dei Factory Outlet Center, in relazione ai quali differenziare la modalità di applicazione dello studio di settore VM05U – Commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature e pelletterie ed accessori.

Incoerenze relative alle scorte di merci in magazzino e possibili giustificazioni

le comunicazioni di anomalia possono, quindi, riguardare diversi casi, tra cui quelli:

– Durata delle scorte molto alta e comunque superiore a quella che si registra mediamente per le imprese del settore, accompagnata da un incremento delle rimanenze finali;

– incoerenza nella gestione di magazzino (rotazione del magazzino) molto bassa e comunque inferiore a quella che si registra mediamente per le imprese del settore, oppure durata delle scorte molto alta e comunque superiore a quella che si registra mediamente per le imprese del settore), accompagnata da un incremento delle rimanenze finali.

In tale ipotesi (durata delle scorte di valore particolarmente elevato), la comunicazione riporta un prospetto riepilogativo delle rimanenze degli ultime tre anni con la presunzione che il valore delle rimanenze sia stato “gonfiato”  (presunzione di sopravvalutazione delle rimanenze finali)

In tale situazione l’INE segnala l’incremento anomalo delle rimanenze finali.

Una possibile giustificazione (in tal senso, la circolare n. 38/E del 2007), per le aziende, potrebbe essere quella di una politica di approvvigionamento scorte effettuate sul finire dell’anno (gli indicatori fanno una media aritmetica tra le rimanenze finali e quelle iniziali, ma tale valore non costituisce la consistenza media durante l’intero anno): ad es. “occorre considerare il valore che assume l’indice di rotazione di magazzino nei confronti dei soggetti che si approvvigionano di pelli tramite aste, che si svolgono a dicembre di ogni anno e determinano l’introduzione in stock della merce che entrerà in campionario nell’esercizio successivo”.

Incoerenze relativi alla voce dei beni strumentali ed eventuali giustificazioni

Le comunicazioni di anomalia riferite ai beni strumentali possono riguardare:

– La mancata indicazione del valore dei beni strumentali pur in presenza di ammortamenti indicati nel modello.

Quale causa giustificativa si dovrebbe evidenziare l’avvenuto errore materiale in cui è in corso il contribuente (azienda o professionista).

A parte ciò, sarebbe preferibile fare osservare che con la successiva indicazione del corretto valore dei beni, lo studio di settore risulta comunque congruo e/o l’INE ritorna ad essere coerente.

Rapporto collaborativo o meno del contribuente

Le possibili giustificazioni indicate possono consentire al contribuente di evitare di essere inseriti nelle liste di selezione dell’Amministrazione finanziaria da sottoporre a successivo controllo fiscale, tuttavia, vanno attentamente valutate le possibili implicazioni in sede di successivo contenzioso, se alla segnalazione dovesse conseguire una valutazione negativa delle giustificazioni addotte.

Potrebbe trattarsi, già di un contradditorio anticipato.

Occorre comunque ricordare come in merito, sulla base del consolidato orientamento della giurisprudenza (ripreso dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 19/E del 2010), gli studi di settore, da soli, rappresentano un sistema di presunzioni semplici che, in quanto tali, non bastano a giustificare lo scostamento tra ricavi dichiarati e ricavi presunti.

6 luglio 2011 

Vincenzo D’Andò

 

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