Sanatoria per le partite I.V.A. inattive

la “Manovra Estiva 2011” concede ai contribuenti che si sono dimenticati di chiudere la partita I.V.A. nei termini, la possibilità di farlo ora, pagando una sanzione super-ridotta

La “Manovra Estiva” (art. 23 D.L. 98 del 06/07/2011) prevede la possibilità di chiudere le partite IVA inattive pagando una sanzione ridotta.

Questa sanatoria interessa circa due milioni di partite IVA che risultano aperte in anagrafe tributaria ma che sono da considerare inattive1.

 

La sanzione ridotta

I titolari di partita IVA inattiva, che hanno omesso di presentare la domanda di cessazione nei termini prescritti dalla legge, hanno adesso la possibilità di sanare la loro posizione pagando una sanzione ridotta pari ad € 129 (un quarto del minimo edittale).

 

I termini per la sanatoria

Il termine per usufruire della sanzione ridotta è di 90 giorni dall’emanazione del D.L. 98/2011. Ricordiamo che il decreto è entrato in vigore il 6 luglio 2011.

 

Le modalità di sanatoria e di cessazione della partita IVA

La Manovra Estiva prevede un percorso semplificato per la chiusura della partita IVA inattiva: basta presentare il modello F24 col pagamento della sanzione e sarà l’Agenzia delle Entrate a provvedere alla cancellazione della partita IVA senza che il contribuente debba presentare il modello AA7 o AA9.

Ovviamente la sanatoria è possibile se la violazione di omessa cancellazione non è stata ancora contesta dal Fisco.

 

Codice tributo

Il codice tributo sui cui effettuare il ravvedimento è 8110, istituito con la risoluzione 72/E dell’11/07/2011.

Le istruzioni per la corretta compilazione del modello F24 sono le seguenti: “In sede di compilazione del modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” sono indicati:

  • nella sezione “CONTRIBUENTE” i dati anagrafici e il codice fiscale del soggetto versante;

  • nella sezione “ERARIO ED ALTRO”

– il campo “tipo” è valorizzato con la lettera “R”;

– il campo “elementi identificativi” è valorizzato con la partita Iva da cessare;

– il campo “codice” è valorizzato con il codice tributo;

– il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno di cessazione dell’attività nel formato AAAA” (cfr. ris. 72/E cit.).

 

Le sanzioni in caso di mancata adesione alla sanatoria

I contribuenti che non aderiranno alla sanatoria, pur essendo la loro partita IVA inattiva rischiano la chiusura d’ufficio della partita IVA da parte dell’Agenzia delle Entrate ed una sanzione che può arrivare fino ad un massimo di € 2.065,00 (cfr. art. 5 D.Lgs. 471/1997).

 

Quando la partita IVA è inattiva

Per definire esattamente le partite IVA inattive la Manovra estiva inserisce il comma 15-quinquies all’articolo 35 del D.P.R. 633/1972: “L’attribuzione del numero di partita IVA è revocata d’ufficio qualora per tre annualità consecutive il titolare non abbia esercitato l’attività d’impresa o di arti e professioni o, se obbligato alla presentazione della dichiarazione annuale in materia d’imposta sul valore aggiunto, non abbia adempiuto a tale obbligo. Il provvedimento di revoca è impugnabile davanti alle Commissioni tributarie”.

I criteri per giudicare una partita IVA inattiva sono 2:

  1. mancata presentazione della dichiarazione IVA per 3 anni consecutivi (ovviamente quando sussiste tale obbligo);

  2. mancato svolgimento dell’attività (d’impresa o professionale) per cui è stata aperta la partita IVA per 3 anni consecutivi.

 

Il coordinamento col Registro Imprese?

A parere di chi scrive la norma, utile per cancellare le anagrafiche di quei contribuenti che sono inattivi, sembra non tenere conto del fatto che la partita IVA chiusa forzosamente dall’Agenzia dell’Entrate potrebbe essere abbinata (parliamo ovviamente dei contribuenti che esercitano attività d’impresa) ad un imprenditore iscritto al Registro Imprese. La cancellazione della partita IVA provoca automaticamente anche la cancellazione dal Registro Imprese?

Se il contribuente con una partita IVA inattiva è una società commerciale: la società sopravvive alla cancellazione della partita IVA?

Attendiamo dei chiarimenti in merito…

 

13 luglio 2011

Luca Bianchi

1 La quantificazione è in C. Ciranda e G. Marconi, “Addio alle “dipartite Iva. Chiuderle è più facile e costa meno”, FiscoOggi, 11/07/2011.

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