Novità fiscali del 27 giugno 2011

 

 Indice:

 1) Ravvedimento operoso eseguito in forma “frazionata”: chiarimenti con esempio

 2) Disciplina della deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa: Nuovi chiarimenti

 3) Basta con il rinvio delle scadenze fiscali, occorre certezza del diritto: Comunicato UNGDCEC

 4) In scadenza l’interpello per le CFC

 5) Società di comodo: Scade a giorni la possibilità di presentare l’istanza disapplicativa

 6) Deroga al nuovo regime delle decorrenze di pensione per alcune tipologie di lavoratori

 7) Manovra economica: Delega fisco verrà presentata a giorni

 

1) Ravvedimento operoso eseguito in forma “frazionata”: chiarimenti con esempio

E’ possibile effettuare il ravvedimento operoso “parziale” purché, tutto il pagamento di quanto dovuto, si perfezioni entro il termine previsto dalla “particolare disciplina” e nel frattempo non siano intervenuti i controlli del fisco. E’, invece, esclusa ogni forma di rateazione.

A tal fine, ai fini del’istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997, occorre distinguere tra “rateazione delle somme da ravvedimento” (non fattibile) e “ravvedimento parziale” (fattibile).

E’ quanto afferma l’Agenzia delle Entrate, all’interno della risoluzione n. 67/E del 23 giugno 2011, incentrata sul chiarimento dei dubbi sorti in merito ad una circolare della stessa Agenzia.

In particolare, erano sorti dubbi sulla possibilità, per i contribuenti, di usufruire dei benefici dell’istituto in parola nei casi in cui ravvedano in modo frazionato la violazione commessa, con contestuale versamento “in misura congrua” della sanzione e degli interessi legali, nei termini normativamente previsti.

I suddetti dubbi – e le conseguenti problematiche applicative – derivano, quindi, dalla circolare n. 192/E del 23 luglio 1998 ove, nel paragrafo 1.1. titolato “omesso o insufficiente pagamento, alle prescritte scadenze, delle imposte dovute a titolo di acconto o di saldo in base alla dichiarazione”, veniva chiarito che le violazioni riguardanti l’omesso o il carente versamento delle imposte dovute “sono regolarizzabili con il pagamento, entro il 31 luglio 1998 e senza possibilità di rateazione, dell’imposta non versata alle previste scadenze, dei relativi interessi legali e della sanzione pari al 5% dell’imposta oggetto di regolarizzazione”.

In base ad una lettura rigorosa del contenuto di tale documento di prassi, si era, quindi, dubitato che il contribuente potesse godere della riduzione di sanzione anche nell’ipotesi in cui eseguisse, entro il termine per la presentazione della dichiarazione – seppur in modo frazionato – tutte le incombenze necessarie per il perfezionamento del ravvedimento (versamento di imposta, o parte di essa, con relativi interessi e sanzioni calcolati in misura congrua).

Dopo avere fatto questa premessa, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che, riguardo a tale problematica, è necessario operare una distinzione tra “rateazione delle somme da ravvedimento” e “ravvedimento parziale”.

Viene, infatti, escluso che possa applicarsi all’istituto del ravvedimento operoso di cui al citato art. 13 del Decreto Legislativo n. 472 del 1997 la rateazione, che è una modalità di pagamento dilazionato nel tempo di somme dovute dal contribuente, applicabile solo ove normativamente prevista, ed in presenza di presupposti e secondo regole puntualmente disciplinate.

In particolare, non è ammissibile che il ravvedimento della violazione si perfezioni con il versamento della cosiddetta “prima rata” di quanto “complessivamente” dovuto a titolo di imposta, interessi e sanzioni, e che il contribuente possa, quindi, beneficiare della riduzione complessiva delle sanzioni applicabili anche quando i versamenti delle “rate” successive siano effettuati oltre i termini ultimi normativamente previsti.

Allo stesso modo, viene escluso che, in caso di controllo fiscale attivato tra un versamento e l’altro, il contribuente possa invocare l’avvenuta definizione integrale della violazione per effetto del versamento della “prima rata”.

Ed, infine, il contribuente, nel caso di omesso o carente versamento, non può beneficiare della percentuale di riduzione dell’intera sanzione nelle misure più vantaggiose previste dalla lettera a) del citato art. 13, per il solo fatto di aver versato una prima rata di quanto complessivamente dovuto entro il termine di trenta giorni dalla data di commissione della violazione.

Secondo l’Agenzia è, invece, più corretto parlare di ravvedimento “parziale” di quanto originariamente e complessivamente dovuto.

Tale possibilità, per effetto di una lettura nei termini sopra illustrati della citata

circolare n. 192/E del 1998, allo stato, non è preclusa.

Ai fini del perfezionamento del ravvedimento parziale, è necessario che siano corrisposti interessi e sanzioni commisurati alla frazione del debito d’imposta versato tardivamente.

Ovviamente, viene ricordato che il limite all’effettuazione di tali ravvedimenti scaglionati è rappresentato dall’intervento di controlli fiscali nei confronti del contribuente ovvero dallo scadere del termine per il ravvedimento; in tali circostanze, l’omesso versamento della parte di debito che residua non può beneficiare delle riduzioni delle sanzioni previste dal citato articolo 13 che, invece, andranno irrogate dagli Uffici, secondo le regole ordinarie.

Esempio

Se il contribuente non ha effettuato (o ha effettuato in parte) il versamento della somma dovuta a titolo di secondo acconto IRPEF per l’anno d’imposta 2010 (es.: euro 100), tale omissione – sempreché non sia stata già constatata – si considera correttamente ravveduta qualora, entro il termine del 30 settembre 2011, il contribuente stesso versi, in due o più soluzioni, la quota capitale (es.: euro 20, 40, 30 e 10) con i correlati sanzione ed interessi. Viceversa, il ravvedimento non può ritenersi perfezionato, se non limitatamente all’importo versato, qualora il contribuente versi entro il termine del 30 settembre 2011 solo una quota parte (es.: euro 20) con i correlati sanzioni ed interessi e, successivamente al predetto termine, la restante parte (es.: euro 40, 30 e 10).

Ugualmente, la violazione sarà ravveduta solo in parte se tra un versamento e l’altro intervenga un controllo da parte dell’Amministrazione (V. D’Andò).

 

 

 

2) Disciplina della deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa: Nuovi chiarimenti

La partecipazione di una holding al capitale di società che svolgono attività assicurativa è assimilabile alla partecipazione in società che svolgono attività creditizia e finanziaria. Tale interpretazione supera il tenore letterale dell’art. 96 del TUIR.

Sono stati diffusi ulteriori chiarimenti sulla disciplina della deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa (art. 96 del TUIR).

A ciò ha provveduto l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 68/E del 23 giugno 2011, che ha fornito ulteriori chiarimenti rispetto a quanto precisato nella circolare n. 37/E del 22 luglio 2009 in merito al regime di deducibilità degli interessi passivi per le holding che detengono partecipazioni al capitale di società che svolgono attività assicurativa.

La disciplina fiscale in materia di interessi passivi contenuta nell’art. 96 del TUIR prevede, nei commi da 1 a 4, un “regime ordinario” secondo il quale l’ammontare degli interessi passivi ed oneri assimilati che originano da rapporti

aventi causa finanziaria può essere dedotto fino a concorrenza degli interessi attivi e proventi assimilati.

L’eventuale eccedenza può essere dedotta nel limite del 30% del risultato operativo lordo della gestione caratteristica (R.O.L.) così come definito dal comma 2 dello stesso art. 96.

Il successivo comma 5 esclude dall’applicazione dei predetti limiti i seguenti soggetti:

– le banche;

– gli altri soggetti finanziari indicati all’articolo 1 del D.Lgs. n. 87 del 1992, con eccezione delle società che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in società esercenti attività diverse da quelle creditizia o finanziaria;

– le imprese di assicurazioni;

– le società capogruppo di gruppi bancari e assicurativi.

Tali soggetti (“non industriali”) applicano una differente disciplina contenuta nelle disposizioni del successivo comma 5-bis, in base al quale è deducibile il 96% dell’ammontare degli interessi passivi, prescindendo dalle limitazioni previste dai commi da 1 a 4.

Inoltre, il medesimo comma 5-bis prevede che in caso di consolidato nazionale “l’ammontare complessivo degli interessi passivi maturati in capo a soggetti partecipanti al consolidato a favore di altri soggetti partecipanti sono integralmente deducibili fino a concorrenza dell’ammontare complessivo degli interessi passivi maturati in capo ai soggetti partecipanti a favore di soggetti estranei al consolidato”.

Il descritto “regime speciale” si applica anche alle società holding fatta eccezione per quelle che, in ragione del tipo di attività svolta dalle partecipate, assumono una connotazione industriale (c.d. “holding industriali”).

Al fine di individuare quando una holding presenta natura di “holding industriale”, il comma 5 dell’art. 96 richiama, quale criterio definitorio, l’esclusività o la prevalenza dell’attività di assunzione di partecipazioni in società “industriali”, ovvero in società che svolgono “attività diversa da quella creditizia o finanziaria”.

Al riguardo, fermo restando il criterio fornito dalla circolare 37/E del 22 luglio 2009 per valutare detta esclusività o prevalenza, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto opportuno precisare che, ai fini dell’applicazione dell’art. 96 del TUIR, la partecipazione di una holding al capitale di società che svolgono attività assicurativa è assimilabile alla partecipazione in società che svolgono attività creditizia e finanziaria.

Tale interpretazione, che supera il tenore letterale dell’art. 96 per privilegiarne la ratio, nasce dall’esigenza di realizzare un sistema che sia coerente con riferimento all’ambito soggettivo di applicazione.

L’art. 96, infatti, individua i descritti regimi di deducibilità degli interessi passivi per due ambiti soggettivi – quello industriale e quello non industriale – distinti sulla base della natura dell’attività esercitata.

In particolare, come precisato anche nella citata circolare n. 37/E del 2009, la disciplina contenuta nei commi 5 e 5-bis ha introdotto un “regime speciale” diretto al settore bancario, finanziario e assicurativo.

Alla luce di ciò, non è parsa conforme alle finalità della norma una lettura della stessa che, al solo fine di qualificare la holding, attribuisse alle società partecipate che svolgono attività di assicurazione natura industriale.

L’assimilazione delle holding con partecipazioni in società di assicurazioni alle holding con partecipazioni in società creditizie e finanziarie, tra l’altro, permette di realizzare la richiamata applicazione logico sistematica della norma anche con riferimento alla disciplina prevista nel consolidato nazionale.

In questo caso, infatti, per i soggetti diversi da quelli indicati al comma 5, il comma 7 stabilisce che l’eventuale eccedenza di interessi passivi indeducibili generatasi in capo ad un soggetto può essere portata in abbattimento del reddito complessivo di gruppo se e nei limiti in cui altri soggetti partecipanti presentino per lo stesso periodo d’imposta quote di ROL non utilizzate.

Grazie a tale meccanismo le holding industriali hanno la possibilità di assorbire i propri interessi passivi indeducibili attraverso il ROL delle proprie partecipate, superando il limite rappresentato dal fatto che i proventi della gestione caratteristica di una holding (plusvalenze e dividendi) non rilevano ai fini della determinazione del ROL.

Nel caso di una holding assicurativa, tuttavia, gli altri soggetti partecipanti al consolidato, essendo società di assicurazioni, non utilizzano il “regime ordinario” dei commi da 1 a 4 dell’art. 96 ma deducono gli interessi passivi sulla base del comma 5-bis.

Inoltre, come chiarito nella citata circolare n. 37/E del 2009, nel caso in cui nell’ambito di un medesimo consolidato concorrano sia soggetti da comma 5 che soggetti industriali, ai fini del calcolo degli interessi passivi deducibili, dovranno essere applicate separatamente le disposizioni del comma 5-bis, per i primi, e quelle del comma 7, per gli altri, costituendo una sorta di doppio perimetro di consolidamento.

Per tali motivi, pertanto, nei confronti di una holding assicurativa la possibilità prevista dal comma 7 di riassorbire i propri interessi passivi tramite quote di ROL generato dalle proprie partecipate non risulterebbe di fatto applicabile.

In conclusione, sono incluse nel regime speciale di deducibilità di cui al comma 5-bis dell’art. 96 le holding che verificano, secondo i criteri dettati dalla circolare 37/E del 2009, l’esclusività o la prevalenza dell’attività di assunzione di partecipazioni in società che svolgono sia attività creditizia e finanziaria sia attività assicurativa (V. D’Andò).

 

 

 

3) Basta con il rinvio delle scadenze fiscali, occorre certezza del diritto: Comunicato UNGDCEC

“Da anni si assiste a un sistematico quanto penoso rinvio delle scadenze dal 16 giugno al 6 luglio, solo perché l’amministrazione finanziaria non è in grado di fornire per tempo i dati e i software necessari. Così in prossimità delle scadenze, quando i professionisti, con la solita diligenza, si sono affannati a ottemperare nonostante tutto, per evitare danni ai clienti, si subisce un rinvio.

Rinvio che comporta una forte perdita di credibilità dell’Amministrazione e altrettanto forti disagi per i contribuenti ed i professionisti che li assistono, perché comunque lo slittamento dei termini è concesso in misura di gran lunga inferiore ai notevoli ritardi dell’amministrazione finanziaria nel rilascio degli strumenti”.

E’ quanto viene riportato nel comunicato dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili del 23 giugno 2011, nel quale si indirizzano le relative richieste al Ministro Tremonti.

Proseguendo, il medesimo comunicato afferma che “Di fronte ad una simile incapacità organizzativa, non possono non tremare i polsi pensando a come verrà gestito il rapporto con il contribuente in funzione del nuovo redditometro che, inopinatamente, sta venendo snaturato dall’Agenzia delle entrate in un vero e proprio studio di settore per famiglie”.

Necessita, invece, il rispetto delle regole, infatti, si legge nel comunicato:

“Un Paese che vuole combattere veramente il sommerso e l’evasione deve innanzitutto dare l’esempio nel rispetto delle regole. Questo esempio non solo non viene dato ma non si ha nemmeno la sensazione che interessi a qualcuno. A cominciare da chi ha le più alte responsabilità”.

In conclusione, sono queste le richieste dell’UNGDCEC:

Chiediamo al ministro Tremonti di intervenire affinché anche nel nostro Paese finalmente in materia fiscale ci sia la certezza del diritto che è alla base del rispetto dello stesso” (V. D’Andò).

 

 

 

4) In scadenza l’interpello per le CFC

Manca solo qualche giorno alla scadenza del 30 giugno 2011, data entro cui sarà ancora possibile presentare l’interpello disapplicativo dal regime delle società controllate estere (CFC), i cui termini di presentazione scadono tra il 1°e il 30 giugno (circolare n. 23/E del 26 maggio 2011). Rischio Cfc anche per le controllate estere che svolgono lavorazioni o trading all’interno del gruppo.

Da considerare da chi si accinge a presentare gli interpelli in vista della scadenza del 30 giugno 2011.

I contribuenti italiani che detengono il controllo di società in Paesi che hanno una tassazione sul reddito effettiva inferiore alla metà di quella italiana si interrogano sulla necessità di dichiarare il reddito per trasparenza (o di presentare interpello disapplicativo) con riferimento alle strutture che svolgono prevalentemente servizi intragruppo.

Secondo quanto riportato nella circolare 51/E del 2010, vi rientrano, ad es., i servizi di contabilità, di tesoreria accentrata o di consulenza.

A ciò il successivo documento di prassi (circolare n. 23/E/2011) non ha aggiunto altro, lasciando, così, nel dubbio, in particolare per i casi delle  società che svolgono servizi industriali o commerciali, nonché delle trading companies.

Nella circolare è stato precisato che la prestazione di servizi di tipo industriale o produttivo e, più in generale, le specifiche caratteristiche del servizio reso nei confronti delle consociate (da valutare caso per caso), non escludono la rilevanza dei proventi corrispondenti ai fini del calcolo della soglia di prevalenza prevista per far scattare la norma Cfc anche alle società extra black list.

Alla luce dei nuovi chiarimenti, è, quindi, opportuno che venga presentata istanza di interpello entro il prossimo 30 giugno, per dimostrare che la controllata non è una “costruzione di puro artificio” (V. D’Andò).

 

 

 

5) Società di comodo: Scade a giorni la possibilità di presentare l’istanza disapplicativa

Per le società di comodo la possibilità di presentate l’interpello scadrà il prossimo 2 luglio.

Per cui, coloro che non superano il test di operatività delle cd. “società di comodo” avranno ancora qualche giorno a disposizione per valutare l’opportunità di presentare l’istanza disapplicativa entro il 2 luglio 2011

Come è noto, la società viene definita di comodo quando il volume dei ricavi effettivi è inferiore a quello che risulta dall’individuazione dei ricavi minimi presunti, determinati dall’applicazione dei coefficienti di redditività.

In presenza di situazioni oggettive o straordinarie che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi minimi, nonché del reddito minimo, la società può richiedere la disapplicazione delle relative disposizioni antielusive ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8 del D.P.R. n. 600/1973, presentando l’istanza di interpello almeno 90 giorni prima del termine di presentazione di Unico 2011, quindi non oltre il 2 luglio prossimo.

La disciplina interessa sia le società sia gli enti (commerciali e non).

Le società potenzialmente assoggettabili alla disciplina delle società di comodo sono obbligate ad eseguire il c.d. test di operatività, con il quale si determina se la società è di comodo o meno.

Si tratta di una verifica dell’operatività della società con la quale si mette a confronto la media dei seguenti valori conseguiti nell’esercizio e nei due anni precedenti:

– ricavi;

– incrementi delle rimanenze;

– proventi non straordinari.

I ricavi presunti sono, invece, determinati applicando determinate percentuali alle seguenti voci dello stato patrimoniale:

– titoli (2%)

– partecipazioni (2%)

– immobili anche in leasing (secondo i previsti coefficienti);

– altre immobilizzazioni (15%).

Con tale operazione si determina un valore di ricavi presunti da attribuire alla società per il periodo di imposta.

Al fine di verificare l’operatività dell’impresa e determinare il reddito minimo presunto i soggetti interessati dalla disciplina devono utilizzare il prospetto “Verifica dell’operatività e determinazione del reddito minimo dei soggetti non operativi” che si trova, ad es., nel quadro RF del modello Unico SC e nel quadro RS del modello Unico SP.

Se il soggetto interessato ha presentato apposita istanza di interpello disapplicativo e l’istanza è stata accolta occorre barrare le apposite caselle indicando se la disapplicazione si riferisce alle imposte sul reddito, all’Iva e/o all’Irap.

A parte l’istanza di interpello, tra i casi di esclusione da tale problematica vi sono anche i seguenti (per cui, ovviamente, non hanno necessita di presentare tale istanza):

– soggetti che si trovano nel primo periodo di imposta;

– società in amministrazione controllata o straordinaria;

– società ed enti che controllano società ed enti i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati italiani ed esteri, nonché alle stesse società ed enti quotati ed alle società da essi controllate, anche indirettamente;

– società esercenti pubblici servizi di trasporto;

– società con un numero di soci non inferiore a 50;

– società che nei due esercizi precedenti hanno avuto un numero di dipendenti mai inferiore alle dieci unità;

– società in stato di fallimento, assoggettate a procedure di liquidazione giudiziaria, di liquidazione coatta amministrativa ed in concordato preventivo;

– società che presentano un ammontare complessivo del valore della produzione superiore al totale attivo dello stato patrimoniale;

– società partecipate da enti pubblici almeno nella misura del 20% del capitale sociale;

– società che risultano congrue e coerenti ai fini degli studi di settore (V. D’Andò).

 

 

 

6) Deroga al nuovo regime delle decorrenze di pensione per alcune tipologie di lavoratori

L’articolo 1, comma 37, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (allegato 2), che ha integrato il comma 5, della legge in oggetto, ha esteso la deroga anche ai lavoratori collocati in mobilità ordinaria ai sensi dell’articolo 7, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni.

La norma in oggetto prevede che le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto legge n. 78/2010 continuano ad applicarsi, nel limite di 10.000 soggetti che maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011, alle seguenti categorie di lavoratori:

a) lavoratori posti in mobilità ordinaria sulla base di accordi stipulati entro il 30 aprile 2010;

b) lavoratori posti in mobilità lunga sulla base di accordi stipulati entro il 30 aprile 2010;

c) titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà al 31 maggio 2010.

La deroga in questione riguarda le sole finestre di accesso al pensionamento e afferisce perciò sia alla pensione di vecchiaia, sia alla pensione di anzianità.

Conseguentemente, una volta perfezionati i requisiti di età anagrafica e di contribuzione richiesti alla generalità degli assicurati, i lavoratori collocati in posizione utile nella graduatoria dei potenziali beneficiari potranno accedere al pensionamento di anzianità o vecchiaia sulla scorta delle disposizioni previgenti in materia di decorrenza della pensione.

L’Inps, con la circolare n. 90 del 24 giugno 2011, che tiene conto del parere espresso in materia dal Ministero del Lavoro con nota del 23 giugno 2011, prot. 04/UL/0009089/L, ha fornito le prime indicazioni per l’individuazione della platea dei potenziali beneficiari della disposizione.

Mentre, con la precedente circolare (n. 126 del 24 settembre 2010) aveva fornito le prime istruzioni per l’applicazione della deroga prevista dall’art. 12, comma 5 della legge n. 122 del 2010 (allegato 1).

 

 

 

7) Manovra economica: Delega fisco verrà presentata a giorni

“Presenteremo la manovra economica la prossima settimana, giovedì, in Consiglio dei ministri”. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, precisando che “non avrà una cifra molto elevata”, “riguarderà l’immediato e sarà prodromica a quella che presenteremo prossimamente”.

Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa finale del vertice europeo a Bruxelles (come riferisce la nota dell’Ansa del 24 giugno 2011).

“Non siamo preoccupati dal fatto che Moody’s abbia messo sotto controllo le nostre banche”, afferma il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio Europeo. “Le nostre banche sono solide e ben capitalizzate”, ha spiegato il presidente del Consiglio.

“La situazione delle Grecia non é da confrontare e non è assolutamente paragonabile all’Italia”. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, al termine del Consiglio Europeo a Bruxelles

Delega fisco

La manovra economica sarà “unica”, ma “modulata su più anni”: lo precisa una nota di Palazzo Chigi.

“Giovedì – si legge – il Consiglio dei Ministri varerà due provvedimenti. Il primo sarà un decreto legge per la manovra di finanza pubblica. In questo ambito, si è deciso che per la finanza pubblica la manovra sia unica ma progressivamente modulata su più anni, in linea con l’obiettivo di pareggio di bilancio nel 2014.

Sempre in questo decreto, sono in cantiere norme di grande e positiva incidenza per lo sviluppo economico. Il secondo provvedimento, che verrà approvato in parallelo, sarà il disegno di legge delega per la riforma fiscale ed assistenziale, tenendo sempre fermo l’impegno di pareggio di bilancio nel 2014”.

 

 

Vincenzo D’Andò


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