Novità fiscali del 9 dicembre 2010: enti associativi, cambiano i dati ma il modello Eas resta

 

 

Indice:

 

1) Enti associativi, cambiano i dati ma il modello Eas resta

 

2) Alluvione in Veneto: in G.U. la sospensione dei versamenti: acconti d’imposta e contributi

 

3) Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale: analisi del Direttore delle Entrate

 

4) Diritto societario: clausola di decadenza del consiglio di amministrazione

 

5) Disciplina della Consob in materia di operazioni con parti correlate

 

6) Per gli studi associati il litisconsorzio è necessario

 

7) Pubblicata sul sito delle Entrate la versione definitiva del modello Iva 26

 

8) Contrasto al lavoro sommerso: circolare Inps

 

9) Altre di fisco

 

 

1) Enti associativi, cambiano i dati ma il modello Eas resta

In caso di variazione dei dati identificativi dell’ente o del rappresentante legale non è necessario l’invio di un nuovo modello Eas, poiché queste informazioni sono già state comunicate all’Amministrazione finanziaria.

Gli enti associativi devono, infatti, trasmettere tali variazioni all’Agenzia delle Entrate attraverso i modelli AA5/6 e AA7/10.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 125/E del 06/12/2010, rilevando che, per evitare inutili duplicazioni, non occorre comunicare i nuovi dati della sezione “Dati relativi all’Ente e “Rappresentante legale” del modello Eas, essendo già questi in possesso dell’Agenzia.

Occorre ricordare che il modello, fornendo dati e notizie utili a conoscere e monitorare gli enti associativi, consente di rafforzare la capacità di controllo del Fisco per favorire il contrasto alla concorrenza sleale tra operatori.

L’Agenzia ha, infine, precisato che se il soggetto d’imposta è tenuto all’iscrizione nel Registro delle Imprese ovvero alla denuncia al R.E.A. (Repertorio delle notizie economiche e amministrative), la dichiarazione di variazione dati deve essere presentata tramite la Comunicazione Unica, da inviare all’ufficio del Registro delle Imprese per via telematica o su supporto informatico, che contiene anche il modello AA7/10 con le variazioni intervenute.

 

 

2) Alluvione in Veneto: in G.U. la sospensione dei versamenti: acconti d’imposta e contributi

E’ stato pubblicato in G.U. n. 285 del 06/12/2010 il Decreto 26/11/2010 recante la sospensione dei versamenti dell’acconto nei confronti dei soggetti indicati nell’elenco del commissario delegato, ai sensi dell’art. 11 dell’Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3906 del 13/11/2010.

Sospensione dei versamenti degli acconti imposte sui redditi ed Irap

Nei confronti dei soggetti indicati  negli  elenchi  predisposti dal Commissario delegato per il superamento dell’emergenza, che  sono stati allegati al suddetto decreto e  ne  costituiscono  parti  integranti, sono sospesi dal 31 ottobre  2010  al  10  dicembre  2010  i  termini relativi ai versamenti del secondo o unico acconto delle imposte  sui redditi  e  dell’imposta  regionale  sulle  attività produttive.

I predetti versamenti andranno effettuati entro il 16 dicembre 2010.

Non viene previsto rimborso per quanto già versato.

Sospensione versamenti contributivi

E’ stato, inoltre, pubblicato nella medesima G.U. n. 285 del 06/12/2010 il Decreto 30/11/2010 che sospende anche i versamenti contributivi.

In particolare, si dispone che “nei confronti dei soggetti inclusi negli elenchi predisposti dal Commissario  delegato  per  il  superamento  dell’emergenza  e   già allegati, per farne parte integrante, al proprio decreto in  data  26 novembre 2010 indicato in premessa, sono sospesi dal 31 ottobre  2010 al 20 dicembre 2010 i termini relativi ai versamenti  dei  contributi previdenziali  ed  assistenziali  e  dei  premi  per  l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni  e  le  malattie  professionali.

I predetti versamenti sono effettuati entro il 24 dicembre 2010. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato”.

 

 

3) Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale: analisi del Direttore delle Entrate

In occasione dell’audizione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, tenuta il 06/12/2010 presso il Senato, il Dr. Attilio Befera ha fornito la seguente analisi dello schema di Decreto Legislativo recante“ disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale”.

Cedolare secca sugli affitti (art. 2)

Come è noto, la prima fase della riforma sul federalismo municipale prevede l’introduzione della “cedolare secca sugli affitti”, ovvero una modalità “alternativa e facoltativa” di determinazione del reddito del reddito fondiario, esperibile previa opzione.

Il locatore può applicare l’aliquota del 20% sul canone di locazione annuo relativo a contratti aventi ad oggetto beni immobili ad uso abitativo e relative pertinenze.

La nuova disciplina, prevista anche per i contratti di locazione non soggetti all’obbligo di registrazione (contratti di locazione di durata pari o inferiore a 30 giorni), è rivolta alle sole persone fisiche proprietarie di immobili ad uso abitativo locati e non è, pertanto, applicabile agli immobili posseduti nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni ovvero da enti non commerciali.

La cedolare è sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali e dell’imposta di bollo a decorrere dal 2011.

Sempre a decorrere dal 2011 è sostitutiva dell’imposta di registro sul contratto di locazione ma soltanto per i contratti di locazione a canone concordato o calmierato (art. 2, comma 3 e 8 della Legge n. 431 del 1998) relativi ad abitazioni ubicate nelle grandi città e nei comuni ad alta tensione abitativa; mentre dal 2014 si estenderà a tutti i restanti contratti di locazione di immobili ad uso abitativo interessati.

La cedolare deve essere versata entro il termine stabilito per il pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e, per quanto concerne le attività di liquidazione, accertamento, riscossione, rimborsi, sanzioni, interessi e contenzioso, restano ferme le disposizioni previste per le imposte sul reddito.

L’applicazione della cedolare non fa venir meno l’obbligo di registrazione del contratto e gli obblighi dichiarativi ai fini delle imposte sui redditi.

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con apposito provvedimento da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della nuova disciplina, determinerà le modalità di versamento in acconto e a saldo dell’imposta.

La disciplina in materia prevede inoltre l’inasprimento delle sanzioni in caso di omessa registrazione del contratto o di indicazione di un canone inferiore a quello effettivo.

In particolare, in caso di omessa registrazione, viene stabilito in via presuntiva che il contratto di locazione ha durata quattro anni, a decorrere dalla registrazione volontaria o d’ufficio, e che il canone annuo è pari al triplo della rendita catastale.

L’attribuzione del gettito derivante dalla cedolare secca ai Comuni (art. 1, comma 1, lettera g, dello schema di decreto) potrà comportare un coinvolgimento degli stessi nella gestione amministrativa dell’imposta in esame, benché la norma specifichi che liquidazione, accertamento, riscossione e contenzioso sono regolate dalle disposizioni previste in materia di imposte sui redditi.

Imposta municipale propria (artt. 4-6)

Sarà istituita dai comuni a partire dal 2014 e verrà applicata (art. 4):

– In ragione del possesso di immobili diversi dall’abitazione principale (art. 5);

in caso di trasferimento (art. 6).

Per la componente immobiliare sostituirà ICI, IRPEF e relative addizionali (per gli immobili non locati), l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale, l’imposta sulle successioni e donazioni per trasferimenti a causa di morte, l’imposta di bollo e altri tributi speciali indiretti che gravano sugli immobili.

La base imponibile è costituita dal valore catastale ai fini ICI ed è unica sia per l’imposta applicata sul possesso sia su quella applicata in caso di trasferimento.

L’aliquota, i presupposti dell’imposizione e le modalità di liquidazione e versamento sono diverse nei due casi.

Imposta municipale sul possesso

L’imposta per il possesso è determinata applicando l’aliquota stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e le eventuali maggiorazioni deliberate dai comuni nei limiti dello 0,3%.

L’imposta è applicabile solo su immobili diversi dall’abitazione principale e sue pertinenze.

Nell’ipotesi in cui l’immobile è concesso in affitto l’imposta è ridotta alla metà ed è salva la possibilità di avvalersi della cedolare secca per l’affitto di immobili ad uso abitativo.

Per gli immobili destinati allo svolgimento di attività di impresa o professionali e per gli immobili posseduti dagli enti non commerciali, l’imposta è ridotta alla metà.

I redditi di tali immobili sono comunque assoggettati all’ordinaria tassazione erariale.

Imposta municipale in caso di trasferimento

L’art. 6 dello schema di decreto introduce, a decorre dall’anno 2014, una imposta municipale dovuta in caso di trasferimento per atti traslativi a titolo oneroso o gratuito della proprietà di beni immobili in genere e per gli atti traslativi di diritti reali di godimento compresa la rinuncia pura e semplice agli stessi.

L’imposta introdotta sostituisce l’imposta di registro, l’imposta sulle successioni e donazioni nonché le imposte ipotecaria e catastale, le tasse ipotecarie, l’imposta di bollo e i tributi speciali catastali.

A seguito della introduzione dell’imposta municipale, l’imposta sulle successioni e donazioni troverà applicazione, pertanto, solo con riferimento ai trasferimenti mortis causa di beni e diritti diversi da quelli di natura immobiliare.

L’imposta è applicata, in via ordinaria con aliquota dell’8%.

L’aliquota d’imposta si riduce al 2% per i trasferimenti di immobili in presenza dei requisiti previsti per l’acquisto della “prima casa” e per i trasferimenti avvenuti per causa di morte.

La base imponibile per il calcolo dell’imposta è determinata ai sensi dell’art. 5 del D. Lgs 504/92 (Decreto ICI).

Tale disposizione stabilisce, in linea generale che la base imponibile venga determinata applicando alla rendita catastale del bene i moltiplicatori previsti ai fini dell’imposta di registro dall’art. 52 del TUR.

Sono previste regole specifiche di determinazione della base imponibile per alcune categorie dei beni quali ad esempio le aree fabbricabili, il cui valore è stabilito considerando il valore venale del bene in comune commercio.

Viene inoltre fissata una misura minima dell’imposta per gli atti che hanno natura traslativa, pari a 1000 euro.

Per gli atti diversi dai trasferimenti, l’imposta è applicata nella misura fissa di 500 euro.

L’imposta municipale sui trasferimenti non trova applicazione per gli atti sottoposti all’imposta sul valore aggiunto e per le operazioni di finanziamento a medio e lungo termine, assoggettate al regime dell’imposta sostitutiva di cui all’art. 15 e seguenti del D.P.R. n. 601/73.

Per quanto attiene, infine, alla individuazione dei soggetti passivi, alla solidarietà, all’accertamento, alla liquidazione, alle sanzioni, ai rimborsi, ed al contenzioso si applicano le disposizioni contenute nel Testo Unico dell’Imposta di Registro.

Imposta municipale secondaria (art. 7)

L’art. 7 prevede la possibilità per i comuni di sostituire diversi tributi o prelievi gravanti sull’occupazione di suolo pubblico o sulla diffusione di messaggi pubblicitari attualmente esistenti con un solo tributo.

La cedolare secca sugli affitti: aspetti di funzionamento, analisi della gestione dell’imposta, segnalazione di possibili profili di criticità della norma e della sua gestione

Aspetti di funzionamento

Vengono poi sintetizzati i principali aspetti sul funzionamento dell’imposta in esame.

Trattasi di un regime, decorrente dal 1/01/2011 e con aliquota del 20%, facoltativo opzionale rispetto all’IRPF ordinaria ed alle relative addizionali.

Si applica sui redditi derivanti dai canoni di locazione per immobili ad uso abitativo e relative pertinenze locate congiuntamente.

Si applica anche per i contratti di locazione per i quali non sussiste obbligo di registrazione (contratti di durata pari o inferiori a 30 giorni).

La base imponibile è rappresentata dal canone stabilito tra le parti.

L’imposta è versata nei termini per il versamento dell’IRPEF.

Per la gestione del tributo si applicano le disposizioni in materia di imposte sui redditi.

E’ prevista l’emanazione di un provvedimento del Direttore dell’Agenzia, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto, per disciplinare il versamento degli acconti per il 2011 e 2012 (nella misura del 85% e 95%).

Sono previste norme che inaspriscono le sanzioni ai fini delle imposte sui redditi per omessa o infedele dichiarazione del canone (raddoppio delle sanzioni attuali ed esclusione della riduzione in caso di adesione e acquiescenza).

La cedolare secca sostituisce l’IRPEF e il bollo; dal 1.1.2011 sostituisce anche l’imposta di registro dovuta per la registrazione dei contratti stipulati nei comuni ad alta tensione (densità) abitativa, che attualmente sono:

– tutti i capoluoghi di provincia;

– circa 600 ulteriori comuni.

I contratti devono essere a canone c.d. concordato (stipulati sulla base di accordi locali tra organizzazioni rappresentative della proprietà e dei conduttori), di durata di almeno 3 anni con proroga di 2 anni.

La cedolare sostituisce l’imposta di registro dal 1.1.2014 relativamente a tutti i

contratti di locazione.

La cedolare non si applica alle locazioni effettuate nell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni, o da enti non commerciali.

Sono previste sanzioni indirette per la mancata registrazione nei termini dei contratti:

– durata obbligatoria di 4 anni;

– rinnovo automatico;

– canone fissato per legge in misura pari al triplo della rendita catastale, con adeguamento ISTAT al 75%.

E’ infine disposta la nullità del contratto, oltre che nell’ipotesi già prevista di mancata registrazione, anche in caso di registrazione di un contratto con importo inferiore a quello effettivo, ovvero in caso di registrazione di un contratto di comodato fittizio.

Analisi della gestione dell’imposta

La gestione della cedolare secca, in particolare nei primi tre anni di applicazione (2011 – 2013), non comporta particolari difficoltà di gestione.

Il modello di dichiarazione conterrà una specifica sezione dedicata alla indicazione delle unità immobiliari per le quali si opti per l’applicazione della cedolare, con la indicazione delle relative modalità di calcolo.

Per i contribuenti titolari di soli redditi fondiari che optino per il regime in discorso potranno essere valutate modalità particolarmente semplificate di dichiarazione.

La medesima modalità potrebbe essere adottata per i titolari di redditi da lavoro dipendente o da pensione e di redditi per i quali si applichi la circolare secca.

In fase di registrazione (dal 1.1.2011) sarà rilevata l’indicazione della scelta ai fini della non applicazione dell’imposta di bollo (per tutti i contratti) e dell’imposta di registro per i soli contratti a canone c.d. concordato.

Dal 1.1.2014 si procederà a rilevare la scelta per tutti i contratti.

Al fine di assicurare la necessaria circolarità delle informazioni, l’Agenzia delle entrate fornirà a tutti i comuni i dati previsti dalla bozza di decreto legislativo.

In particolare saranno forniti:

– i dati relativi a tutti i contratti di locazione per immobili ubicati nel comune;

– i dati relativi ai contratti di somministrazione di forniture di servizi di pubblica utilità (energia elettrica, gas) relativi ad immobili ubicati nel comune;

– i dati relativi ai soggetti che esercitano un’attività di impresa o lavoro autonomo nel comune.

Profili di criticità della norma e della connessa gestione

Viene segnalato che l’art. 2 non contiene una esplicita previsione circa l’applicabilità o meno del regime della cedolare secca per i contratti non registrati, pur in presenza di obbligo di registrazione; mentre c’è una espressa previsione di applicabilità con riferimento ai contratti senza obbligo di registrazione (durata inferiore o pari a 30 giorni).

Con particolare riferimento agli aspetti sanzionatori, assunta la logica dell’inasprimento sanzionatorio al di fuori di un disegno organico come strumento di contrasto delle specifiche forme di evasione, viene segnalato come la limitazione del raddoppio della sanzione al solo secondo periodo del comma 1 dell’art. 1 del Decreto Legislativo n. 471/1997 appaia poco confacente (sanzione fissa in mancanza di imposta dovuta mentre nell’ipotesi prospettata l’imposta dovuta dovrebbe esserci) così come suscita perplessità il richiamo dell’art. 13 del D.Lgs. n. 471/1997 (sanzione per omesso versamento) con riferimento all’adesione ed all’acquiescenza.

Inoltre, non c’è alcun riferimento alla conciliazione giudiziale, richiamo ritenuto necessario per ragioni di sistematicità.

Per gli aspetti connessi all’imposta di registro e di bollo si pongono le seguenti questioni, tenuto conto dei diversi momenti dell’obbligo di versamento per le imposte sui redditi e per l’imposta di registro e bollo:

– se in fase di registrazione e/o di pagamento annuale si effettua il pagamento dell’imposta di registro e di bollo si conserva la facoltà di assoggettare ad imposta sostitutiva dell’IRPEF e addizionali il reddito derivante dal contratto di locazione; il decreto espressamente prevede che non compete il rimborso (almeno così sembra doversi interpretare il secondo periodo del comma 4);

 – se, viceversa, in sede di registrazione e/o pagamento annuale si opta per il regime della cedolare secca e quindi non si effettua il pagamento delle imposte, ne derivano due possibili opzioni:

– o la scelta è immodificabile e quindi il regime della cedolare diventa obbligatorio anche se potrebbe essere meno favorevole in un determinato periodo d’imposta;

– o la scelta è modificabile in dichiarazione e a quel punto si pone il problema del mancato pagamento dell’imposta di registro e di bollo.

A tal proposito, è apparso non ragionevole l’ipotesi di sanzionare l’eventuale ritardo del pagamento.

Sempre con riferimento all’imposta di registro e di bollo viene evidenziato che il conduttore, in caso di scelta dell’assoggettamento ad imposta sostitutiva, non sarebbe più obbligato in solido al pagamento del tributo mentre resterebbe obbligato in solido ove il locatore scelga il regime ordinario; ne consegue che la solidarietà del conduttore è subordinata alle scelte del locatore.

La soluzione migliore sarebbe quella di eliminare definitivamente la solidarietà del conduttore, indipendentemente dalla scelta del nuovo regime di applicazione dell’imposta sostitutiva, soluzione tra l’altro equa e particolarmente utile anche da un punto di vista gestionale per l’Agenzia.

 

 

4) Diritto societario: clausola di decadenza del consiglio di amministrazione

La clausola di decadenza dell’intero consiglio di amministrazione non va usata in modo pretestuoso, per colpire il componente più scomodo.

Altrimenti, si corre il rischio (tranne la sussistenza di adeguate motivazioni che fanno venir meno l’originario patto fiduciario) di incorrere nel risarcimento danni da riconoscere al dimissionato per assenza di giusta causa.

Clausola statutaria ‘simul stabunt, simul cadent’ e revoca dell’amministratore senza giusta causa

Assonime, con il Caso n. 9 del 2010 ha esaminato la sentenza del 24 maggio scorso del Tribunale di Milano sulla legittimità dell’esercizio della clausola statutaria “simul stabunt simul cadent”, che conduce alla decadenza dell’intero consiglio di amministrazione in caso di dimissioni di uno o più componenti.

La questione, nel caso concreto, è quella di stabilire se la società abbia fatto ricorso a questa clausola in modo strumentale, al fine di determinare la revoca dell’incarico dell’amministratore delegato senza rispettare l’obbligo di motivazione.

I giudici hanno ritenuto che nel caso in questione sussistesse un’ipotesi di revoca senza giusta causa ed applicato, in via analogica, l’art. 2383 c.c. che stabilisce l’obbligo di risarcire il danno all’amministratore illegittimamente revocato.

 

 

5) Disciplina della Consob in materia di operazioni con parti correlate

Assonime, con la Circolare n. 38 de 2010 ha illustrato il regime procedurale e di trasparenza al quale devono attenersi gli emittenti nella gestione delle operazioni con parti correlate, in attuazione della delibera n. 17221 successivamente modificata.

Inoltre, ricostruisce la disciplina regolamentare applicabile, con esclusivo riferimento agli emittenti che adottano il sistema di governance tradizionale e monistico.

La medesima circolare poi affronta l’ambito di applicazione, mediante la ricostruzione delle nozioni di parte correlata e di operazione con parti correlate; successivamente analizza le possibili fattispecie esonerabili, al fine di consentire agli operatori di avere un quadro complessivo della disciplina applicabile in concreto.

Viene posta specifica attenzione alla disciplina della trasparenza informativa e al regime procedurale applicabile, cercando di ripercorrere gli orientamenti e le indicazioni maturati nel corso degli ultimi mesi attraverso un costante confronto con le associate. 

Infine, è stata brevemente affrontata la disciplina speciale dedicata alle società di recente quotazione, alle società di minori dimensioni, agli emittenti titoli diffusi, oltre che la disciplina delle società soggette ad altrui attività di direzione e coordinamento, previste dall’art. 37 del Regolamento Mercati, per le quali la Consob richiede un rafforzamento delle soluzioni di governance, sia  in termini di indipendenza degli amministratori, sia in termini di composizione dei comitati e dell’organo di amministrazione.

Il nuovo regime procedurale sarà operativo dal prossimo 1° gennaio, mentre gli obblighi di trasparenza informativa verso il mercato delle operazioni con parti correlate sono in vigore già dallo scorso 1 dicembre. 

 

 

6) Per gli studi associati il litisconsorzio è necessario

E’ nullo il processo tributario sull’accertamento fiscale del reddito dello studio associato se non hanno partecipato tutti i soci.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24764 del 6/12/2010, che, peraltro, ha richiamato un principio già espresso dalle Sezioni unite per le società, estendendolo alle associazioni di professionisti.

Pertanto, il ricorso proposto da uno degli associati riguarda tutti i componenti dello studio associato che devono partecipare al processo.

Ne consegue che la controversia non può essere decisa limitatamente ad uno di essi.

 

 

7) Pubblicata sul sito delle Entrate la versione definitiva del modello Iva 26

Al debutto la versione definitiva del modello Iva 26, che consente l’adesione alla procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo.

Il modello, disponibile dal 07/12/2010 sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione “Modelli”, sostituisce i vecchi stampati Iva 26 e 26-bis e sarà utilizzato per le dichiarazioni di adesione e le comunicazioni di variazione relative all’anno d’imposta 2011.

Chi lo usa

La nuova versione della dichiarazione deve essere compilata dagli enti o dalle società controllanti sia per avvalersi della particolare procedura di compensazione dell’imposta sul valore aggiunto, sia per comunicare eventuali variazioni intervenute dopo l’adesione.

Come si presenta

Il modello, che deve essere presentato esclusivamente in via telematica, si compone di un frontespizio, dove si indicano, tra l’altro, i dati relativi all’ente o società controllante, e di un modulo costituito da due quadri.

In particolare, il quadro “A” contiene le informazioni sulle società che partecipano alla compensazione Iva, mentre il “B” è dedicato alle società che prendono parte alla catena di controllo.

Il modello, completo di istruzioni per la compilazione, è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it.

(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 7/12/2010)

 

 

8) Contrasto al lavoro sommerso: circolare Inps

Misure contro il sommerso, dopo il ministero interviene l’Inps sulle sanzioni civili.

Non si applicano ai rapporti di lavoro autonomo, parasubordinato e domestico.

La legge n. 183 del 4/11/2010 ha modificato il quadro normativo che regolava le misure per il contrasto del lavoro sommerso.

Tra le maggiori novità introdotte, la modifica della misura delle sanzioni civili in caso di impiego di lavoratori in nero e le nuove competenze attribuite agli ispettori Inps, ai quali viene esteso il potere di contestazione e notificazione della cosiddetta “maxisanzione”.

Come indicato ì dal Ministero del Lavoro, nella circolare n. 38 del 2010, la nuova modalità di calcolo delle sanzioni civili si applica per gli accertamenti iniziati dopo la data di entrata in vigore del c.d. “Collegato Lavoro” (24/11/2010), ancorché le stesse si riferiscano a periodi di lavoro irregolare svolti antecedentemente alla riformulazione di tale norma.

Ferma restando la disciplina  dall’art. 116, comma 8, lettera b), della L. n. 388/2000, la norma modifica la previsione dell’art. 36 bis, comma 7, della L. n. 248/2006, che aveva stabilito l’applicazione della sanzione civile minima di 3.000 euro per ciascun “lavoratore in nero”. 

A differenza del regime previgente la nuova misura delle sanzioni civili non si applica ai rapporti di lavoro diversi dal lavoro subordinato, quali rapporti di lavoro autonomi e parasubordinati.

Restano, comunque, esclusi anche i rapporti di lavoro domestico. 

Come chiarito, inoltre, nella circolare del Ministero del Lavoro la nuova misura delle sanzioni civili in materia di lavoro nero si applicano anche nel caso in cui il datore di lavoro dichiari di aver attivato una prestazione di lavoro autonomo in assenza di documentazione atta a consentire di verificare la pretesa autonomia del rapporto.

Parimenti, la nuova misura delle sanzioni si applica nell’ipotesi di prestazione di lavoro occasionale accessorio in assenza delle previste comunicazioni all’INPS ed all’ INAIL.

Sanzioni civili: Nuova misura

L’ultimo periodo dell’articolo 4, comma 1, lett. a) della legge n. 183 del 2010, prevede che l’importo delle sanzioni civili in caso di evasione contributiva riferita all’utilizzo di lavoratori irregolari è incremento del 50%.

Pertanto, le sanzioni civili, in caso di lavoro irregolare, continueranno ad essere calcolate nella misura del 30% in ragione d’anno della contribuzione evasa fino ad un massimo del 60%, come previsto dall’art. 116 comma 8 lettera b) della L. n. 388/2000.

L’importo così determinato dovrà essere maggiorato del 50%.

(Inps, circolare n. 157 del 7/12/2010)

 

 

9) Altre di fisco

 

– Redditi di lavoro: per la tassazione vale la legge relativa al momento della percezione e non quella di maturazione

In presenza di contenzioso sul regime fiscale applicabile ai redditi di lavoro, la scelta deve tenere conto delle norme in vigore al momento della riscossione del tributo.

In particolare, vale il principio in base al quale la legge applicabile dovrà essere sempre quella in vigore al momento della percezione delle somme e non quella relativa al momento della maturazione del diritto.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 24760 del 6/12/2010)

 

 

– In G.U. il comunicato dell’Autorità di vigilanza

E’ stato pubblicato in  Gazzetta Ufficiale  n. 285  del 6 dicembre 2010 il Comunicato del 6 dicembre 2010 dell’Autorità Vigilanza Lavori Pubblici AVCP concernente l’approvazione del Regolamento sull’amministrazione e la contabilità dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, in vigore dal 6 dicembre 2010.

Tale documento rende noto che il Consiglio dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture nell’adunanza del 21 e 22 luglio 2010 ha approvato il nuovo Regolamento concernente l’amministrazione e la contabilità dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.

Detto regolamento é disponibile sul Bollettino ufficiale n. 1-2/2010, pubblicato in data 15 novembre 2010, e sul sito internet dell’Autorità al seguente indirizzo http://www.avcp.it/portal/public/classic/Autorita/RegolamentiDiFunzionamento/RegolamentoAmmContab/Regolamento Contabilità.

 

 

Vincenzo D’Andò

 


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