Unico 2010: i tempi per rimediare a errori e “dimenticanze”

 

Sono già passati più di 14 anni da quando è scomparso, nel gennaio del 1999, all’età di quasi 90 anni, il Grande Maestro Silvio Moroni, che è stato il primo cronista tributario della storia del Sole 24-Ore. Rimangono però ancora vivi e attuali i suoi insegnamenti. Uno dei desideri di Silvio Moroni era quello di avere un Fisco più semplice che tutti potessero capire, senza le complicazioni inutili che, come era solito dire, servivano solo a rendere più costoso per i contribuenti il rapporto con il Fisco. Per Moroni doveva prevalere sempre il principio “l’importante è pagare” e chi paga, aggiungeva, merita sempre il perdono. Per Moroni “la giustizia sostanziale deve sempre prevalere sulla giustizia formale”. Da qualche tempo anche l’amministrazione finanziaria ha recepito questi insegnamenti, non punendo più gli errori formali.


Sbagliare in campo fiscale è la cosa più facile che possa capitare


Come ricordava il grande maestro Silvio Moroni, “sbagliare in campo fiscale è la cosa più facile che possa capitare”. Ed è quello che spesso capita in tema di dichiarazioni annuali dei redditi, dell’Iva e dell’Irap. Moroni ha anche insegnato che i diritti del cittadino-contribuente non possono essere calpestati. Per fortuna, grazie alla riforma delle sanzioni in vigore dal 1° aprile 1998 (decreti legislativi 471, 472 e 473, del 18 dicembre 1997), per il contribuente è possibile rimediare agli errori commessi senza subire le pesanti sanzioni del passato che, in alcuni casi, portavano al fallimento del contribuente, magari solo per errori formali o dimenticanza della firma nelle dichiarazioni annuali dei redditi o dell’Iva. Rimane fermo che chi fa il proprio dovere e dichiara il giusto ai fini fiscali, come entrate e come spese, non ha nulla da temere. In ogni caso, per quanto riguarda gli accertamenti emessi dal Fisco, nessuno strumento induttivo, parametri, redditometro o studi di settore, o le indagini finanziarie fatte in modo superficiale e approssimativo, può obbligare il contribuente a dichiarare più di quanto effettivamente incassa. Noi, diceva Silvio Moroni, non dobbiamo permetterlo a nessuno di disturbare ingiustamente chi fa il proprio dovere. Bisogna avere tanta pazienza e gridare con forza le proprie ragioni. Chi ha ragione, non deve desistere. Negli ultimi tempi si parla di trasparenza, interpello, autotutela e diritti del contribuente: gli strumenti che esistono e quelli che sono in formazione vengono da lontano. Sono frutto degli insegnamenti e del coraggio del grande maestro Silvio Moroni.


Con la riforma delle sanzioni in vigore dal 1° aprile 1998 rimedi con mini-penalità


Come si è detto, da qualche anno è anche possibile rimediare agli errori commessi. Tutti i contribuenti, prima di presentare le dichiarazioni annuali dei redditi, dell’Iva e dell’Irap, fanno bene a verificare i dati indicati, anche perché i dubbi rimangono fino al momento in cui si deve presentare il modello e, purtroppo, anche dopo. Per fortuna, a partire dalla riforma delle sanzioni, in vigore dal 1° aprile 1998, le dichiarazioni annuali possono essere oggetto di correzioni o integrazioni. La correzione si distingue dalle integrazioni, per la ragione che la dichiarazione correttiva è quella che può essere presentata entro i termini ordinari di scadenza, mentre le dichiarazioni integrative, sia se a favore del contribuente, sia se a sfavore, si presentano dopo la scadenza del termine. Nella seconda facciata del modello Unico 2010 persone fisiche, per i redditi del 2009, subito dopo l’indicazione del codice fiscale, si deve specificare il tipo di dichiarazione che si presenta, barrando le relative caselle. La prima casella “redditi” deve essere barrata se viene presentata la dichiarazione dei redditi. Ci sono poi altre caselle, da barrare in base al tipo di dichiarazione che si presenta insieme a quella dei redditi, come, ad esempio, il modello Iva 2010, per i contribuenti tenuti alla dichiarazione unificata, modello Unico 2010. La denominazione “Unico” sta per “modello unificato compensativo”; è chiamato così perché consente:


* l’unificazione di più dichiarazioni;


* di compensare i debiti e i crediti dei vari tributi, contributi e premi.


La denominazione di Unico è però superata in quanto, a seguito delle novità recate dalla manovra d’estate 2009, di cui al decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dal 2010, il modello “Unico” non è più “Unico”. Infatti, mentre fino a qualche anno fa, era possibile comprendere nell’Unico, i redditi, l’Iva, l’Irap e il modello 770, già dal 2009 l’Unico ha compreso solo l’Iva e i redditi, anche perché, dalla modulistica del 2009, si è “separata” la dichiarazione Irap, cioè il modello per l’imposta regionale sulle attività produttive. Peraltro, dopo le novità sulla stretta dei crediti Iva introdotte a partire dal 2010, ex articolo 10, del decreto legge 78/2009, per la dichiarazione annuale Iva relativa al 2009, i contribuenti che intendono usare in compensazione, o chiedere a rimborso il credito risultante dalla dichiarazione annuale Iva, possono non comprendere tale dichiarazione nel modello Unico, presentando la dichiarazione annuale a partire dal mese di febbraio. In questo caso, l’Unico non è più una dichiarazione unificata, perché contiene solo i redditi.


La correttiva nei termini


Nella seconda facciata del modello Unico 2010 persone fisiche, per i redditi del 2009, sono presenti altre caselle che vanno barrate nel caso di dichiarazione correttiva o integrativa.


Il contribuente che, dopo avere presentato la dichiarazione annuale Iva, Irap, modello Unico compreso, si accorge di avere commesso errori o dimenticanze può presentare una dichiarazione “correttiva nei termini”, barrando sul frontespizio l’apposita casella. Può essere il caso di un contribuente che, nel mese di luglio 2010, presenta il modello Unico 2010 persone fisiche e che, prima della scadenza del termine, fissata per il 30 settembre 2010, si accorge di avere dimenticato di indicare alcuni oneri sostenuti nell’anno 2009.


Egli può presentare, entro il 30 settembre 2010, in via telematica un nuovo modello Unico, completo in tutte le sue parti, che sostituisce integralmente il primo modello Unico 2010 già presentato.


Nelle istruzioni per la compilazione del modello Unico 2010 persone fisiche, parte seconda “guida alla compilazione della dichiarazione”, al paragrafo 3 “compilazione del frontespizio”, alla voce “dichiarazione correttiva nei termini”, si legge che nell’ipotesi in cui il contribuente intenda, prima della scadenza del termine di presentazione, rettificare o integrare una dichiarazione già presentata, deve compilare una nuova dichiarazione, completa di tutte le sue parti, barrando la casella “Correttiva nei termini”. In tal modo è possibile esporre redditi non dichiarati in tutto o in parte ovvero evidenziare oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione, non indicati in tutto o in parte in quella precedente. I contribuenti che presentano la dichiarazione per integrare la precedente, devono effettuare il versamento della maggiore imposta, delle addizionali regionale e comunale eventualmente dovute.


Se dal nuovo modello Unico risulta un minor credito dovrà essere versata la differenza rispetto all’importo del credito utilizzato a compensazione degli importi a debito risultanti dalla precedente dichiarazione.


Se dal nuovo modello Unico risulta, invece, un maggior credito o un minor debito la differenza rispetto all’importo del credito o del debito risultante dalla dichiarazione precedente potrà essere indicata a rimborso, ovvero come credito da portare in diminuzione di ulteriori importi a debito.


L’integrazione di Unico a favore senza sanzioni


Nel caso in cui il contribuente intende invece presentare una dichiarazione integrativa, sono previste due caselle, una che riguarda la “dichiarazione integrativa a favore” e l’altra che riguarda “la dichiarazione integrativa”, cioè quella a sfavore del contribuente.


Al riguardo, nelle istruzioni per la compilazione del modello Unico 2010 persone fisiche, parte seconda “guida alla compilazione della dichiarazione”, al paragrafo 3 “compilazione del frontespizio”, alla voce “integrazione della dichiarazione”, si legge che scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione, il contribuente può rettificare o integrare la stessa presentando, secondo le stesse modalità previste per la dichiarazione originaria, una nuova dichiarazione completa di tutte le sue parti, su modello conforme a quello approvato per il periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione.


Presupposto per poter presentare la dichiarazione integrativa è che sia stata validamente presentata la dichiarazione originaria.


Per quanto riguarda quest’ultima, si ricorda che sono considerate valide anche le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dal termine di scadenza, fatta salva l’applicazione delle sanzioni.


Il contribuente che segnala nel frontespizio di presentare una “dichiarazione integrativa a favore”, barrando la relativa casella, specifica infatti che sta presentando una dichiarazione a favore dopo la scadenza del termine. La dichiarazione a favore del contribuente può riguardare errori od omissioni contenuti nel modello Unico 2009 presentato entro il 30 settembre 2009 in via telematica. La rettifica a favore del contribuente che, per esempio, si è dimenticato di indicare oneri sostenuti o versamenti effettuati nel modello Unico 2009 presentato lo scorso anno nei termini, cioè entro il 30 settembre 2009, non è soggetta a sanzioni perché riguarda una dichiarazione “bonaria”: il contribuente, cioè, corregge una dichiarazione nella quale ha pagato più di quanto doveva. La correzione si esegue, presentando il modello Unico 2009, entro il 30 settembre 2010, barrando la casella “dichiarazione integrativa a favore” e senza pagare alcuna sanzione. Le sanzioni sono infatti previste per chi, non avendo presentato la dichiarazione, la presenta entro 90 giorni o per chi paga meno del dovuto. Non è invece punibile chi ha pagato più del dovuto e, prima di presentare la dichiarazione relativa all’anno successivo, in questo caso prima di presentare il modello Unico 2010, per i redditi del 2009, chiede la rettifica della precedente dichiarazione presentata nei termini.


Nelle richiamate istruzioni per la compilazione del modello Unico 2010 persone fisiche, parte seconda “guida alla compilazione della dichiarazione”, al paragrafo 3 “compilazione del frontespizio”, alla voce “dichiarazione integrativa a favore”, si legge che questa casella deve essere barrata nei seguenti casi:




  • presentazione di una dichiarazione integrativa, a norma dell’articolo 2, comma 8 bis, del Dpr 322 del 1998, entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, per correggere errori od omissioni, che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito; in questo caso l’eventuale credito risultante da tale dichiarazione può essere usato in compensazione a norma del decreto legislativo 241/1997, ovvero richiesto a rimborso;



  • presentazione di una dichiarazione integrativa, a norma dell’articolo 2, commi 8 e 8 bis, del Dpr 322 del 1998, per la correzione di errori od omissioni non rilevanti per la determinazione della base imponibile, dell’imposta, né per il versamento del tributo e che non siano di ostacolo all’esercizio dell’attività di controllo.


L’integrazione di Unico a sfavore con sanzioni e interessi


Il contribuente che segnala nel frontespizio di presentare una “dichiarazione integrativa”, specifica infine che sta presentando una dichiarazione a suo sfavore, cioè con l’indicazione di maggiori somme dovute. In proposito, nelle istruzioni per la compilazione del modello Unico 2010 persone fisiche, parte seconda “guida alla compilazione della dichiarazione”, al paragrafo 3 “compilazione del frontespizio”, alla voce “dichiarazione integrativa”, si legge che questa casella deve essere barrata in caso di presentazione di una dichiarazione integrativa:




  • nelle ipotesi di ravvedimento previste all’articolo 13 del decreto legislativo 472/1997, entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo; può essere il caso, ad esempio, di un contribuente che ha presentato nei termini l’Unico 2009 e intende integrarlo per indicare alcuni redditi che aveva omesso in sede di presentazione di Unico 2009; questa dichiarazione può essere presentata entro il 30 settembre 2010, semprechè non siano iniziati accessi, ispezioni o verifiche; sono dovuti i maggiori tributi, le sanzioni in misura ridotta e gli interessi;



  • nell’ipotesi prevista dall’articolo 2, comma 8, del Dpr 322 del 1998, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un minore reddito o, comunque, da cui consegua un minore debito d’imposta o un maggiore credito e fatta salva l’applicazione delle sanzioni; per le maggiori somme dovute, scaduti i termini per fruire della riduzione delle sanzioni in caso di ravvedimento entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo, le somme dovute, se non versate, le sanzioni e gli interessi saranno chiesti dall’agenzia delle Entrate e dagli istituti previdenziali per gli eventuali contributi dovuti.


Nel caso di presentazione della “dichiarazione integrativa”, è necessario evidenziare nella stessa quali quadri o allegati della dichiarazione originaria sono oggetto di aggiornamento e quali non sono stati invece modificati.


Pertanto, nelle caselle relative ai quadri compilati presenti nel riquadro “Firma della dichiarazione” e nelle caselle presenti nel riquadro “Tipo di dichiarazione” del frontespizio della dichiarazione integrativa, in sostituzione della barratura, dovrà essere indicato uno dei seguenti codici:


1” quadro o allegato compilato senza modifiche sia nella dichiarazione originaria sia nella dichiarazione integrativa;


2” quadro o allegato compilato nella dichiarazione integrativa, ma assente o compilato diversamente nella dichiarazione originaria ;


3” quadro o allegato presente nella dichiarazione originaria ma assente nella dichiarazione integrativa.


Le dichiarazioni “a favore”, “a sfavore” e quelle “dimenticate” nel cassetto


Si deve rilevare che, come previsto per legge:




  • la dichiarazione “a favore”, cioè con crediti a favore del contribuente, può essere presentata entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo (articolo 2, comma 8 bis, Dpr 322/1998;



  • la dichiarazione “a sfavore”, cioè con debiti del contribuente, può invece essere presentata entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (articolo 2, comma 8, Dpr 322 del 1998).


In aggiunta alle dichiarazioni a favore e quelle a sfavore, esiste anche una terza casistica di dichiarazioni: quelle “dimenticate” nel cassetto e non presentate, di cui si viene a conoscenza magari dopo qualche anno. Negli ultimi anni, è infatti in aumento il numero delle dichiarazioni che risultano “omesse” al sistema dell’anagrafe tributaria. Sono frequenti i casi di contribuenti che, pur essendo obbligati a presentare tutti gli anni le dichiarazioni Iva, redditi e Irap, si trovano con degli anni per i quali non le hanno presentate. Esistono anche casi di contribuenti che, avendo dimenticato di presentare una dichiarazione con importi a credito, presentano la successiva, riportando i crediti della dichiarazione omessa. In questi casi, il sistema dell’anagrafe tributaria, in sede di controllo automatizzato della dichiarazione presentata, a norma dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973 e dell’articolo 54-bis, del decreto Iva, Dpr 633/1972, non riconoscerà i crediti riportati in quanto non risulta presentata la dichiarazione dell’anno precedente. La conseguenza è che, con la comunicazione di irregolarità inviata dall’agenzia delle Entrate, sarà chiesto al contribuente di pagare le somme relative ai crediti “sconosciuti” al Fisco, cioè quelli riportati dalla dichiarazione “omessa”, con l’aggiunta di sanzioni e interessi. Il rimedio a queste “dimenticanze” può essere sanato presentando le dichiarazioni anche dopo qualche anno, fermi restando i poteri di controllo dell’agenzia delle Entrate in tema di regolarità dei versamenti, dei crediti e di tutti gli elementi risultanti dalle dichiarazioni presentate in ritardo e considerate “omesse” per legge, con la conseguente applicazione delle sanzioni dovute per l’omessa presentazione e per gli eventuali versamenti omessi o eseguiti in ritardo. E’ infatti previsto che la dichiarazione annuale dei redditi, dell’Iva o dell’Irap, presentata dopo 90 giorni dalla scadenza è considerata “omessa”. Il rimedio di presentare le dichiarazioni considerate “omesse” può essere conveniente per i contribuenti che hanno regolarmente pagato le somme dovute, ma che si accorgono dopo qualche anno che non è stata presentata una dichiarazione annuale. Le dichiarazioni presentate con ritardo superiore a 90 giorni si considerano omesse, ma costituiscono, comunque, titolo per la riscossione delle somme dovute in base agli imponibili in esse indicati. Esistono anche casi di contribuenti, con dichiarazione “omessa” perché presentata dopo i 90 giorni, con crediti legittimamente risultanti dalla dichiarazione considerata “omessa” riportati dal contribuente nelle dichiarazioni successive. Crediti che sono stati anche usati in compensazione con i versamenti da fare. Rimangono comunque fermi i poteri dell’ufficio locale delle Entrate che può sempre controllare la legittimità dei crediti usati in compensazione, anche se risultanti da una dichiarazione omessa, perché presentata dopo i 90 giorni dalla scadenza. Al riguardo, per i contribuenti che si “dimenticano” la dichiarazione nel cassetto, valgono i chiarimenti forniti dall’agenzia delle Entrate, nella circolare 54/E del 19 giugno 2002. Per chiarezza, si riportano la domanda e la risposta relative a un contribuente che aveva eseguito i versamenti in ritardo ma non aveva presentato la dichiarazione.


Domanda. Se un contribuente procede al versamento delle imposte entro i termini di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 472 del 1997 ma non procede a sanare la violazione relativa all’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, la sanzione irrogabile rimane comunque quella fissa di cui all’articolo 1 del decreto legislativo n. 471 del 1997 in quanto l’imposta risulta comunque versata dal contribuente?


Risposta. Nel caso in esame è stata omessa la presentazione della dichiarazione e il versamento delle relative imposte; il contribuente provvede a regolarizzare solo il versamento delle imposte ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 472 del 1997, entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, oltre agli interessi e alla sanzione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 241 del 1997 …. Ovviamente, il ravvedimento è possibile se non sono iniziati accessi, ispezioni, verifiche ed altre attività di accertamento delle quali il contribuente sia formalmente a conoscenza. Riguardo alla violazione relativa all’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, qualora l’imposta accertata dall’ufficio sia stata completamente versata dal contribuente e, dunque, non sono dovute maggiori imposte rispetto a quelle già versate, si applica la sanzione da 258 a 1.032 euro, ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 471 del 1997, aumentabile fino al doppio nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili. Ciò in quanto per imposta dovuta si ritiene che debba intendersi la differenza tra l’imposta accertata e quella versata a qualsiasi titolo”. Le regole previste per le dichiarazioni annuali dei redditi, valgono anche per le dichiarazioni annuali dell’Iva e dell’Irap. Insomma, per chi si è “dimenticato” di presentare la dichiarazione, che magari ha poi presentato dopo un anno, ma ha pagato tutte le somme dovute o ha chiuso la dichiarazione a credito, la sanzione applicabile varia da 258 euro a 1.032 euro. L’eventuale atto di contestazione che sarà notificato al contribuente potrà anche essere definito con la riduzione a un quarto della sanzione, effettuando il pagamento entro i 60 giorni previsti dopo la notifica dell’atto di contestazione. In pratica, si potrà pagare la sanzione di 64 euro, cioè pari a un quarto di 258 euro, con troncamento dei decimali.




31 maggio 2010


Salvina Morina


Tonino Morina

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