Novità fiscali del 2 aprile 2010: studi di settore: approvati i correttivi 2009; modelli Intrastat: aumentano le incertezze dei contribuenti; disposizioni in materia di processo civile: la circolare dell’Agenzia delle Entrate; pubblicati nella G.U. i 69 studi di settore evoluti applicabili dal periodo d’imposta 2009; acquisti in Paesi Ue, nuove regole per i rimborsi IVA

 






 


Indice:


 


1) Accise: Decreto di riforma in G.U.


 


2) Studi di settore: Approvati i correttivi 2009


 


3) Modelli Intrastat: Aumentano le incertezze dei contribuenti


 


4) Dichiarazioni fiscali relative al periodo d’imposta 2008: Le statistiche


 


5) Disposizioni in materia di processo civile: La circolare dell’Agenzia delle Entrate


 


6) Pubblicati nella G.U. i 69 studi di settore evoluti applicabili dal periodo d’imposta 2009


 


7) Acquisti in Paesi Ue, nuove regole per i rimborsi Iva: Pubblicato il provvedimento delle Entrate


 


 


1) Decreto di riforma sulle accise in G.U.


È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 marzo 2010, n. 75 il Decreto Legislativo 29 marzo 2010, n. 48 che ha recepito e dato attuazione alla Direttiva Comunitaria n. 2008/118/Ce, relativa alle accise.


Tale provvedimento, che è entrato in vigore il giorno 01 aprile 2010, prevede:


– L’introduzione di un documento informatico di accompagnamento, da esibire durante la circolazione dei beni soggetti ad accisa (ad eccezione dei tabacchi lavorati e dei prodotti già immessi in consumo ed avviati a deposito fiscale);


– l’estensione dell’obbligo tributario ai destinatari registrati, titolari di depositi fiscali e altri che hanno partecipato all’importazione;


– il possibile rilascio della garanzia di pagamento del tributo da parte del proprietario, del trasportatore del vettore o di altri ulteriori soggetti specifici;


– l’esenzione dall’imposta in caso di perdita irrimediabile o distruzione totale del bene


(Decreto Legislativo n. 48 del 29 marzo 2010, in G.U. n. 75 del 31 marzo 2010)


 


 


2) Studi di settore: Approvati i correttivi 2009


La Commissione degli esperti degli studi di settore ha dato il via libera alle nuove tipologie dei correttivi per adeguare gli studi di settore alla situazione di crisi economica registrata nel 2009.


Gli interventi sono relativi:


– all’analisi di normalità economica per i soggetti che presentano una contrazione dei ricavi/compensi;


– ai correttivi congiunturali di settore per i soggetti non congrui;


– ai correttivi congiunturali individuali che interessano i soggetti non congrui che presentano una riduzione dei ricavi/compensi dichiarati.


Tre tipi di intervento


Interventi relativi all’analisi di “normalità economica” per i soggetti che presentano una contrazione dei ricavi/compensi.


In particolare, si va a incidere sulla durata delle scorte e la rotazione del magazzino, tenendo conto di merci e prodotti invenduti a seguito della contrazione delle vendite.


Il secondo tipo di intervento sono i “correttivi congiunturali di settore”, che riguardano tutti i soggetti non congrui.


Si introduce un fattore di correzione applicato al singolo modello organizzativo, considerando la contrazione dei margini e il minor utilizzo degli impianti, per le imprese.


Per i professionisti che operano a prestazioni, l’intervento tiene conto del possibile aumento del peso degli acconti sul totale dei compensi.


La terza linea d’azione riguarda i “correttivi congiunturali individuali”, che interessano i soggetti non congrui che presentano una riduzione dei ricavi/compensi dichiarati.


In questo caso, i coefficienti congiunturali strutturali e territoriali vanno a cogliere il grado di crisi registrato dal singolo soggetto.


I nuovi correttivi approvati oggi saranno tradotti da Sose in specifiche tecniche che saranno trasferite a breve a Sogei per la predisposizione della versione aggiornata del software Gerico 2010, da utilizzare per le prossime dichiarazioni dei redditi.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 31 marzo 2010)


 


 


3) Modelli Intrastat: Aumentano le incertezze dei contribuenti


Aumentano le incertezze sulla presentazione del modello Intrastat nel caso di superamento della soglia di 50mila euro nel corso del trimestre.


Al contrasto tra le indicazioni dell’Agenzia delle Dogane e l’Agenzia delle Entrate in merito alla decorrenza dell’obbligo mensile, si aggiunge ora il dubbio in merito al termine di presentazione dell’elenco trimestrale.


E’ quanto è stato rilevato, in questi giorni, dagli Esperti de Il Sole 24 Ore e di Italia Oggi.


Sarebbero auspicabili chiarimenti unici da rendere noti in maniera congiunta da entrambi le due Agenzie.


 


 


4) Dichiarazioni fiscali relative al periodo d’imposta 2008: Le statistiche


La metà dei contribuenti dichiara non oltre 15.000 Euro annui e circa 2/3 non più di 20.000 Euro.


Il Dipartimento delle Finanze ha resoe pubbliche le prime statistiche definitive delle dichiarazioni IRPEF presentate nel 2009 (relative al periodo d’imposta 2008) ed i primi dati provvisori delle dichiarazioni IVA per la stessa annualità.


Il 2008 è stato caratterizzato, soprattutto nella seconda parte dell’anno, dal diffondersi della crisi economica internazionale.


Per effetto della crisi il PIL italiano in termini reali ha subito una flessione in corso d’anno dell’1,3%, mentre l’inflazione si è attestata al 3,3%.


IRPEF


Il numero dei contribuenti è stato pari a 41,8 milioni (+0,3% rispetto all’anno precedente).


Di questi circa 506.000 hanno adottato il nuovo regime dei contribuenti minimi, riservato agli esercenti attività di impresa, arti o professioni che hanno conseguito nell’anno solare precedente ricavi in misura non superiore a 30.000 Euro; tali contribuenti sono assoggettati ad un’imposta sostitutiva in luogo dell’IRPEF con esonero dagli obblighi IVA ed esenzione dall’IRAP.


Il reddito complessivo IRPEF sale dell’1,3% (782,6 miliardi di Euro) nonostante la flessione del PIL e l’imposta netta dichiarata aumenta del 2,7% (146,2 miliardi di Euro); quest’ultima è dovuta da poco più di 31 milioni di contribuenti e la sua incidenza sul reddito complessivo (aliquota effettiva) è del 18,7%.


Il reddito complessivo medio si attesta ad un valore di 18.873 Euro per un’imposta netta media di 4.700 Euro.


Su base regionale, la Lombardia conferma il primato per il reddito complessivo medio (pari a 22.540 Euro); all’estremo opposto troviamo la Calabria con 13.470 Euro.


In relazione all’imposta netta, invece, il valore medio maggiore è quello del Lazio (5.740 Euro), il minore della Basilicata (3.370 Euro).


Riguardo alla tipologia di reddito, il reddito medio da lavoro dipendente è pari a 19.640 Euro (+1,9% rispetto all’anno precedente), quello da pensione a 13.940 Euro (+3,7%), quello da partecipazione a 17.350 Euro (-2,4%).


I redditi d’impresa e da lavoro autonomo si attestano rispettivamente a 18.140 Euro e a 38.890 Euro; il confronto omogeneo con le dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2007 evidenzia per i redditi d’impresa una diminuzione dello 0,5%, che riflette l’andamento negativo dell’economia, e per i redditi da lavoro autonomo un incremento del 2,6%.


La crisi economica iniziata nella seconda metà del 2008 mostra quindi i suoi effetti nei confronti delle attività d’impresa, mentre non si evidenzia ancora nei confronti dei lavoratori autonomi.


Riguardo alla composizione del reddito dichiarato, la quota complessiva di redditi da lavoro dipendente e pensione, in crescita, ha raggiunto l’80,3% del totale.


Seguono, per importanza, i redditi da partecipazione (5,0% del totale), d’impresa (4,2%) e da lavoro autonomo (4%).


L’aumento della quota dei redditi da lavoro dipendente e pensione deriva anche dall’introduzione del regime dei contribuenti minimi, i cui redditi vengono così esclusi dal computo dell’IRPEF.


Rispetto alla distribuzione del reddito complessivo per classi, si nota che circa la metà dei contribuenti dichiara non oltre 15.000 Euro annui e circa due terzi non più di 20.000 Euro.


All’estremo superiore della distribuzione si osserva, invece, che circa l’1% dei dichiaranti supera i 100.000 Euro, pagando il 18% del totale dell’imposta.


Il 52% del totale dell’imposta è pagato dal 13% dei contribuenti con redditi oltre i 35.000 Euro.


I circa 506.000 “contribuenti minimi” hanno dichiarato un reddito medio di 8.840 Euro per un’imposta sostitutiva netta media di 1.770 Euro.


Il nuovo regime ha fatto registrare il maggior numero di adesioni nel settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche (circa 180.000 soggetti) seguito da quello del commercio (circa 63.000) e da quello delle costruzioni (circa 56.000).


Su base regionale le maggiori adesioni al regime si registrano in Lombardia (circa 68.000 soggetti) seguita dal Lazio (circa 54.000) e dalla Campania (51.000).


Il reddito medio su base regionale varia da un massimo di 10.150 Euro in Lombardia ad un minimo di 7.280 Euro in Calabria.


Sono poco più di un milione le società di persone presenti sul territorio nazionale per le quali – con l’esclusione del circa il 16% che risulta in perdita – il reddito medio è pari a 43.930 Euro.


IVA


L’introduzione del regime dei contribuenti minimi ha comportato un calo del numero delle dichiarazioni IVA in raffronto al 2007 (-7,7%, pari a 5,259 milioni): di queste, il 60,7% proviene da persone fisiche, il resto da società ed enti.


Tuttavia, il volume d’affari totale mostra un leggero aumento +0,6% (3.390 miliardi Euro;), mentre l’IVA di competenza cala dell’1,5% (78,675 miliardi Euro).


La distribuzione per natura giuridica, conferma che le società di capitali, pur rappresentando solo un quinto dei contribuenti, dichiarano l’83% del volume d’affari ed il 74% dell’imposta.


L’analisi settoriale denota il primato del settore del commercio per numero di contribuenti (25%) ed imposta dichiarata (34,8%), mentre il settore manifatturiero primeggia per volume d’affari (30,4%).


Nelle regioni settentrionali risiede circa la metà dei contribuenti, che dichiara circa il 62% del volume d’affari e dell’IVA di competenza.


Fortissima risulta la concentrazione dell’IVA: poco più dell’1% dei contribuenti dichiara il 70% del volume d’affari ed il 64% dell’imposta.


(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato del 31 marzo 2010)


 


 


5) Disposizioni in materia di processo civile: La circolare dell’Agenzia delle Entrate


Nella G.U. n. 140 del 19.06.2009 è stata pubblicata la Legge 18.06.2009, n. 69, recante “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile”, in vigore dal 4 luglio 2009.


La citata legge n. 69/2009 ha modificato alcune disposizioni del codice di procedura civile che trovano applicazione nel processo tributario per il rinvio disposto dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 31.12.1992, n. 546, secondo il quale “I giudici tributari applicano le norme del presente decreto e, per quanto da esse non disposto e con esse compatibili, le norme del codice di procedura civile”.


L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 17/E del 31 marzo 2010 ha illustrato le principali novità normative introdotte dalla Legge n. 69/2009.


La circolare ha commentato le singole disposizioni modificative del codice di procedura civile evidenziando quelle che non si applicano nel processo tributario dinanzi alle Commissioni tributarie.


Infine, nell’allegato viene riportato un prospetto (tabella) comparativo delle modifiche normative più rilevanti introdotte dalla Legge n. 69/2009.


Nella circolare le novità sulla gestione del contenzioso


Il processo fiscale taglia i tempi per impugnare la decisione del giudice nell’ipotesi in cui non sia stata notificata.


In questo caso, infatti, per i giudizi instaurati in primo grado dopo la data di entrata in vigore della legge 69 del 2009, si riduce da un anno a sei mesi il tempo utile per contestare la sentenza mediante appello, ricorso in Cassazione o revocazione ordinaria.


E’ soltanto uno dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la suddetta circolare che ha, quindi, chiarito le novità contenute nella legge 69 del 2009, in vigore dal 4 luglio 2009, che rilevano nel processo tributario.


Queste sono le altre principali novità illustrate dalla stessa Agenzia delle Entrate nel comunicato stampa del 01 aprile 2010.


Chi rifiuta di conciliare paga


Il giudice condanna alle spese del processo la parte che ha opposto rifiuto alla proposta conciliativa senza giustificato motivo, in caso di accoglimento della domanda in misura non superiore alla predetta proposta.


In particolare, la circolare ha precisato che almeno in questa prima fase in cui non si è ancora definito un preciso orientamento giurisprudenziale, se il contribuente ha rifiutato la proposta di conciliazione giudiziale, gli Uffici possono richiedere la condanna alle spese del processo se la Commissione tributaria decide secondo la proposta di conciliazione o in termini ad essi ancora più favorevoli.


Compensazione delle spese, più motivata la sentenza


Le motivazioni della sentenza devono necessariamente contenere le “altre gravi ed eccezionali ragioni” che inducono a compensare le spese giudiziali. Non basta più, quindi, la formula generica “giusti motivi”.


E’ sempre possibile il contraddittorio


Anche nei gradi di merito, sulla scia di quanto già previsto per il giudizio di legittimità, le parti possono depositare memorie scritte tutte le volte che il giudice decide di fondare la sua decisione su una questione rilevata d’ufficio.


 


 


6) Pubblicati nella G.U. i 69 studi di settore evoluti applicabili dal periodo d’imposta 2009


Sono stati pubblicati, nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo 2010, i Decreti, del 12 marzo 2010, con cui il Ministero dell’Economia e delle finanze ha approvato 69 studi di settore, applicabili a decorrere dal periodo d’imposta 2009; approvate anche le nuove analisi della territorialità specifica, nonché l’aggiornamento di alcune aree territoriali omogenee e dei minimi provinciali per gli studi di settore delle attività professionali.


In particolare, si tratta di 12 studi per il comparto delle manifatture, di 24 studi per il comparto dei servizi, di 12 studi relativi all’attività professionale, di 21 studi per il comparto del commercio.


 


 


7) Acquisti in Paesi Ue, nuove regole per i rimborsi Iva: Pubblicato il provvedimento delle Entrate


Nuovo sistema dei rimborsi Iva per le operazioni effettuate dagli operatori economici non residenti nei Paesi Ue.


Con un Provvedimento del 01 aprile 2010, protocollo 53471/2010, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha fornite le istruzioni operative per potere richiedere il rimborso dell’Iva assolta in uno degli Stati membri della Comunità europea da soggetti stabiliti in altro Stato membro, alla luce delle modifiche normative introdotte dal D.Lgs. n. 18/2010 che attua, tra le altre, la direttiva 2008/9/CE.


La direttiva, che ha rivoluzionato il processo di rimborso dell’Iva, stabilisce nuove regole per le modalità di presentazione della richiesta, dei tempi di lavorazione e di liquidazione.


Inoltre, per tutti gli operatori economici, la direttiva fissa al 30 settembre – dell’anno successivo a quello per il quale si chiede il rimborso – la data di scadenza per la presentazione delle domande.


Per gli operatori italiani: Come richiedere il rimborso per acquisti in altri Paesi Ue


La grande novità è che la domanda di rimborso va presentata direttamente via web all’Agenzia delle Entrate e non più all’Amministrazione finanziaria dell’altro Stato, utilizzando Entratel o Fisconline, direttamente o tramite intermediari abilitati.


Dopo i dovuti controlli, che richiederanno 15 giorni, l’istanza di rimborso verrà inoltrata allo Stato membro dove è stato effettuato l’acquisto.


L’amministrazione estera, poi, provvederà entro 4 mesi, contro i 6 del vecchio sistema, a comunicare direttamente al contribuente l’esito della richiesta di rimborso e a erogare le somme spettanti nei 10 giorni successivi.


Operatori di altri stati Ue: Come richiedere il rimborso per acquisti in Italia


Stesso meccanismo per gli operatori esteri che faranno richiesta di rimborso, per le operazioni effettuate in Italia, direttamente alla propria Amministrazione finanziaria.


Pertanto, nessuna domanda di rimborso dovrà essere inoltrata all’Agenzia delle Entrate che la riceverà direttamente dall’Amministrazione straniera.


Operatori extra Ue: Come richiedere il rimborso per acquisti in Italia


Gli operatori economici residenti in Svizzera, Norvegia e Israele, Paesi con i quali l’Italia ha stipulato specifici accordi, dovranno continuare a presentare le richieste di rimborso in forma cartacea (modello Iva 79) al Centro operativo di Pescara.


Il provvedimento chiarisce che anche per loro vale il termine del 30 settembre.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 


 

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