Le nuove compensazioni IVA

 

IL DETTATO NORMATVO




Come è noto, l’art. 10 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dispone che i contribuenti i quali intendono utilizzare in compensazione crediti IVA per importi superiori a 15.000 euro annui hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità di cui all’art. 35 comma 1, lettera a) del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, relativamente alle dichiarazioni dalle quali emerge il credito, al fine di contrastare il fenomeno legato alle compensazioni di crediti inesistenti.


Alternativamente, è previsto che la dichiarazione dovrà essere sottoscritta anche da parte dei soggetti che esercitano il controllo contabile per i contribuenti soggetti al controllo ex art. 2409bis del codice civile che devono così attestare l’esecuzione dei controlli previsti dall’art. 2, comma 2, del decreto ministeriale 31 maggio 1999, n. 164.




SOGGETTI LEGITTIMATI AL RILASCIO DEL VISTO DI CONFORMITA’




L’art. 10 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, nel testo originario, attribuiva il potere del rilascio del visto di conformità di cui all’art. 35, comma 1, lettera a), del citato D.Lgs., n. 241 del 1997, esclusivamente ai soggetti contemplati dall’art. 3, comma 3, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, ossia agli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili e nell’albo dei consulenti del lavoro.


Con la modifica apportata in sede di conversione del decreto legge (legge 3 agosto 2009, n. 102), ai fini dell’individuazione dei soggetti competenti a rilasciare il visto di conformità, assume rilevanza l’art. 35 del d.lgs. n. 241 del 1997.


Pertanto, legittimati al rilascio del visto di conformità previsto dall’art. 10 del decreto-legge n. 78 del 2009 sono:




  • i responsabili dell’assistenza fiscale (c.d. RAF) dei CAF-imprese;



  • gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e in quelli dei consulenti del lavoro;



  • gli iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria.




I contribuenti per i quali è esercitato il controllo contabile di cui all’art. 2409bis del codice civile, possono effettuare la compensazione dei crediti IVA, se la dichiarazione è sottoscritta – oltre che dal rappresentante legale e in mancanza da chi ne ha l’amministrazione anche di fatto, o da un rappresentante negoziale – dai soggetti che esercitano il controllo contabile.




ADEMPIMENTI PRELIMINARI A CARICO DEI CAF




La disciplina relativa ai Centri di Assistenza Fiscale (CAF) è contenuta nel D.Lgs. n. 241 del 2007 e nel decreto n. 164 del 1999.


Il responsabile dell’assistenza fiscale (RAF), che deve essere scelto tra gli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, rilascia, su richiesta del contribuente, un visto di conformità dei dati delle dichiarazioni predisposte dal CAF alla relativa documentazione e alle risultanze delle scritture contabili, nonché di queste ultime alla relativa documentazione contabile.


Ai fini del rilascio del visto di conformità, il responsabile dell’assistenza fiscale del CAF non è tenuto agli adempimenti previsti per coloro che intendono svolgere l’attività di assistenza fiscale in via professionale (comunicazione preventiva alle Direzioni regionali, polizza assicurativa).


La circolare ricorda che sono escluse dall’assistenza fiscale prestata dai CAF–imprese, le imprese soggette all’imposta sul reddito delle società (IRES):


– tenute alla nomina del collegio sindacale;


– alle quali non sono applicabili le disposizioni concernenti gli studi di settore.




L’esclusione riguarda solo i soggetti IRES, quindi non anche gli imprenditori individuali, anche nella forma di imprese familiari, e le società di persone. Pertanto, nei confronti di quest’ultimi soggetti, i CAF imprese possono prestare assistenza anche in presenza di cause di esclusione dall’applicazione degli studi di settore.




ADEMPIMENTI PRELIMINARI A CARICO DEI PROFESSIONISTI: L’ISTANZA




I professionisti, che intendono svolgere l’attività di assistenza fiscale, tra cui rientra l’apposizione del visto di conformità, devono presentare un’apposita comunicazione alla Direzione regionale competente in ragione del proprio domicilio fiscale, indicando:




  • i dati anagrafici, i requisiti professionali, il codice fiscale e la partita IVA;



  • il domicilio e gli altri luoghi ove viene esercitata la propria attività professionale;



  • la denominazione o ragione sociale e dati anagrafici dei soci e dei componenti il consiglio di amministrazione, ove previsto, del collegio sindacale, delle società di servizi delle quali il professionista intende avvalersi per lo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale, con l’indicazione delle specifiche attività da affidare alle stesse.




La predetta comunicazione può essere consegnata a mano o inviata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno.


A tale comunicazione devono essere allegati:




  • la copia conforme della polizza assicurativa;



  • la dichiarazione relativa all’insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’ordine di appartenenza;



  • la dichiarazione relativa alla sussistenza dei seguenti requisiti:




  1. non aver riportato condanne, anche non definitive, o sentenze emesse ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale per reati finanziari;



  2. non aver procedimenti penali pendenti nella fase del giudizio per reati finanziari;



  3. non aver commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura ed entità, alle disposizioni in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto;



  4. non trovarsi in una delle condizioni penalmente rilevanti che escludono la possibilità di candidarsi alle elezioni regionali, provinciali, comunali, previste dall’art. 15, comma 1, della legge 19 marzo 1990, n. 55, come sostituito dall’art.1 della legge 18 gennaio 1992, n. 16.


Il professionista deve essere inoltre in possesso dell’abilitazione alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali, rilasciata dall’Agenzia delle entrate.


A seguito della verifica, da parte della Direzione regionale competente, della sussistenza di tutti i requisiti richiesti, il professionista viene iscritto nell’elenco informatizzato dei professionisti abilitati al rilascio del visto di conformità dalla data di presentazione della comunicazione.


Solo a partire dalla predetta data il professionista può prestare assistenza fiscale.


I professionisti che hanno già effettuato la comunicazione ai fini dell’apposizione del visto di conformità alla dichiarazione unificata o per prestare assistenza fiscale ai fini della presentazione del 730, sono esentati dalla presentazione di una nuova comunicazione.


Nel caso in cui il professionista abilitato eserciti l’attività di assistenza fiscale nell’ambito di una associazione professionale nella predetta comunicazione dovranno essere indicati, oltre ai dati del singolo professionista, anche quelli dell’associazione di cui il medesimo fa parte.


E’ il singolo professionista ad essere iscritto nell’elenco informatizzato e conseguentemente abilitato al rilascio del visto di conformità, e pertanto ogni altro professionista appartenente all’associazione che non sia personalmente iscritto nell’elenco degli abilitati tenuto dalle Direzioni regionali non è autorizzato ad apporre il visto di conformità.



POLIZZA ASSICURATIVA




Al fine di garantire il completo risarcimento dell’eventuale danno arrecato, anche di entità minima, ai contribuenti la polizza assicurativa prevista dall’art. 22 del decreto n. 164 del 1999, sulla base di quanto chiarito dalla circolare n. 21 del 2009, deve rispettare le seguenti condizioni:


a) la copertura assicurativa deve riferirsi alla prestazione dell’assistenza fiscale mediante apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni, senza alcuna limitazione della garanzia ad un solo specifico modello di dichiarazione;


b) il massimale della polizza deve essere adeguato al numero dei contribuenti assistiti, nonché al numero dei visti di conformità, delle asseverazioni e delle certificazioni tributarie rilasciati, e comunque, non deve essere inferiore a euro 1.032.913,80;


c) la copertura assicurativa non deve contenere franchigie o scoperti in quanto non garantiscono la totale copertura degli eventuali danni subiti dal contribuente, salvo il caso in cui la società assicuratrice si impegni espressamente a risarcire il terzo danneggiato, riservandosi la facoltà di rivalersi successivamente sull’assicurato per l’importo rientrante in franchigia;


d) la polizza assicurativa deve prevedere, per gli errori commessi nel periodo di validità della polizza stessa, il totale risarcimento del danno denunciato nei cinque anni successivi alla scadenza del contratto, indipendentemente dalla causa che ha determinato la cessazione del rapporto assicurativo.




Il professionista che svolge l’attività nell’ambito di uno studio associato può anche utilizzare la polizza assicurativa stipulata dallo studio medesimo per i rischi professionali.




SOTTOSCRIZIONE DELLA DICHIARAZIONE DA PARTE DEI SOGGETTI CHE ESERCITANO IL CONTROLLO CONTABILE




In alternativa al visto di conformità, per poter utilizzare in compensazione i crediti IVA per importi superiori ad euro 15.000, la dichiarazione deve essere sottoscritta oltre che dal rappresentante legale o dal rappresentante negoziale, dai soggetti che esercitano il controllo contabile.




IL VISTO DI CONFORMITA’




L’istituto del visto di conformità costituisce uno dei livelli dell’attività di controllo sulla corretta applicazione delle norme tributarie che il legislatore ha attribuito a soggetti terzi rispetto all’amministrazione finanziaria.


Per quanto riguarda il visto di conformità, con l’apposizione del medesimo, viene attestata l’esecuzione dei controlli indicati dall’articolo 2 del decreto n. 164 del 1999.


Il visto di conformità, che può essere apposto solo sulle dichiarazioni annuali, si rilascia mediante l’indicazione del codice fiscale e l’apposizione della firma del responsabile del CAF-imprese o del professionista nell’apposito spazio dei modelli di dichiarazione.



Tenuta delle scritture contabili e predisposizione della dichiarazione




Gli artt. 12 e 23 – in relazione, rispettivamente, ai CAF e ai professionisti – del decreto n. 164 del 1999, stabiliscono che il visto di conformità è rilasciato se le dichiarazioni e le scritture contabili sono state predisposte e tenute dallo stesso CAF o dal professionista che rilascia il visto.


Tenuto conto della obbligatorietà del visto di conformità ai fini della fruizione dell’istituto della compensazione, le Entrate ritengono “ che nelle ipotesi in cui le scritture contabili siano tenute da un soggetto che non può apporre il visto di conformità, il contribuente potrà comunque rivolgersi un CAF-imprese o a un professionista abilitato all’apposizione del visto. Resta fermo che tali soggetti sono comunque tenuti a svolgere i controlli di cui ai paragrafi seguenti e a predisporre la dichiarazione”.


Pertanto, il contribuente che intende ottenere il rilascio del visto di conformità deve comunque esibire al CAF o al professionista abilitato la documentazione necessaria per consentire la verifica della conformità dei dati esposti o da esporre nella dichiarazione.



CONTROLLI




Relativamente ai controlli previsti dall’articolo 2, comma 2, del decreto n. 164 del 1999, si rileva che, in via generale, che tale controllo presuppone, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto:


– la correttezza formale delle dichiarazioni presentate dai contribuenti,


– la regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie.




La nota diramata richiama la circolare n. 134 del 1999 con la quale sono stati forniti i primi chiarimenti in relazione all’assistenza fiscale in generale e al visto di conformità – al quale l’attestazione dell’esecuzione dei controlli da parte dei soggetti che esercitano il controllo contabile è stata equiparata anche sotto il profilo sanzionatorio in caso di infedeltà della sottoscrizione effettuata.


In particolare, per le dichiarazioni presentate ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, ancorché unificate, i controlli devono essere finalizzati, oltre che ad evitare errori materiali e di calcolo nella determinazione dell’imponibile, nonché nel corretto riporto delle eccedenze di credito, anche a verificare la regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.


I suddetti controlli implicano quindi la verifica:




  • della regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto;



  • della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili;



  • della corrispondenza dei dati esposti nella scritture contabili alla relativa documentazione.




NON VALUTAZIONI DI MERITO MA SOLO FORMALI




L’apposizione del visto di conformità presuppone in ogni caso il controllo che il codice di attività economica indicato nella dichiarazione IVA corrisponde a quello risultante dalla documentazione contabile, desunto dalla tabella di classificazione delle attività economiche vigente al momento di presentazione della dichiarazione.


Inoltre, al fine di semplificare gli adempimenti dei soggetti coinvolti nell’attività di controllo, la circolare ha delineato le modalità attestanti la correttezza dell’esecuzione dei controlli previsti dall’articolo 2, comma 2, del decreto n. 164 del 1999.


A tal fine, dovrà essere verificato la sussistenza di una delle fattispecie che, in linea generale, sono idonee a generare l’eccedenza di imposta (check-list):




  • presenza prevalente di operazioni attive soggette ad aliquote più basse rispetto a quelle gravanti sugli acquisti e sulle importazioni;



  • presenza di operazioni non imponibili;



  • presenza di operazioni di acquisto o importazione di beni ammortizzabili;



  • presenza di operazioni non soggette all’imposta;



  • operazioni non imponibili effettuate da produttori agricoli.




Nel caso in cui il credito d’imposta destinato dal contribuente all’utilizzo in compensazione sia pari o superiore al volume d’affari, tenuto conto che trattasi di una fattispecie in cui la genesi del credito IVA non appare direttamente giustificata dall’attività economica esercitata dal soggetto nel periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione, deve essere effettuata l’integrale verifica della corrispondenza tra la documentazione e i dati esposti nelle scritture contabili.


Ai fini del computo dell’ammontare del credito, si deve tenere conto anche dell’eventuale credito proveniente dall’eccedenza formatasi in anni precedenti e non richiesta a rimborso né utilizzata in compensazione (il controllo del credito dei periodi precedenti si limita alla verifica dell’esposizione del credito nella dichiarazione presentata).


Per tutti i contribuenti che non rientrano nella condizione sopra esposta la verifica deve riguardare la documentazione rilevante ai fini dell’IVA con imposta superiore al 10 per cento dell’ammontare complessivo dell’IVA detratta riferita al periodo d’imposta a cui si riferisce la dichiarazione e deve essere conservata copia al fine di attestare la correttezza dell’esecuzione dei controlli previsti dall’articolo 2, comma 2, del decreto n. 164 del 1999, unitamente alla check-list del controllo svolto (se, ad esempio, l’ammontare complessivo IVA detratta è euro 100.000, devono essere controllate tutte le fatture con imposta superiore a euro 10.000).


5 gennaio 2010


Roberta De Marchi


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