Il controllo dei costi nell’impresa nell’attuale periodo di crisi


Siamo in un momento di crisi, non è tanto importante se sia migliore o peggiore delle precedenti, quello che occorre rilevare è che il clima generale è di incertezza: nessuno può immaginare quanto durerà, nè se gli effetti peggiori siano già passati o debbano ancora venire. Sappiamo, più dalla storia che da elementi certi, che a seguito di una depressione viene registrata una ripresa, ma manca completamente l’idea di quanto durerà questa curva discendente.


 


In questo contesto definisco impresa del 2009 l’impresa che vede scendere gradualmente il suo fatturato ma tale circostanza non dipende da cause proprie strutturali, bensì da un lento e inesorabile declino del mercato che non accenna a riprendersi. In questo contesto il primo elemento fondamentale sono i nervi saldi, il secondo è la capacità di sopravvivere in attesa che cambi qualcosa. Il punto più delicato è che qualsiasi decisione in questo contesto, se sbagliata,  potrebbe avere effetti nefasti, resistere e almeno non sbagliare di grosso diventa un elemento vincente rispetto alla concorrenza…


 


L’obiettivo dell’Impresa del 2009 è a mio avviso quello di Sopravvivere sul mercato. In un momento in cui la crisi economica è generalizzata, costante e persistente, riuscire a minimizzare le perdite consente di mantenersi sul mercato in attesa di una fase di espansione. Come nel deserto dei tartari. Si aspetta… cercando di muoversi il meno possibile per evitare sbagli fatali, un po’ anche come in un sentiero di montagna, dove si cammina nel centro con un burrone a destra ed uno a sinistra.


 


Il mercato dei capitali, in generale, e soprattutto in questo periodo non fornisce tutto il tutto il credito necessario all’Impresa, quindi l’equilibrio finanziario dell’impresa diventa un obiettivo importante da conseguire con un’oculata gestione delle spese e il ricorso all’autofinanziamento in tutti i casi in cui il ricorso all’esterno e’ problematico, troppo costoso o addirittura impossibile.


 


Rischio, incertezza, paura del futuro


L’esistenza di incertezza e il rischio connesso alle decisioni, che in momenti di crisi diventa ancora più accentuato, determina un cambiamento di ottica radicale: l’Impresa si concentra sempre di piùreddito, sul breve periodo rispetto al medio/lungo termine. Anche e soprattutto le decisioni di investimento subiscono un taglio deciso. Sicuramente vengono posticipate a data da destinarsi quelle strutturali, che hanno effetti di incremento del reddito solo nel lungo termine.


 


Acquisti e investimenti su beni e strumentazioni o in generale progetti di breve o medio termine sono giudicati fattibili se la spesa si ripaga con incrementi di ricavo nell’arco addirittura di un esercizio soltanto. Infatti imprese di piccole e medie dimensioni non possono sostenere disavanzi di cassa per molto tempo in quanto le condizioni di credito stanno diventando sempre più onerose. Quindi si investe poco e, se lo si fa è per progetti di breve/brevissimo raggio che devono immediatamente generare risultati tangibili. Si può sopravvivere solo rimanendo vivi giorno per giorno. Il futuro, se siamo già morti oggi, sicuramente non lo vedremo domani. Per questo motivo, la crisi spinge a decisioni non ottimali, che generano risultati di breve portata e quindi si autoalimenta rendendo difficile arrivare ad una svolta. Tuttavia, soprattutto nelle piccole imprese, navigare a vista, con un orizzonte temporale basso e tanti sacrifici, anche di natura personale può mantenere l’azienda nel mercato. Se si riesce a resistere, al termine della congiuntura si potrà riprendere a sperare, a pianificare anche per il medio e lungo periodo. L’esperienza della crisi avrà portato ad una razionalizzazione e controllo dei costi, ad una ristrutturazione interna e delle fonti di finanziamento. Qualche concorrente che non ce l’ha fatta avrà  liberato segmenti di mercato si apriranno nuove opportunità e nasceranno nuove idee. Questo avverrà, ma per ora non sappiamo quando.


 


Ogni mese è peggiore del precedente, la stagionalità si appiattisce, ma comunque l’impresa lavora e continua a lavorare. In questa situazione che per essere affrontata, a livello umano, necessita di nervi saldi a tutti i livelli, la prima reazione è solo questa: contenimento dei costi. Si, conteniamo, ma come? L’orizzonte temporale, come ho già spiegato, diventa breve, brevissimo, ma se a livello emotivo è comprensibile decidere di bloccare tutto, è opportuno sempre farsi qualche domanda e lasciare che anche la parte razionale dia una risposta. In merito ad esempio alle decisioni di investimento, effettuare un investimento in questo momento potrebbe attirare una nuova fetta di mercato, consentire di diversificare il business e quindi contrastare la caduta libera dei ricavi, soprattutto se si riesce a gestire oculatamente le spese di investimento e i tempi di pagamento e a renderlo operativo al più presto per beneficiare di nuovi flussi di incassi. Se la paura di spendere porta a rinunciare prima ancora di valutare i benefici, la rinuncia potrebbe essere una decisione sbagliata, anche se a prima vista comporta un risparmio.


 


Tagliare i costi, ma come?


Tagliare i costi non e’ una scelta vincente per definizione, è una scelta vincente solo se si riesce a tagliare bene. Ne sa qualcosa chi va dal parrucchiere per un taglio e ne esce con i capelli che sembra un porcospino: una delusione, e si dovrà aspettare un bel pò prima che ricrescano.


I migliori giardinieri sono coloro che riescono a potare le piante in modo da dar loro forza, far fare loro più frutti e comunque rendendo le chiome gradevoli alla vista. Se, presi dall’urgenza, insieme ai rami tagliamo anche le radici, allora, sembra lapalissiano, ma nemmeno poi tanto, non meravigliamoci se la pianta muore. Questo vale anche per le imprese.


 


L’economia viene definita come lo studio della migliore combinazione fra le risorse, destinate ad usi alternativi. Soprattutto in questo periodo di crisi tale affermazione è nella testa di tutti. Risorse scarse, sempre più scarse e le alternative di utilizzo sono molteplici per questo devono essere valutate con attenzione. Esperti di organizzazione e tagliatori di costi affilano la scure per esercitare il loro mestieri che, al di là dell’orrore che genera in un’impresa, a tutti i livelli, se fatto bene potrebbe anche determinare una razionalizzazione proficua nel breve e nel lungo periodo.


 


Se ci fermiamo all’apparenza tutte le spese possono apparire inutili, quindi, e non ci vuole un esperto per farlo, basta porre come obiettivo una diminuzione percentuale generalizzata rispetto all’anno precedente, che consenta un margine positivo fra i nuovi ricavi previsti e i costi e il lavoro è terminato. Un’altra possibilità, più complessa ma forse più ragionevole, è quella di analizzare le singole voci di costo e vedere, per ciascuna, qual è il livello accettabile di riduzione. Si raggiungerà probabilmente lo stesso risultato finale, ma, almeno spero, attraverso l’eliminazione dei costi effettivamente superflui, non attraverso una diminuzione generalizzata. In quest’ottica, la contabilità analitica diventa lo strumento ideale per monitorare i costi dell’impresa perché consente di analizzare l’impresa nel dettaglio e di capire dove possono essere ridotti e razionalizzati i costi senza peggiorare la qualità del servizio e senza tagliare risorse effettivamente necessarie per la produzione.


 


Soluzioni per crescere


Anna Maria Pirro


28 Maggio 2009


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