Le scelte di tipo metodologico e procedurale per l’adattamento degli studi di settore alla crisi


          Il tema che mi è stato assegnato ha un titolo davvero impegnativo, ma sicuramente di un certo interesse, atteso che in un periodo di crisi così marcata – direi senza precedenti, da quando esistono gli studi di settore – un pò tutto il mondo professionale ed imprenditoriale si interroga sulla reale possibilità dei contribuenti di risultare congrui e coerenti per il 2008 con le previsioni di Gerico.       Cosa bisogna fare? Subiremo oltre al danno della crisi la beffa di maggiori redditi accertati con gli studi di settore?


          Accettando l’invito a questo convegno, con tutte le insidie dell’argomento da trattare, sono stato costretto a comprendere meglio quali scelte si impongono. In verità, l’impresa o il lavoratore autonomo soggetti agli studi di settore hanno poco da scegliere e molto da… difendere!


          Tale difesa, tuttavia,  è resa oggi meno onerosa dal recente intervento della Commissione degli Esperti che nella riunione del 2 aprile 2009 ha approvato all’unanimità un significativo documento sulla valutazione dell’impatto della crisi economica sulle PMI italiane e l’adeguamento degli studi di settore.


          Credo pertanto utile illustrare le scelte di tipo metodologico e procedurale che hanno portato alla elaborazione di alcuni correttivi, utilizzando i documenti messi a disposizione dalla SO.SE.


 


          E’ utile rilevare che, dal momento che lo scopo degli studi di settore è rappresentare in modo corretto le imprese a cui si riferiscono, garantendo equità e trasparenza di trattamento nei confronti di tutti i contribuenti, l’impatto del fenomeno crisi non si può che misurare a posteriori: oggi, è infatti possibile fare previsioni, acquisire informazioni e predisporre una adeguata banca dati di riferimento, ma l’effetto concreto dell’impatto della crisi nei diversi operatori economici si può determinare soltanto ad esercizio concluso.


          Il monitoraggio del fenomeno, nella sua complessità, potrà quindi avvenire attraverso l’approfondimento dei dati disponibili anche da fonti specializzate, nonché il riscontro delle stesse informazioni contenute nei modelli di dichiarazione e nei modelli per gli Studi di settore. L’analisi conseguente consentirà a posteriori, di individuare apposite misure di correzione da sottoporre al vaglio degli stessi esperti in rappresentanza delle imprese e dei professionisti.    Tale attività porterà ad interventi improntati a criteri di selettività non soltanto delle attività economiche interessate dalla crisi ma anche dei singoli operatori, considerando altresì la componente territoriale sulla base delle analisi fatte dagli osservatori regionali i quali istituzionalmente sono deputati a rilevare l’impatto degli studi sul territorio e quindi, nel caso specifico, anche le conseguenze che la situazione di crisi ha portato in riferimento ai diversi settori.


 


1. Premessa: progetto di revisione straordinaria degli Studi ed il suo recepimento normativo.


          La Commissione degli Esperti, nella riunione del 6 novembre 2008, aveva promosso l’avvio di un processo di revisione straordinaria degli studi di settore da realizzarsi in due fasi:


– la prima, per adeguare il software Gerico in tempo utile per la successiva dichiarazione 2009;


– la seconda, per meglio cogliere situazioni non adeguatamente rappresentate nella prima fase, in tempo utile per consentire un corretto utilizzo degli studi di settore ai fini della selezione, controllo ed accertamento.


 


          Tale processo è stato recepito dal governo e disciplinato nell’art. 8 del Decreto Legge 29 novembre 2008 n. 185, convertito nella legge 28 gennaio 2009, n. 2 (c.d. decreto anti-crisi), che così recita: “Al fine di tenere conto degli effetti della crisi  economica e dei mercati, con  particolare  riguardo a determinati   settori o aree territoriali, in deroga all’articolo 1, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica del 31 maggio 1999, n. 195, gli studi di settore possono essere integrati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, previo parere della Commissione di cui all’articolo 10, comma 7, della legge 8 maggio 1998, n. 146. L‘integrazione  tiene anche conto dei dati della contabilità nazionale, degli elementi acquisibili presso istituti ed enti specializzati nella analisi economica, nonché delle segnalazioni degli Osservatori regionali per gli studi di settore istituiti con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 8 ottobre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2007.


 


2. L’attività svolta nell’ambito del progetto di revisione straordinaria degli Studi.


          Il percorso di analisi individuato, mirato a fornire un attendibile quadro di riferimento della situazione economica che il nostro Paese ha vissuto nel 2008, ha richiesto una preliminare attività di ricerca e acquisizione delle fonti sia interne che esterne al sistema studi ritenute più significative, in modo da integrare le numerose informazioni già presenti nella banca  dati degli studi di settore.


          In particolare, sono state reperite fonti informative di carattere macroeconomico e settoriale rese disponibili da enti ed istituti di ricerca e fonti di carattere microeconomico aziendale comunicate dagli stessi contribuenti, direttamente o tramite le proprie organizzazioni di categoria, oltre la Comunicazione annuale dei dati IVA 2009 (anno di imposta 2008).


          Per quanto concerne le informazioni e i dati provenienti dai contribuenti sono stati predisposti appositi questionari recanti informazioni di tipo contabile e finanziario, al fine di avere una base dati aggiornata per effettuare i test sugli interventi operati, ma anche per rappresentare il diverso grado di percezione degli effetti della crisi da parte degli stessi imprenditori e professionisti , in relazione al settore economico e al territorio, oltre che allo specifico modello organizzativo.


 


          Sulla base delle indicazioni fornite dalla Commissione, i tecnici della SOSE, a partire dalle fonti informative individuate, hanno svolto un’attività di approfondimento e valutazione delle osservazioni e dei risultati delle analisi e di carattere macroeconomico e di settore, fornite da Banca D’Italia, Istat, Isae, Prometeia, centri studi di primaria importanza in campo economico aziendale, dalla propria rete di esperti, nonché di analisi sull’andamento dei consumi energetici. La lettura delle fonti informative, è stata orientata ad individuare selettivamente i fattori e/o le situazioni che hanno potuto originare sensibili variazioni nei processi e nei mercati di riferimento, incidendo sulla capacità degli studi di rappresentare adeguatamente le diverse realtà operative.


          Dal confronto delle citate informazioni di tipo qualitativo e quantitativo, con le omologhe presenti nella banca dati degli studi di settore, relative a periodi pregressi, è stato possibile, quindi, far emergere le potenziali situazioni di disallineamento del modello di stima dei ricavi/compensi, nel contesto degli effetti legati alla congiuntura economica, come illustrate nella documentazione consegnata.


          In via generale, sono state riscontrate con maggiore frequenza le seguenti situazioni:



  • settori ed attività economiche particolarmente esposte alla fluttuazione dei prezzi delle materie prime con manifesta difficoltà di completa traslazione, dei maggior costi, al cliente o al committente;

  • sistematico incremento del costo del carburante, fattore produttivo rilevante per le attività legate al trasporto di cose o di persone o alle attività d’intermediazione e al settore della pesca;

  • sensibile variazione delle relazioni tra i dati economici per talune attività per le quali si sono modificate le regole di gestione o di mercato, con conseguente alterazione dei margini di redditività;

  • rigidità della struttura produttiva, rispetto a taluni fattori impiegati, che rappresenta un elemento di criticità in presenza di una contrazione dei ricavi etc;

  • magazzini tendenzialmente più alti per contrazione delle vendite a fronte di acquisti già operati.


congruita,ttura e le caratteristiche degli interventi specifici da porre in essere.


          Nel delineato contesto di analisi e a partire dagli effetti riscontrati, si è resa possibile l’elaborazione di specifici correttivi “direzionati” in modo selettivo a conferire il più alto grado di rappresentatività al risultato derivante dall’applicazione degli studi di settore.


          Le attività svolte hanno condotto, più specificamente, alla individuazione di quattro tipologie di intervento in grado di agire a livello dei settori economici, e dei modelli organizzativi, e delle situazioni individuali di impresa anche in relazione alla localizzazione territoriale.


          In particolare, il primo intervento prevede una diversificazione di trattamento per settori di produzione maggiormente esposti alla incontrollata fluttuazione dei prezzi relativi ad alcune materie prime (ad esempio: i metalli) ed al costo del carburante che, come noto, hanno subito incrementi nel primo semestre del 2008, a fronte, per i settori economici di attività interessati, di un fenomeno di contrazione generale della domanda di beni e servizi, avvenuta nel secondo semestre dello stesso anno.


 


          In sostanza, l’intervento è mirato a sterilizzare l’effetto dovuto all’incremento del costo del venduto o della produzione di servizi, incremento riconducibile unicamente all’aumento dei prezzi e non ad una maggiore capacità di generare ricavi.


          Il secondo intervento è invece orientato verso i settori per i quali è stata riscontrata una significativa alterazione delle variabili economiche e quindi dei margini, spesso in presenza di un tendenziale declino dei ricavi.


          Si pensi, per esemplificare, ad alcune attività del settore tessile, maggiormente esposte ad una sensibile contrazione dei margini. In tali casi, l’intervento proposto consente di mantenere in equilibrio il modello in presenza delle situazioni sopra evidenziate.


 


          Il terzo intervento, che riguarda tutti gli studi di settore, tende ad equilibrare il modello di stima dei ricavi/compensi, cogliendo situazioni di rigidità dello stesso in presenza di una sistematica contrazione dei ricavi/compensi. E ciò è dovuto alla rigidità della struttura produttiva che non è modificabile nel breve in funzione degli effetti di crisi (mantenimento dei beni strumentali e del livello di occupazione in presenza di ricavi declinanti, ovvero situazioni indirettamente riconducibili a difficoltà produttive legate al territorio).


          Il quarto intervento, infine, è mirato ad adeguare l’effetto dell’applicazione dell’analisi di normalità economica nei casi in cui i fattori e/o le situazioni oggetto di analisi risultino sensibilmente alterate per effetto della crisi. Per esemplificare si pensi all’indicatore di durata delle scorte nel caso in cui l’incremento di rimanenze finali verosimilmente va fatto risalire all’invenduto di merce o prodotti finiti, a fronte della contrazione delle vendite.


          L’intervento proposto nel caso in esame è mirato a sterilizzare l’effetto di tale invenduto nel calcolo dell’indicatore di durata delle scorte ed eventualmente a neutralizzare il conseguente maggior costo del venduto in modo da non generare, induttivamente, attività palesemente non riconducibili a comportamenti preordinati ad alterare il risultato di congruità.


 


          La Commissione degli esperti, nella riunione del 2 aprile 2009, è stata chiamata ad esprimere il proprio parere in merito alla validità, sotto il profilo metodologico, degli interventi che sono stati individuati per adeguare, in modo selettivo, le risultanze derivanti dall’applicazione degli studi di settore al contesto di crisi che ha caratterizzato il periodo d’imposta 2008.


          La Commissione ha evidenziato che soltanto l’acquisizione delle dichiarazioni per l’esercizio 2008 consentirà una completa ed approfondita analisi tale da garantire agli studi di settore un significativo livello di rappresentatività.          Questa rivisitazione sarà fatta nel 2010, in tempo utile per consentire all’Agenzia delle Entrate di disporre di uno strumento adeguato per le successive attività di selezione, controllo ed accertamento.


 


          La Commissione, però, ha altresì promosso un primo intervento per adeguare gli studi di settore alla reale situazione di crisi del 2008, al fine di consentire, in tempo utile, a ciascun soggetto, di valutare con il software Gerico aggiornato per tener conto dell’impatto della crisi, la propria posizione in termini di normalità e congruità, ed, ove ritenuto opportuno, adeguarsi ai risultati dello studio in sede di dichiarazione.


          La Commissione ha ritenuto che, dal punto di vista metodologico, e sulla base delle informazioni disponibili gli interventi proposti siano sufficienti per adeguare il software Gerico per la prossima dichiarazione. Pur tuttavia, l’elevata “turbolenza” rilevata all’interno di tutti i settori, anche in quelli che globalmente considerati hanno segnato nel 2008 un aumento di volume di affari, potrebbe far riscontrare, nell’applicazione pratica, per la prossima dichiarazione dei redditi, situazioni di disallineamento fra ricavi dichiarati e ricavi risultanti dagli studi di settore nei quali i contribuenti non si riconoscono.


 


          Un caso possibile potrebbe essere individuato in una situazione di maggiori ricavi o compensi 2008 rispetto al 2007, nella quale, però, particolari condizioni di mercato hanno comportato una riduzione nei margini di profitto. Nei settori individuati nella documentazione questo è stato colto; potranno, però, esserci situazioni individuali, al di fuori di questi settori, nelle quali il contribuente potrà non riconoscersi nel risultato ottenuto con l’applicazione dello studio e valuterà, invece, la propria dichiarazione correttamente rappresentativa della realtà che lo riguarda. La Commissione ha ribadito che in tale situazione non bisogna fare alcun adeguamento, ma nell’apposito spazio per le annotazioni sarà opportuno ed utile dare ragione del mancato adeguamento.


          La Commissione ha raccomandato inoltre ad associazioni e professionisti, oltre che agli Osservatori Regionali, di segnalare con tempestività ed in modo documentato situazioni particolari e ripetutamente riscontrate nelle quali si ritiene che il contribuente non debba adeguarsi.


          La Commissione ha espresso parere favorevole in merito alla validità tecnica e metodologica degli interventi proposti, al fine di consentire, in sede di dichiarazione dei redditi, ai contribuenti che lo riterranno di adeguarsi al risultato proposto dall’applicazione degli studi di settore. Al riguardo, in coerenza al pensiero espresso dall’Amministrazione finanziaria in diversi documenti di prassi e da ultimo nella circolare n. 5 del 2008, è stata  ribadita la natura assolutamente non «catastizzante» degli Studi di settore rispetto ai ricavi o compensi da dichiarare.


 


          La Commissione ha altresì sottolineato la necessità, in relazione ai periodi d’imposta 2008 e 2009 interessati da notevoli modifiche nel mercato provocate dalla crisi, che il risultato degli studi di settore sia accompagnato in sede di accertamento anche da altri elementi in grado di rafforzare ulteriormente la pretesa tributaria e segnala all’Agenzia l’opportunità di adottare particolare prudenza nelle situazioni in cui gli scostamenti saranno di lieve entità.


***


          Nella riunione del 2 aprile 2009, la Commissione degli Esperti ha accolto altresì un documento unitario proposto dai rappresentanti delle attività professionali.


          Gli effetti della crisi economica sull’attività delle professioni, nella generalità dei casi, si evidenzieranno con un ritardo, non facilmente determinabile, rispetto agli effetti causati sulle piccole e medie imprese.


          Nell’anno 2008, inoltre, gli effetti possono essere stati occultati dall’incasso di compensi riguardanti prestazioni svolte negli anni precedenti. La crisi comporterà, presumibilmente, la diminuzione degli incarichi – effetto colto dallo studio di settore – ed una inevitabile riduzione, non determinabile a priori, delle tariffe unitarie relative alle diverse tipologie di prestazioni, a causa del minor lavoro, dell’aumento della concorrenza e delle difficoltà economiche della committenza.


 


          Ci sarà un maggior numero di versamenti in acconto e di pagamenti frazionati con effetti distorcenti sui risultati della congruità. La presenza dimostrata di acconti e di pagamenti frazionati dovrà essere giustificazione della mancata congruità.


          A fronte di ciò i costi rimarranno immutati, nel breve e medio termine, con un conseguente appesantimento dei parametri della coerenza.


          Sarà indispensabile un monitoraggio continuo avvalendosi anche di dati raccolti all’esterno delle categorie professionali quali, ad esempio, la crisi del settore edilizio, la diminuzione del numero di pratiche catastali ecc.


          In particolare si dovrà tener conto che gli indicatori di normalità economica, tarati su dati raccolti in periodi di assenza della crisi, hanno perso livello di significatività, nonostante l’introduzione di coefficienti di elasticità e dovranno essere assoggettati ad attenta valutazione prima della loro utilizzazione.


 


Conclusioni


          I correttivi ai quali ha dato il via libera la Commissione degli Esperti per gli Studi di Settore – che, lo ricordiamo, è composta esperti dell’Amministrazione Finanziaria, della SO.SE (Società per gli Studi di Settore) e associazioni di categoria – interesseranno una platea di 2.150.000 contribuenti su un totale di 3,7 milioni ai quali si applicano gli studi di settore (1).


          L’introduzione dei correttivi è un grande passo avanti rispetto al passato, perché è la prima volta che l’Amministrazione Finanziaria riconosce una situazione di crisi ancor prima della presentazione delle dichiarazioni del relativo periodo. Si tratta quindi di un intervento tempestivo e non a posteriori, che sicuramente consentirà ai contribuenti di gestire al meglio la propria dichiarazione. L’ausilio dei rappresentanti delle singole categorie professionali ha sicuramente consentito alla Commissione degli Esperti di cogliere le situazioni di maggiore criticità delle attività economiche. Ora non resta che attendere il provvedimento che licenzierà i correttivi da applicare a Gerico 2009.


 


          In ogni caso, appare evidente che i contribuenti che non risultano congrui o coerenti a causa della crisi congiunturale ovvero per peculiari situazioni soggettive non sono “obbligati” ad adeguarsi, ma dovranno in prima battuta avere cura di compilare il quadro relativo alle annotazioni, evidenziando le cause giustificative dello scostamento, e successivamente documentare le proprie ragioni in sede di contraddittorio. Il tutto senza perdere di vista l’ormai acclarata circostanza che non sono più consentiti “accertamenti automatici” da studi di settore e l’onere probatorio per giustificare il maggiore reddito incombe in ogni caso  in capo all’Amministrazione Finanziaria.


 


Massimo Conigliaro


29 Aprile 2009



 






NOTE


(1) Per i primi commenti sul documento approvato dalla Commissione degli esperti per gli studi di settore cfr. A. Criscione, Studi, pronti i correttivi, in Il Sole 24 Ore del 3 aprile 2009, pag. 8,  G.P. Ranocchi – G. Valcarenghi, Per gli accertamenti più prove oltre Gerico, in Il Sole 24 Ore del 3 aprile 2009, pag. 8,  A. Criscione, Studi anti recessione con correttivi individuali, in Il Sole 24 Ore del 4 aprile 2009, pag. 5, D. Deotto, Combinazione complessa fra Gerico e il redditometro, in Il Sole 24 Ore del 4 aprile 2009, pag. 5.


(2) Per i primi commenti sul documento approvato dalla Commissione degli esperti per gli studi di settore cfr. A. Criscione, Studi, pronti i correttivi, in Il Sole 24 Ore del 3 aprile 2009, pag. 8,  G.P. Ranocchi – G. Valcarenghi, Per gli accertamenti più prove oltre Gerico, in Il Sole 24 Ore del 3 aprile 2009, pag. 8,  A. Criscione, Studi anti recessione con correttivi individuali, in Il Sole 24 Ore del 4 aprile 2009, pag. 5, D. Deotto, Combinazione complessa fra Gerico e il redditometro, in Il Sole 24 Ore del 4 aprile 2009, pag. 5.


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