Le verifiche fiscali, casi pratici: l’onere della prova spetta al contribuente o al Fisco?



Premessa introduttiva


E’ noto che in base all’articolo 2697 del codice civile, chi vuole far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Viceversa, chi eccepisce l’inefficacia di tali


atti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda.


Su questo principio si basa una buona fetta dei ricorsi in materia tributaria.


Pertanto, sulla scia di una anticipazione fatta in una precedente puntata della rassegna giurisprudenziale (clicca qui per leggerla), riteniamo utile illustrare delle sentenze che, in riferimento a casi pratici di rilevante interesse (fatturazioni false, conti bancari, notifiche, testimonianza), hanno affrontato il tema.


 


 


*****


 


 


Cessione d’azienda e imposta di registro


L’Amministrazione finanziaria è ammessa alla determinazione induttiva del reddito conseguito dal contribuente avvalendosi dell’accertamento ai fini dell’imposta di registro giusta il maggior valore attribuito all’azienda (segnatamente all’avviamento commerciale). Il contribuente è dunque chiamato ad assolvere l’onere della prova contraria anche fornendo elementi indiziari sufficienti a superare la presunzione di corrispondenza dei valori accertati nelle singole discipline d’imposta.


(Cassazione, sentenza n. 28791/08)


 


 


 


Falsa fatturazione e onere della prova


La non rispondenza fra i soggetti della fatturazione ed i soggetti della sottostante operazione imponibile non è irrilevante ai fini fiscali in quanto la disciplina della deducibilità dei costi e della detrazione dell’imposta sul valore aggiunto è configurata al fine di consentire all’Amministrazione finanziaria di effettuare controlli sulle reciproche posizioni dei contribuenti.


L’Amministrazione finanziaria è parte attrice sostanziale nel contenzioso avente ad oggetto il rapporto giuridico d’imposta e, conseguentemente, grava sulla medesima l’onere di dimostrare gli elementi costitutivi della pretesa fiscale fatta valere, giusta l’ordinario canone di cui all’art. 2697 c.c.. Peraltro, laddove l’Erario contesti la natura fittizia ovvero la falsità delle operazioni  imponibili e delle relative fatture, anche attraverso indizi o avvalendosi di presunzioni, è onere del contribuente dimostrare l’effettiva sussistenza dell’attività esercitata, delle prestazioni erogate o ricevute, al fine di comprovare l’effettività delle operazioni disconosciute in sede di accertamento, anche in ordine alla capacità economica ed organizzativa.


(Cassazione, sentenza n. 27574/08)


 


 


 


Onere della prova nella norma antielusione


La nozione di abuso del diritto costituisce un mezzo di contrasto nei confronti di tutte le forme e


strumenti giuridici – ai quali gli operatori ricorrano avendo quale scopo principale il risparmio fiscale anche laddove siano coinvolte finalità di contenuto economico – con carattere di metodo di accertamento semplificato.


L’onere della prova della pratica abusiva incombe sull’Amministrazione finanziaria la quale, nell’assolvere all’obbligo di motivazione degli atti di rettifica ed accertamento, non deve limitarsi alla formulazione di generici rilievi bensì deve indicare gli elementi a sostegno dell’assunto circa lo scopo elusivo e la carenza di effettività economica dell’operazione


contestata.


(Cassazione, sentenza n. 25374/08)


 


 


 


Accertamento induttivo e onere della prova


Il ricorso all’accertamento con metodo induttivo non altera l’ordinaria ripartizione dell’onere della prova come stabilito dall’art. 2697 c.c.. Conseguentemente, l’Amministrazione finanziaria deve dimostrare i fatti costitutivi della pretesa tributaria e della maggiore base imponibile; il contribuente deve allegare i fatti impeditivi ed estintivi di tale pretesa. Peraltro, qualora l’inesattezza, incompletezza od infedeltà dei dati esposti nella dichiarazione risultino in modo certo o diretto dagli accertamenti compiuti a carico di terzi soggetti, siffatte risultanze ben possono essere utilizzate nei confronti del contribuente anche prescindendo da ispezioni o verifiche presso il medesimo.


(Cassazione, sentenza n. 24433/08)


 


 


 


La fittizietà dei conti correnti va dimostrata


Nell’ambito delle indagini bancarie in sede di accertamento del reddito imponibile di società, l’onere della prova circa la fittizietà della titolarità di conti e rapporti al pari dell’interposizione personale compete all’Amministrazione finanziaria.


(Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sentenza n. 377/I/08)


 


 


 


Il pagamento come prova dell’esistenza delle operazioni


La contestazione di inesistenza e fittizietà delle  operazioni imponibili mossa all’Amministrazione finanziaria nei confronti del contribuente comporta l’onere per il contribuente di dimostrarne l’effettività. L’assolvimento del predetto onere probatorio non è peraltro soddisfatto per il tramite della mera esibizione degli strumenti di pagamento, in quanto notoriamente utilizzati per simulare la sussistenza di reale attività economica, e che pertanto rappresentano elemento indiziario di per sé insufficiente – dovendosene valutare peso e gravità nel  complesso


delle altre risultanze processuali.


(Cassazione, sentenza n. 21303/08)


 


 


 


No al ricarico come prova esclusiva


Nelle ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione da parte del contribuente, l’Amministrazione finanziaria è ammessa ad utilizzare qualsiasi elemento probatorio ai fini dell’accertamento induttivo del reddito – anche servendosi di presunzioni semplici prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. Spetta al contribuente assolvere l’onere di dedurre e provare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi della predetta pretesa tributaria fatta valere.


Costituisce principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità l’inammissibilità della rettifica della dichiarazione del contribuente sulla mera divergenza fra la percentuale di ricarico riscontrata e quella media del settore di appartenenza. Tale circostanza, estrapolata da un semplice dato statistico, non assume infatti valenza di presunzione fornita dei caratteri di gravità, precisione e concordanza non essendo suscettibile di integrare un fatto ‘noto – storicamente provato – dal quale argomentare il fatto ‘ignoto.


(Cassazione, sentenza n. 16379/08)


 


 


 


Irregolari le notifiche se non provate


Incombe sull’Amministrazione finanziaria e sul concessionario (agente) della riscossione l’onere di dimostrare la legittimità dell’iter procedimentale relativo all’accertamento, liquidazione e riscossione delle imposte. Conseguentemente, laddove il contribuente contesti l’applicazione


della misura del fermo amministrativo per omessa notificazione degli atti presupposti (nella specie, cartelle di pagamento) ed a tale deduzione nulla sia opposto, il giudice tributario deve constare il vizio e dichiarare la nullità della misura cautelare.


(Commissione Tributaria Regionale di Roma, sentenza n. 61/XXXVIII/08)


 


 


 


L’onere della prova nel caso di silenzio rifiuto


Diversamente dall’ipotesi in cui l’Amministrazione finanziaria sia tenuta a provare la propria pretesa formalizzata nell’atto impositivo impugnato dal contribuente, il gravame avverso il silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso dell’imposta non dovuta (in dipendenza di fattispecie agevolativa) impone al contribuente di assolvere l’onere della prova, ex art. 2697 c.c..


(Commissione tributaria II grado di Bolzano, sentenza n.7/VII/08)


 


 


 


Onere della prova in caso di perdita incolpevole dei documenti


Costituisce principio consolidato, che consente l’accoglimento in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. del ricorso dell’Ufficio, l’affermazione secondo cui in materia di iva, l’incolpevole perdita della contabilità (nella specie, a causa di furto) non esime il contribuente dall’onere di provare il suo credito d’imposta, né introduce una presunzione di veridicità di quanto, pur dettagliatamente, affermato dal contribuente alle forse di polizia. Soccorre, in tale ipotesi, la regola generale di cui


all’art. 2724, n. 3), del codice civile secondo la quale la parte è autorizzata alla deduzione di prova testimoniale o per presunzioni (viene perciò cassata con rinvio la sentenza di merito che ha escluso l’Ufficio potesse accertare come indebita la detrazione IVA di cui alle fatture rubate)


(Cassazione, sentenza n. 9610/2008)


 


 


 


Valore di prova della testimonianza avvenuta in un processo civile


La prova testimoniale resa nel processo civile di cui è parte il contribuente verificato – ancorché costituisca mezzo istruttorio non ammesso nel contenzioso tributario – è suscettibile di essere assunta nell’accertamento relativo alla determinazione del reddito imponibile quale indizio che, suffragato da altri elementi, dati e circostanze può essere idoneo a legittimare la pretesa fiscale. Conseguentemente, laddove il giudice tributario non intenda tenerne conto non può limitarsi a dichiararne l’irrilevanza dovendo illustrare le ragioni che conducono a ritenerlo inconferente rispetto alla situazione economica del contribuente.


(Cassazione, sentenza n. 1164/2008)


 


 


Partecipa alla discussione sul forum.