Novità fiscali del 10 novembre 2008: disciplina della distribuzione di utili e riserve; la consulenza all'estero ricade nel campo IVA; novità in materia di bilancio di esercizio e informativa e relazione sulla gestione

disciplina della distribuzione di utili e riserve; la consulenza all’estero ricade nel campo IVA; novità in materia di bilancio di esercizio e informativa e relazione sulla gestione…

 






 


Indice:


 


1) Antiriciclaggio: Linee Guida sull’adeguata verifica della clientela


 


2) Commercialisti: Modificato il Regolamento della Formazione Professionale Continua


 


3) Guida operativa sulla disciplina della distribuzione di utili e riserve


 


4) La consulenza all’estero ricade nel campo IVA


 


5) Redazione del bilancio di esercizio e informativa sul governo societario società quotate


 


6) Diritto societario: Relazione sulla gestione alla luce del documento IRDCEC


 


 


1) Antiriciclaggio: Linee Guida sull’adeguata verifica della clientela


Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha definitivamente approvato le Linee Guida sull’adeguata verifica della clientela in modo da agevolare gli iscritti nel concreto adempimento dell’obbligo previsto dagli artt. 16 e ss. del D.Lgs. n. 231/2007 (cioè, quello di adeguata verifica del cliente).


In particolare, tra gli interventi di modifica vengono segnalati l’inserimento:


di ulteriori indicazioni esplicative in riferimento alle prestazioni oggetto dell’obbligo;


– di appositi paragrafi dedicati all’approfondimento, rispettivamente, dell’obbligo di astensione previsto dall’art. 23 del D.lgs. n. 231/2007 e dell’ipotesi contemplata dall’art. 30 relativo all’esecuzione dell’obbligo di adeguata verifica da parte di terzi;


di alcune precisazioni al modello di valutazione del rischio di riciclaggio/finanziamento del terrorismo (anche in relazione al concetto di “normalità” e “ordinarietà” delle operazioni) e al conseguente comportamento del professionista.


Infine il suddetto Consiglio Nazionale ha corredato le Linee Guida di una guida sintetica che consente l’immediata individuazione da parte degli iscritti degli strumenti e delle procedure operative da porre in essere per l’adempimento dell’obbligo.


Tali documenti sono disponibili sul sito: www.cndcec.it


(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato stampa del 05/11/2008)


 


 


 


2) Commercialisti: Modificato il Regolamento della Formazione Professionale Continua


Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha modificato il Regolamento della Formazione Professionale Continua.


L’intervento di revisione deliberato dal citato Consiglio Nazionale nella seduta del 5/11/2008 concerne la decorrenza del primo triennio formativo.


A differenza di quanto originariamente previsto, il Regolamento della Formazione professionale continua, adottato in virtù del D.Lgs. n. 139/2005, prevede ora che i trienni formativi siano fissi a decorrere dal 1° gennaio 2008 (e non più 10/1/2009).


Tale cambiamento trova giustificazione innanzitutto nelle norme contenute nello stesso decreto n. 139/2005 che, a partire dal 10 gennaio 2008, trasforma il dovere deontologico della formazione continua in obbligo di aggiornamento professionale.


Per cui si è venuto a creare di fatto un biennio formativo 1° gennaio 2006 – 31 dicembre 2007, che consente di chiudere un periodo eterogeneo e l’adozione di un approccio unitario alla materia a partire dal 10 gennaio 2008.


Pertanto, i Consigli degli Ordini locali considerano correttamente adempiuto l’obbligo di formazione professionale continua per il biennio 2006 – 2007 laddove il Commercialista (Dottore o Esperto contabile) iscritto abbia maturato il requisito minimo di 20 crediti formativi in ciascuno degli anni 2006 e 2007.


(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato stampa del 06/11/2008)


 


 


 


3) Guida operativa sulla disciplina della distribuzione di utili e riserve


L’Oic ha emanato la guida operativa sulla distribuzione degli utili, chiarendo che, per la riclassificazione delle riserve in base agli Ias, sarà necessario procedere anche alla riclassificazione delle voci del bilancio precedente, al fine di garantire la comparabilità dei dati.


Lo schema, visibile sul sito dell’Oic, è aperto ai commenti degli addetti ai lavori fino al 9/12/2008.


Il D.Lgs. 28 febbraio 2005, n° 38 (“Decreto”) contiene, tra l’altro, la disciplina della distribuzione di utili e riserve e delle variazioni del patrimonio netto nel bilancio d’esercizio redatto in conformità ai principi contabili IFRS adottati dall’Unione Europea.


Tale Decreto con l’art. 7 disciplina le variazioni di patrimonio netto rilevate nello stato patrimoniale di apertura del primo bilancio d’esercizio redatto secondo i principi contabili IFRS operando una prima fondamentale distinzione per le differenze di valutazione rilevate, alla data di transizione tra:


– i) riserve indisponibili (art. 7, commi 2, 6 e 7);


– ii) riserve disponibili (art. 7, commi 3, 4 e 5).


Il regime di disponibilità ed eventuale distribuibilità degli utili rilevati nel conto economico e delle riserve iscritte nel patrimonio netto del bilancio d’esercizio IFRS, secondo i rispettivi modelli contabili IFRS, è dettato dall’art. 6 del Decreto.


I principi contabili IFRS si occupano della redazione del bilancio e, pertanto, anche della determinazione del risultato d’esercizio, ma non si occupano della disponibilità e distribuibilità dello stesso, materia che è regolata dalle singole giurisdizioni nazionali.


I diversi criteri di misurazione ed i modelli contabili IFRS comportano variazioni positive e negative di risultato e/o patrimoniali (“utili e/o perdite”, “ricavi e/o costi”, “proventi e/o oneri”, “riserve”); il Decreto disciplina esclusivamente il trattamento delle “plusvalenze”.


Inoltre, che l’effetto fiscale rilevante ai fini della determinazione e successiva movimentazione delle predette plusvalenze, ripetutamente richiamato nel testo, nonché presentato in alcuni esempi applicativi, deve essere determinato in base al principio contabile IAS 12.


Esso sarà, pertanto, pari all’effetto per le imposte correnti o differite rilevato, secondo i modelli contabili del predetto principio, nel conto economico o, quando ne ricorrono le condizioni, nel patrimonio netto.


(Schema della guida operativa 4 OIC del 05/11/2008, sulla disciplina della distribuzione di utili e riserve ai sensi del D.Lgs. 28/2/2005, n. 38 )


 


 


4) La consulenza all’estero ricade nel campo IVA


La Corte di Giustizia Comunitaria con la causa C-291/07, alla quale ha partecipato anche il Governo italiano, è intervenuta sulla territorialità delle prestazioni.


A giudizio della Corte, deve essere assoggettata a Iva una prestazione di consulenza tecnica o legale ricevuta da un soggetto residente in un altro Paese comunitario e svolta da un ente pubblico o privato che svolge anche attività economica.


E ciò, anche se la prestazione è riferita all’attività istituzionale che si colloca fuori del campo dell’Iva.


Il prestatore di servizi, in tal modo, deve soltanto accertare che il destinatario abbia la qualità di soggetto passivo per stabilire se il luogo della prestazione di servizi si trovi nello Stato membro dove egli è stabilito o nello Stato membro dove è situata la sede dell’attività del destinatario.


L’ente che riceve la prestazione di consulenza tecnica o legale da un soggetto residente in un altro Paese comunitario  deve essere in ogni caso considerato quale soggetto passivo ai fini Iva anche se la prestazione viene utilizzata per l’attività istituzionale fuori campo Iva.


Pertanto il prestatore comunitario non deve assoggettare ad Iva nel proprio Paese il servizio di consulenza reso.


Viceversa, l’Ente che beneficia della prestazione deve assoggettare ad Iva la prestazione attraverso il meccanismo dell’inversione contabile regolato, in Italia, dall’art. 17, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972.


Per la Corte UE un ente pubblico o privato deve, quindi, assoggettare a Iva la prestazione di consulenza tecnica o legale ricevuta da un soggetto residente in un altro Paese comunitario, anche se la prestazione è riferita all’attività istituzionale che si colloca fuori del campo dell’Iva.


Questa è la decisione della Corte di giustizia comunitaria relativa alla causa C-291/07, alla quale ha partecipato anche il Governo italiano, interessato alla controversia.


Secondo i giudici del Lussemburgo, questa interpretazione facilita l’attuazione della Sesta direttiva comunitaria, rendendo possibile una gestione semplice, sul luogo della prestazione di servizi, delle regole della riscossione dell’imposta e della prevenzione dell’evasione fiscale.


Infatti, il prestatore di servizi deve soltanto accertare che il destinatario abbia la qualità di soggetto passivo per stabilire se il luogo della prestazione di servizi si trovi nello Stato membro dove egli è stabilito o nello Stato membro dove è situata la sede dell’attività del destinatario.


Mentre F. Ricca, in Italia Oggi del 07/11/2008 ha peraltro rilevato che con la sentenza 6 novembre 2008, riferita al procedimento C-291/07, la Corte di Giustizia Ue ha stabilito che il destinatario di una prestazione di servizi di consulenza fornita da un soggetto passivo stabilito in un altro stato membro, il quale destinatario esercita nel contempo attività rientranti e non rientranti nella sfera dell’Iva, si considera soggetto passivo anche se utilizza la prestazione solo per queste ultime attività.


(Corte Giustizia CE, sentenza, Sez. I, 06/11/2008, n. C-291/07, di R. Portale e di M. Peruzzi, in Il Sole 24 Ore del 07/11/2008; F. Ricca in Italia Oggi del 07/11/2008)


 


 


 


5) Redazione del bilancio di esercizio e informativa sul governo societario società quotate


E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. n. 173/2008 di attuazione della direttiva 2006/46/CE che reca importanti disposizioni in materia di informativa di bilancio sulle operazioni con parti correlate, informativa sugli accordi fuori bilancio e relazione sul governo societario da parte degli emittenti.


L’Italia ha, quindi, attuato ufficialmente la Direttiva numero 2006/46/CE, attraverso la pubblicazione del citato Decreto Legislativo n. 173 del 3/11/2008 (pubblicato sulla G.U. n. 260 del 6/11/2008).


Il Decreto, peraltro, contiene i nuovi limiti per i bilanci abbreviati e i conti consolidati delle quotate e le nuove regole su governance e trasparenza delle operazioni fuori bilancio.


A tal fine, al comma 1 dell’art. 2435-bis del codice civile, i numeri 1) e 2) sono sostituiti dai seguenti:


1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4.400.000 euro;


2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 euro.


Al comma 1 dell’art. 27 del D.Lgs. 9 aprile 1991, n. 127, le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:


a) 17.500.000 euro nel totale degli attivi degli stati patrimoniali;


b) 35.000.000 euro nel totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni.


(D.Lgs. 03/11/2008, n. 173, G.U. 06/11/2008, n. 260)


 


 


 


 


6) Diritto societario: Relazione sulla gestione alla luce del documento IRDCEC


L’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha reso noto  un proprio documento/circolare n. 1 di ottobre 2008, composto di 42 pagine, incentrato interamente riguardo la relazione sulla gestione, fornendone, peraltro, talune considerazioni.


Tale documento, che ha preliminarmente informato che con il D.Lgs. n. 32/2007 è stata data parziale attuazione al contenuto della direttiva comunitaria n. 51/2003 la quale, tra le altre cose, interviene sulla disciplina della Relazione sulla gestione, focalizzando l’attenzione proprio su tale ultimo documento, analizzando le principali novità legislative che hanno modificato il relativo assetto sostanziale.


Tale studio verte soprattutto sui primi due commi e sul comma VI bis) della nuova formulazione dell’art. 2428 c.c..


E’ quindi emerso come la Relazione sulla gestione si sia arricchita di una funzione più ampia che la eleva ad uno dei più importanti veicoli informativi circa l’evoluzione della gestione aziendale.


Al suo interno possono convergere tanto informazioni generali, che, a loro volta, possono classificarsi in informazioni:


– di sintesi, di natura quali e quantitativa;


– di tipo economico finanziario (e non), strategico e operativo;


– indirizzate ad un investigazione introspettiva connessa allo scenario competitivo di riferimento, alle strategie, ai processi aziendali;


– proiettate su un orizzonte temporale tanto trascorso, quanto prospettico.


A questo si aggiunga la Relazione ha subito un ulteriore potenziamento in virtù delle novità introdotte dalla Direttiva n. 46/2006.


Quest’ultima, ha disposto che le imprese quotate siano tenute a pubblicare una dichiarazione annuale sul governo societario in un’apposita sezione, all’uopo designata, informando su:


– il codice di governo societario adottato;


– le motivazioni a sostegno dell’eventuale mancata applicazione del predetto codice;


– le peculiarità dei sistemi di gestione dei rischi e di internal auditing;


– le modalità di funzionamento dell’assemblea degli azionisti, come pure la composizione ed il funzionamento degli altri organi di governo e di controllo.


Proprio su tale tema, e sempre limitatamente alle società quotate, viene segnalata un’ulteriore importante novità introdotta dal T.U.F., nell’ultima versione aggiornata, a seguito dell’emanazione del D.Lgs. n. 164/2007, del D.Lgs. n. 195/2007 e del D.Lgs. n. 229/2007.


 Il Testo, infatti, all’art. 123 ha previsto un possibile ampliamento del contenuto della Relazione sulla gestione.


La disposizione prevede quanto segue:


La relazione sulla gestione delle società con azioni quotate contiene in una specifica sezione di informazioni dettagliate riguardanti:


a) la struttura del capitale sociale, compresi i titoli che non sono negoziati sul mercato regolamentato di uno Stato comunitario. Con l’indicazione delle varie categorie di azioni e, per ogni categoria di azioni, i diritti e gli obblighi connessi nonché la percentuale del capitale sociale che esse rappresentano;


b) qualsiasi restrizione al trasferimento di titoli, quali ad esempio limiti al possesso di titoli o la necessità di ottenere il gradimento da parte della società o di altri possessori di titoli;


c) le partecipazioni rilevanti nel capitale, dirette o indirette, ad esempio tramite strutture piramidali o di partecipazione incrociatan secondo quanto risulta dalle comunicazioni effettuate ai sensi dell’art. 120;


d) se noti, i possessori di ogni titolo che conferisce diritti speciali di controllo e una descrizione di questi diritti;


e) il meccanismo di esercizio dei diritti di voto previsto in un eventuale sistema di partecipazione azionaria dei dipendenti, quando il diritto di voto non è esercitato direttamente da questi ultimi;


f) qualsiasi restrizione al diritto di voto, ad esempio limitazioni dei diritti di voto ad una determinata percentuale o ad un certo numero di voti, termini imposti per l’esercizio del diritto di voto o sistemi in cui, con la cooperazione della società, i diritti finanziari connessi ai titoli sono separati dal possesso di titoli;


g) gli accordi che sono noti alla società ai sensi dell’art. 122;


h) le nonne applicabili alla nomina e alla sostituzione degli amministratori e dei componenti del consiglio di gestione e di sorveglianza nonché alla modifica dello statuto, ove diverse da quelle applicabili in via suppletiva;


i) l’esistenza di deleghe per gli aumenti di capitale ai sensi dell’art. 2443 del codice civile ovvero del potere in capo agli amministratori o ai componenti del consiglio di gestione di emettere strumenti finanziari partecipativi nonché di autorizzazioni all’acquisto di azioni proprie;


l) gli accordi significativi dei quali la società o sue controllate siano parti e che acquistano efficacia, sono modificati o si estinguono in caso di cambiamento di controllo della società, e i loro effetti. tranne quando sono di natura tale per cui la loro divulgazione arrecherebbe grave pregiudizio alla società tale deroga non si applica quando la società ha l’obbligo specifico di divulgare tali informazioni sulla base di altre disposizioni di legge;


m) gli accordi tra la società e gli amministratori, i componenti del consiglio di gestione o di sorveglianza, che prevedono indennità in caso di dimissioni o licenziamento senza giusta causa o se il loro rapporto di lavoro cessa a seguito di un’offerta pubblica di acquisto.


(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Documento, n. 1/2008 – IRDCEC)




 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 

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