E' punitiva la proroga dei termini da condono!

prorogati di due anni i termini di decadenza previsti per la notificazione degli avvisi di accertamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto nei confronti dei contribuenti che non si avvalgono del condono fiscale

         Con sentenza n. 356 del 22 ottobre 2008 (dep. il 31 ottobre 2008) la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la  questione di legittimità costituzionale dell’art. 10, della L. 27 dicembre 2002, n. 289,  sollevata in  riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 111  della  Costituzione.


         La questione deriva da due distinti giudizi aventi ad oggetto l’impugnazione di alcuni avvisi di accertamento delle imposte sui redditi, dell’IRAP e dell’IVA, per i quali le Commissioni tributarie provinciali  di  Frosinone e di Cosenza hanno  sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 10 citato,  censurando la norma che proroga di due anni i termini  di decadenza previsti dagli artt. 43 del D.P.R. n. 600/73 e 57 del  D.P.R. n.  633/72, per la notificazione degli avvisi di accertamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto  nei confronti dei contribuenti che non si avvalgono delle agevolazioni fiscali previste dagli articoli da 7 a 9 della medesima  legge  n.  289  del  2002 (il condono fiscale).


 


         Per la Corte Costituzionale, la  proroga disposta dalla norma censurata non ha la finalità  di  “punire” chi  abbia scelto “di non avvalersi del condono, ma di ovviare al sensibile aggravio di lavoro e ai relativi rischi di disservizio e di  mancato rispetto degli ordinari termini di prescrizione e di decadenza della pretesa fiscale,che prevedibilmente derivano agli uffici finanziari dalla necessità di eseguire le operazioni di verifica conseguenti alla presentazione delle richieste  di condono dei contribuenti. Tale proroga è, dunque,  diretta a tutelare  il  preminente  interesse dell’amministrazione finanziaria  al  regolare  accertamento  e  riscossione delle imposte nei  confronti del contribuente che non si avvalga dell’agevolazione, indipendentemente dalla circostanza che quest’ultimo non si  sia   avvalso,   per   qualche  ragione  (giuridica  o di  fatto), dell’agevolazione medesima”.


 


         Spiace dissentire da tale sentenza, in quanto è invece da ritenersi che la ratio della disposizione che  provvede a prorogare gli ordinari  termini  previsti  per l’esercizio  del  potere  di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria riveste proprio natura punitiva nei confronti di chi non ha voluto fare il condono!


         La tesi della Corte Costituzionale continua a non convincerci, in quanto la  proroga di due anni dei termini per l’accertamento víola il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Cost., perché comporta una irragionevole disparità di  trattamento tra chi accede e chi non vuole accedere al meccanismo premiale, ed è di stimolo all’accesso al condono.


         In pratica, se non fai il condono ti punisco: altri due anni per fare gli accertamenti.


         E allora il Legislatore se vuole fare il condono lo faccia, ma non può ordinare due anni di proroga a chi legittimamente non intende aderire, così facendo aumentare per questi soggetti il rischio controllo.


         E allora, forse, era meglio aderire al condono: e questa è la vera ratio della norma!


 


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