Studi di settore: incidenza dei costi residuali e principali novità degli studi per i professionisti


Studi di settore: Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi


Il nuovo indicatore appena introdotto mira a contrastare il fenomeno riguardante l’indicazione, in misura eccessiva, di alcune voci di “costo” (irrilevanti ai fini della stima dei ricavi), ma che concorrono alla determinazione del reddito d’impresa dichiarato dal contribuente.


La circolare n. 44 del 29/05/2008 ha fornito una serie di chiarimenti sulle principali novità relative agli studi di settore in vigore dal periodo d’imposta 2007.


Con Decreti del 6 marzo 2008 sono stati approvati 68 studi di settore (il cui elenco viene riportato nell’allegato 1 della citata circolare), in vigore dal periodo d’imposta 2007:


– 26 studi derivano dalla prima revisione di altrettanti studi precedentemente in vigore;


– 42 studi costituiscono la seconda revisione di altrettanti studi precedentemente in vigore.


In particolare, i complessivi 68 studi interessati dalla prima o dalla seconda revisione riguardano le evoluzioni di:


– 21 studi relativi ad attività economiche del comparto delle manifatture;


– 21 studi relativi ad attività economiche del comparto del commercio;


– 20 studi relativi ad attività economiche del comparto dei servizi;


– 6 studi relativi al comparto delle attività professionali.


I modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore per il periodo d’imposta 2007 sono stati approvati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 18/3/2008.


Inoltre, per il periodo d’imposta 2008, gli studi da sottoporre a revisione sono stati individuati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 14/2/2008 (Allegato 2 della circolare).


I 68 studi approvati con decreti del 6 marzo 2008 non si applicano nei confronti dei contribuenti che dichiarano compensi, ovvero ricavi, di ammontare superiore a euro 5.164.569.


Altresì, sono stati resi espliciti i passaggi che ripercorrono la metodologia applicativa degli studi di settore che, in sintesi, riguardano:


– l’analisi discriminante;


– l’analisi di coerenza;


– l’analisi della normalità economica;


– l’analisi della congruità.


Gli indicatori di normalità economica specifici (art. 10-bis, comma 2, della legge n. 146/1998)


In merito ai 68 studi di settore, approvati a decorrere dal periodo d’imposta 2007, sono stati previsti specifici indicatori di normalità economica, le cui finalità e modalità di funzionamento sono sostanzialmente simili a quelle degli indicatori di normalità di cui all’art. 1, comma 14, della legge n. 296/2006 (approvati con D.M. 20 marzo 2007).


In particolare, anche gli indicatori di normalità economica, previsti per i 68 studi di settore, hanno la funzione di contrastare determinati fenomeni di infedele indicazione dei dati indicati dal contribuente nel modello relativo ai dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore che denotano situazioni quanto meno “anomale”, permettendo quindi anche di migliorare la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo.


In caso di incoerenza, rispetto agli indicatori di normalità, vengono determinati maggiori ricavi/compensi, i quali vengono sommati sia al valore puntuale che al valore minimo stimato dallo studio di settore.


Pertanto, con riferimento ai 68 studi di settore approvati a decorrere dal periodo d’imposta 2007, il contribuente deve confrontare i propri ricavi/compensi dichiarati con quelli risultanti dall’applicazione della tradizionale analisi della congruità e della nuova analisi di normalità economica.


La procedura GE.RI.CO. 2008 evidenzia la “congruità” ai risultati dello studio qualora il soggetto dichiari ricavi o compensi di ammontare pari o superiore al valore puntuale calcolato sulla base degli studi di settore aumentato degli eventuali maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione della normalità economica.


Esempio:


Studio evoluto approvato a decorrere dal periodo d’imposta 2007


Ricavi (o compensi) dichiarati ………….. 1.000


Analisi della congruità


Ricavo (o compenso) minimo ……………… 950


Ricavo (o compenso) puntuale ……………. 1.000


Analisi della normalità economica


Maggior ricavo o compenso derivante dall’applicazione della normalità economica …100


Analisi della congruità e normalità economica


Ricavo (o compenso) minimo di riferimento 1.050


Ricavo (o compenso) puntuale di riferimento 1.100


In tal caso, GE.RI.CO. segnala la “non congruità” alle risultanze dello studio di settore.


La circolare ricorda, invece, che, come già chiarito nella circolare n. 41/E del 6 luglio 2007, con riguardo agli studi di settore nei confronti dei quali trovano ancora applicazione gli indicatori di normalità economica di cui all’art. 1, comma 14, della legge n. 296/2006, gli accertamenti di cui all’art. 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146 non possono essere effettuati nei confronti dei contribuenti che dichiarino, anche per effetto dell’adeguamento, ricavi o  compensi in misura non inferiore al maggiore tra i seguenti valori:


– livello minimo risultante dall’applicazione degli studi di settore tenendo conto delle risultanze degli indicatori di normalità economica di cui all’art. 1, comma 14 della legge n. 296/2006;


– livello puntuale di riferimento risultante dalla applicazione degli studi di settore senza tener conto delle risultanze degli indicatori medesimi.


Pertanto, per tali studi, il contribuente viene considerato “congruo” alle risultanze degli studi se i ricavi o compensi dichiarati, anche per effetto dell’adeguamento in dichiarazione, sono pari o superiori al maggiore dei predetti valori di riferimento.


Gli indicatori transitori, pur avendo, finalità simili a quelle dei nuovi indicatori specifici si differenziano da questi ultimi poiché:


– sono i medesimi per tutti gli studi di settore del comparto delle imprese, da un lato, e delle professioni dall’altro (mentre i nuovi indicatori sono stati specificamente elaborati per ciascuno studio di settore);


– sono stati individuati con riferimento alla intera platea dei contribuenti esercenti le attività considerate dai singoli studi di settore (mentre i nuovi indicatori sono stati specificamente enucleati per ciascun gruppo omogeneo, spesso distinguendo, all’interno del gruppo, tra i soggetti con dipendenti e quelli senza dipendenti oppure in funzione del luogo di esercizio dell’attività).


Indicatori di normalità introdotti per le imprese a decorrere dal periodo d’imposta 2007


Gli studi di settore in evoluzione, approvati con decreti del 6/3/2008, in vigore a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 31/12/2007, sono stati elaborati senza prevedere l’indicatore di normalità “Valore aggiunto per addetto” per l’eventuale stima di maggiori ricavi. Nella maggior parte dei predetti studi, l’indicatore “Valore aggiunto per addetto” é stato invece utilizzato ai fini dell’analisi della coerenza economica rispetto a valori considerati normali per ogni comparto di attività economica e, quindi, come variabile di riferimento per la selezione delle posizioni eventualmente da sottoporre a controllo sulla base delle ordinarie metodologie.


Per tali studi, oltre all’indicatore “Valore aggiunto per addetto”, non si applica neanche l’indicatore di normalità relativo alla “Redditività dei beni mobili strumentali”.


Rispetto agli indicatori di normalità introdotti con il decreto 20/3/2007, é stato individuato un nuovo indicatore di normalità economica: “Incidenza dei costi residuali sui ricavi”.


Per la maggior parte degli studi in evoluzione, in vigore a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007, gli indicatori di normalità applicabili alle imprese sono i seguenti:


1. rapporto tra costi di disponibilità dei beni mobili strumentali e valore degli stessi;


2. durata delle scorte;


3. incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi.


L’indicatore “durata delle scorte”, applicabile per gli studi approvati con decreti del 6 marzo 2008 ed in vigore a decorrere dal periodo d’imposta 2007, confermando la precedente impostazione, trova applicazione al verificarsi delle seguenti due condizioni:


– il valore calcolato dell’indicatore “durata delle scorte” deve risultare superiore alla soglia massima ammissibile stabilita in base allo studio specifico, al cluster e alla distribuzione cui appartiene il soggetto;


– il valore delle “rimanenze finali relative a merci, prodotti finiti, materie prime e sussidiarie, semilavorati e ai servizi non di durata ultrannuale deve risultare superiore al relativo valore delle “esistenze iniziali.


Lo studio calcola il livello massimo ammissibile di rimanenze finali coerente con una situazione di normalità economica. Il costo del venduto viene aumentato di un importo pari alla differenza tra le rimanenze finali dichiarate ed il maggior valore tra quelli di seguito elencati:


 il valore “normale” delle rimanenze finali, individuato applicando la soglia di normalità massima consentita definita per l’indicatore “Durata delle scorte”;


– l’ammontare delle esistenze iniziali dichiarate dal contribuente.


Al maggior costo del venduto così calcolato, quindi, viene applicato il coefficiente di regressione previsto nell’analisi di congruità, determinando in tal modo i maggiori importi richiesti ai fini IVA per effetto dell’applicazione della normalità economica.


Ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP, il maggior costo del venduto viene riconosciuto come costo deducibile, contribuendo ad abbattere i maggiori importi da adeguamento richiesti.


Ne consegue che, in sede di applicazione dello studio, i valori di adeguamento ai risultati dello studio di settore sono costituiti:


– ai fini IVA, dall’ammontare complessivo dei maggiori ricavi da normalità economica generati dalla non coerenza rispetto all’indicatore “durata delle scorte”;


– ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP, dalla differenza tra l’ammontare dei maggiori ricavi stimati ai fini IVA sulla base dell’indicatore “durata delle scorte” e l’importo del maggior costo del venduto.


Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi


Negli studi evoluti in vigore a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007 si applica, per la prima volta, il nuovo indicatore “incidenza dei costi residuali sui ricavi”.


Il nuovo indicatore mira a contrastare il fenomeno riguardante l’indicazione, in misura eccessiva, di alcune voci di “costo” che non entrano nella funzione di regressione (per cui irrilevanti ai fini della stima dei ricavi), ma che concorrono alla determinazione del reddito d’impresa dichiarato dal contribuente.


L’indicatore tende pertanto a contrastare tale fenomeno e, nel caso in cui le predette voci di costo (c.d. “residuali”), superino, nel loro complesso, un ammontare ritenuto non in linea con quello del settore di riferimento, la procedura GE.RI.CO. evidenzia tale anomalia. A tal riguardo si intendono per costi residuali gli “Oneri diversi di gestione” e le “Altre componenti negative (al netto degli utili agli associati)”.


In particolare, l’incoerenza viene segnalata qualora il rapporto tra i costi residuali e l’ammontare dei ricavi complessivi, stimati con l’analisi della congruità e della normalità economica (ossia, eventualmente, determinati dall’applicazione degli indicatori dell’incidenza dei costi di disponibilità dei beni strumentali e della durata delle scorte) superi determinati livelli.


Formula indicatore


Oneri diversi di gestione + altre componenti negative (al netto degli utili agli associati)


—————————————————————————


Ricavi da congruità + maggiori ricavi da normalita’ economica


Esempio.


Studio UM05U. Periodo d’imposta 2007.


Un contribuente, appartenente al cluster 1, indica nell’allegato studi di settore Costi residuali (Oneri div. gestione + altre comp. negative) pari a euro 6.000.


La soglia massima, fissata per il cluster 1, con riguardo al predetto studio di settore è pari a 5,75%, mentre il coefficiente di determinazione dei maggiori ricavi da applicarsi ai costi residuali di gestione è pari a 1,20 (risultante dalla nota tecnica e metodologica):


Per cui si hanno:


– Costi residuali (Oneri diversi di gestione + altre componenti negative)………………………………. 6.000


– Ricavi puntuali derivanti da congruità e normalità (con applicazione dei precedenti indicatori di normalità).. 100.000


Valore massimo ammissibile = 100.000 x soglia massima 5,75% = 5.750


Considerato che


6000 (costi residuali) > 5.750 (valore massimo ammissibile)


avremo che


Costi residuali 6.000 – valore massimo ammissibile 5.750 = 250 (ammontare presunto dei costi residuali eccedenti)


Pertanto, si ha:


Maggior ricavo derivante dall’applicazione dell’indicatore dei costi residuali: Euro 250 x coeff. 1,20 = Euro 300


Indicatori di normalità introdotti per gli studi dei professionisti approvati a decorrere dal periodo d’imposta 2007


Per la maggior parte degli studi relativi alle attività professionali, approvati in evoluzione a decorrere dal periodo d’imposta 2007, si applica, alternativamente, uno dei seguenti indicatori di normalità:


a) rendimento orario.


b) rendimento giornaliero;


a) Rendimento orario


L’indicatore “rendimento orario” viene calcolato come rapporto tra le variabili “Valore aggiunto” e “Ore annue lavorate”.


Il “Valore aggiunto” viene definito sottraendo dai compensi dichiarati le spese per prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa, i compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale e artistica, i consumi e le altre spese.


Per ogni studio di settore è stata individuata una griglia di valori massimi ammissibili per tale indicatore suddivisi per cluster e distribuzione territoriale.


Sulla base di questi valori massimi, lo studio di settore calcola, per ogni contribuente, il valore minimo ammissibile per la variabile “Ore teoriche del professionista”.


Qualora tale valore risulti superiore a quello della variabile “Ore dichiarate dal professionista”, il numero delle “Ore dedicate all’attività” viene incrementato di un valore pari alla differenza tra le “Ore teoriche del professionista” e le “Ore dichiarate dal professionista”.


Il nuovo valore, così determinato, delle “Ore dedicate all’attività” costituisce il parametro di riferimento per la riapplicazione dell’analisi della congruità e per la determinazione dei maggiori compensi da normalità economica.


Per gli studi di settore UK02U – Studi di ingegneria, UK06U – Servizi forniti da revisori contabili, periti, consulenti ed altri soggetti che svolgono attività in materia di amministrazione, contabilità  e tributi e UK17U – Attivita’ tecniche svolte da periti industriali (approvati in applicazione monitorata) sono stati previsti analoghi indicatori di normalità.


Rendimento giornaliero


L’indicatore “rendimento giornaliero” viene calcolato come rapporto tra le variabili “Valore aggiunto” e “Giornate annue lavorate”.


Il “Valore aggiunto” viene definito sottraendo dai compensi dichiarati le spese per prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa, i compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale e artistica, i consumi e le altre spese.


Per ogni studio di settore è stata individuata una griglia di valori massimi ammissibili per tale indicatore suddivisi per cluster e distribuzione territoriale.


Sulla base di questi valori massimi, lo studio di settore calcola, per ogni contribuente, il valore minimo ammissibile per la variabile “Giornate teoriche del professionista”.


Qualora tale valore risulti superiore a quello della variabile “Giornate dichiarate del professionista”, il numero delle “Giornate dedicate all’attività” viene incrementato di un valore pari alla differenza tra le “Giornate teoriche del professionista” e le “Giornate dichiarate dal professionista”.


Il nuovo valore, così determinato, delle “Giornate dedicate all’attività” costituisce il parametro di riferimento per la riapplicazione dell’analisi della congruità e per la determinazione dei maggiori compensi da normalità economica.


La valutazione dell’analisi di normalità economica in sede di accertamento


Secondo l’Agenzia delle Entrate, gli indicatori di normalità introdotti nei nuovi studi di settore, approvati a decorrere dal periodo d’imposta 2007, presentano un maggior grado di affidabilità ai fini dell’utilizzo in sede di accertamento, rispetto a quelli approvati con il decreto ministeriale del 20 marzo 2007.


Per questi ultimi, l’art. 15, comma 3-bis, del decreto legge n. 81 del 2007, nel sancire la “natura sperimentale”, ha stabilito che “i maggiori ricavi, compensi o corrispettivi da essi desumibili costituiscono presunzioni semplici”, aggiungendo inoltre che, in caso di accertamento, “spetta all’ufficio accertatore motivare e fornire elementi di prova per gli scostamenti riscontrati” (circolare n. 5/E del 23 gennaio 2008).


Con riguardo alla stima derivante dai nuovi indicatori, l’ufficio non viene legittimato, comunque, all’emissione di atti di accertamento “automatici” basati esclusivamente sulla stima medesima.


Infatti, l’utilizzo automatico degli studi non viene mai consentito in sede di accertamento “dato che il suo contenuto dipende dall’esito, imprevedibile a priori, del contraddittorio”e tale assunto vale, naturalmente, anche con riguardo ai nuovi studi, approvati con i decreti del 6 marzo 2008, che prevedono l’applicazione degli indicatori di cui all’art. 10-bis, comma 2, della legge n. 146 del 1998.


Ne consegue dunque che gli accertamenti basati sui detti, nuovi studi di settore, anche nel caso di maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli indicatori di normalità, “devono essere sempre calibrati tenendo in debito conto tutti gli elementi offerti dal contribuente per dimostrare che i ricavi o compensi presunti non sono stati effettivamente conseguiti”.


Ciò in quanto l’azione di controllo deve essere sempre ispirata a “…criteri di ragionevolezza tali da evitare la penalizzazione di contribuenti per i quali il meccanismo presuntivo potrebbe risultare non idoneo a cogliere le effettive condizioni di esercizio dell’attività, soprattutto nel caso in cui evidenzi scostamenti rilevanti rispetto al dichiarato….”.


Nelle circolari n. 31/E e n. 38/E del 2007 sono state evidenziate alcune possibili situazioni e cause che potrebbero giustificare la stima dei maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione dei predetti indicatori approvati con il decreto ministeriale del 20 marzo 2007. Tali indicazioni, in linea di massima, devono ritenersi valide anche con riguardo agli indicatori di normalità previsti nei nuovi studi approvati con decreti 6 marzo 2008, in vigore a decorrere dal 2007.


In particolare, con riferimento all’indicatore “durata delle scorte”, l’eventuale incoerenza potrebbe risultare giustificata da particolari situazioni di mercato o di gestione (es. l’incremento delle rimanenze finali potrebbe scaturire da approvvigionamenti particolarmente consistenti, debitamente documentati, effettuati nel corso dell’anno, in vista di un rialzo dei prezzi delle materie prime o delle merci trattate).


Con riguardo, invece, all’indicatore “Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi”, una delle possibili cause giustificative del maggior ammontare di ricavi stimati a seguito dell’incoerenza a tale indicatore potrebbe essere costituita da un evento di carattere eccezionale o straordinario che può aver influenzato il valore dei c.d. “costi residuali”.


Ad esempio, il rigo F23 (Altri componenti negativi) del quadro F – Elementi contabili – del modello dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore, è una delle voci rilevanti nella determinazione dell’eventuale incoerenza del predetto indicatore.


Nel campo “Note aggiuntive” della procedura GE.RI.CO. dovranno essere descritte le cause che giustificano l’intervento sugli effetti degli indicatori di normalità economica operato dal contribuente.


L’ufficio deve, inoltre, nella fase di contraddittorio, dedicare particolare attenzione al controllo della correttezza e veridicità dei dati indicati nel modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.


E’ utile a tal fine fare un controllo, oltre che sulle voci indicate nel quadro F che rilevano ai fini della funzione di regressione, anche per tutte le altre voci contabili del modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore quali, ad esempio, gli ammortamenti (di cui al rigo F20, campo 1) e gli accantonamenti (di cui al rigo F21), che allo stato attuale non


costituiscono variabili rilevanti ai fini dell’analisi di normalità economica.


Utilizzo degli studi evoluti per i periodi d’imposta precedenti


In merito all’utilizzo degli studi evoluti per gli accertamenti riguardanti periodi d’imposta precedenti al 2007, viene confermato l’orientamento circa l’opportunità, in sede di contraddittorio, di utilizzare le risultanze dello studio evoluto per giustificare eventuali scostamenti tra l’ammontare dei ricavi dichiarati e quelli presunti in base alla versione dello stesso studio vigente per il periodo d’imposta accertato.


In particolare, occorre verificare se il risultato relativo alla “congruità” dello studio evoluto sia in grado di poter meglio rappresentare l’effettiva situazione del contribuente anche per i periodi d’imposta precedenti e con riferimento alle medesime attività esercitate e previste nello studio evoluto, in quanto piu’ aggiornato ed affinato rispetto alla versione previgente.


Novità di GE.RI.CO. 2008


Analogamente al periodo d’imposta 2006, il programma applicativo GE.RI.CO. 2008 visualizza una serie di informazioni relative all’applicazione della nuova analisi di normalità economica.


In particolare, fornisce indicazioni in ordine:


– al ricavo puntuale (comprensivo anche dell’analisi di normalità economica);


– al ricavo minimo (comprensivo anche dell’analisi di normalità economica);


– (in caso di esito complessivo di non congruità) al maggior volume d’affari ai fini IVA e al maggior ricavo ai fini IIDD/IRAP (di ammontare diverso dal precedente, nel caso in cui l’indicatore di normalità economica relativo alla gestione del magazzino abbia evidenziato un maggior costo del venduto);


– (in caso di esito complessivo di non congruità) alle informazioni di dettaglio relative all’applicazione dei singoli indicatori (valore calcolato dell’indicatore, valore di soglia di riferimento, esito di coerenza/incoerenza/incalcolabilità, eventuale maggior ricavo/compenso). 


Studi di settore: Principali novità degli studi relativi ad attività professionali


Tra le principali novità che caratterizzano quasi tutti gli studi in oggetto:


– un miglioramento dei modelli organizzativi, con l’individuazione di gruppi omogenei diversi da quelli, meno numerosi, caratterizzanti i precedenti studi. Ciò è avvenuto anche attraverso l’utilizzo di ulteriori informazioni, tra cui quelle relative alla tipologia di clientela;


– un’evoluzione delle distribuzioni ventiliche, che sono state suddivise sulla base della presenza/assenza di forza lavoro e della localizzazione dell’attività.


Le evoluzioni degli studi di settore relativi alle attività professionali


Le funzioni di compenso degli studi di settore relativi alle attività professionali, approvati per il periodo d’imposta 2006, alla luce anche delle osservazioni fornite dai rappresentanti delle singole attività durante il periodo di monitoraggio, sono state riviste soprattutto al fine di limitare l’influenza del cd. “criterio di cassa” sulla stima dei compensi presunti.


Gli studi di settore approvati nel 2008 per i quali è stato sviluppato il nuovo modello di stima sono:


 – UK02U – Attività degli studi di ingegneria;


– UK06U – Servizi forniti da revisori contabili, periti, consulenti ed altri soggetti che svolgono attivita’ in materia di amministrazione, contabilità e tributi;


– UK17U – Attività tecniche svolte da periti industriali.


Per questi studi la congruità dei compensi dichiarati viene calcolata, per ognuno dei gruppi omogenei individuati, esclusivamente in base al numero e alla tipologia degli incarichi svolti, ponderati sulla base del valore medio dichiarato, con la individuazione di valori minimi a livello provinciale.


Gli incarichi che dovranno essere indicati nel modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore sono quelli svolti nel periodo di imposta o in anni precedenti, anche se non ultimati nel corso dell’anno, per i quali sono stati percepiti compensi, anche parziali, nell’anno.


Gli elementi contabili non sono più utilizzati per l’analisi della congruità del contribuente, mentre lo sono per quella della coerenza, tramite un nuovo indicatore che rapporta i costi ai compensi dichiarati.


Il contribuente può invece risultare “non congruo” nel caso in cui dichiari di aver svolto incarichi per i quali ha percepito compensi di valore medio inferiore ai valori minimi definiti (per ogni tipologia di attività sono stati individuati valori minimi a livello provinciale).


Occorre, tuttavia, evidenziare che la “non congruità”, nel nuovo modello proposto, derivando in via prevalente dalla dichiarazione di incarichi con compenso medio inferiore ad un minimo definito, potrebbe riscontrarsi anche in situazioni perfettamente normali, quali ad esempio la presenza di tipologie di attività per le quali gli incarichi dichiarati sono stati retribuiti prevalentemente con pagamenti parziali (acconti o saldi).


Si può, pertanto, utilizzare la sezione “Note aggiuntive” del software GE.RI.CO., per specificare la situazione personale che ha dato luogo alla “non congruità” o che, comunque, diverge dalle modalità di svolgimento delle attività prese in considerazione dallo studio di settore.


Questa circostanza si osserva più frequentemente nelle attività  professionali dove le prestazioni possono richiedere per il loro espletamento diversi anni, come è il caso di alcune attività economico-giuridiche e tecniche.


E’ opportuno accompagnare la congruità calcolata sul singolo anno con una valutazione che possa tutelare quei contribuenti che risultano “non congrui” perchè hanno riscosso prevalentemente compensi parziali.


Per questi studi di settore è quindi particolarmente importante analizzare anche la loro posizione in un arco temporale più lungo.


Al fine di analizzare la posizione dei contribuenti esercenti attività professionali con l’obiettivo di distinguere le prestazioni “completate” da quelle “in corso di espletamento” è stato inserito già dall’anno scorso un quadro Z – Dati complementari – nel modello di comunicazione dei dati rilevanti per l’applicazione dello studio di settore, per fornire altri dati necessari allo scopo.


A partire dal periodo d’imposta 2007, poi, sempre nel quadro Z, sono state inserite ulteriori informazioni, utili ad approfondire meglio le prestazioni effettivamente svolte.


_________________________


(Vincenzo D’Andò)


11 giugno 2008


Partecipa alla discussione sul forum.