Fisco: le novità del 27 maggio 2008: guida alla tassazione IRPEF 2008; pronto il software del modello Unico 2008

  Indice:   1) Guida alla tassazione IRPEF 2008   2) Dogane: Trasmissione telematica dei dati relativi alle contabilità dei depositari autorizzati   3) Finanziamento alle Imprese artigiane: Modalità e termini per la presentazione delle domande   4) Software gratuito per la compilazione della dichiarazione Unico PF 2008     1) Guida alla tassazione IRPEF […]

 






Indice:


 


1) Guida alla tassazione IRPEF 2008


 


2) Dogane: Trasmissione telematica dei dati relativi alle contabilità dei depositari autorizzati


 


3) Finanziamento alle Imprese artigiane: Modalità e termini per la presentazione delle domande


 


4) Software gratuito per la compilazione della dichiarazione Unico PF 2008


 


 


1) Guida alla tassazione IRPEF 2008


La riforma fiscale, introdotta dalla legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006), ha modificato radicalmente il sistema di tassazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef).


In particolare:


– sono cambiate le aliquote dell’imposta e gli scaglioni di reddito;


– sono state trasformate in detrazioni (riduzione dall’imposta lorda) le precedenti deduzioni (dal reddito) per i familiari a carico e quelle per i possessori di redditi derivanti da lavoro dipendente, pensione ed altre attività di lavoro autonomo;


– è aumentata la cosiddetta area senza tasse (la precedente “no tax area”); per i lavoratori dipendenti arriva a 8.000 euro, per i pensionati sale da 7.000 a 7.500 euro (a 7.750 euro, se di età pari o superiore a 75 anni), per i possessori di altri tipi di reddito aumenta da 4.500 a 4.800 euro;


– è stata abolita la clausola di salvaguardia, cioè la possibilità di utilizzare le disposizioni vigenti in anni precedenti e i relativi sistemi di calcolo, se più vantaggiosi.


Restano invariate le detrazioni (spese mediche, interessi su mutui, eccetera) e le deduzioni (contributi previdenziali, assegni al coniuge, eccetera) per oneri sostenuti dai contribuenti.


Completano il quadro della riforma l’introduzione di nuove detrazioni fiscali (tra queste, quella per alloggio di studenti universitari fuori sede e quella per l’iscrizione dei minori in strutture dedicate alla pratica sportiva dilettantistica: palestre, piscine, eccetera) e gli incrementi degli assegni familiari che variano a seconda della composizione del nucleo familiare e del reddito e sono strettamente collegati alle nuove regole di determinazione dell’Irpef.


Per la maggior parte dei contribuenti gli effetti della riforma dell’Irpef si verificano a partire dalla dichiarazione dei redditi da presentare nel 2008 per il periodo d’imposta 2007.


La legge finanziaria per il 2008 ha poi introdotto ulteriori novità.


Tra queste:


– la modifica, in maniera retroattiva, della nozione di reddito complessivo da considerare per il calcolo delle detrazioni Irpef (il quale va assunto al netto della rendita dell’abitazione principale e delle relative pertinenze);


– l’introduzione di una detrazione più elevata in favore dei contribuenti che percepiscono assegni periodici dagli ex coniugi, per effetto di separazione o divorzio


– la previsione per le famiglie numerose di un’ulteriore detrazione, in aggiunta a quelle ordinarie e con effetto dal 2007;


– diverse e maggiori detrazioni per il pagamento di canoni di locazione;


– una nuova ipotesi di esenzione da Irpef per chi possiede redditi dominicali, agrari e di fabbricati per un importo non superiore a 500 euro.


Aliquote e scaglioni di reddito


Le caratteristiche fondamentali che dal 1° gennaio 2007 contraddistinguono il sistema di tassazione delle persone fisiche riguardano le aliquote e gli scaglioni di reddito: sono previsti cinque scaglioni di reddito cui corrispondono altrettante aliquote d’imposta.


Lo schema per il calcolo dell’irpef




























REDDITO IMPONIBILE


 


ALIQUOTA


IRPEF (LORDA)


fino a 15.000 euro


 


23%


 


23% del reddito


oltre 15.000 e fino a 28.000 euro


 


27%


 


3.450 + 27% sulla parte eccedente 15.000 euro


oltre 28.000 e fino a 55.000 euro


 


38%


 


6.960 + 38% sulla parte eccedente 28.000 euro


oltre 55.000 e fino a 75.000 euro


 


41%


 


17.220 + 41% sulla parte eccedente 55.000 euro


oltre 75.000 euro


 


43%


 


25.420 + 43% sulla parte eccedente 75.000 euro


 


La nuova area di esenzione


Per effetto della trasformazione in detrazioni dall’imposta delle precedenti deduzioni dal reddito, l’area di esenzione dall’Irpef (la vecchia “no tax area”) è leggermente più ampia e risulta così determinata:


– 8.000 euro, per i lavoratori dipendenti (in precedenza era di 7.500 euro), se il periodo di lavoro coincide con l’intero anno;


– 7.500 euro (era pari a 7.000 euro), per i pensionati al di sotto dei 75 anni, se la pensione è riscossa per l’intero anno, e per coloro che percepiscono assegni di mantenimento dagli ex-coniugi;


– 7.750 euro, per i pensionati di età pari o superiore a 75 anni, sempre con periodo di pensione coincidente con l’intero anno;


– 4.800 euro, indipendentemente dal numero dei giorni lavorati nell’anno, per i contribuenti con altri tipi di reddito espressamente indicati (in precedenza era di 4.500 euro, ovvero 3.000 euro).


L’area esente da Irpef aumenta ulteriormente se ci sono familiari a carico.


Come si arriva all’imposta netta


Poiché sono stati abrogati sia la “no tax area” che le precedenti deduzioni per carichi familiari, per determinare il reddito imponibile ai fini Irpef (prima colonna dello schema visto in precedenza) è sufficiente sottrarre dal reddito complessivo soltanto gli oneri deducibili (vale a dire tutte le somme indicate nell’art. 10 del Tuir) e la rendita catastale dell’abitazione principale.


Una volta quantificato il reddito imponibile, per ottenere l’imposta (lorda) occorre applicare


a detto importo le nuove aliquote.


Il prelievo Irpef effettivo (imposta netta) si calcola diminuendo l’imposta lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, di tutte le detrazioni riconosciute (per familiari a carico, per tipologia di reddito posseduto, per spese sostenute, ecc.).


L’Irpef non è dovuta dai contribuenti il cui reddito complessivo è composto da:


– redditi di pensione fino a 7.500 euro (se goduti per l’intero anno);


– redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro;


– rendita catastale dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze;


– redditi dominicali dei terreni, redditi agrari e redditi dei fabbricati per un importo complessivo non superiore a 500 euro.


Per valutare il risparmio d’imposta conseguibile con le nuove aliquote è necessario comunque quantificare le detrazioni per i familiari a carico e quelle legate alla tipologia di reddito prodotto.


Entrambe le riduzioni variano in funzione del reddito complessivo: all’aumentare di questo


si riducono, fino ad annullarsi oltre un determinato valore.


Tassazione del trattamento di fine rapporto e clausola di salvaguardia


Per la tassazione del trattamento di fine rapporto e delle altre somme connesse alla cessazione del rapporto di lavoro avvenuta dal 31 dicembre 2006 si applicano le nuove aliquote.


Al fine di evitare che il nuovo regime di tassazione determini un carico fiscale più gravoso rispetto a quello che si otterrebbe applicando le vecchie aliquote, con la riforma dell’Irpef è stata anche prevista la possibilità di determinare l’imposta dovuta, se più conveniente, utilizzando le aliquote in vigore al 31 dicembre 2006.


In sostanza, si tratta di un criterio analogo a quello precedentemente previsto, con riferimento al reddito complessivo fino al 2006, dalla vecchia “clausola di salvaguardia”.


Le nuove riduzioni irpef per i familari a carico


Una rilevante modifica al meccanismo di determinazione dell’Irpef è rappresentata dalla sostituzione delle precedenti deduzioni per carichi familiari con detrazioni dall’imposta.


I contribuenti che con il proprio reddito provvedono al mantenimento del coniuge, dei figli o di altri familiari usufruiscono dal 2007 di detrazioni diverse a seconda della persona fiscalmente a carico e dell’ammontare del reddito complessivo.


Gli importi delle detrazioni indicati dalla norma possono essere definiti “teorici” (detrazioni di base). Essi, infatti, diminuiscono progressivamente con l’aumentare del reddito complessivo posseduto nell’anno, fino ad annullarsi quando detto reddito arriva a 95.000 euro per le detrazioni dei figli e a 80.000 euro per quelle del coniuge e degli altri familiari.


Per quali persone spettano le detrazioni


Sono considerati familiari a carico dal punto di vista fiscale, purché in possesso di redditi non superiori a 2.840,51 euro:


– il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;


– i figli, compresi quelli naturali riconosciuti, gli adottivi, gli affidati e affiliati;


– altri familiari (genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle), a condizione che siano conviventi o che ricevano dallo stesso un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.


I presupposti e le principali regole per il riconoscimento delle detrazioni


Rispetto al precedente sistema, sono rimasti invariati i criteri per poter ritenere una persona fiscalmente a carico e le altre disposizioni che regolano il riconoscimento della detrazione.


Tra queste, permangono le seguenti regole.


1. Il limite massimo di reddito che il familiare deve possedere per essere considerato a carico rimane pari a 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili.


Ai fini del calcolo del citato reddito massimo occorre considerare anche la rendita dell’abitazione principale, le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa Cattolica.


Queste retribuzioni sono esenti dall’Irpef e non sono quindi comprese nel reddito complessivo di coloro che le percepiscono ma sono rilevanti ai fini della determinazione del limite per l’attribuzione delle detrazioni per carichi di famiglia.


2. L’importo delle detrazioni va sempre rapportato ai mesi dell’anno per i quali i familiari sono stati a carico. Il diritto alla detrazione decorre dal mese in cui si verificano le condizioni previste, indipendentemente dal numero dei giorni del mese.


3. La detrazione per i figli è assegnata per intero al genitore che ha a carico anche il coniuge.


4. Le detrazioni per il coniuge e per i figli a carico spettano anche se questi non convivono con il contribuente o non risiedono in Italia.


5. Rimane la possibilità di applicare per il primo figlio, se più conveniente, la detrazione prevista per il coniuge a carico, nel caso in cui l’altro genitore manca o non ha riconosciuto i figli naturali e il contribuente non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato, oppure quando ci sono figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e questi non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato.


la detrazione per il coniuge


La detrazione “base” per il coniuge a carico è stata stabilita in 800 euro.


L’ammontare effettivamente spettante varia, però, in funzione del reddito.


La detrazione d’imposta è pari ad un importo fisso (690 euro) solo quando il reddito complessivo del beneficiario è compreso tra 15.001 e 40.000 euro.


Inoltre, per i contribuenti che si collocano all’interno di questa fascia, e precisamente per coloro il cui reddito è compreso tra 29.001 e 35.200 euro, è previsto un leggero incremento della detrazione fissa, variabile tra 10 e 30 euro.


Negli altri casi, occorre, invece, calcolare l’importo effettivamente spettante.


Il reddito complessivo va sempre assunto al netto della rendita catastale dell’abitazione principale e di quelle delle relative pertinenze.


La detrazione per i figli


La detrazione “base” per i figli a carico è stata stabilita in 800 euro e in 900 euro se il figlio ha un’età inferiore a tre anni.


Essa aumenta dei seguenti importi:


– 220 euro, per il figlio disabile, riconosciuto tale ai sensi della legge  104/92;


– 200 euro, per tutti i figli, quando sono più di tre.


Come va divisa la detrazione


Le detrazioni per i figli non si possono ripartire liberamente tra i genitori come prevedeva il precedente ordinamento.


E’ prevista, infatti, la divisione al 50% della somma spettante tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati.


In alternativa, e se c’è accordo tra le parti, si può scegliere di attribuire tutta la detrazione al genitore che possiede il reddito più elevato.


Questa facoltà consente a quest’ultimo il godimento per intero delle detrazioni, in caso, per esempio, di incapienza del genitore con reddito più basso.


E’ il caso di ricordare che l’incapienza si verifica quando tutte le detrazioni di cui un contribuente può beneficiare sono superiori all’imposta lorda. In queste situazioni, l’importo eccedente non può essere chiesto a rimborso o a compensazione di altri tributi, né è possibile riportarlo nella successiva dichiarazione dei redditi. In sostanza, parte delle detrazioni spettanti andrebbero perdute.


Occorre prestare particolare attenzione alla circostanza che il nuovo criterio di ripartizione delle detrazioni per i figli a carico vale esclusivamente a tale fine e non può essere considerato come principio di ripartizione tra i coniugi delle detrazioni e delle deduzioni per spese sostenute per i figli.


Per queste, rimane valido il criterio in base al quale la detrazione o la deduzione spetta al contribuente al quale è intestato il documento che certifica la spesa.


Alcune regole sulla detrazione per i figli Come in passato, la detrazione spetta per intero ad uno solo dei genitori quando l’altro genitore è fiscalmente a carico del primo.


Quando l’altro genitore è deceduto e il contribuente non si è risposato o, se risposato, si è legalmente ed effettivamente separato, egli ha diritto per il primo figlio alla detrazione prevista per il coniuge a carico, per gli altri figli alla detrazione in misura intera prevista per i figli a carico.


La stessa detrazione spetta anche per il figlio naturale riconosciuto dal solo contribuente, se quest’ultimo non è coniugato o è legalmente ed effettivamente separato.


La detrazione compete indipendentemente dalla circostanza che i figli abbiano o meno superato determinati limiti di età o che siano o non siano dediti agli studi o a tirocinio gratuito.


Le detrazioni spettano anche se i figli non convivono con il contribuente o non risiedono in Italia.


Le nuove regole per i figli degli ex coniugi


Nuove regole sono state introdotte anche per i coniugi separati e divorziati.


In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, è ora disposto per legge che:


– se non c’è accordo tra i genitori, la detrazione spetta al genitore affidatario o, se l’affidamento è congiunto o condiviso, va ripartita al 50%;


– quando il genitore affidatario (o uno dei genitori affidatari, in caso di affidamento congiunto) ha un reddito tale da non consentirgli di usufruire in tutto o in parte della detrazione (cioè nelle ipotesi di incapienza), questa è assegnata per intero all’altro genitore.


In quest’ultimo caso, salvo diverso accordo tra le parti, il genitore che sfrutta per intero la detrazione ha l’obbligo di riversare all’altro genitore affidatario un importo pari alla maggiore detrazione fruita.


La detrazione per le famiglie numerose


Dal periodo d’imposta 2007 è stata introdotta una specifica detrazione Irpef a favore delle famiglie in cui sono presenti almeno quattro figli a carico.


La detrazione, che va ad aggiungersi a quelle ordinarie già previste per ogni figlio a carico, è pari a 1.200 euro e non va ragguagliata al periodo dell’anno in cui si verifica l’evento.


Ai lavoratori dipendenti e assimilati viene concessa direttamente in busta paga, mentre tutti gli altri contribuenti che ne hanno diritto potranno richiederla nella dichiarazione dei redditi.


La detrazione non dipende dal livello di reddito del beneficiario e va ripartita, nella misura del 50%, tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati.


In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la detrazione spetta ai genitori in proporzione agli affidamenti stabiliti dal giudice.


A differenza di quanto previsto per le ordinarie detrazioni per i figli a carico, i criteri di ripartizione indicati dalla norma non possono essere modificati sulla base di accordi intercorsi tra i genitori.


Ovviamente, se uno dei coniugi è fiscalmente a carico dell’altro, la detrazione compete a quest’ultimo per l’intero importo.


Inoltre, qualora l’ulteriore detrazione sia di ammontare superiore all’imposta lorda, diminuita delle altre detrazioni spettanti per altri motivi, il contribuente ha diritto a un credito di ammontare pari alla quota della nuova detrazione che non ha trovato capienza nell’imposta dovuta.


Le modalità di attribuzione del credito sono state definite con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 31 gennaio 2008.


Detto provvedimento ha stabilito, in particolare, che il credito:


– è determinato nella dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Modello Unico);


– può essere utilizzato sia in compensazione nel modello F24 o, a scelta del contribuente, computato in diminuzione dell’Irpef relativa al periodo d’imposta successivo o chiesto a rimborso;


– è attribuito ai lavoratori dipendenti tramite sostituto d’imposta;


– relativamente all’anno 2007, è attribuito in unica soluzione; quello spettante a partire dall’anno 2008 va riconosciuto sugli emolumenti corrisposti in ciascun periodo di paga.


La detrazione per gli altri familiari a chi spetta e per quali familiari


Dal punto di vista fiscale sono considerati altri familiari:


– genitori (anche adottivi);


– ascendenti prossimi, anche naturali;


– coniuge separato;


– generi e nuore;


– suoceri;


– fratelli e sorelle;


– discendenti dei figli.


Per poter considerare fiscalmente a carico le citate persone, è necessario che le medesime non possiedano redditi superiori a 2.840,51 euro e che convivano con il contribuente o ricevano da questi un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.


Nel reddito del familiare vanno inclusi, ai fini del calcolo del tetto massimo di 2.840,51 euro, anche la rendita dell’abitazione principale e relative pertinenze, le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa Cattolica.


La detrazione base per gli altri familiari a carico è pari a 750 euro.


Anche questo importo diminuisce man mano che cresce il reddito complessivo.


Per calcolare la detrazione effettivamente spettante occorre moltiplicare la detrazione base per il coefficiente che si ottiene dal rapporto tra 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000.


Il reddito complessivo va sempre assunto al netto della rendita catastale dell’abitazione principale e di quelle delle relative pertinenze.


(Agenzia delle Entrate, guida alla tassazione IRPEF del 23/05/2008)


 


 


2) Dogane: Trasmissione telematica dei dati relativi alle contabilità dei depositari autorizzati


L’Agenzia delle Dogane con la circolare n. 21 del 23/05/2008 ha fornito le istruzioni sui tempi e sulle modalità per la trasmissione esclusivamente in forma telematica dei dati relativi alle contabilità dei depositari autorizzati esercenti l’attività svolta nei settori dei prodotti energetici.


Ciò per fare fronte a quanto disposto dall’art. 1, comma 1, lettera a) del D.L. n. 262/2006, convertito dalla Legge n. 286/2007, il quale ha previsto che con determinazione dell’Agenzia delle dogane siano stabiliti tempi e modalità per la presentazione esclusivamente in forma telematica dati relativi alle contabilità degli operatori, qualificati come depositari autorizzati, esercenti l’attività nei settori dei prodotti energetici, di cui all’art. 5 del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative approvato con D.Lgs. 26 ottobre 1995, 504.


Peraltro, la decorrenza per la trasmissione dei dati è stata fissata al 1 giugno 2008 (dalla Determinazione Direttoriale prot. 1494/UD del 26/9/2007, pubblicata nella G.U. n. 228 del 1 ottobre 2007)


(Agenzia delle Dogane, circolare n. 21 del 23/05/2008)


 


 


3) Finanziamento alle Imprese artigiane per l’internazionalizzazione: Modalità e termini per la presentazione delle domande


Il Ministero del Commercio internazionale ha fissato modalità e termini per la presentazione delle domande di finanziamento a favore dell’internazionalizzazione delle imprese artigiane.


Le domande possono essere presentate esclusivamente da:


– consorzi all’esportazione collegati ad imprese artigiane, per progetti che coinvolgono almeno 3 imprese artigiane, la cui ragione sociale va espressamente indicata nella domanda;


– raggruppamenti, anche costituiti ad hoc, di almeno 3 imprese artigiane.


Le imprese interessate devono risultare operative da almeno un anno e i raggruppamenti costituiti ad hoc dovranno procedere alla costituzione formale di una RTI entro 30 giorni dalla data di comunicazione dell’ammissione al finanziamento.


Sono ammissibili al finanziamento i progetti di promozione all’estero di prodotti o servizi di imprese artigiane presentati da aggregazioni di imprese artigiane.


L’ammontare massimo di ciascun finanziamento, fermo restando il limite del 50% del costo complessivo del progetto e fatti salvi i casi di disponibilità regionale o provinciale inferiore, è pari a 80.000 euro, elevabile a 100.000 euro nel caso di domanda presentata da almeno 5 imprese.


A titolo indicativo, sono elencate di seguito alcune tipologie d’attività di progetto:


– campagne di promozione all’estero (partecipazione a fiere e mostre, attività collaterali alle presenze fieristiche, azioni di comunicazione sul mercato, seminari, incontri bilaterali tra operatori);


– missioni commerciali settoriali;


– azioni pubblicitarie e di relazioni pubbliche intese a diffondere la conoscenza dei prodotti e/o dei marchi;


– conferenze di commercializzazione nel territorio in cui hanno sede i raggruppamenti/distretti/filiere beneficiari, destinate ad operatori esteri;


– studi e consulenze finalizzati alla messa in rete delle imprese proponenti, per una loro migliore promozione nei mercati esteri;


– studi di fattibilità per investimenti commerciali o produttivi all’estero in show room, centri servizi, centri di assistenza tecnica, franchising, joint ventures;


– analisi per l’innovazione dei processi produttivi, distributivi e

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