Contratti di Formazione e Lavoro: le disposizioni sul recupero degli aiuti di Stato


Il recupero degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili con il Trattato della Comunità Europea riguardo i CFL trova il suo decreto legge: il n. 59 dell’8 aprile 2008 pubblicato in G.U. n. 84 del 9 aprile 2008. Si espongono i tratti salienti.


La storia del recupero degli sgravi contributivi dei CFL, inquadrati come aiuti di Stato, parte dal 1999. L’11 maggio di quell’anno la Commissione Ce individuò tali esoneri contributivi contrastanti con le previsioni dell’art. 88 del Trattato istitutivo dell’Unione Europea, con conseguente obbligo di recupero degli stessi per lo Stato. Solo un gruppo di sgravi fu dichiarato compatibile con il Trattato; esattamente:


 


Ø    quelli che abbiano consentito la creazione di nuovi posti di lavoro, con assunzione alla cessazione del CFL  del lavoratore a tempo indeterminato;


Ø    quelli che abbiano riguardato l’assunzione di giovani fino ai 25 anni, di laureati fino a 29 anni o, a prescindere dall’età, di disoccupati da almeno un anno.


Alla luce di quanto esposto, l’Inps ha avviato le procedure di recupero, considerando gli sgravi, prima legittimi, ora come omissioni contributive. Previa acquisizione di informazioni dalle imprese beneficiarie, procedeva, tramite il concessionario della riscossione, all’emissione della cartella di pagamento. Le aziende interessate al recupero potevano, entro quaranta giorni dalla notifica, opporsi alla cartella e chiedere, solo per gravi motivi, la sospensione. Le procedure di recupero, in forza delle norme comunitarie, dovevano essere avviate “senza indugio” e a condizione “di consentire un’esecuzione immediata ed effettiva della decisione della Commissione”.


 


Il Dl n. 59/2008 incentra il suo intervento su tali procedure: gli artt. 1 e 2 vogliono assicurare maggior celerità e minori possibilità per i beneficiari degli aiuti illegittimi di sospendere la procedura di recupero. E ciò per evitare il secondo deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dovuto al rallentamento nel recupero degli aiuti di Stato, principalmente per la possibilità di ottenere la sospensione della cartella esattoriale per i “gravi motivi” citati. Vengono, quindi, ristrette le possibilità valide per ottenere la sospensione; all’uopo devono sussistere entrambe le seguenti condizioni:


 


Ø    gravi motivi di illegittimità della decisione comunitaria di recupero o evidente errore nella individuazione del soggetto tenuto alla restituzione degli aiuti o evidente errore di calcolo;


Ø    pericolo di un pregiudizio imminente e irreparabile.


 


In caso di errore di calcolo, la sospensione dovrà riguardare solo la parte oggetto di errore.


Si potranno avere modi diversi di giudizio secondo le decisioni del giudice:


 


Ø    se accoglie l’istanza, perché ritiene illegittima la decisione della Commissione sull’incompatibilità dell’aiuto, sospende il giudizio e dispone il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia con procedura d’urgenza; non potrà, invece, sospendere la richiesta di pagamento se il soggetto obbligato alla restituzione non abbia, a sua volta, impugnato la decisione comunitaria di recupero avanti la Corte di Giustizia, richiedendone la sospensione anche in tale sede;


Ø    se, invece, l’istanza di sospensione è accolta per motivi diversi dall’illegittimità di cui sopra, il giudizio subisce un’accelerazione, e conseguentemente deve essere fissata udienza entro trenta giorni e decidere la causa nei successivi sessanta;


Ø    se, infine, non viene accolta, il giudizio seguirà la consueta tempistica.


 


Le possibili ricadute sui giudizi pendenti possono essere:


 


Ø    in caso di sospensiva concessa, il decreto prevede che la causa sia decisa nei termini di cui al c. 3, previa eventuale anticipazione dell’udienza di trattazione già fissata, anche se, tali termini, destano non poche perplessità: non è propriamente chiaro da quando decorrano i sessanta giorni entro i quali la causa deve essere decisa;


Ø    dietro eventuale istanza di parte (nel caso l’INPS), il Giudice deve riesaminare il provvedimento di sospensione già concesso e disporne la revoca, qualora non ricorrano i già menzionati più severi presupposti. La conseguenza immediata per i  soggetti beneficiari, sarebbe il pagamento immediato delle cartelle esattoriali;


Ø    infine sarebbe da esaminare la legittimità del decreto visto che è stato adottato da un governo dimissionario, la cui attività è normalmente limitata all’ordinaria amministrazione e al disbrigo degli affari correnti.


 


2 Maggio 2008


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