Novità fiscali del 23 aprile 2008: presentazione elenchi clienti e fornitori: decreto in fotofinish che ha prorogato la scadenza per taluni soggetti del non profit; immobili in leasing: trattamento fiscale dell’utilizzatore

Pubblicato il 23 aprile 2008

 

Indice:

 

1) Autorità portuali: I canoni demaniali non sono soggetti ad IVA

 

2) Ecoincentivi: Istituiti i codici tributo per usufruire dei crediti d'imposta

 

3) Immobili in Ieasing: Trattamento fiscale dell’utilizzatore

 

4) Presentazione elenchi clienti e fornitori: Decreto in fotofinish - Associazioni ed Onlus: Per il 2007 esonero parziale dall’elenco clienti e fornitori

 

5) Applicazione degli elenchi Intrastat anche per le prestazioni di servizi ?

 

 

1) Autorità portuali: I canoni demaniali non sono soggetti ad IVA

I canoni demaniali riscossi dalle Autorità portuali non sono rilevanti ai fini IVA e gli atti di concessione demaniale sono assoggettati all'imposta proporzionale di registro.

Inoltre, poiché i beni demaniali del porto rilevano ai fini dell'imposizione sul reddito, come beni relativi all'attività istituzionale dell'Autorità portuale, ne deriva che i canoni pattuiti a fronte della concessione degli stessi, si configurano quali redditi di natura fondiaria.

La disposizione della legge finanziaria 2007 ha chiarito la natura giuridica di enti pubblici non economici delle Autorità portuali e il trattamento fiscale dell'attività di gestione dei beni demaniali portuali.

Sotto tale profilo, la norma prevede che gli introiti derivanti dagli atti di concessione di detti beni, affidati ai singoli operatori, non costituiscono corrispettivi imponibili ai fini dell'imposta sul valore aggiunto; ciò in quanto, evidentemente, la concessione di beni demaniali costituisce atto che le Autorità portuali compiono in veste di pubblica autorità.

Atti di concessione demaniale delle Autorità portuali

Il comma 993 della legge finanziaria 2007 prevede che "gli atti di concessione demaniale rilasciati dalle autorità portuali, in ragione della natura giuridica di enti pubblici non economici delle autorità medesime, restano assoggettati alla sola imposta proporzionale di registro ed i relativi canoni non costituiscono corrispettivi imponibili ai fini dell'imposta sul valore aggiunto ...".

Le Autorità portuali, istituite con legge n. 84/1994, sono preposte alle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento, promozione e controllo delle operazioni portuali, nonchè delle altre attività commerciali ed industriali esercitate nei porti.

Il Consiglio di Stato, con il parere n. 1641/2002, ha evidenziato che l'art. 6, comma 1, di tale legge attribuisce alle Autorità portuali una serie di compiti riguardanti prevalentemente attività di supervisione e controllo sul corretto funzionamento del porto e delle sue strutture operative, attività implicanti l'esercizio di poteri autoritativi che assumono una connotazione di carattere pubblicistico.

Tenuto conto dell'oggetto principale dell'attività  svolta, a detti enti é stata riconosciuta la natura di enti non commerciali, con la conseguente applicabilità nei loro confronti, ai fini delle imposte sui redditi, delle disposizioni recate dal Titolo II, Capo III, del TUIR e, ai fini IVA, dell'art. 4, quarto comma, del DPR n. 633/1972.

In particolare, ai sensi dell’art. 4, comma 4, del DPR n. 633/1972, le Autorità portuali, quali enti non commerciali sono soggetti passivi di imposta ai fini dell'IVA solo per le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nell'esercizio di attività commerciali.

Le conclusioni della legge finanziaria 2007 sono coerenti con i principi affermati nella sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee relativa alla causa C-174/06.

L'esclusione delle attività di gestione dei beni demaniali dal presupposto dell'IVA, fondata sulla natura giuridica di enti pubblici non economici delle Autorità portuali e sulla natura non commerciale dell'attività svolta nell'esercizio di funzioni statali, ha fatto capire - per esigenze di simmetria - che la medesima attività non sia neppure produttiva di reddito di impresa.

Pertanto, i beni demaniali del porto rilevano ai fini dell'imposizione sul reddito, come beni relativi all'attività istituzionale dell'Autorità portuale (ente non commerciale), con la conseguenza che i canoni pattuiti a fronte della concessione degli stessi, si configurano quali redditi di natura fondiaria.

Gestione del contenzioso pendente

Poiché gli atti impositivi o sanzionatori fondati sull'applicazione dell'IVA ai canoni demaniali marittimi introitati dalle autorità portuali perdono efficacia ed i relativi procedimenti tributari si estinguono, gli uffici dell'Agenzia dell’Agenzia delle Entrate sono stati avvisati di riesaminare caso per caso il contenzioso pendente in materia e, se del caso, a provvedere al relativo abbandono, sempre che non siano sostenibili altre questioni.

In caso di abbandono, gli uffici devono depositare presso la segreteria della Commissione tributaria richiesta di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.

Le spese del giudizio estinto in caso di cessazione della materia del contendere "restano a carico della parte che le ha anticipate".

In caso di deposito di sentenza sfavorevole all'Agenzia delle Entrate, gli uffici devono rinunciare alla pretesa erariale prestando acquiescenza alla sentenza stessa.

Per i giudizi pendenti in sede di legittimità, gli uffici devono chiedere all'Avvocatura generale l'abbandono degli stessi secondo le modalità di rito.

Infine, che la disposizione, che prevede la perdita di efficacia degli atti impositivi o sanzionatori fondati sull'applicazione dell'IVA ai canoni demaniali marittimi e l'estinzione dei relativi procedimenti tributari, non si può applicare nei casi in cui sia intervenuta pronuncia giurisdizionale passata in giudicato.

Realizzazione di opere in porti già esistenti

L'art. 1, comma 992, della legge finanziaria 2007 prevede che "la realizzazione in porti già esistenti di opere previste nel piano regolatore portuale e nelle relative varianti, ovvero qualificate come adeguamenti tecnico-funzionali sono da intendersi quali attività di ampliamento, ammodernamento e riqualificazione" dei porti medesimi, ai sensi dell'art. 3, comma 13, del D.L. n. 90/1990, convertito dalla legge n. 165/1990.

Tale ultima disposizione, a sua volta, aveva previsto che "tra i servizi prestati nei porti, aeroporti, autoporti e negli scali ferroviari di confine riflettenti direttamente il funzionamento e la manutenzione degli impianti ovvero il movimento di beni o mezzi di trasporto - ai quali si applica il regime di non imponibilità dei servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali ai sensi dell'art. 9, comma 1, n. 6) del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972 - si intendono compresi anche quelli di rifacimento, completamento, ampliamento, ammodernamento, ristrutturazione e riqualificazione degli impianti gia' esistenti, pur se tali opere vengono dislocate, all'interno dei predetti luoghi, in sede diversa dalla precedente ...".

L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 247/E del 23/7/2002, dopo avere evidenziato come la disposizione contenga una interpretazione autentica dell'art. 9 del D.P.R. n. 633/1972, aveva precisato che, stante il tenore letterale della norma, potevano fruire del regime di non imponibilità ai fini IVA solo le prestazioni di servizi riferite a beni collocati nel perimetro del porto destinate di fatto a consentire un incremento degli scambi internazionali.

La norma introdotta dalla legge finanziaria 2007 ha chiarito ulteriormente la portata della disposizione contenuta nell'art. 3, comma 13, del D.L. n. 90/1990, riconoscendo il regime di non imponibilità ai fini IVA alle prestazioni relative ad opere realizzate nelle preesistenti aree portuali e relative adiacenze, a condizione che siano previste nel piano regolatore portuale e nelle eventuali varianti e che siano qualificate come opere di adeguamento tecnico-funzionale della struttura portuale esistente.

(Agenzia delle Entrate, circolare del 21/04/2008, n. 41)

 

 

 

2) Ecoincentivi: Istituiti i codici tributo per usufruire dei crediti d'imposta

I crediti d'imposta relativi ai contributi concessi per incentivare la riduzione e la sostituzione di auto e moto inquinanti con altre di minore impatto ambientale, sono fruibili in compensazione mediante F24 utilizzando i seguenti codici tributo istituiti con risoluzione.

Si tratta degli ecoincentivi per la rottamazione dei veicoli più vecchi, confermati per il 2008, con alcune modifiche rispetto all'edizione dello scorso anno, dal Decreto "milleproroghe" (D.L. n. 248/2007, art. 29, commi da 1 a 7).

I nuovi codici, operativi dal quinto giorno lavorativo successivo alla data della risoluzione, sono:

6800 - credito d'imposta spettante al centro autorizzato che effettua la rottamazione, anticipando il relativo contributo (pari al costo di demolizione e, comunque, entro il limite di 150 euro per mezzo), di autoveicoli per il trasporto promiscuo ed autovetture immatricolati, entro il 1998, come "euro 0", "euro 1" o "euro 2", ossia le categorie ambientali più inquinanti.

6801 - credito d'imposta spettante al venditore per il contributo di 300 euro anticipato a chi compra un motociclo nuovo (fino a 400 c.c. di cilindrata) di categoria "euro 3", sostituendo un altro motociclo o un ciclomotore di categoria "euro 0".

Per la rottamazione, viene previsto un costo massimo, a carico dello Stato, di 80 euro per ciascun motociclo e di 30 euro per ciascun ciclomotore.

6802 - credito d'imposta riconosciuto ai centri che effettuano la rottamazione ovvero alle imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo che rimborsano al venditore l'importo del contributo riconosciuto a chi acquista autovetture "euro 4" ed "euro 5" con ridotte emissioni di anidride carbonica in sostituzione di autovetture e autoveicoli per il trasporto promiscuo immatricolati entro il 1996 come "euro 0", "euro 1" o "euro 2".

6803 - credito d'imposta riconosciuto ai centri che effettuano la rottamazione ovvero alle imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo che rimborsano al venditore l'importo del contributo riconosciuto a chi acquista autoveicoli per trasporto promiscuo, autocarri, autoveicoli per trasporti specifici, autoveicoli per uso speciale, autocaravan (massa massima fino a 3,5 t, categoria "euro 4") in sostituzione di "euro 2" ed "euro 1", immatricolati entro il 1998.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/04/2008, n. 169)

 

 

3) Immobili in Ieasing: Trattamento fiscale dell’utilizzatore

Per i contratti di leasing su beni immobili strumentali, sono state introdotte interessanti novità dalla legge finanziaria 2008 (L. 24 dicembre 2007, n. 244).

Tali novità hanno in particolare riguardato:

- Il nuovo limite minimo di durata dei contratti ai fini della deducibilità dei costi ai fini Ires;

- le definizione della problematica relativa scorporo di terreni e fabbricati;

- nuovo impianto normativo Irap.

Il legislatore, modificando l’art. 102, comma 7, del Tuir, ha statuito un “allungamento” del periodo di durata minima del contratto di leasing al fine della deducibilità dei relativi costi mantenendo comunque la metodologia di calcolo introdotta dal D.L. n. 203/2005.

Per quanto riguarda lo scorporo di terreni e fabbricati, al fine di “salvare” l’art. 1 del decaduto D.L. 3/8/2007, n. 118, il Legislatore ne ha reintrodotto con la legge finanziaria.

E pertanto definitivo che per gli esercizi antecedenti al 2006 i costi dedotti relativi a contratti di leasing immobiliare saranno da imputarsi pro quota a terreno e fabbricato.

Infine, per quanto attiene al nuovo impianto normativo Irap, in conseguenza della definitiva “separazione” dall’Ires, ai fini del computo dei costi deducibili in relazione ad un contratto di leasing immobiliare, non si dovrà tenere conto della separazione terreno-fabbricato; la società utilizzatrice, che imputa a conto economico i canoni di competenza, potrà quindi portare in deduzione ai fini Irap l’intera quota capitale di detti canoni (senza considerare che ai fini lres la quota relativa al terreno risulta indeducibile).

Il nuovo limite minimo di durata dei contratti ai fini della deducibilità dei costi

Per i contratti di leasing immobiliare stipulati fino al 3 dicembre 2005, l’art. 102 del Tuir richiedeva esclusivamente una durata minima non inferiore ad otto anni al fine di potere portare in deduzione dal reddito imponibile i canoni di leasing.

Con le modifiche introdotte a tale norma, tale limite di durata minima veniva “allungato” statuendo che:

- il contratto dovesse avere durata almeno pari alla metà del periodo di ammortamento del bene;

- qualora la metà del periodo di ammortamento fosse stata inferiore a otto anni ai fini della deducibilità dei costi il contratto avrebbe dovuto avere una durata di almeno otto anni;

- qualora la metà del periodo di ammortamento fosse stata superiore a otto anni ma inferiore a quindici ai fini della deducibilità dei costi il contratto avrebbe dovuto avere una durata non inferiore alla metà del periodo di ammortamento;

- se, infine, la metà del periodo di ammortamento fosse stata superiore a quindici anni ai fini della deducibilità dei costi il contratto avrebbe dovuto avere una durata non inferiore a quindici anni.

La legge finanziaria 2008 ha quindi, modificato, pur mantenendo il medesimo schema di calcolo, tale norma ed ha effetto sui contratti stipulati a partire dal 1/1/2008.

In particolare:

- non si farà più riferimento alla “metà del periodo di ammortamento” ma ai “due terzi del periodo di ammortamento”;

- il limite minimo di durata viene elevato da otto a undici anni;

- il limite massimo di durata viene elevato da quindici a diciotto anni.

La definizione della problematica relativa allo scorporo di terreni e fabbricati

In sostanza tale norma, già contenuta nel D.L. n. 118/2007, statuisce definitivamente la non retroattività degli effetti fiscali connessi all’impossibilità di portare in deduzione dal reddito d’impresa la quota parte di canoni di leasing relativa al rimborso delle quote capitale relative al terreno.

Viene, quindi, fatto salvo il comportamento adottato ante 2006, mentre a partire da tale anno la società locataria di immobili in leasing dovrà calcolare il costo deducibile ai fini Ires e Irap senza considerare la quota di canoni relativa al rimborso delle quote capitale afferenti il terreno (ai fini Irap ciò varrà fino all’esercizio 2007 compreso, mentre a partire dal 2008 si dovrà seguire un differente comportamento).

Come noto, laddove il terreno non sia stato acquistato autonomamente (ad esempio, nel caso di contratto di leasing-appalto), ai fini fiscali il valore del medesimo sarà da computarsi forfetariamente nella misura del 30% o del 20% del costo storico dell’immobile in leasing rispettivamente nel caso di fabbricati industriali o di altri immobili strumentali.

Il nuovo impianto normativo Irap

La Finanziaria 2008 (commi 50 e 51 dell’art. 1) ha modificato nettamente l’impianto normativo relativo all’Irap.

Nello specifico, al fine della determinazione della base imponibile Irap non si dovrà più fare riferimento alla normativa Ires, ma punto di partenza sarà il conto economico civilistico tout court.

Nel caso degli immobili strumentali in leasing, ciò comporterà l’inapplicabilità della normativa relativa all’indeducibilità delle quote capitale relative alla “quota-terreno”. Pertanto, a partire dal 2008, le società locatarie di immobili in leasing potranno computare il costo deducibile ai fini Irap considerando l’intera quota capitale di competenza dell’esercizio.

In sostanza, ai fini Irap è come se vi fosse un ritorno alla normativa ante 2006.

(di Giuseppe Rebecca e Andrea Manetti, in Il fisco, n. 6/2008, fascicolo 1)

 

 

4) Presentazione elenchi clienti e fornitori: Decreto in fotofinish

Della serie “meglio tardi che mai”: E' in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze 3 aprile 2008 che disciplina i termini e le modalità per la semplificazione degli adempimenti relativi alla presentazione degli elenchi clienti e fornitori da parte di associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali; di organizzazioni di volontariato iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali e degli iscritti all'anagrafe delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

In particolare, questi soggetti possono non includere nell’elenco fornitori, limitatamente all’anno di imposta 2007, i dati relativi agli acquisti di beni e servizi, utilizzati promiscuamente nell’esercizio di attività commerciali e delle altre attività svolte, per i quali non è stato esercitato il diritto a detrazione di cui agli artt. 19 e seguenti del DPR 633/72.

Potranno, inoltre, effettuare la trasmissione di questi elenchi entro il 30 giugno 2008.

(Ministero Economia e Finanze, nota del 22/4/2008)

 

Associazioni ed Onlus: Per il 2007 esonero parziale dall’elenco clienti e fornitori

A seguito del citato Decreto del 3 aprile 2008, in corso di pubblicazione sulla G.U., quindi, per taluni soggetti del settore non profit, la trasmissione degli elenchi andrà effettuata entro il 30 giugno 2008

In particolare, si verifica l’adempimento semplificato per le associazioni di promozione sociale, quelle di volontariato e le Onlus.

Queste, infatti, potranno escludere dall'elenco fornitori, soltanto per l'anno d'imposta 2007, i dati relativi agli acquisti di beni e servizi, utilizzati promiscuamente nell'esercizio delle attività commerciali e delle altre attività svolte, per i quali non è stata esercitata la detrazione Iva.

Ciò a differenza degli altri soggetti tenuti alla trasmissione entro il prossimo 29 aprile, per gli enti no profit il termine è fissato al 30 giugno.

Intanto, le associazioni nazionali dei professionisti hanno chiesto un rinvio generalizzato ai fini della presentazione di tutti gli elenchi.

(Agenzia delle Entrate, nota del 22/4/2008)

 

 

5) Applicazione degli elenchi Intrastat anche per le prestazioni di servizi ?

Dal 1/1/2010 sarà in vigore l'obbligo di presentazione degli elenchi riepilogativi Intrastat anche per le prestazioni di servizi.

La novità deriva dalla direttiva 2008/8/Ce, come è stato, peraltro, rilevato da Santacroce e Mantovani in Il Sole 24 Ore del 14/4/2008.

Tuttavia, sarà necessaria anche la contemporanea approvazione di apposita normativa che potrebbe quindi rendere più stringenti, estendendole anche ai servizi, le regole in materia di comunicazione dei dati delle operazioni intracomunitarie.

La Commissione, con la comunicazione diffusa il 17/3/2008, ha formalizzato una proposta di direttiva volta a modificare la disciplina recata dalla direttiva 2006/112/Ce in materia di elenchi riepilogativi e dichiarazioni periodiche Iva, completando così il quadro sistematico che si delineerà a partire dal 2010, per effetto della contestuale entrata in vigore della direttiva sul luogo di prestazione dei servizi.

Questa, in particolare, intervenendo sull'art. 262 della direttiva 2006/112/Ce, estende l'obbligo di presentazione del modello Intrastat (finora previsto solo per le cessioni di beni) alle prestazioni di servizi per le quali all'assolvimento dell'imposta è tenuto il committente mediante il meccanismo del reverse charge.

Per contrastare i fenomeni di evasione dell'imposta viene previsto che nella dichiarazione periodica Iva debba trovare indicazione anche l'ammontare totale dei servizi acquisiti presso prestatori comunitari con l'obbligo dell'inversione contabile.

In questo modo si rende possibile un raffronto "incrociato" con i dati dell'Intrastat, il quale è rafforzato, in termini di significatività, dall'accorciamento dei tempi di presentazione sia della dichiarazione Iva che dei detti elenchi.

Infatti, la comunicazione 2008/147, modificando l'art. 252 della direttiva 2006/112/Ce, impone un obbligo dichiarativo mensile a tutti i soggetti passivi che nel corso dell'anno precedente hanno realizzato un ammontare complessivo di acquisti di beni e servizi (implicanti il reverse charge) dal mercato intracomunitario superiore a 200.000 euro.

A ciò si affianca l'abbreviazione del periodo di riferimento degli Intrastat, che diviene per tutti mensile, in luogo dell'attuale ordinario termine trimestrale.

In questo modo, prevedendo un lasso temporale utile di un mese sia per la presentazione della dichiarazione Iva che per quella degli elenchi riepilogativi, si realizza, di fatto, un sistema in grado di raccogliere e confrontare le informazioni connesse agli scambi intracomunitari, siano essi di beni ovvero di servizi, su base mensile, con evidenti benefici nel campo della repressione delle frodi Iva.

In sostanza, (hanno, infine, rilevato Santacroce e Mantovani in Il Sole 24 Ore del 14/4/2008) dunque, il sistema che (verosimilmente) entrerà in vigore dal 2010 sarà impostato su una dichiarazione inclusiva anche delle informazioni relative all'acquisto di servizi dal mercato intracomunitario, la quale assumerà cadenza mensile per quegli operatori che risultano acquirenti di beni e servizi (regolati con l'inversione contabile) dal mercato comunitario per un ammontare eccedente 200.000 euro annuali.

 

 

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A cura di Vincenzo D’Andò