Contribuenti minimi alla cassa entro lunedì 17 marzo 2008

I contribuenti che dal 2008 applicano il regime dei minimi, di cui all’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, Finanziaria 2008, devono operare la rettifica Iva sulle merci in giacenza al 31 dicembre 2007 e sui beni strumentali. Devono anche eseguire il primo o unico versamento entro il […]

I contribuenti che dal 2008 applicano il regime dei minimi, di cui all’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, Finanziaria 2008, devono operare la rettifica Iva sulle merci in giacenza al 31 dicembre 2007 e sui beni strumentali. Devono anche eseguire il primo o unico versamento entro il 16 marzo 2008, che slitta a lunedì 17 marzo 2008. Per eseguire il versamento dell’Iva dovuta in seguito alla rettifica, è stato istituito il codice tributo 6497. L’agenzia delle Entrate, con risoluzione 80/E del 6 marzo 2008, ha infatti introdotto il codice tributo “6497”, denominato “Iva derivante da rettifica della detrazione per i contribuenti minimi di cui all’articolo 1 – commi da 96 a 117 – della legge 24 dicembre 2007, n. 244”. Nella compilazione del modello F24, il codice tributo è esposto nella sezione erario, con indicazione, quale anno di riferimento, dell’anno d’imposta per il quale è stata operata la rettifica cioè dell’anno precedente a quello di applicazione del regime dei contribuenti minimi, espresso nella forma AAAA, esempio, anno 2007 per i contribuenti che sono passati al nuovo regime dei minimi dal 1° gennaio 2008.




 


I requisiti per l’accesso al regime


         Il nuovo regime dei minimi, in vigore dal 2008, è riservato alle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato esercenti attività di impresa, arti o professioni, che nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, in misura non superiore a 30.000 euro. Per avvalersi del regime dei minimi è, altresì, necessario rispettare ulteriori condizioni.


         In particolare, nell’anno solare precedente il contribuente:


·        non deve avere effettuato cessioni all’esportazione, o operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione, servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali, operazioni con lo Stato della Città del Vaticano o con la Repubblica di San Marino, trattati ed accordi internazionali;


·        non deve avere sostenuto spese per lavoro dipendente o per collaboratori, anche assunti con le modalità riconducibili ad un progetto o programma di lavoro, o fase di esso, nonché spese per prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore stesso o dai suoi familiari, ad eccezione dei compensi corrisposti ai collaboratori dell’impresa familiare;


·        non deve avere erogato somme sotto forma di utili di partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro;


·        non deve avere acquistato, anche mediante contratti di appalto e di locazione, nei tre anni precedenti a quello di entrata nel regime, beni strumentali di valore complessivo superiore a 15.000 euro. Il valore dei beni strumentali cui far riferimento è costituito dall’ammontare dei corrispettivi relativi alle operazioni di acquisto effettuate anche da privati. Per i beni strumentali solo in parte usati nell’ambito dell’attività di impresa o di lavoro autonomo rileva un valore pari al 50% dei relativi corrispettivi.



 


Accesso difficile per chi ha i locali in affitto


         Come si è detto, una delle condizioni che esclude l’accesso al regime riguarda chi ha acquistato beni strumentali nel triennio precedente, 2005-2007, d’importo superiore al limite di 15mila euro. In questo limite rientrano anche i canoni di locazione pagati da chi, ad esempio, ha in affitto il negozio, la bottega artigianale o i locali dello studio professionale. E’ esattamente la lettera b), del comma 96, dell’articolo 1, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, a stabilire che si considerano minimi le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arte o professione, che “nel triennio solare precedente non hanno effettuato acquisti di beni strumentali, anche mediante contratti di appalto e locazione, pure finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro”.


         E’ evidente che per “acquisto” di beni strumentali non si possono intendere, ad esempio, i locali del negozio, della bottega artigianale o dello studio, che sono in affitto. Purtroppo, il “problema” deriva dalle successive parole nel punto in cui la norma dispone che per “acquisti di beni strumentali” si intendono anche quelli effettuati “mediante contratti di appalto e locazione, pure finanziaria”. Chi ha scritto la norma, non poteva scriverla peggio di così, perché, in questo modo si è generata molta confusione al punto che la norma è stata interpretata nel senso che, ai fini del calcolo del limite di 15mila euro, rilevano anche le somme pagate per l’affitto del negozio, della bottega artigianale o dello studio professionale.


         Lo ha confermato il direttore della “normativa e contenzioso” dell’agenzia delle Entrate di Roma, Vincenzo Busa, nel comunicato stampa del 31 gennaio 2008. In questo comunicato, si legge che relativamente al limite di 15mila euro per l’acquisto dei beni strumentali “i canoni di locazione concorrono alla definizione del tetto”. Con queste parole, è chiaro che, considerando le somme pagate per l’affitto del negozio, della bottega artigianale o dello studio, i potenziali minimi si riducono notevolmente perché, per legge, è negato l’accesso al regime.


                  Ad esempio, per chi ha pagato nell’ultimo triennio 2005-2007, 420 euro al mese per l’affitto della bottega artigianale o dello studio professionale, pur non avendo acquistato alcun bene strumentale, l’accesso al regime è vietato perché ha superato il limite di 15mila euro solo per l’affitto pagato, in totale 15.120 euro (420 euro per i 36 mesi). In base alla norma, avendo “acquistato beni strumentali” per 15.120 euro nel triennio 2005-2007 (5.040 euro l’anno di affitto), è vietato l’accesso al regime dei minimi. Il fatto paradossale è che, al contrario, potrebbero accedere al regime, se in possesso delle altre condizioni previste dalla legge, i contribuenti che hanno acquistato nel 2004 un immobile per esercitare l’attività d’impresa, arte o professione, di rilevante ammontare. Può essere il caso di un artigiano, un commerciante o di un professionista, che ha acquistato nel 2004 un immobile del valore di 800mila euro. Per questo contribuente, il valore di acquisto dell’immobile è ininfluente ai fini della verifica delle condizioni per accedere al regime dei minimi.


 


La vendita dei beni strumentali nel corso del triennio


          Un altro aspetto che vieta l’accesso al regime può riguardare chi, nel corso del triennio 2005-2007, ha ceduto dei beni strumentali, acquistandone altri in sostituzione. Questo perché, applicando rigidamente la norma, sono irrilevanti le cessioni di beni fatte nel corso del triennio 2005-2007. Al riguardo, alla domanda, di cui al paragrafo 2.8 “beni strumentali”, della circolare 7/E del 28 gennaio 2008, di un contribuente che aveva acquistato nel 2006 beni strumentali per 11mila euro e venduto altri beni per 10mila euro, ma che nel 2007 aveva acquistato nuovi beni per 7mila euro, l’agenzia delle Entrate ha risposto che “il valore dei beni strumentali cui fare riferimento è costituito dall’ammontare dei corrispettivi relativi all’acquisto dei beni medesimi.


          A tal fine non rileva, pertanto, l’eventuale cessione del bene strumentale”. Di conseguenza, nel caso sopra esemplificato, il contribuente, pur avendo venduto 10 mila euro di beni strumentali, che non possiede più alla data del 31 dicembre 2007, nel triennio precedente ha “acquistato beni per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro” e, pertanto, è escluso che possa accedere al regime dei minimi. In definitiva, si può confermare che il regime dei minimi può essere semplice e vantaggioso, ma la norma, così com’è stata scritta, esclude l’accesso a molti potenziali contribuenti.


 


La rettifica Iva


         L’applicazione del regime dei minimi comporta la rettifica dell’Iva già detratta negli anni in cui si è applicato il regime ordinario, a norma dell’articolo 19-bis2 del Dpr 633/72. La fattispecie è disciplinata al comma 101 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, Finanziaria 2008, che regola le ipotesi in cui nel corso dell’attività esercitata interviene una modifica al regime Iva. In questa circostanza, l’Iva relativa a beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati deve essere rettificata in un’unica soluzione, senza attendere il materiale impiego degli stessi, fatta eccezione per i beni ammortizzabili, compresi i beni immateriali, la cui rettifica va eseguita solo se non sono ancora trascorsi quattro anni da quello della loro entrata in funzione, o dieci anni dalla data di acquisto o di ultimazione se trattasi di fabbricati o loro porzioni.


         La rettifica non deve essere effettuata per i beni ammortizzabili di costo unitario non superiore a 516,46 euro e per i beni il cui coefficiente di ammortamento stabilito ai fini delle imposte sul reddito è superiore al 25 per cento. Per contro, la rettifica Iva va fatta anche per i beni strumentali di costo unitario non superiore a 516,46 euro e per i beni il cui coefficiente di ammortamento è superiore al 25%, che non sono ancora entrati in funzione al momento del passaggio al regime dei minimi, cioè i beni per i quali non sono state ancora eseguite le deduzioni integrali o delle quote di ammortamento (circolare 7/E del 28 gennaio 2008, paragrafo 2.8 “beni strumentali”).


 


Iva in unica soluzione o in cinque rate annuali


         L’Iva dovuta dai contribuenti che dal 1° gennaio 2008 applicano il regime dei minimi in seguito alla rettifica, per le merci in rimanenza al 31 dicembre 2007 e per i beni strumentali, possono versare l’imposta, oltre che in un’unica soluzione, in cinque rate annuali di pari importo, senza interessi. La prima o unica rata deve essere versata entro il termine previsto per il versamento del saldo dell’Iva relativa all’anno precedente a quello di applicazione del regime, cioè entro il 16 marzo 2008 (che slitta a lunedì 17 marzo), mentre le rate successive sono versate entro i termini del versamento a saldo dell’imposta sostitutiva del 20 per cento dell’Irpef. E’ possibile estinguere il debito mediante la compensazione con eventuali crediti spettanti al contribuente.


         Il mancato versamento dell’unica rata, o di una singola rata, è punibile con la sanzione del 30% dell’importo non versato e costituisce titolo per l’iscrizione a ruolo.


 


L’Iva pagata è un costo deducibile


         L’Iva versata a seguito della rettifica della detrazione operata costituisce costo deducibile per i contribuenti minimi. Perciò, l’Iva versata, in unica soluzione o in cinque rate, costituisce costo deducibile per il contribuente minimo. Detta imposta, infatti, può essere assimilata, quanto al suo trattamento ai fini delle imposte dirette, all’Iva assolta dal contribuente minimo sugli acquisti che, in quanto non detraibile in costanza di regime, rappresenta un costo deducibile. E’ infatti stabilito che la rettifica della detrazione deve essere effettuata pure in caso di passaggio, anche per opzione, al regime ordinario nella dichiarazione annuale relativa all’anno dal quale trova applicazione tale regime, tenendone conto nel versamento a saldo dell’imposta relativa a tale anno. In tal caso, la rettifica – in aumento – dell’imposta detraibile determina una sopravvenienza che rileverà ai fini delle imposte dirette secondo le regole ordinarie (paragrafo 2.3, circolare 13/E del 26 febbraio 2008).


 



I “tempi” per la rettifica Iva


 


·                    Rettifica Iva su merci e beni strumentali. Chi “passa” al nuovo regime dei minimi, deve eseguire le rettifiche della detrazione nella prima dichiarazione annuale Iva presentata dopo l’ingresso nel regime, cioè in quella relativa all’anno precedente al transito nel regime dei minimi.


·                    Rettifica nell’Iva 2008. Il contribuente che, ad esempio, transita nel nuovo regime il 1° gennaio 2008 deve evidenziare le rettifiche della detrazione nella dichiarazione annuale Iva relativa al 2007 da presentare nel 2008.


·                    Il “costo” della rettifica. Si può fare l’esempio di un contribuente, la cui unica rettifica da fare riguarda le merci in rimanenza al 31 dicembre 2007, per l’importo imponibile di 45mila euro, con aliquota pari al 20%. In questo caso, il suo debito per la rettifica Iva è pari a 9mila euro (20% di 45mila euro).


·                    Versamento in una o in cinque rate. Il versamento per la rettifica Iva si può eseguire, oltre che in un’unica soluzione, in cinque rate annuali di pari importo. Non sono previsti interessi.


·                    Codice tributo da usare. Per il pagamento si usa il codice tributo 6497. Nel modello F24, il codice è esposto nella sezione erario, con indicazione, quale anno di riferimento, dell’anno per il quale è stata operata la rettifica cioè dell’anno precedente a quello di applicazione del regime dei minimi, espresso nella forma AAAA, esempio, anno 2007 per chi applica il nuovo regime dei minimi dal 1° gennaio 2008.


·                    Primo pagamento entro il 17 marzo 2008. La prima o unica rata deve essere versata entro il termine previsto per il saldo dell’Iva relativa all’anno precedente a quello di applicazione del regime, cioè entro il 16 marzo 2008 (che slitta a lunedì 17).


·                    Seconda rata entro il 16 giugno 2009. Le rate successive devono essere versate entro il termine del saldo dell’imposta sostitutiva del 20% dell’Irpef. Per chi paga la prima rata entro il 17 marzo 2008, la seconda deve essere pagata entro il 16 giugno 2009, oppure dal 17 giugno al 16 luglio 2009, con lo 0,40% in più.


·                    Compilazione del rigo VA45 dell’Iva 2008. Chi nel 2008 “passa” al regime dei minimi compila il rigo VA45 del modello Iva 2008 per il 2007; in particolare, la casella 1 deve essere barrata per comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale Iva che precede l’applicazione del regime dei minimi. Nel campo 2 deve essere indicato l’ammontare complessivo della rettifica Iva già detratta, operata a norma dell’articolo 19-bis2, del decreto Iva, Dpr 633/72, in relazione al mutato regime fiscale.


 


Tonino Morina


10 Marzo 2008

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