Novità fiscali del 18 gennaio 2008: regime dei minimi: l’esenzione da IRAP non vale per i contribuenti marginali se optano per il regime ordinario; altre novità in materia di IRAP per professionisti

  Indice:   1) Regime dei minimi: L’esenzione da IRAP non vale per i contribuenti marginali che optano per il regime ordinario   2) Gas naturale per combustione per usi civili: Aliquota IVA e modalità di fatturazione   3) Brevi fiscali   (A cura di Vincenzo D’Andò)     1) Regime dei minimi: L’esenzione da […]

 






Indice:


 


1) Regime dei minimi: L’esenzione da IRAP non vale per i contribuenti marginali che optano per il regime ordinario


 


2) Gas naturale per combustione per usi civili: Aliquota IVA e modalità di fatturazione


 


3) Brevi fiscali


 


(A cura di Vincenzo D’Andò)


 


 


1) Regime dei minimi: L’esenzione da IRAP non vale per i contribuenti marginali che optano per il regime ordinario


L’esenzione non opera quando i contribuenti minimi optano per il regime ordinario ai fini IVA e ai fini delle imposte sui redditi.


Per conseguenza, se per la tipologia (caratteristiche) di attività svolta sono soggetti passivi ai fini IRAP ne devono osservare i relativi adempimenti.


Tali caratteristiche vanno verificate di volta in volta dagli organi dell’Amministrazione Finanziaria preposti al controllo.


E’ questa, in sintesi, la risposta data dal Governo, il 16/1/2008, ad una interrogazione parlamentare n. 5-01900.


Come è noto, i contribuenti minimi sono esenti dall’IRAP e non devono presentare la relativa dichiarazione annuale.


Sono pure esclusi dall’applicazione degli studi di settore e dalla compilazione del modello per la comunicazione dei relativi dati.


Ai fini dell’individuazione del limite dei ricavi conseguiti e dei compensi percepiti (30.000 euro), non rilevano i ricavi e i compensi derivanti dall’eventuale adeguamento agli studi di settore di cui all’art. 62-bis, D.L. n. 331/1993 e ai parametri di cui alla legge n. 5491995, e (in caso di esercizio contemporaneo di attività di impresa e di arti e professioni) si assume la somma dei ricavi e compensi relativi alle singole attività.


agli effetti della determinazione dell’ammontare degli acquisti di beni strumentali (15.000 euro), si assumono i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate, anche da soggetti che non agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione, nei confronti del contribuente, ai sensi dell’art. 6, D.P.R. n. 633/1972.


Tuttavia, se tali soggetti minimi, in possesso dei suddetti requisiti, decidono di scegliere il regime ordinario, eseguibile, anche con comportamenti concludenti, devono assolvere, tra i tanti adempimenti, anche quello del versamento e della dichiarazione annuale dell’IRAP.


Saranno i verificatori addetti ai controlli che accerteranno se l’imposta regionale sia dovuta o meno in base alle caratteristiche di attività svolte dal contribuente.


Ciò alla luce di quanto riportato nella suddetta risposta parlamentare.


Cessazione del regime


In virtù del D.M. Ministero Economia e Finanze 02/01/2008, pubblicato sulla G.U. 11/01/2008, n. 9, in caso di cessazione del regime dei contribuenti minimi a decorrere dall’anno nel corso del quale i ricavi o compensi dichiarati dal contribuente o rettificati dall’ufficio superano del 50% il limite di € 30.000 (€ 45.000), i contribuenti, agli effetti dell’IVA devono:


– istituire i registri previsti dal Titolo II del D.P.R. n. 633/1972, entro il termine per l’effettuazione della liquidazione periodica relativa al mese o trimestre in cui è stato superato il limite;


– (per le operazioni che determinano il superamento del limite e per quelle effettuate successivamente) adempiere agli obblighi ordinariamente previsti;


– presentare la comunicazione dati e la dichiarazione annuale relative all’anno in cui è stato superato il limite entro i termini ordinariamente previsti;


– versare l’imposta a saldo risultante dalla dichiarazione annuale relativa all’anno in cui è stato superato il limite entro il termine ordinariamente previsto;


– annotare i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi e l’ammontare degli acquisti effettuati anteriormente al superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale.


Agli effetti dell’IRPEF e dell’IRAP devono:


– istituire i registri e le scritture contabili previsti dal Titolo II del D.P.R. n. 600/1973, e annotare le operazioni con le modalità e nei termini ivi stabiliti a decorrere dal mese in cui è stato superato il limite;


– (per le operazioni che determinano il superamento del limite e per quelle effettuate successivamente) adempiere agli obblighi ordinariamente previsti;


– presentare la comunicazione dati ai fini degli studi di settore e dei parametri e le dichiarazioni relative all’anno in cui è stato superato il limite entro i termini ordinariamente previsti;
– versare, entro il termine ordinariamente previsto, le imposte a saldo, relative all’anno in cui è stato superato il limite, risultante dalla dichiarazione annuale e calcolata sul reddito determinato nel rispetto delle norme del D.P.R. n. 917/1986 dettate in materia di determinazione del reddito di lavoro autonomo e del reddito d’impresa, nonché sul valore della produzione netta determinata secondo le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 446/1997;
– annotare le operazioni relative alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi, nonché agli acquisti effettuati anteriormente al superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale.


Assoggettabilità dell’IRAP ai professionisti: Giurisprudenza e  prassi


Considerato che ancora non si è riuscito ad usare un metodo ben preciso per potere individuare i professionisti che non devono pagare l’imposta regionale, rivediamo di seguito quali sono gli attuali orientamenti di giurisprudenza e prassi.


 


– IRAP: Il commercialista non paga l’imposta per l’attività personale di revisore contabile


Non si applica l’IRAP quando l’attività del commercialista sia svolta in mancanza di elementi di organizzazione, senza dipendenti e senza impiego di capitali e il reddito prodotto derivi unicamente dal lavoro personale del professionista quale revisore contabile, come confermato peraltro dalla dichiarazione dei redditi dallo stesso prodotta.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 02/04/2007, n. 8166)


 


– Studio associato di professionisti: l’irap non si applica in maniera automatica


Anche nel caso di uno studio associato tra professionisti va valutato, caso per caso, se questi sia dotato di una autonomia organizzativa “funzionale” che possa favorire l’attività dei singoli associati.


Ciò si verifica con facilità i grandi studi associati dotati di una complessa struttura (segretarie, collaboratori, ecc.), viceversa tale autonoma organizzazione può non essere sempre presente nei piccoli studi esercenti l’attività professionale, sui quali, pertanto, non sorge il presupposto per l’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive.


(Corte di Cassazione, Sentenza depositata il 11/6/2007, n. 13570)


 


– Promotore finanziario: deve pagare l’irap  per l’attività produttiva di reddito d’impresa


L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione  n. 254/E del 14.09.2007, ha voluto precisare che é soggetto passivo IRAP, ai sensi degli artt. 2 e 3, D.Lgs. n. 446/1997, il promotore finanziario e produttore assicurativo inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse, poiché l’attività svolta viene considerata come produttiva di reddito d’impresa.


Secondo l’Agenzia delle Entrate, quindi, solo l’attività professionale può essere svolta in assenza di organizzazione di capitali, mentre per le imprese il requisito dell’organizzazione è intrinseco alla natura stessa dell’attività.


Tale assunto in base a quanto affermato sia dalla Corte costituzionale sia, recentemente, dalla Cassazione.


In verità, alcune sentenze precedenti non erano state cosi categoriche come sostiene adesso l’Agenzia delle Entrate.


 


Agenzia delle Entrate: Il presupposto impositivo dell’IRAP per i professionisti dopo le recenti sentenze della Cassazione


Non è possibile chiedere con istanza di interpello se ricorra o meno il presupposto impositivo dell’IRAP per i professionisti


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 326 del 14.11.2007, emanata a seguito di una istanza di interpello presentata da un medico di famiglia in pensione, ma che continua ad esercitare, con partita IVA, la professione di medico effettuando saltuarie sostituzioni di colleghi, utilizzando lo studio e l'”organizzazione” dei medici di volta in volta sostituiti.


Ciò poiché il citato medico riteneva che per le caratteristiche della sua attività professionale e, in particolare, per l’assenza del requisito dell’autonoma organizzazione, non fosse tenuto al pagamento dell’IRAP, riportando la tesi contenuta nella Sentenza della Corte Costituzionale n. 156/2001, la quale esclude l’applicabilità dell’IRAP nel caso di attività professionale svolta in assenza di elementi di autonoma organizzazione.


Pertanto, ha ritenuto di non essere tenuto a compilare il quadro IRAP da allegare al Modello Unico della Dichiarazione annuale dei redditi e di avere diritto a richiedere il rimborso di quanto pagato per l’IRAP dal 2003 ad oggi.


La risposta dell’Agenzia dell’Entrate


Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate ha prima ricordato che il D.Lgs. 15.12.1997, n. 446, istitutivo dell’imposta sulle attività produttive (IRAP), stabilisce all’art. 2, comma 1, che “presupposto dell’imposta é l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”.


Poi, relativamente all’esercizio dell’attività professionale, che la Consulta con la sudetta Sentenza n. 156/2001 ha stabilito che non sussiste il presupposto per l’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive quando detta attività viene svolta in assenza di elementi di organizzazione.


Mentre, precedentemente, l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 32/2002 ha voluto puntualizzare che la sussistenza, anche minima, del requisito dell’organizzazione costituisce una connotazione tipica dell’attività di lavoro autonomo ed ha precisato che la mancanza di tale requisito si può ravvisare soltanto nelle attività di lavoro autonomo svolte in via occasionale e nelle attività di collaborazione coordinata e continuativa, che si differenzia rispetto all’attività di lavoro autonomo, poiché vengono svolte senza impiego di mezzi propri.


Infine, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che di recente che la querelle dell’assoggettamento ad IRAP dei professionisti privi di autonoma organizzazione é stata esaminata dalla Corte di Cassazione (ad es. con le Sentenze del 16.02.2007, numeri 3674, 3676, 3677).


E adesso alla luce di tale giurisprudenza, la stessa Agenzia delle Entrate ha rilevato che non viene ritenuta “autonomamente organizzata” (e, quindi, è fuori dal campo IRAP) l’attività per lo svolgimento della quale il contribuente si avvale di mezzi personali e materiali che costituiscono un mero ausilio della sua attività personale, simile a quella di cui abitualmente si


avvalgono anche soggetti esclusi dall’applicazione dell’IRAP (collaboratori coordinati e continuativi e dipendenti).


Inoltre, la Corte di Cassazione ha chiarito che l’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed é insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato,


Infine, secondo l’Agenzia delle Entrate si ha “autonoma organizzazione” (e, quindi, l’assoggettamento ad IRAP) quando il contribuente:


a) Sia sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;


b) impieghi beni strumentali (mobili diversi dagli strumenti indispensabili per l’esercizio dell’attività o immobili, a qualsiasi titolo posseduti) eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (non necessariamente nella forma del lavoro dipendente).


Fatte tali osservazioni, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che per desumere la sussistenza del requisito dell’organizzazione necessita una complessa indagine di fatto che non è esperibile in sede di istanza di interpello, che è, invece, uno strumento volto alla definizione della portata e dell’ambito applicativo della norma tributaria.


Osservazioni


Alla luce di tale nuova Risoluzione, pare di capire che l’Agenzia delle Entrate non voglia mollare la presa dell’IRAP sulla massa dei professionisti con partita IVA, poiché tutti, o quasi, sono i responsabile dell’organizzazione dello studio.


Invero, la Suprema Corte di Cassazione già, ad esempio, con la Sentenza, Sez. trib., 19/03/2007, n. 6505, ha stabilito che gli esercenti arti e professioni non sono soggetti ad IRAP in difetto del requisito dell’autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione, partendo dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 156/2001, ha confermato una sentenza del giudice di secondo grado basata sul rilievo che, anche dall’esame del quadro RE del modello UNICO presentato dal contribuente, emerge l’assenza di una struttura organizzativa di rilievo sia per l’irrilevanza dei cespiti ammortizzabili che per l’assenza di spese e costi di gestione significativi negli anni cui è riferita la richiesta di rimborso.


Altresì, la medesima Agenzia delle Entrate pare abbia omesso di commentare le altre diverse Sentenze della Cassazione (si veda l’articolo di V. D’Andò sulla Rivista de Il Sole 24 Ore La Settimana Fiscale n. 15/2007) favorevoli ai professionisti, tra cui la n. 3672 del 16.02.2007, secondo la quale vi è esercizio di «attività autonomamente organizzata» soggetta ad Irap ai sensi dell’art. 2, D.Lgs. 15.12.1997, n. 446 quando l’attività abituale e autonoma del contribuente dà luogo ad un’organizzazione dotata di un minimo di autonomia che potenzi e accresca la capacità produttiva del contribuente stesso.


L’imposta non è, dunque, applicabile ove in concreto i mezzi personali e materiali di cui si sia avvalso il contribuente costituiscano un mero ausilio della sua attività personale, simile a quello di cui abitualmente dispongono anche soggetti esclusi dalla applicazione dell’Irap (collaboratori continuativi, lavoratori dipendenti).


Non è, perciò, sufficiente quella mera «auto organizzazione» che la tesi erariale riconosce propria anche delle attività abituali che danno luogo all’applicazione dell’Iva.


Per conseguenza, è stato rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, poiché il giudice di merito ha accertato che il contribuente ha prodotto la documentazione probante lo svolgimento dell’attività professionale di commercialista privo di dipendenti, con attrezzature consistenti nei mobili di ufficio, telefono, automezzo, personal computer e, quindi, ha dimostrato di esercitare la propria attività con impiego di mezzi (beni strumentali) di portata definibile come minima (persino una famiglia comune potrebbe mediamente mediamente dotarsi degli stessi beni) e, appunto, senza dipendenti.


Da tali circostanze, infatti, si desume che l’elemento organizzativo sia pressoché inconsistente e che l’attività del contribuente sia imperniata in modo esclusivo sulla propria persona.


L’organizzazione può essere qualificata come «autonoma» quando sia in grado non solamente di amplificare l’opera del lavoratore autonomo, ma anche di sganciare, almeno potenzialmente, l’attività dell’organizzazione da quella dell’organizzatore.


 


– Esenzione IRAP per i lavoratori autonomi: Come determinare il valore minimo delle attrezzature


Anche la Commissione Tributaria Regionale di Napoli, V Sezione, con Sentenza n. 309/5/2007, è intervenuta in materia di soggettività passiva IRAP.


In particolare, tale commissione regionale, in conformità a quanto hanno stabilito di recente alcune decisioni della Corte di Cassazione, ha escluso l’esistenza dei presupposti di imposizione per i lavoratori autonomi che, nell’esercizio della loro attività, utilizzano beni strumentali che non eccedono il valore minimale e non si avvalgono di lavoratori subordinati o parasubordinati.


Pur sottolineando che ancora rimane da chiarire quale sia il criterio di determinazione del valore minimo delle attrezzature,e che pertanto sarebbe auspicabile un intervento chiarificatore del legislatore.


Peraltro, la Suprema Corte rimette ai giudici di merito tale valutazione.


Occorre ricordare, a tale proposito, che con il disegno di legge alla finanziaria 2008, il Legislatore intende istituire un nuovo regime tributario per i soggetti minimi e marginali.


E che per avvalersi del suddetto regime occorre che nell’anno solare precedente il contribuente non abbia superato un ammontare di ricavi/compensi, ragguagliati ad anno, pari a 30.000 euro.


Inoltre nel triennio precedente non deve avere acquisito beni strumentali, anche in leasing, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro.


Avendone i citati requisiti ed aderendo a tale regime  (di tipo naturale, quindi, non optando per il regime ordinario), i contribuente usufruisce di talune agevolazioni fiscali, tra cui l’esclusione dalla disciplina degli studi di settore e, particolarmente, l’esclusione dall’IRAP.


Pertanto, potrebbe essere proprio tale neo misura (se definitivamente approvata dal Parlamento) ad essere eventualmente presa come riferimento dai giudici delle commissioni tributarie, anche se limitatamente all’importo dei beni strumentali utilizzati per l’attività, mentre il riferimento al reddito minimo non sarebbe ritenuto opportuno considerato che il professionista anche con beni ammortizzabili irrilevanti può arrivare tranquillamente a superare la soglia di 30.000 euro.


In conclusione, i vari giudici tributari potrebbero, ad esempio, decidere per l’esclusione dell’esistenza dei presupposti di imposizione IRAP per i lavoratori autonomi che, nell’esercizio della loro attività, utilizzano beni strumentali che non eccedono, in linea di massima, il valore di 15.000 euro e che non si avvalgono di lavoratori subordinati o parasubordinati.


(Commissione Tributaria Regionale di Napoli, V Sezione, Sentenza n. 309/5/2007)


 


 


2) Gas naturale per combustione per usi civili: Aliquota IVA e modalità di fatturazione


Il D.Lgs. n. 26/2007, ha recepito in Italia la direttiva 2003/96/CE, che ha ristrutturato il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità.


In particolare, è stato sostituito, a decorrere dal 1 gennaio 2008, il numero 127-bis della tabella A, parte III, allegata al D.P.R. n. 63371972, concernente l’aliquota Iva, nella misura del 10%, applicabile alle somministrazioni di gas.


A tal fine, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 2/2008 ha fornito chiarimenti sulle modalità applicative delle nuove disposizioni.


Regime iva


Dal 1 gennaio 2008, quindi, viene prevista l’applicazione dell’aliquota IVA del 10% per la “somministrazione di gas metano usato per combustione per usi civili limitatamente a 480 metri cubi annui; somministrazione, tramite reti di distribuzione di gas di petrolio liquefatti per usi domestici di cottura cibi e per produzione di acqua calda, gas di petroli liquefatti contenuti o destinati ad essere immessi in bombole da 10 a 20 Kg in qualsiasi fase della commercializzazione”.


Di fatto, il nuovo n. 127-bis ha inciso solo sulla “somministrazione di gas metano” introducendo un limite quantitativo per l’applicazione dell’aliquota agevolata, oltre che una diversa qualificazione della categoria, mentre per gli altri prodotti (“somministrazione, tramite reti di distribuzione di gas di petrolio liquefatti per usi domestici di cottura cibi e per produzione di acqua calda, gas di petroli liquefatti contenuti o destinati ad essere immessi in bombole da 10 a 20 Kg in qualsiasi fase della commercializzazione”) sono rimaste invariate le regole vigenti al 31/12/2007.


Pertanto, con la nuova formulazione, l’aliquota ridotta del 10% va applicata non più alla “somministrazione di gas metano usato come combustibile per usi domestici di cottura cibi e per produzione di acqua calda di cui alla tariffa T1, prevista dal provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi (CIP) n. 37 del 26 giugno 1986” ma alla “somministrazione di gas metano usato per combustione per usi civili limitatamente a 480 metri cubi annui”.


Assume ai fini IVA la stessa qualificazione di “usi civili”, utilizzata ai fini dell’applicazione dell’accisa sul gas naturale ai sensi dell’art. 26 del T.U. accise.


Ciò è apparso coerente ai fini del sistema di tassazione al sistema tariffario, articolato in tariffe differenziate per scaglioni di consumo e non più in relazione alla particolare tipologia d’impiego del gas naturale.


Modalità di fatturazione


Come é noto l’art. 6, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972, che disciplina il momento di effettuazione delle operazioni ai fini dei successivi adempimenti di fatturazione e di assoggettamento all’imposta, stabilisce che per le cessioni periodiche o continuative di beni in esecuzione di contratti di somministrazione l’operazione si considera effettuata all’atto del pagamento del corrispettivo.


Il successivo comma 4 precisa che, se anteriormente sia emessa fattura, o sia pagato in tutto o in parte il corrispettivo, l’operazione si considera effettuata, limitatamente all’importo fatturato o pagato, alla data della fattura o a quella del pagamento.


Tuttavia, nel caso di specie, il richiamo al “consumo annuo” contenuto nella nuova formulazione del citato numero 127-bis della tabella A, allegata al D.P.R. n. 633/1972, comporta che, ai fini della applicazione dell’aliquota ridotta del 10%, lo scaglione di consumo di 480 metri cubi va riferito a ciascun anno solare.


Per conseguenza, per le somministrazioni eseguite fino al 31/12/2007 si applicano le regole di determinazione e le aliquote vigenti alla predetta data, anche se la fattura viene emessa dopo.


In tal caso, nella fattura va indicato il “periodo nominale” di consumo cui la somministrazione si riferisce.


Per le somministrazioni eseguite a partire dal 1/1/2008 si applica il nuovo sistema tariffario basato su fasce di consumo.


In particolare, i consumi di gas naturale esposti in bolletta/fattura verranno imputati allo scaglione di 480 metri cubi, fino a quando non viene raggiunto il predetto limite, a partire dal 1 gennaio di ogni anno (o, se successiva, dalla data di attivazione della somministrazione), fino al 31 dicembre dell’anno stesso (o se anteriore, fino alla data di cessazione del contratto di somministrazione), con applicazione dell’aliquota Iva del 10%.


Per i consumi oltre il predetto limite, si applica l’aliquota ordinaria del 20% sulla parte eccedente.


Viene, inoltre, precisato che le operazioni diverse da quelle di somministrazione devono essere assoggettate ad aliquota ordinaria.


L’aliquota ridotta del 10% non si può estendere, infatti, a fattispecie diverse da quelle espressamente contemplate, quali i servizi accessori o la quota fissa della tariffa.


Per le modalità di applicazione dell’aliquota Iva, riguardo i contratti di somministrazione per periodi inferiori all’anno, anche in dipendenza del cambio del fornitore, l’aliquota ridotta si applica solo per i consumi rientranti nella scaglione annuale di riferimento di 480 metri cubi.


Pertanto, l’aliquota del 10% si applica a tutte le somministrazioni di gas metano fino al raggiungimento della predetta soglia, indipendentemente dal momento, nel corso dell’anno, in cui la stessa venga superata.


Peraltro, qualora l’utente nel corso dell’anno dovesse cambiare il fornitore, come consentito dalle regole sulla liberalizzazione del mercato, il nuovo fornitore deve tenere  conto di quanto già consumato dal cliente finale e, quindi, applicare l’aliquota del 10% alla sola quota di scaglione residua.


Il nuovo fornitore subentrante che non ha ancora ricevuto da parte del precedente fornitore la comunicazione del consumo già fatturato al cliente dal 1/1/2008, può assoggettare le somministrazioni di gas metano per usi civili, in via provvisoria e limitatamente al primo semestre del 2008, con l’aliquota IVA del 10%, naturalmente non oltre il limite di 480 metri cubi.


In seguito, una volta ricevuta la comunicazione dei consumi già fatturati dal precedente fornitore dall’inizio dell’anno, il fornitore subentrante procederà al ricalcolo dell’IVA, in modo che nell’arco dello stesso anno l’aliquota del 10% risulti applicata esclusivamente alla parte della fornitura complessiva rientrante nello scaglione dei 480 metri cubi. L’eventuale conguaglio dell’imposta sarà riportato nella successiva bolletta/fattura.


Nello stesso modo si comporteranno i successivi fornitori qualora nel corso dell’anno l’utente proceda più volte al cambio del fornitore.


(Agenzia delle Entrate, circolare 17/1/2008, n. 2/E)


 


 


3) Brevi fiscali


 


– Fiscalmente, i corrispettivi che i Consorzi volontari di tutela dei vini a denominazione d’origine ricevono per l’attività di controllo qualitativo dei vini costituiscono entrate di natura non commerciale solo nel caso in cui tali prestazioni siano esercitate nei confronti delle imprese associate.


Viceversa, sono di natura commerciale (e, quindi, concorrono a formare la base imponibile IRES e sono rilevanti ai fini IVA) le prestazioni di controllo qualitativo dei vini rese dai Consorzi alle imprese non associate.


(Interrogazione Camera dei deputati 16/01/2008, n. 5-01899)


 


– Le “Comunità di Valle” istituite dalla Provincia autonoma di Trento in sostituzione dei Comprensori, rientrano tra gli enti soggetti ad IRES ai sensi dell’art. 74, comma 1, del TUIR.


(Interrogazione Camera dei deputati 16/01/2008, n. 5-01901 – Commissione Finanze)


 


– Accertamento induttivo: Occorrono dati inerenti per l’anno sottoposto a verifica fiscale e non, invece, elementi relativi ad altri anni


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27008/2007, ha stabilito che l’accertamento induttivo non si può fondare su dati e notizie riferiti a periodi di imposta differenti dall’annualità in oggetto di verifica, ciò poichè l’inerenza dei dati raccolti rispetto ad un determinato anno fiscale costituisce uno dei principi fondamentali dell’imposizione tributaria.


(Corte di Cassazione, Sentenza n. 27008/2007)


 


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(A cura di Vincenzo D’Andò)

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