Novità fiscali del 20 dicembre 2007. In evidenza: previdenza complementare: chiarimenti sulle modifiche alla disciplina tributaria


1) ICI: soppressa la dichiarazione annuale


L’Agenzia del Territorio ha accertato l’operatività del sistema di circolazione e usufruizione dei dati catastali per i Comuni.


Pertanto, è caduto l’obbligo di presentazione della dichiarazione ai fini dell’ICI, di cui all’art. 10, comma 4, D.Lgs. n. 504/1992.


In particolare, l’Agenzia del Territorio ha emanato il Provvedimento 18/12/2007 con il quale viene attivata la possibilità per le Pubbliche Amministrazioni di accedere alla banca dati catastali e ipotecaria per i loro scopi istituzionali come previsto dal D.L. n. 223/2006. In particolare.


Con tale Provvedimento, che, sostanzialmente, accerta l’effettiva operatività del sistema di circolazione e fruizione dei dati catastali per i Comuni, viene parzialmente soppresso l’obbligo di dichiarazione ICI per terreni e fabbricati che rimane in vigore soltanto per ottenere le eventuali riduzioni d’imposta per i fabbricati inagibili o inabitabili, o quando gli elementi da considerare ai fini della determinazione del tributo non possono essere applicati in via telematica.


(Provvedimento Agenzia Territorio 18/12/2007)


 


 


2) Finanziaria 2008 – Ammortamenti anticipati: Niente regime transitorio


Nessun regime transitorio per le imprese Irpef nel taglio degli ammortamenti anticipati disposto dalla Finanziaria 2008. Il testo definitivo cancella la possibilità, per ditte individuali e Snc, di stanziare quote maggiorate nel 2008 e 2009 sui cespiti entrati in funzione entro il 31 dicembre 2007, eliminando i possibili vantaggi derivanti da investimenti effettuati prima della fine dell’anno.


Per attenuare l’impatto della stretta, sui beni nuovi del 2008 è consentito stanziare quote intere anziché ridotte al 50%.


L’articolo 1, comma 33, lett. n) della Finanziaria 2008 elimina la norma che consente la deduzione fiscale di ammortamenti anticipati e accelerati.


La novità si applica a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e riguarderà anche il processo di ammortamento già avviato in anni precedenti.


Nella versione finale della Finanziaria non sono previste decorrenze differenziate per società di capitali e imprese Irpef, come invece risultava nel testo approvato in prima lettura dal Senato.


 


 


3) Revisori contabili, evasione sanzionata


E’ quanto pare desumere (Luciano De Angelis in Italia Oggi del 19/12/2007) dal nuovo art. 1, comma da 92 a 94 della Finanziaria per il 2008 che riscrive il D.L.gs 471/97, con il quale viene sostanzialmente richiesto ai revisori di sostituirsi all’amministrazione finanziaria per intercettare ogni presunta evasione fiscale celata nelle poste di bilancio.


Quando il revisore esprime un giudizio positivo senza rilievi in merito ad un bilancio da cui scaturisce un’evasione d’imposta, sull’organo di controllo contabile sarà comminata una sanzione fino al 30% del compenso annuale spettante al revisore stesso.


Tale sanzione non potrà in ogni caso essere superiore all’evasione d’imposta (Ires + Irap) accertata in capo alla società.


Qualora i revisori, poi, sempre nel caso di dichiarazione infedele, omettano di sottoscrivere la dichiarazione dei redditi, sugli stessi graverà, oltre alla sanzione fondata su una percentuale del compenso, anche quella aggiuntiva, attualmente prevista dall’art. 9 comma 5 del dlgs 471/1997.


Scompare la sanzione per i revisori che sottoscrivono la dichiarazione annuale senza denunciare la mancanza delle scritture contabili.


 


 


4) Previdenza complementare: Chiarimenti sulle modifiche alla Disciplina tributaria


Le somme versate dal lavoratore e dal datore di lavoro o committente, sia volontariamente sia in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, alle forme di previdenza complementare, sono deducibili dal reddito complessivo, ai sensi dell’art. 10 del TUIR, fino all’importo di euro 5.164,57.


Viene ammessa la deducibilità anche nelle ipotesi di versamento da parte di uno solo dei soggetti (lavoratore, collaboratore o datore di lavoro, committente).


Una diversa interpretazione, che portasse ad escludere la deducibilità in mancanza di versamenti congiunti, sarebbe in contrasto con le finalità del decreto, che intende favorire il ricorso alla previdenza complementare in assoluta libertà di scelta circa la forma previdenziale e l’ammontare del contributo da versare.


Il limite di deducibilità dei contributi di euro 5.164,57 é l’unico previsto dalla nuova norma mentre la precedente normativa, accanto al citato limite assoluto, prevedeva un ulteriore limite percentuale (12%) commisurato al reddito complessivo.


Inoltre, rispetto alla precedente disciplina sono state eliminate nell’art. 10, del TUIR le specifiche regole previste per i lavoratori dipendenti ed in particolare l’ulteriore limite riguardante la commisurazione dei contributi deducibili al doppio della quota di TFR destinata alle forme pensionistiche collettive.


Ai fini del computo del predetto limite di euro 5.164,57, si deve tenere conto di tutti i versamenti che affluiscono alle forme pensionistiche, collettive e individuali, comprendendo anche le quote accantonate dal datore di lavoro ai fondi di previdenza, ossia gli accantonamenti ai fondi “interni”, istituiti ai sensi dell’art. 2117 del codice civile, se costituiti in conti individuali dei singoli dipendenti


Per i lavoratori dipendenti, l’art. 51, comma 2, lettera h), del TUIR, dispone che non concorrono a formare il reddito (e, pertanto, il datore di lavoro deve escluderli direttamente dal reddito di lavoro dipendente) gli oneri di cui all’art. 10 del TUIR, se trattenuti dal datore di lavoro.


In sostanza, il datore di lavoro trattiene l’importo a carico del dipendente, riconoscendo l’esclusione di tali somme dalla formazione del reddito di lavoro dipendente in sede di determinazione della base imponibile per l’effettuazione delle ritenute alla fonte.


Comunicazione dei contributi non dedotti


I contributi versati, a qualsiasi titolo, al fondo di previdenza complementare, per la parte non dedotta, non sono soggetti ad imposizione fiscale al momento della liquidazione della prestazione.


E’ necessario, quindi, che il fondo di previdenza complementare venga a conoscenza delle somme che non hanno usufruito della deduzione.


A tal fine, il contribuente deve comunicare alla forma di previdenza complementare l’importo delle somme non dedotte anche riguardo i contributi versati (e non dedotti) per le persone a carico.


La comunicazione (che fino al 2006 doveva essere effettuata entro il 30 settembre dell’anno successivo) deve essere fatta entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento ovvero, se il diritto alla prestazione matura antecedentemente a tale data, entro il giorno di maturazione ed, in tal caso, deve indicare i contributi che non sono stati o non saranno dedotti in sede di dichiarazione dei redditi.


In caso di adesione a più fondi di previdenza complementare la comunicazione va fatta soltanto ai fondi ai quali sono stati versati contributi che non hanno beneficiato della deduzione.


Deducibilità dei contributi versati per le persone a carico


Per i contributi versati nell’interesse dei soggetti fiscalmente a carico, la deduzione spetta, per l’ammontare da questi eventualmente non dedotto, al soggetto di cui sono a carico, fermo restando l’importo complessivamente stabilito di euro 5.164,57.


Riguardo la suddetta comunicazione dei contributi non dedotti, deve essere precisato che l’ammontare complessivo delle somme non dedotte dall’iscritto non è stato dedotto neppure dal soggetto di cui questi è a carico.


Si applicano le regole generali previste per il riconoscimento delle detrazioni/deduzioni in relazione agli oneri sostenuti nell’interesse delle persone fiscalmente a carico (circolari n. 154/1995 e n. 6/2006, nelle quali è stato precisato che il beneficio fiscale spetta al soggetto cui è intestato il documento comprovante la spesa e che, nel caso in cui tale documento sia intestato al familiare a carico, è possibile specificare con una annotazione sul documento stesso la percentuale della stessa imputabile a ciascuno degli aventi diritto).


Contributi versati a forme pensionistiche di altri Paesi


La modifica ha esteso la deducibilità, ai fini IRPEF, anche ai contributi versati a forme pensionistiche complementari istituite presso gli Stati membri dell’Unione Europea e presso gli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazione, equiparando, fiscalmente, i contributi versati ai fondi pensione esteri, a quelli italiani.


Lavoratori di prima occupazione


Per i lavoratori di prima occupazione, successiva al 1/1/2007, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile è di 7.746,86 euro ricorrendo le condizioni per l’incremento.


Per lavoratori di prima occupazione sono intesi quei soggetti che alla data di entrata in vigore della nuova disciplina non erano titolari di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi ente di previdenza obbligatoria.


Disciplina dei rendimenti in caso di prosecuzione volontaria


La contribuzione alle forme pensionistiche può proseguire volontariamente oltre il raggiungimento dell’età pensionabile prevista dal regime obbligatorio di appartenenza, a condizione che l’aderente, alla data del pensionamento, possa fare valere almeno un anno di contribuzione a favore delle forme di previdenza complementare.


I rendimenti che, per il periodo di prosecuzione volontaria eventualmente riconosciuti sulla posizione individuale, vanno considerati come parte integrante della prestazione previdenziale e, quindi, usufruiscono del regime fiscale previsto dalla nuova disciplina.


Regime tributario delle prestazioni


Le prestazioni erogate dalle forme pensionistiche, sia in forma di capitale, sia in forma periodica, sono qualificate redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.


Con la nuova disciplina viene previsto un unico regime di tassazione.


In particolare, sulle prestazioni pensionistiche complementari erogate sia in forma di rendita sia in forma di capitale va operata una ritenuta a titolo di imposta con l’aliquota del 15%, ridotta fino al 9% in relazione alla durata del periodo di partecipazione a forme pensionistiche complementari in ragione dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, con un limite massimo di riduzione di sei punti percentuali.


Per anno si intende un periodo di 365 giorni decorrente dalla data di iscrizione.


Se la data di iscrizione è antecedente al 1/1/2007, gli anni di iscrizione prima del 2007 sono computati fino a un massimo di 15.


Le somme assoggettate a ritenuta a titolo d’imposta non confluiscono nel reddito complessivo e, pertanto, non sono soggette alle addizionali regionali e comunali.


Prestazioni in forma periodica


Le prestazioni pensionistiche complementari erogate in forma di rendita sono imponibili per il loro ammontare complessivo al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta ed al netto ai seguenti:


1) dei redditi già assoggettati ad imposta nei confronti del fondo pensione;


2) dei redditi di capitale derivanti dai rendimenti dell’ammontare della posizione individuale maturata che origina le prestazioni pensionistiche in corso di erogazione.


L’ammontare della prestazione corrispondente ai contributi non dedotti non va in ogni caso assoggettata a tassazione.


Pertanto, il sostituto d’imposta, dopo aver individuato, l’ammontare della posizione individuale maturata da erogare in forma di trattamento periodico, procede nel seguente modo:


– Suddividere l’ammontare di tale posizione distinguendo la parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta in capo al fondo pensione e ai contributi non dedotti (da non assoggettare in ogni caso a tassazione) da quella residua;


– attribuire, in proporzione, la medesima ripartizione alle singole rate della prestazione periodica, senza considerare i rendimenti di cui al successivo punto, e assoggettare a ritenuta a titolo d’imposta l’importo riferibile alla quota residua;


 – applicare sui rendimenti di cui alla lettera g-quinquies)dell’art. 44, comma 1, del TUIR, corrisposti con le singole rate erogate, l’imposta sostitutiva del 12,50%.


Per il passato, a causa di incertezze interpretative è possibile che siano stati  tenuti comportamenti difformi.


Considerato che non si è verificato alcun pregiudizio per l’erario poiché le ritenute sono state in ogni caso versate, anche se dal fondo pensione e non dal soggetto erogante, l’Agenzia delle Entrate ha comunque convalidato il comportamento adottato.


Tassazione delle anticipazioni


L’iscritto può richiedere una anticipazione.


In particolare, l’anticipazione può essere richiesta:


– Per spese sanitarie, a seguito di gravissime situazioni relative all’iscritto, al coniuge e ai figli per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche.


L’anticipazione può essere richiesta in qualsiasi momento, per un importo non superiore al 75% della posizione maturata al momento della richiesta.


Sull’importo erogato, al netto dei redditi già assoggettati ad imposta, nonche’ dei contributi non dedotti, viene applicata una ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15% ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali;


– per l’acquisto della prima casa di abitazione per l’iscritto o per i figli.


Sull’importo erogato, al netto dei redditi già assoggettati ad imposta nonchè dei contributi non dedotti ad esso proporzionalmente riferibili, si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%, non soggetta ad alcuna riduzione;


– per ulteriori esigenze dell’aderente, l’anticipazione può essere richiesta decorsi otto anni di iscrizione, per un importo non superiore al 30% della posizione maturata.


Anche per tale fattispecie, il requisito dell’iscrizione minima di otto anni deve verificarsi unicamente per la prima richiesta.


Sull’importo erogato, al netto dei redditi già assoggettati ad imposta nonchè dei contributi non dedotti ad esso proporzionalmente riferibili, si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%, non soggetta ad alcuna riduzione.


Il codice tributo “1018”, istituito con risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 97 dell’11 maggio 2007, per il versamento delle ritenute operate sulle prestazioni erogate a titolo definitivo, deve essere utilizzato anche in sede di versamento della ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15% e del 23% calcolata sulle somme erogate come anticipazioni.


Reintegro delle somme anticipate


Le anticipazioni possono essere reintegrate, a scelta dell’aderente, in qualsiasi momento  mediante contribuzioni anche annuali eccedenti il limite di 5.164,57 euro.


Per agevolare coloro che decidono di reintegrare la posizione presso il fondo pensione, è stato disposto che sulle somme eccedenti il predetto limite, corrispondenti alle anticipazioni reintegrate, viene riconosciuto al contribuente un credito d’imposta pari all’imposta pagata al momento della fruizione dell’anticipazione, proporzionalmente riferibile all’importo reintegrato.


Il reintegro riguarda le sole anticipazioni erogate dal 1/1/2007 e ai montanti maturati a decorrere dalla predetta data.


Poichè la posizione individuale è genericamente composta da contributi dedotti, contributi non dedotti e rendimenti già tassati, le somme versate a titolo di reintegro, dovendo ripristinare la posizione contributiva esistente alla data dell’anticipazione, vanno imputate pro quota ai vari elementi componenti l’anticipazione.


L’esempio


Un iscritto richiede l’anticipazione per spese sanitarie di euro 10.000.


Tale anticipazione è costituita da euro 7.000 quali contributi dedotti, e da euro 3.000 quali


rendimenti già tassati (assunti al netto dell’imposta sostitutiva).


L’imposta calcolata in sede di liquidazione dell’anticipazione è di euro 1.050 (cioè il 15% di  euro 7.000), per cui l’importo liquidato, al netto dell’imposta, ammonta ad euro 8.950.


Se quindi, l’iscritto versi (come reintegro) contributi che eccedono di euro 5.000 l’importo massimo deducibile, tale somma va imputata in parte ai contributi dedotti e in parte ai rendimenti già tassati, in proporzione alle componenti esistenti al momento della percezione dell’anticipazione, nel modo seguente:


10.000: 5.000 = 7.000: X


X = 5.000 x 7.000: 10.000 = 3.500 (contributi dedotti)


5.000 – 3.500 = 1.500 (rendimenti già tassati)


Il credito d’imposta, corrispondente al 15% di 3.500, è pertanto pari a euro 525.


In tale caso, per un reintegro eccedente la parte deducibile di 5.000 euro, la forma pensionistica deve considerare euro 3.500 come contributi dedotti ed euro 1.500 come rendimenti già tassati.


Tassazione dei riscatti


L’iscritto può esercitare:


– Il riscatto parziale, nella misura del 50% della posizione individuale maturata, in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, o in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria;


– il riscatto totale della posizione individuale maturata, in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo e a seguito di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi;


– in caso di morte dell’aderente prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica, l’intera posizione individuale maturata è riscattata dagli eredi o dai beneficiari designati dall’iscritto.


In tali casi si applica una ritenuta a titolo di imposta nella misura del 15% sull’importo  erogato al netto dei redditi già assoggettati ad imposta nonchè dei contributi non dedotti.


L’aliquota del 15% viene ridotta progressivamente fino al 9%, in ragione dello 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, con un limite massimo di riduzione di sei punti percentuali.


In caso di riscatto per cause diverse viene prevista l’applicazione di una ritenuta a titolo di imposta nella misura del 23%.


Il codice tributo “1018”, istituito con risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 97/2007, va utilizzato anche in sede di versamento della ritenuta a titolo d’imposta con  l’aliquota del 15% e del 23% calcolata sui riscatti.


Infine, la lunga circolare n. 70/E2007 chiarisce le problematiche inerenti il regime transitorio e fornisce precisazioni sull’imposta sostitutiva sulla rivalutazione del TFR.


(Agenzia delle Entrate, Circolare 18/12/2007, n. 70/E)


 


 


5) Associazioni senza fini di lucro: Disponibile il modello per la richiesta dei benefici fiscali


È stato approvato, con le relative istruzioni, il modello di domanda con cui le associazioni senza fini di lucro, che operano per la realizzazione o che partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, legate agli usi e alle tradizioni delle comunità locali, chiedono di essere inserite tra i soggetti beneficiari delle disposizioni contenute nell’art. 1, comma 185, della legge n. 296/2006.


La domanda potrà essere trasmessa, a decorrere dal giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del provvedimento di approvazione del 14/12/2007, esclusivamente con modalità telematica, utilizzando il relativo prodotto informatico.


Nella seguente pagina del Sito dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili il modello di domanda, le istruzioni e il software per la relativa compilazione.


http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connect/Nsi/Strumenti/Modulistica/Altri+modelli+Anno+2006/Richiesta+per+la+fruizione+dei+benefici/


Esenzione Ires per le associazioni culturali: Approvato il modello di domanda per l’ammissione al beneficio


Tutto pronto per l’invio delle istanze che le associazioni senza fini di lucro, che realizzano o partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, legate agli usi e alle tradizioni locali, sono tenute a presentare per beneficiare dell’esenzione dall’IRES.


L’apposito modello di domanda da compilare, con le relative istruzioni, è stato infatti approvato con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 14 dicembre 2007, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


Termini e modalità di presentazione


In sede di prima applicazione e con riferimento ai periodi d’imposta 2007 e 2008, il modello dovrà essere trasmesso entro sessanta giorni a decorrere dal giorno successivo a quello di pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale.


A regime invece, le associazioni interessate dovranno provvedere ad inviare le domande nel periodo compreso tra il 20 luglio ed il 20 settembre di ciascun anno di imposta.


Riguardo la trasmissione del modello, questa dovrà essere effettuata esclusivamente in via telematica e utilizzando il prodotto informatico reso gratuitamente disponibile sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.


Dichiarazione sostitutiva


Il modello di domanda approvato contiene anche una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che deve essere resa dalle associazioni senza fine di lucro.


Queste infatti, per essere ammesse ad usufruire del beneficio, sono tenute ad attestare, per mezzo del proprio rappresentante legale, la sussistenza dei requisiti e dei dati richiesti.


(Provvedimento del 14/12/2008, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale – Agenzia delle Entrate, Comunicato Stampa 19/12/2007)


 


 


6) Studi di settore: Istituiti i codici tributo per pagare la maggiorazione del 3% sulle somme dovute a seguito di controllo automatico


Istituiti nuovamente una serie di codici tributo per ai fini del versamento con il modello F24. Gli ultimi istituiti riguardano gli importi, a titolo di maggiorazione del 3% per l’adeguamento agli studi di settore, che scaturiscono dall’attività di controllo automatico (art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973).


Tali codici vanno utilizzati dai contribuenti nell’eventualità in cui il contribuente (destinatario delle comunicazioni) intenda versare solo una quota dell’importo complessivo richiesto ed abbinato, sul modello F24 precompilato allegato alla comunicazione, allo specifico codice tributo 9001.


L’operatività dei nuovi codici decorre dal quinto giorno lavorativo successivo alla risoluzione.


Questi di seguito sono i codici tributo, ai fini degli Studi di Settore:






















9591


– “Art. 36-bis, maggiorazione 3% per l’adeguamento agli studi di settore di cui all’art. 2, c. 2-bis, D.P.R. n. 195/99. Soggetti diversi da persone fisiche”;


9592


– “Art. 36-bis, maggiorazione 3% per l’adeguamento agli studi di settore di cui all’art. 2, c. 2-bis, D.P.R. n. 195/99. Soggetti diversi da persone fisiche – Interessi”;


9593


– “Art. 36-bis, maggiorazione 3% per l’adeguamento agli studi di settore di cui all’art. 2, c. 2-bis, D.P.R. n. 195/99. Soggetti diversi da persone fisiche – Sanzioni”;


9594


– “Art. 36-bis, maggiorazione 3% per l’adeguamento agli studi di settore di cui all’art. 2, c. 2-bis, D.P.R. n. 195/99. Persone fisiche”;


9595


– “Art. 36-bis, maggiorazione 3% per l’adeguamento agli studi di settore di cui all’art. 2, c. 2-bis, D.P.R. n. 195/99. Persone fisiche – Interessi”;


9596


– “Art. 36-bis, maggiorazione 3% per l’adeguamento agli studi di settore di cui all’art. 2, c. 2-bis, D.P.R. n. 195/99. Persone fisiche – Sanzioni”.


 


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 19/12/2007, n. 382/E)


 


 


7) Fabbricati strumentali – procedura di scorporo del valore dei terreni: Per le diverse attività esercitate occorre calcolare l’area destinata per usi industriali in proporzione al personale impiegato per il loro svolgimento


Come è noto il Decreto Legge “Visco-Bersani” (art. 36 del D.L. N. 223/2006) ha introdotto alcune disposizioni finalizzate a rendere fiscalmente non ammortizzabile il valore del terreno sul quale insiste un fabbricato strumentale.


Per determinare il valore dell’area bisogna effettuare il confronto tra due valori (valore dell’area esposto in bilancio e valore forfetario) e considerare il maggiore tra i due.
Il valore forfetario dell’area si determina applicando la percentuale del 30%, nel caso di fabbricati industriali, o del 20%, nell’ipotesi di fabbricati diversi da quelli industriali, al costo complessivo dell’immobile (area + fabbricato).


Nel caso di specie (istanza di interpello presentata da un contribuente) vi sono delle aree utilizzate indistintamente sia per un’attività industriale che per un’attività diversa.


La Circolare n. 1/E del 2007 ha precisato che l’intero immobile si può considerare industriale qualora gli spazi, espressi in metri quadri, utilizzati per l’attività di produzione o trasformazione siano prevalenti rispetto a quelli destinati ad altra attività.


Per individuare la predetta prevalenza degli spazi – nelle aree in cui viene esercitata indistintamente sia l’attività industriale che un’attività diversa – occorre utilizzare criteri che evidenzino in modo oggettivo i metri quadri utilizzati per lo svolgimento delle diverse attività.


In tal senso, L’Agenzia delle Entrante ha ritenuto corretta la tesi proposta dal contribuente, il quale ha calcolato l’area destinata alle diverse attività in proporzione al personale impiegato per lo svolgimento delle stesse.


Spese di ammodernamento


Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le spese di ammodernamento e di ristrutturazione capitalizzate nella voce “altre immobilizzazioni immateriali” sono assoggettate alla disciplina fiscale delle spese pluriennali di cui al comma 3 dell’art.108 del TUIR.


Tale norma stabilisce la deducibilità delle spese relative a piu’ esercizi “nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio”.


I criteri civilistici di ripartizione delle spese in esame costituiscono presupposto per la determinazione della quota di dette spese imputabili al reddito dell’esercizio (circolare del 27 maggio 1994, n. 73/E).


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 19/12/2007, n. 383/E)


 


 


8) IVA: Prestazioni di servizi effettuate da cooperative sociali nell’ambito dei progetti per lavori di utilità sociale


Le cooperative sociali, affidatarie di progetti per la realizzazione di lavori socialmente utili su incarico del Comune, attuati attraverso l’assunzione di personale disagiato da reinserire nel modo del lavoro, poiché adempiono, sulla base del progetto concordato con l’ente locale, a una propria obbligazione di “fare”, devono assoggettare ad IVA (fatturando) tutte le somme percepite dal Comune, giacché costituiscono corrispettivi per il servizio reso.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 19/12/2007, n. 384/E)


 


_________________________


(A cura di Vincenzo D’Andò)


<


Partecipa alla discussione sul forum.