Novità fiscali del 12 ottobre 2007. In evidenza: Finanziaria 2008: diminuisce la pressione fiscale per enti non commerciali, ditte individuali e società di persone


1) FINANZIARIA 2008: DIMINUISCE LA PRESSIONE FISCALE ANCHE PER GLI ENTI NON COMMERCIALI, DITTE INDIVIDUALI E SOCIETA’ DI PERSONE


La riduzione dell’aliquota dell’RES verrà estesa anche agli enti non commerciali (l’aliquota scende, pertanto, dal 33% al 27,50%).


Parimenti le modifiche alla disciplina del reddito d’impresa interessano anche le imprese individuali e le società di persone.


Viene, infatti, previsto un intervento sistematico di grande rilievo, poiché verrà data la possibilità di usufruire sul reddito prodotto della stessa aliquota di tassazione delle società di capitali: In particolare, a partire dal 2008, le imprese individuali ed i soci di società di persone avranno la facoltà di optare per la tassazione separata, ad aliquota del 27,5%, dei redditi prodotti e di rinviare l’eventuale tassazione ad aliquota progressiva solo al momento del prelievo o della distribuzione effettiva di tali redditi.


Tutto ciò viene disposto dall’art. 3 del D.D.L. alla Finanziaria 2008 (atti parlamentari – 208 – Senato della Repubblica – N. 1817), relativo alla razionalizzazione della disciplina in materia di IRES e di IVA).


Particolarmente, in tale articolo sono previsti i seguenti interventi:


a) Per la disciplina del reddito d’impresa, la cui base di calcolo viene ampliata in contrapposizione all’abbattimento dell’aliquota nominale di tassazione delle società di capitali, degli enti commerciali e delle stabili organizzazioni in Italia di società estere, che passa dal 33% al 27,5%;


b) parimenti, per l’IRAP, viene allargata la base imponibile delle imprese, ma viene ridotta l’aliquota ordinaria che scende dal 4,25% al 3,9%.


Inoltre, la riduzione dell’aliquota dell’RES, interesserà anche agli enti non commerciali, tuttora collocati tra i soggetti passivi del tributo societario; anche tali soggetti svolgono in molti casi attività commerciali.


Redditi d’impresa: Opzione per la tassazione separata


Come anticipato sopra, anche alle imprese (soggette ad IRPEF), viene concessa la possibilità di applicare, sul reddito prodotto, la stessa aliquota di tassazione delle società di capitali: Infatti, a decorrere dal 2008, le imprese individuali ed i soci di società di persone avranno la facoltà di optare per la tassazione separata, ad aliquota del 27,5%, sui redditi prodotti, e, inoltre, potranno rinviare l’eventuale tassazione ad aliquota progressiva solo al momento del prelievo o della distribuzione effettiva di tali redditi.


Ciò per introdurre una specie di neutralità, agli effetti del prelievo, delle forme organizzative imprenditoriali, colpendo allo stesso modo il mantenimento nell’impresa della ricchezza prodotta.


Naturalmente, si tratterà di una disciplina facoltativa, che potrà essere utilizzata su apposita opzione dei contribuenti interessati.


Nel settore IRAP, la relazione ministeriale, ha poi evidenziato che gli effetti di semplificazione per le imprese saranno più rilevanti sul piano sistematico poiché il meccanismo di calcolo della base imponibile verrà dal calcolo del reddito d’impresa ai fini dell’imposta sul reddito; ciò presupporrebbe una radicale evoluzione del tributo applicato alle imprese, le quali potranno desumere direttamente dal conto economico i dati rilevanti per l’assoggettamento al prelievo regionale.


Ciò, però, non cambierà le modalità di accertamento di eventuali infedeltà e omissioni commesse dal contribuente, dato che comunque i controlli si effettueranno come prima prendendo a base il conto economico e la sua corretta redazione secondo i principi contabili vigenti nei diversi settori.


Imposta sostitutiva del 18% sui conferimenti di aziende


Un’altra rilevante novità riguarda l’istituzione di un’imposta sostituiva sulle operazioni di riorganizzazione aziendale.


In tale settore, precisa la citata relazione, l’intervento intende non solo ripristinare un regime opzionale e alternativo al regime di neutralità che normalmente assiste tali atti, ma anche svolgere una funzione antielusiva, limitando fortemente gli arbitraggi effettuati in sede di iscrizione in bilancio delle aziende oggetto di conferimento.


L’aliquota dell’imposta sostituiva viene fissata al 18%.


Anche in questo caso si è in presenza di un regime opzionale e, quindi, applicabile a scelta dell’impresa.


Eliminazione del quadro EC (eliminazione deduzioni extracontabili per ammortamenti, accantonamenti e altri costi, eliminazione ammortamenti anticipati e rideterminazione durata minima contratti di leasing)


In materia di reddito d’impresa, con la precedente riforma è stata introdotta la possibilità di operare deduzioni extracontabili di determinati costi di natura estimativa: ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti (possibilità poi estesa da ultimo anche alle spese di ricerca e sviluppo).


Tale novità per le finalità di eliminare il fenomeno del c.d. inquinamento fiscale del bilancio, causato dalla possibilità – in precedenza espressamente prevista dal codice civile e dalle altre legislazioni speciali – di fare concorrere al risultato di esercizio rettifiche di valore e accantonamentì per rischi e oneri operati per ragioni esclusivamente fiscali, ma privi, in tutto o in parte, di giustificazione secondo corretti principi contabili.


La relazione ministeriale al D.D.L. ha evidenziato dai dati emergenti da una prima analisi delle dichiarazioni dei redditi delle società di capitali relative al periodo d’imposta 2004 (primo periodo di applicazione delle nuove regole per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare), è emerso che l’utilizzo del prospetto per la deduzione extracontabile dei costi si è concentrata essenzialmente su due componenti: gli ammortamenti dei beni strumentali e le svalutazioni dei crediti; mentre, scarso rilievo hanno assunto, sia in termini di frequenza che in termini di importi, le altre voci del prospetto EC.


Alla luce di tutto ciò, il Legislatore adesso intende,  sia ai fini Ires sia ai fini Irap, eliminare il meccanismo delle deduzioni extracontabili indicate nel quadro EC per arnmortamenti, accantonamenti ed altri costi.


Modifica alla deduzione dei canoni di leasing


Con la proposta di modifica dell’art. 102 del TUIR si consentirà la deduzione della quota capitale dei canoni per locazione solo a condizione che la durata non sia inferiore a 2/3 del periodo dì ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito, nel caso di beni immobili se tale calcolo determina un risultato inferiore a undici anni ovvero superiore a diciotto anni, la deduzione è ammessa se la durata è pari almeno a undici anni o a diciotto anni.
In atto, invece, il medesimo art. 102 stabilisce che “
Per i beni concessi in locazione finanziaria l’impresa concedente che imputa a conto economico i relativi canoni deduce quote di ammortamento determinate in ciascun esercizio nella misura risultante dal relativo piano di ammortamento finanziario e non e’ ammesso l’ammortamento anticipato;


indipendentemente dai criteri di contabilizzazione, per l’impresa utilizzatrice é ammessa la deduzione dei canoni di locazione a condizione che la durata del contratto non sia inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito…., in relazione all’attività esercitata dall’impresa stessa, se il contratto ha per oggetto beni mobili, e comunque con un minimo di otto anni ed un massimo di quindici anni se lo stesso ha per oggetto beni immobili.”


Nuova disciplina per la deduzione degli interessi passivi con l’abrogazione del pro-rata reddituale, del pro-rata patrimoniale e della thin cap (art. 96 del TUIR)


Altresì, con l’art. 3 del D.D.L. Finanziaria 2008 vengono proposte le seguenti modifiche nell’art. 96 del TUIR:


– La deduzione degli interessi passivi viene ammessa fino a concorrenza di quelli attivi;


– la deduzione della parte eccedente viene consentita entro il limite del 30% del risultato operativo lordo, come risultante dal conto economico dell’esercizio della gestione caratteristica, con esclusione delle voci 10, lettere a) e b);


In particolare, il risultato operativo lordo risultante dal conto economico dell’esercizio della gestione caratteristica, deriva dalla differenza tra il valore e i costi della produzione di cui al primo comma lettere A) e B) dell’articolo 2425 del codice civile, con esclusione delle voci 10, lettere a) e b), si tratta degli ammortamenti delle immobilizzazioni materiali ed immateriali.


(Alla luce di tale nuova simulazione, effettuando dei calcoli su dei bilanci di normali imprese che ricorrono ai finanziamenti bancari, ma che non hanno nel bilancio dei rilevanti importi come interessi attivi, non potrebbero più dedurre gli interessi passivi sui prestiti, almeno nel primo esercizio, infatti, a tal fine si veda qui di seguito).


– gli interessi passivi e gli oneri assimilati indeducibili in un determinato periodo d’imposta possono essere richiesti in deduzione dal reddito dei successivi periodi d’imposta, ma non oltre il quinto, se e nei limiti in cui, in tali periodi, l’importo degli interessi passivi e degli oneri assimilati di competenza, eccedenti gli interessi attivi (e i proventi assimilati), per la parte che concorre a formare il reddito imponibile, sia inferiore al 30% del risultato operativo lordo di competenza;


– in caso di partecipazione al consolidato nazionale l’eventuale eccedenza di interessi passivi ed oneri assimilati indeducibili che si sono generati in capo a un soggetto può essere portata in abbattimento del reddito complessivo di gruppo se e nei limiti in cui altri soggetti partecipanti al consolidato presentino, per lo stesso periodo d’imposta, un risultato operativo lordo capiente non integralmente.


E’, pertanto, auspicabile che in sede di lettura in Senato (o alla Camera) siano apportate le necessarie modifiche al testo del D.D.L. affinché non vengano penalizzate, tra l’altro, le imprese che sono costrette a ricorrere ai finanziamenti bancari per mandare avanti l’attività, non potendo usufruire, invece, di capitali propri.


 Eliminazione rettifiche di consolidamento IRES per dividendi e trasferimenti di beni in neutralità (e pro-rata patrimoniale)


Viene proposta anche l’eliminazione delle rettifiche di consolidamento relative ai dividendi intra-gruppo, alle rettifiche per rideterminazione del pro-rata patrimoniale e alle rettifiche per il trasferimento in regime di neutralità intra-gruppo di beni singoli.


Riduzione della quota imponibile delle plusvalenze pex


Viene prevista la riduzione dal 16% al 5% della quota imponibile delle plusvalenze pex; con mantenimento al 16% per la parte di plusvalenza corrispondente alle svalutazioni effettuate in qualunque epoca per opportunità fiscali o economiche.


Ciò, ha rilevato la relazione ministeriale, al fine di equiparare il trattamento delle plusvalenze esenti (che nel 2007 sono esenti all’ 84%) con quello riservato ai dividendi. In tal senso, viene aumentata la quota di esenzione al 95%.


Ripresa delle perdite di società estere ex consolidate, compensate con redditi, sottoforma di dividendi o di plusvalenze successivamente percepìti o realizzate


Tale modifica consente la ripresa i tassazione delle perdite di società estere ex consolidate, sotto forma di dividendi o di plusvalenze successivamente percepiti o realizzate. La relazione ministeriale prevede che l’effetto di tale norma dovrebbe partire dal momento dell’uscita dal consolidato mondiale (per uscita anticipata o fine dell’opzione).


Imposta sostitutiva per le operazioni di riorganizzazione e per il riallineamento dei valori civili e fiscali


Con la modifica si intende istituire un’imposta sostituiva sulle operazioni di riorganizzazione aziendale, ripristinando un regime opzionale e alternativo al regime di neutralità che normalmente assiste tali atti.


L’aliquota dell’imposta sostitutiva per il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio a seguito delle operazioni straordinarie viene fissata al 18% e la sua applicazione viene estesa anche alla fattispecie delle eccedenze dedotte ai sensi dell’art. 109, comma 4, lettera b) del TUIR.


Inoltre, ha precisato la relazione ministeriale l’intervento consente anche di assoggettare a imposta sostitutiva, al 7%, l’ammontare delle differenze tra valori civili e valori fiscali degli elementi patrimoniali delle società aderenti al consolidato fiscale, risultanti dal bilancio relativo all’esercizio precedente a quello di esercizio dell’opzione per l’adesione al consolidato o di rinnovo dell’opzione stessa, da riallineare ai sensi degli artt. 128 e 141 del citato testo unico, al netto delle rettifiche già operate.


Tale rialineamento può essere assoggettato ad un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle società e dell’IRAP nella misura del 7%.


Tale disposizione, prosegue la relazione, è applicabile anche alle differenze da riallineare ai sensi dell’art. 115 del T.U.I.R.


 


2) CESSARE L’ATTIVITA’ SENZA I NECESSARI ADEMPIMENTI FISCALI COMPORTA LA LEGITTIMITA’ DELL’ACCERTAMENTO INDUTTIVO


La Sentenza 03.10.2007, n. 20708, della Corte di Cassazione si è incentrata sulla legittimità dell’accertamento induttivo anche nel caso di cessata attività.


Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria aveva proceduto all’accertamento induttivo nei confronti di un agente di commercio che avendo cessato l’attività, non aveva presentato la dichiarazione dei redditi. L’accertamento si basava sul fatto che comunque il contribuente possedeva dei beni (automobili) che comunque dovevano essere in qualche modo mantenuti.


Secondo la Cassazione la cessazione dell’attività produttiva non è, per se stesso, elemento sufficiente a rendere inammissibile l’accertamento induttivo.


Da ciò ne deriva, tra le tante altre riflessioni possibili sul caso, la necessità, prima di chiudere l’attività, di porre preventivamente l’azienda nello stato di liquidazione, e, quindi, ad es., cedendo i beni aziendali, con i mezzi fiscali consentiti (fatture, autofatture per eventuale autoconsumo per il passaggio nella sfera privata, per gli usi personali consentiti, in caso contrario scattano le presunzioni per l’accertamento induttivo.


Tuttavia, sarà interessante seguire, sulla stessa vicenda, le successive sentenze della medesima Corte di Cassazione, per capire se tale rigido orientamento, pro Amministrazione Finanziaria, venga confermato.


Naturalmente, nel caso specie la situazione si è poi aggravata poiché lo stesso contribuente non ha neppure presentato il modello Unico per l’ultimo anno di attività, con tutte le conseguenze negative del caso.


Verifiche fiscali da motivare


A tale suddetto contesto negativo, si contrappone la Sentenza 10.07.2007, n. 67, della Commissione tributaria provinciale di Treviso che si è pronunciata in merito all’applicazione delle previsioni contenute nell’articolo 12, Legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente), in base alle quali il contribuente interessato ad una verifica fiscale ha il diritto di sapere la “ragione” della verifica ed il suo oggetto.


Nello caso di specie, i Giudici hanno concluso che il termine “ragione” deve essere inteso come “motivazione”, con la conseguenza che nell’ipotesi in cui il processo verbale di constatazione non individui le motivazioni che giustificano la verifica fiscale effettuata nei confronti del contribuente, sono completamente inutilizzabili gli elementi di prova che emergono dal verbale medesimo.


Ulteriore conseguenza è l’illegittimità degli atti di accertamento che su tali elementi si fondano


Rettifica IVA: la documentazione extracontabile anche se “generica” ha valore presuntivo


Infine, da registrare la Sentenza, Sez. Trib., 03.10.2007, n. 20717 della Corte di Cassazione, non favorevole ai contribuenti, poiché ha stabilito che la documentazione extracontabile legittimamente reperita presso la sede dell’impresa, anche quando si tratta di brogliacci generici, costituisce elemento presuntivo, utilmente valutabile in sede di accertamento IVA ex artt. 52, comma 4, e 54, comma 2, D.P.R. n 633/1972, indipendentemente dal contestuale riscontro di irregolarità nella tenuta della contabilità e di inadempimenti di obblighi di legge.


 


3) LIBERA PROFESSIONE E GIURISDIZIONE TRIBUTARIA: INCOMPATIBILITÀ


Il TAR dell’Emilia Romagna, con Sentenza n. 1060/2007 ha stabilito che sussiste incompatibilità tra l’esercizio della libera professione e l’attività di giudice tributario in capo allo stesso soggetto.


In particolare, l’incompatibilità rileva anche nel caso in cui il giudice sia socio di uno studio professionale pur non occupandosi in modo diretto dell’attività di consulenza e assistenza fiscale, ma solamente di consulenza aziendale e partecipazione a collegi sindacali.


Secondo il Tribunale amministrativo, la partecipazione allo studio professionale comporta comunque un insieme reciproco di interessi, in particolare quello economico, che potrebbe influenzare l’attività giurisdizionale.


 


4) INPS: STABILIZZAZIONE DEI RAPPORTI DI COLLABORAZIONE


L’INPS, con il Messaggio n. 24715 del 10.10.2007, ha comunicato il rilascio della procedura telematica per la trasmissione dei dati da parte dei datori di lavoro, concernenti la stabilizzazione dei rapporti di collaborazione (art. 1, commi 1202-1210, della L. n. 296/2006).


La procedura, su piattaforma internet, è disponibile per datori e consulenti registrati con Pin.


  


5) PER IL CONDONO AGRICOLO IL TERMINE PER L’ADESIONE E’ STATO PROROGATO AL 31.10.2007


Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ha comunicato che l’iniziale termine per aderire alla campagna di ristrutturazione dei crediti Inps nelle aziende agricole è stata prorogato al 31.10.2007.


 



6) AIUTI DI STATO – DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DELL’ATTO DI NOTORIETÀ: APPROVATE LE SPECIFICHE TECNICHE PER LA TRASMISSIONE TELEMATICA


L’Agenzia delle Entrate ha approvato le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nella dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà concernente determinati aiuti di Stato dichiarati incompatibili dalla Commissione europea.


Il modello, approvato con provvedimento 06.08.2007 (pubblicato in G.U. 22.08.2007, n. 194) può essere trasmesso, esclusivamente in via telematica, a decorrere dal 22.10.2007.


Per le dichiarazioni che si riferiscono ad aiuti di Stato automatici già usufruiti nel periodo compreso tra il 01.01.2007 e il 22.08.2007, le stesse devono essere presentate, sempre per via telematica, entro il 21.11.2007.


(Provvedimento Agenzia delle Entrate 08.10.2007, n. prot. 2007/146563, Suppl. straordinario)


 



7) VENDITA DI AZIENDE DELLE GRANDI IMPRESE IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA: COME SI DETERMINA L’IMPOSTA DI REGISTRO


La base imponibile ai fini dell’imposta di registro per le vendite di aziende effettuate in amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza (legge Prodi-bis) va accertata secondo le regole ordinarie, ossia tenendo conto del valore venale in comune commercio dei beni che compongono l’azienda.


Lo ha chiarito la circolare n. 54/E del 11.10.2007, dell’Agenzia delle Entrate, che, comunque, ha invitato gli uffici, in fase di accertamento, a tenere conto delle vicende che hanno inciso sulla redditività dell’azienda e delle circostanze che hanno influito sulla formazione del prezzo di cessione, come anche degli eventuali obblighi contrattuali ulteriori rispetto al pagamento del prezzo.


L’Agenzia ha, inoltre, evidenziato che nel caso in cui le cessioni d’azienda avvengano attraverso espropriazione forzata, vendita all’asta pubblica o contratti stipulati o aggiudicati in seguito a pubblico incanto (come previsto dall’articolo 44 del TUR), casi in cui la base imponibile è costituita dal prezzo di aggiudicazione, non si procede ad accertamento di maggior valore.


 



8) IVA SU LEASING DI IMBARCAZIONI DA DIPORTO: UTILIZZO IN ACQUE ESTERE E RESPONSABILITA’ FISCALI


In caso di accertamento da parte degli uffici delle Entrate, nessuna sanzione e nessun pagamento di interessi di mora possono essere attribuiti alle società che applicano l’Iva sui canoni di leasing delle imbarcazioni da diporto, determinando un imponibile a forfait sulla base di una dichiarazione di utilizzo (in acque comunitarie o extra comunitarie), predisposta dalla stessa società in forma di modulo, e compilata dal cliente.


Ciò poiché, il committente, dichiarando l’uso che intende fare del natante, libera in parte la società dalle responsabilità fiscali.


Infatti, nell’ipotesi in cui dall’accertamento risulti illegittima l’applicazione di una tassazione inferiore, se cioè attraverso prove certe si stabilisce che l’imbarcazione viene utilizzata più del dovuto in acque comunitarie, il recupero della maggiore imposta resta in capo alla società di leasing che, tuttavia, ha la possibilità di rivalersi nei confronti del proprio cliente.


In particolare, è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate un parere sulla validità del modulo (dichiarazione di utilizzo) per limitare le responsabilità fiscali delle società di leasing, tenute alla fatturazione dei canoni relativi alle imbarcazioni che possono “navigare” entro o fuori le acque comunitarie.


Da ciò è emerso che la dichiarazione sottoscritta dal locatario anche se determina la “buona fede” della società di leasing, non è sufficiente ai fini della legittimazione di una tassazione inferiore.


Sono, invece, necessarie prove concrete, come ad esempio i contratti di ormeggio fuori dalle acque comunitarie. Per cui la responsabilità per una falsa dichiarazione da parte del cliente/utilizzatore non ricade sulla società concedente, che non poteva conoscere preventivamente le effettive intenzioni e, per tale motivo, non viene sanzionata, ma ha comunque l’obbligo di versare la maggiore imposta dovuta.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 284 del 11.10.2007)



 


9) INAIL: TASSAZIONE AGEVOLATA PER L’INDENNITA’ INTEGRATIVA SPECIALE


L’indennità integrativa speciale, corrisposta dal Fondo pensione dell’INAIL in aggiunta alle altre somme erogate a titolo di previdenza integrativa, va assoggettata allo stesso regime tributario agevolato (tassazione dell’87,5% degli importi) riconosciuto al trattamento economico principale.


Il principio è valido anche per gli importi liquidati prima del 1995 e anche quando l’indennità costituisce la sola prestazione erogata.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 285 del 11.10.2007)


 



10) ENTI NON PROFIT: E’ COMMERCIALE, E QUINDI TASSABILE, L’ATTIVITA’ DI COSTRUZIONE CONCESSIONE IN LOCAZIONE DI BOX AUTO


Enti non commerciali: L’attività di costruzione e successiva concessione in locazione di box auto configura l’esercizio di attività commerciale qualora venga predisposta un’apposita organizzazione di mezzi e risorse o quando, in assenza di un apparato strumentale fisicamente percepibile, ci si limiti all’impiego e al coordinamento, per fini produttivi, di un capitale nell’ambito di un’operazione di rilevante entità economica.


Per gli enti non commerciali, invece, le predette operazioni si considerano effettuate nell’esercizio di impresa solo se rese nell’esercizio di attività commerciali o agricole.


Riguardo le attività commerciali, per “esercizio di imprese” si intende, sia ai fini Ires che ai fini Iva, “l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva” delle attività commerciali di cui all’articolo 2195 del Codice civile, anche se non organizzate in forma d’impresa, nonché l’esercizio di attività, organizzate in forma di impresa, dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell’articolo 2195 del Codice civile.


Ciò comporta che, nell’ipotesi in cui venga svolta un’attività non rientrante tra quelle individuate nell’articolo 2195 del C.c., al fine di accertare il carattere commerciale dell’attività occorre verificare la sussistenza di un’organizzazione in forma d’impresa.


A tal fine, la risoluzione n. 286/2007 ha precisato che l’attività viene svolta con organizzazione in forma di impresa qualora venga predisposta un’organizzazione di mezzi e risorse funzionali all’ottenimento di un risultato economico. Detta attività, pertanto, deve presentare i caratteri della professionalità, sistematicità e abitualità (anche se non esclusiva) che devono essere intesi in senso non assoluto ma relativo, giacché il carattere imprenditoriale dell’attività svolta sussiste anche in presenza di un unico affare caratterizzato dalla rilevanza economica e dalla complessità delle operazioni in cui si articola.


La stessa risoluzione, richiamando la giurisprudenza della Corte di cassazione, ha precisato inoltre che, per la sussistenza di un’attività commerciale, non è necessaria l’esistenza di un apparato strumentale fisicamente percepibile in quanto l’organizzazione imprenditoriale può essere data anche dall’utilizzo e dal coordinamento di un capitale per fini produttivi.


Pertanto, l’agenzia delle Entrate ha affermato che la costruzione e la successiva concessione in locazione di box auto costituisce esercizio di impresa se comporta la predisposizione di un’apposita organizzazione di mezzi e risorse o l’impiego e il coordinamento di un capitale per fini produttivi nel contesto di un’operazione di rilevante entità economica.


Quesito


Per completezza (cioè, per meglio comprendere il caso di specie), questo di seguito è il quesito che è stato posto all’Agenzia delle Entrate:


L’Ente non commerciale é proprietario di un “terreno edificabile facente parte di un complesso immobiliare ad uso scolastico”.


Su detto terreno l’Ente intende realizzare e, successivamente, gestire un parcheggio “pertinenziale” ai sensi dell’art. 9 della legge 24 marzo 1989, n. 122, costituito da n. 115 posti auto, di cui n. 101 box chiusi e n. 14 box coperti.


L’Ente ha poi fatto presente che la realizzazione del predetto parcheggio avverrà attraverso la stipulazione di contratti di appalto con una o più ditte costruttrici specializzate e che, per il finanziamento dell’opera, provvederà all’accensione di un mutuo ipotecario con un istituto di credito.


Infine, i posti auto che saranno realizzati verranno “concessi in uso” mediante la stipulazione di contratti di locazione.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 286 del 11.10.2007)



 


11) IVA CONSORZIO: APPLICAZIONE ALIQUOTA AGEVOLATA


Il trattamento Iva applicato dai consorziati nei confronti dell’ente appaltante, che prevede l’aliquota agevolata del 10%, può essere esteso anche alle fatture emesse verso i propri consociati dalla società consortile, a condizione che l’opera di questa concorra al risultato finale dell’appalto principale.


Un Comune procede all’aggiudicazione di una gara di appalto relativa a lavori di restauro e ristrutturazione del teatro comunale nei confronti di tre società.


Per l’esecuzione delle opere, due soggetti appaltatori costituiscono una società consortile a responsabilità limitata.


Ciascuna impresa emette nei confronti dell’ente appaltante (il Comune) una fattura per la quota dei lavori aggiudicati, con aliquota Iva del 10%, rientrando le opere appaltate tra i lavori cui il legislatore riserva un trattamento agevolato.


Secondo la tesi del contribuente, l’aliquota ridotta tra ente appaltante e appaltatori può essere estesa anche ai rapporti tra i consorziati-appaltatori e la società consortile, considerato l'”oggettivo” ambito di applicazione della norma in esame.


Secondo l’Agenzia dell’Entrate, nell’ambito dell’appalto principale tra l’ente e i soggetti appaltatori, ricorrono i presupposti dell’agevolazione, trattandosi di lavori di restauro e di ristrutturazione che rientrano tra le opere cui è prevista l’applicazione dell’aliquota del 10%.


Infine, la risoluzione n. 229/2007, relativa alla disamina di una analoga fattispecie, ha chiarito, riguardo il trattamento Iva dei rapporti consortili, che l’aliquota ridotta, applicabile nell’ambito del rapporto principale, può essere estesa anche nell’ambito del rapporto tra i consorziati e la società consortile, considerato che il risultato dell’opera cui è preposta la società concorre al risultato finale delle opere oggetto dell’appalto principale.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 287 del 11.10.2007)


 


Vincenzo D’Andò


 


12 Ottobre 2007


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