Il proscioglimento penale soccorre il contribuente dalle pretese fiscali


Gli elementi favorevoli al contribuente acquisiti in sede di processo penale


valgono anche nel processo tributario (a cura dott. Danilo Sciuto)


 


Proprio qualche giorno fa, questo sito ha ospitato un articolo di Gianfranco Antico, di commento ad una sentenza (Corte di Cassazione n. 17799/07) nella quale si afferma che il Giudice Tributario non può, acriticamente, estendere le risultanze di un procedimento penale di assoluzione del contribuente, ed applicarle al processo tributario (in senso favorevole al contribuente), ma al contrario deve prima valutarne la rilevanza nell’ambito in cui esse sono destinate ad operare, indicando i motivi che ne hanno portato alla sua eventuale adozione.


Nel ricordare che al tema, strettamente connesso, del cosiddetto doppio binario tra processo penale e tributario, si è avuto modo di dedicare una puntata della rassegna giurisprudenziale, si ritiene qui interessante rilevare, in difesa del contribuente, che proprio recentemente la stessa Corte di Cassazione ha emesso una sentenza (n. 18854/07) che rappresenta una piccola inversione di rotta giurisprudenziale in un (non più) consolidato filone, purtroppo sfavorevole al contribuente.


Tale sentenza, che di seguito si riporta, fa riferimento al caso in cui l’Ufficio impositore aveva rettificato il reddito di un contribuente (per costi indeducibili e ricavi non contablizzati), sulla scorta di quanto rintracciato sul pc; a seguito del conseguente processo penale, il contribuente era stato prosciolto in quanto, in base a quanto affermato dalla consulenza tecnica di ufficio invocata dal Giudice penale, il volume d’affari si era rivelato di gran lunga inferiore a quanto ritenuto effettivo dal fisco a seguito del citato controllo sul pc; di conseguenza, in sede di giudizio tributario si è ritenuto applicabile il minor giro d’affari così determinato, e conseguentemente illegittima la ripresa come quantificata dall’Ufficio.


La sentenza è dunque estremamente interessante in quanto, oltre a negare il principio (fino ad oggi, come detto, apparentemente assodato) in base al quale anche in presenza di contabilità regolare, il Fisco può basarsi su qualunque elemento extracontabile per fondare un accertamento, essa altresì ammette con forza la valenza tributaria del giudicato penale.


 


Sent. n. 18854 del 19 aprile 2007 (dep. il 7 settembre 2007) della Corte Cass., Sez. tributaria – Pres. Saccucci, Rel. Chiarini


Contenzioso tributario – Prova – Giudicato penale – Efficacia – Condizioni – Prove acquisite al processo penale – Utilizzazione – Rilevanza – Limiti


 


Massima – Il giudice, nel pieno rispetto della disciplina che regola  la formazione della prova nell’ambito del contenzioso tributario, ben può trarre il proprio autonomo convincimento dagli elementi e dalle prove acquisiti nel processo penale al fine di garantirne l’ingresso nel thema


probandum e decidendum previa autonomi esame e valutazione.


 


La Corte


Premesso che R.L. impugnava, l’avviso di accertamento per l’anno 1985 con cui era stato rideterminato il reddito per costi indeducibili e omessi ricavi; che la Commissione tributaria provinciale, accoglieva il ricorso e che la Commissione tributaria regionale respingeva l’appello dell’ufficio condividendo le ragioni per le quali il giudice penale aveva assolto, con formula dubitativa, il contribuente, in quanto anche la consulenza tecnica d’ufficio aveva accertato un valore di affari di gran lunga inferiore a quello ritenuto dall’ufficio sulla base dei dati rinvenuti nel computer;


esaminato il ricorso dell’Amministrazione finanziaria per violazione dell’

art. 12
del D.L. n. 429/1982, convertito nella L.

n. 516/1982, falsa applicazione dell’art. 654 del codice di procedura penale in relazione all’art. 360, n. 3), del codice di procedura civile perché la sentenza della Commissione tributaria regionale si fonda sulle risultanze del procedimento penale, tra cui la perizia in esso svolta, mentre l’efficacia del giudicato penale è limitata alle parti che hanno partecipato – o ne hanno avuto la possibilità – al relativo processo (Corte Costituzionale n. 55/1971), con l’ulteriore specificazione che le sentenze di proscioglimento del giudice penale non possono fare stato nel giudizio tributario in cui vi sono limitazioni di prova, e che sulla formulazione dell’
art. 12 del D.L. n. 429/1982 ha inciso la riforma del codice di procedura penale;


ritenuto che il ricorso è manifestamente infondato avendo la Commissione tributaria regionale utilizzato come fonte del proprio convincimento le prove raccolte nel giudizio penale dopo averle autonomamente esaminate e pertanto ha condiviso la decisione del giudice penale (n. 2409/2005);


ritenuto pertanto che il ricorso va respinto, ma che spese del ricorrono giusti motivi per compensare giudizio di Cassazione;


 


P.Q.M.


 


rigetta il ricorso; compensa le spese del giudizio di Cassazione.


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