Novità fiscali del 2 luglio 2007. In evidenza: studi settore: l’elenco “completo” delle cause che giustificano la mancata congruità delle dichiarazioni

1) DOGANE: CONTROLLI ELETTRONICI PER LE ESPORTAZIONI


Con due note, la n. 3945 e 4538, l’Agenzia delle Dogane ha fornito chiarimenti sull’entrata in vigore del nuovo sistema elettronico di controllo Ecs operativo dal 1/7/2007.


Il sistema semplifica gli adempimenti degli esportatori circa l’obbligo di provare l’uscita delle merci dal territorio dello Stato.


Il Reg. (CE) n. 1875/2006 fissa rispettivamente al 1° luglio 2007 e al 1° luglio 2009 le date a decorrere dalle quali gli Stati Membri devono obbligatoriamente procedere all’attivazione funzionale della prima e della seconda fase del progetto.


Adempimenti degli uffici doganali e degli operatori interessati


L’operatore deve presentare la dichiarazione doganale, completa in ogni sua parte, all’ufficio doganale di esportazione che, una volta ricevuta detta dichiarazione ed autorizzato lo svincolo delle merci, consegna al dichiarante il Documento di Accompagnamento Esportazione (DAE).


Tale documento, che riporta gli estremi del numero elettronico di riferimento della dichiarazione doganale, sostituisce la copia n. 3 del DAU, ed ha la funzione di “accompagnare la merce” dalla dogana di esportazione (o dal magazzino autorizzato per la partenza delle merci nel caso di svolgimento dell’operazione in procedura di domiciliazione) alla dogana di uscita.


L’ufficio di esportazione una volta svincolata la merce trasmette elettronicamente gli elementi della dichiarazione doganale all’ufficio di uscita indicato nella dichiarazione doganale.


Il sistema comunitario ECS consiste nello scambio elettronico di messaggi dall’ufficio di esportazione all’ufficio di uscita; è quindi necessario che l’operatore economico presti la massima attenzione ne lla compilazione della dichiarazione doganale che formerà oggetto dell’operazione di esportazione in ambito ECS con particolare attenzione alla corretta indicazione del codice tariffario della merce e dell’ufficio doganale presso il quale si realizzeranno le formalità per l’uscita della merce dal territorio comunitario.


(Note, n. 3945 e 4538 del 27/6/2007 dell’Agenzia delle Dogane)


 


2) STUDI SETTORE: L’ELENCO “COMPLETO” DELLE CAUSE CHE GIUSTIFICANO LA MANCATA CONGRUITA’ DELLE DICHIARAZIONI


L’Agenzia delle Entrate ha predisposto una guida per i contribuenti “non congrui” che non si adeguano ai risultati dello studio di settore, in presenza di cause giustificative dello scostamento, e per i professionisti ed altri intermediari che attestano la sussistenza delle cause medesime.


L’Agenzia delle Entrate ha, quindi, preparato un elenco di riferimento, integrabile, delle cause che giustificano la eventuale non congruità rispetto alle risultanze degli studi di settore, anche con riguardo all’applicazione dei nuovi indicatori di normalità, che il contribuente può evidenziare nel campo “Annotazioni” del modello di comunicazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi di settore.


Peraltro, l’elenco fornisce le descrizioni sintetiche delle varie circostanze, già indicate nelle circolari n. 31/E e 38/E del 2007 ed ulteriormente dettagliate.


Le descrizioni sono ripartite in tre categorie:


– non normalità economica riferibile ai singoli indicatori;


– marginalità economica;


– altre condizioni particolari o specifiche che possono rendere non attendibili le risultanze dell’applicazione degli studi.


L’elenco delle descrizioni riporta anche una casistica esemplificativa delle possibili modalità di compilazione del campo “Annotazioni” per indicare la categoria e le singole circostanze da evidenziare


Elenco esemplificativo delle descrizioni sintetiche delle cause o circostanze che possono rendere non attendibili le risultanze dell’applicazione degli studi di settore da indicare nel campo “Annotazioni” del modello di comunicazione dei dati rilevanti


NON NORMALITA’ ECONOMICA RIFERIBILE A SINGOLI INDICATORI


Incidenza dei costi di disponibilità dei beni strumentali:


– Vendita di beni strumentali nel corso dell’anno


– Rilevanza di ammortamenti anticipati e/o accelerati


– Rilevanza di costi per beni in leasing


– Altro (da descrivere in formato libero)


Rotazione del magazzino o durata delle scorte:


– Consistenti approvvigionamenti “debitamente documentati” di beni di magazzino, eseguiti in occasione e/o in prospettiva di più vantaggiose condizioni di mercato (previsione di aumento dei prezzi di materie e/o campagne sconto promosse dai fornitori etc.)


– Significativa riduzione della clientela di riferimento


– Altre situazioni particolari (da descrivere)


Valore aggiunto per addetto:


– Ciclo produttivo pluriennale (es: l’impresa non ha realizzato la vendita dell’immobile in corso di costruzione)


– Strutturale assenza o minima presenza di fattore lavoro (es: piccole immobiliari di gestione)


– Periodo d’imposta inferiore a 12 mesi per il quale non é previsto il ragguaglio del peso del titolare


– Presenza significativa di apprendisti


– Compensi corrisposti a soci amministratori ed ad amministratori non soci e rilevati in righi del quadro F del modello studi di settore diversi dal rigo F19 (Spese per lavoro dipendente)


– Significativa presenza di perdite su crediti commerciali o minusvalenze patrimoniali non di natura straordinaria


– Numero di giornate retribuite ed esposte nel quadro A del modello studi di settore (desunte dal mod. DM10) non corrispondente alle effettive giornate lavorative (Es: esistenza documentabile di giornate di maternità, malattia etc. con indennità a carico del datore di lavoro)


– Altro (da descrivere)


Redditività dei beni strumentali:


– Ciclo produttivo pluriennale (ad esempio l’impresa che non ha realizzato la vendita dell’immobile in corso di costruzione)


– Investimenti operati in fase di avvio dell’attività che non hanno dato luogo a ricavi


– Utilizzo parziale nel processo produttivo di beni già completamente ammortizzati


– Altro (da descrivere)


MARGINALITA ECONOMICA


Situazioni riferibili a condizioni soggettive del titolare:


– Eta’ avanzata del contribuente in relazione al tipo di attività svolta


– Stato di salute del titolare


– Attività residuale giustificabile in presenza di altri redditi, fondiari, di pensione o di lavoro dipendente


– Altro (da descrivere)


Situazioni riferibili all’impresa:


– Ridotte dimensioni della struttura


– Assenza di investimenti anche se in presenza di attrezzature minimali e/o obsolete


– Assenza di personale dipendente e collaboratori


– Assenza di spese per formazione professionale


– Assenza di spese per promozione dell’attività (pubblicità, propaganda, ecc.)


– Impossibilità di sostenere spese per acquisizione di servizi


– Debole competitività dei prodotti/servizi erogati


– Altro (da descrivere)


Situazioni riferibili al mercato:


– Clientela privata di fascia economicamente debole


– Scarso potere contrattuale nei confronti di imprese committenti (Es: terzisti)


– Incapacità/impossibilità di diversificare la clientela


– Ridotta articolazione del processo produttivo


– Situazione di crisi del settore economico di riferimento, con impossibilità di operare una riconversione


– Altro (da descrivere)


Localizzazione d’impresa:


– Area di mercato con basso benessere e scarso potenziale di sviluppo economico


– Scarsa presenza di infrastrutture etc.


– Situazione d’impedimento al normale svolgimento dell’attività (ridotta accessibilità al luogo di esercizio dell’attività o altro)


– Altro (da descrivere)


ALTRE CONDIZIONI PARTICOLARI O SPECIFICHE CHE POSSONO RENDERE NON ATTENDIBILI LE RISULTANZE DELL’APPLICAZIONE DEGLI STUDI.


– Descrizione, in formato libero, delle condizioni particolari o delle specifiche situazioni che hanno connotato l’esercizio di impresa (ad es., non normale revisione al ribasso dei prezzi di vendita imposta dalla concorrenza, lavori pubblici che hanno ridotto l’accessibilità al luogo di esercizio dell’attività, delocalizzazione delle attività produttive da parte del committente, ecc.)


In questo ambito sono comprese tutte le condizioni particolari e le specifiche situazioni giustificative degli scostamenti dalle risultanze del singolo studio di settore, previste dalla prassi amministrativa


ESEMPI DI COMPILAZIONE


Esempio n. 1


Con riferimento alla condizione di non normalità, nel caso si ritenga non applicabile l’indicatore “incidenza dei costi di disponibilità di beni mobili strumentali” la sintassi da utilizzare nel campo “Annotazioni” potrebbe essere la seguente:


NON NORMALITA’ ECONOMICA RIFERIBILE A SINGOLI INDICATORI


Incidenza dei costi di disponibilità dei beni strumentali:


– Vendita, nel corso dell’anno, di beni strumentali per un ammontare di 125.000 euro


– Prevalenza dei costi per canoni di leasing (leasing triennale sull’autogru, del valore di 180.000 euro)


Esempio n. 2


Sempre in tema di condizione di non normalità, nel caso si ritenga non applicabile l’indicatore “valore aggiunto per addetto” in quanto il numero di giornate retribuite e’ diverso da quello delle giornate lavorate, a causa di assenza per malattia, la sintassi da utilizzare nel campo “Annotazioni” potrebbe essere la seguente:


NON NORMALITA’ ECONOMICA RIFERIBILE A SINGOLI INDICATORI


Valore aggiunto per addetto:


– Assenza per malattia di un dipendente per sei mesi, con indennità a carico dell’azienda


Esempio n. 3


Con riferimento alla “marginalità economica”, nel caso di situazioni soggettive riferibili al titolare, alla struttura di impresa ed al mercato di riferimento, la sintassi da utilizzare nel campo “Annotazioni” potrebbe essere la seguente:


MARGINALITA ECONOMICA


Situazione riferibile a condizioni soggettive del titolare:


– Stato di salute precario (oltre tre mesi di inattività per malattia nel corso dell’anno)


Situazione riferibile all’impresa:


– Attività svolta in un locale della propria abitazione, utilizzando soltanto una apparecchiatura vecchia di oltre 10 anni Situazioni riferibili al mercato:


– l’impresa chimica, committente quasi esclusivo, sta riducendo progressivamente l’attività


Esempio n. 4


In altra ipotesi di “marginalità economica”, per situazioni analoghe a quelle dell’esempio precedenti, la sintassi da utilizzare nel campo “Annotazioni” potrebbe essere la seguente:


MARGINALITA ECONOMICA


Situazione riferibile a condizioni soggettive del titolare:


– Pensionato


Situazione riferibile all’impresa:


– svolge attività con un unico automezzo di portata non superiore a 35 quintali


– non si avvale di collaboratori né di dipendenti


Situazioni riferibili al mercato:


– Divieto da parte del consorzio-committente di svolgere attività verso terzi diversi


– Compensi prefissati e di basso importo rispetto al mercato


Esempio n. 5


Con riguardo ad una situazione specifica di ricarico basso dovuto ad una politica di sconti imposta dal mercato e ad una condizione temporanea di ostacolo all’esercizio dell’attività la sintassi da utilizzare nel campo “Annotazioni” potrebbe essere la seguente:


ALTRE CONDIZIONI PARTICOLARI O SPECIFICHE CHE POSSONO RENDERE NON ATTENDIBILI LE RISULTANZE DELL’APPLICAZIONE DEGLI STUDI


– Sconto del 20% applicato su tutto il venduto per 8 mesi dell’anno, per sostenere la concorrenza locale (apertura di un supermercato, presenza di centri commerciali ecc.)


– Chiusura al traffico della via in cui é situato l’esercizio commerciale a causa dei lavori per costruzione della linea del tram


Esempio n. 6


Con riguardo ad una situazione specifica concernente il trasporto merci la sintassi da utilizzare nel campo “Annotazioni” potrebbe essere la seguente:


ALTRE CONDIZIONI PARTICOLARI O SPECIFICHE CHE POSSONO RENDERE NON ATTENDIBILI LE RISULTANZE DELL’APPLICAZIONE DEGLI STUDI


– Autotrasportatore con due automezzi e un collaboratore


– Perdita del committente principale con significativa contrazione dei ricavi


– Utilizzo degli automezzi, in misura ridotta del 40%, per 10 mesi dell’anno, con possibilità di documentare il ridotto utilizzo


(Agenzia delle Entrate, Comunicato Stampa del 28/06/2007)



 


3) IMPOSTE SUI REDDITI – RIMANENZE A COSTI SPECIFICI: VALE IL CONFRONTO CON IL VALORE NORMALE (1)


Anche alle rimanenze valutate con il criterio del costo specifico si applica, ai sensi dell’art. 83 comma 1, D.P.R. n. 917/1986, il principio civilistico dell’art. 2426, n. 9, c.c., che prevede il confronto con il valore normale.


(Norma di comportamento Associazione Dottori Commercialisti 29/06/2007, n. 168)


 


Vincenzo D’Andò


 


Luglio 2007



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Nota (1)


ASSOCIAZIONE ITALIANA DOTTORI COMMERCIALISTI COMMISSIONE NORME DI COMPORTAMENTO


E DI COMUNE INTERPRETAZIONE IN MATERIA TRIBUTARIA


NORMA DI COMPORTAMENTO 168 di Giugno 2007


RIMANENZE VALUTATE A COSTI SPECIFICI: CONFRONTO CON IL VALORE NORMALE


MASSIMA


L’art. 92 del D.P.R. 917/86 (Testo Unico delle Imposte sui redditi) nulla dispone in tema di valutazione delle rimanenze di magazzino trattate a costi specifici. Di conseguenza, anche alle rimanenze valutate con il criterio del costo specifico si rende applicabile, ai sensi dell’art. 83 comma 1, del D.P.R. n. 917/86, il principio


civilistico dell’art. 2426, n. 9 cod. civ., che prevede il confronto con il valore normale, come definito dall’art. 9 del Testo Unico.


* * *


Nell’ambito della determinazione del reddito d’impresa, l’art. 92, comma 1, secondo periodo, del Testo Unico delle Imposte sui redditi, D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, prevede che “(…) le rimanenze finali, la cui valutazione non sia effettuata a costi specifici o a norma dell’art. 93, sono assunte per un valore non inferiore a quello che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore e attribuendo a ciascun gruppo un valore non inferiore a quello determinato” applicando i metodi convenzionali indicati dai successivi commi 2, 3 e 4 dell’art. 92, cioè FIFO, Costo Medio e LIFO a scatti annuale e relative varianti.


Ne consegue che, per i beni valutati a costo specifico, la norma tributaria non richiede integrazioni, essendo sufficiente, ai fini del raffronto del costo (specifico) di acquisto o di produzione con il valore normale e della conseguente adozione del minore dei due valori, il principio civilistico racchiuso nell’art. 2426, n. 9 cod. civ., applicabile nella determinazione del reddito complessivo in virtù dell’art. 83, comma 1, del D.P.R. n. 917/86, secondo cui il reddito d’impresa è quello risultante dal conto economico civilistico, rettificato per tenere conto delle eventuali diverse disposizioni del Testo Unico.


La norma civilistica (art. 2426 n. 9 cod. civ.) prevede che le rimanenze siano valutate al minor importo confrontando il costo di acquisto o di produzione con il valore di mercato. Il successivo n. 10 del medesimo art. 2426 cod. civ., trattando dei beni fungibili, introduce la facoltà di valutazione utilizzando uno dei metodi cosiddetti convenzionali di attribuzione del costo, rappresentati dai criteri LIFO, FIFO e Costo Medio Ponderato, ponendo in ogni caso l’obbligo di raffronto del risultato così ottenuto con il valore dei costi correnti alla chiusura dell’esercizio mediante indicazione, in nota integrativa, della differenza qualora la stessa risultasse significativa.


Specificamente per la valutazione eseguita con i metodi convenzionali, l’art. 92, comma 5, primo periodo, del D.P.R. n. 917/86 prevede, ai fini della valorizzazione delle rimanenze alla fine dell’esercizio, il confronto del risultato così ottenuto con il valore normale attribuibile ai beni stessi nell’ultimo mese dell’esercizio, disponendo che il valore minimo così determinato sia applicato all’intera quantità di beni in rimanenza.


Il mancato richiamo, nell’ambito dell’art. 92, comma 5, primo periodo, del D.P.R. n. 917/86, ai beni valutati a costo specifico secondo il disposto del primo comma del medesimo articolo, non preclude che, ai fini della valutazione al termine dell’esercizio, il loro valore debba essere comunque confrontato con il valore normale di ciascuno di essi, per tale intendendo il valore ad essi oggettivamente attribuibile, secondo la previsione dell’art. 9 del Testo Unico, applicando, in sede di determinazione del reddito, ai sensi dell’art. 83 del D.P.R. n. 917/86, il minore fra i due importi, secondo il principio stabilito dall’art. 2426, n. 9, cod. civ. A tale conclusione si giunge considerando che l’art. 92, comma 5, primo periodo, del Testo Unico disciplina solo le ipotesi di valutazione che sono poste dal legislatore tributario in deroga al principio ordinario di valutazione indicato al primo comma, prima parte del secondo periodo dello stesso art. 92, coincidente con


la valutazione a costo specifico, cioè, i metodi cd. convenzionali retro evidenziati.


Ulteriore conforto a tale conclusione discende dalla considerazione che l’art. 92, nel disciplinare la valutazione coi metodi convenzionali, dispone il confronto per “masse” di beni, fra di loro relazionate, ai fini valutativi, come “unità”, con un meccanismo, quindi, simile a quello applicabile per i beni “singoli”. Sicché, appare coerente l’applicazione della regola del confronto con il valore normale anche all’ipotesi dei beni valutati a costo specifico.


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