Determinazione e versamenti d’imposta: tutte le regole per i non residenti

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 19 luglio 2007

La seconda parte della Guida redatta dall’Ufficio Pubblicazioni Fiscali dell’Amministrazione finanziaria, dedicata ai soggetti non residenti, individua le modalità di calcolo e versamento dell’imposta personale. Regole particolari sono poi dettate per la presentazione del modello di denuncia che può essere consegnata o trasmessa secondo i canali tradizionali, ovvero spedita in busta chiusa all’Agenzia delle Entrate, Centro operativo di Venezia.

 

IMPOSTA PERSONALE PER I NON RESIDENTI

L’Irpef è un’imposta progressiva per scaglioni, cioè non si applica in misura unica e fissa sui redditi posseduti, indipendentemente dal loro ammontare: il reddito imponibile viene  suddiviso in più scaglioni, ad ognuno dei quali si applica un’aliquota d’imposta tendenzialmente crescente.

Il reddito imponibile per il 2006 è costituito dalla somma dei redditi indicati nei vari quadri, sottratti gli oneri deducibili e la deduzione risultante in base alla “no tax area”.

Sul reddito imponibile deve essere calcolata l’imposta lorda in base alle aliquote vigenti per scaglioni. Sull’imposta lorda si applicano poi le detrazioni spettanti: il calcolo dell’imposta va effettuato tenendo conto anche dei versamenti d’acconto effettuati nel periodo d’imposta precedente e delle eventuali eccedenze risultanti dalla precedente dichiarazione.

Premesso che dal 1° gennaio 2007 è stato introdotto un nuovo sistema di tassazione del reddito delle persone fisiche, riportiamo di seguito le disposizioni in materia di Irpef comunque in vigore per il periodo d’imposta 2006, cioè le regole cui il contribuente deve far riferimento nel predisporre la dichiarazione dei redditi da presentare nel 2007 per il periodo d’imposta 2006. Per conoscere il nuovo sistema di determinazione dell’Irpef in vigore dal 1° gennaio 2007, cioè quello cui far riferimento per le dichiarazioni che saranno presentate nel 2008 (per l’anno d’imposta 2007), lo studio rinvia all’apposita guida prodotta dall’Agenzia e disponibile sul sito internet istituzionale www.agenziaentrate.gov.it nella sezione “Guide fiscali”.

 

Irpef: le aliquote e gli scaglioni

Le aliquote Irpef per l’anno 2006 sono tre: 23%, 33% e 39%. Sulla parte di reddito eccedente l’importo di 100.000 euro è dovuto, oltre al 39% dell’imposta sul reddito, un contributo di solidarietà del 4% che si concretizza, a tutti gli effetti, come un’ulteriore aliquota d’imposta.

 

La “no tax area”

La “no tax area” è quella parte di reddito che non viene sottoposta a tassazione, trattandosi di una fascia di esenzione assoluta dall’Irpef.

A tutti i contribuenti, compresi i non residenti con riferimento ai redditi prodotti nel territorio dello Stato, viene riconosciuta, a prescindere dalla tipologia di reddito posseduto e del periodo di lavoro svolto nell’anno, una deduzione base teorica dal reddito complessivo, pari a 3.000 euro.

Tale importo aumenta di 4.500 euro per i lavoratori dipendenti, di 4.000 euro per i pensionati, di 1.500 euro per i lavoratori autonomi e i titolari di redditi di impresa minore.

Questa ulteriore deduzione va rapportata al periodo di lavoro o pensione nell’anno, tranne che per i titolari di reddito di lavoro autonomo o d’impresa minore per i quali si applica a prescindere dal periodo di attività svolta nell’anno.

La formula per il calcolo della deduzione effettivamente spettante è:

 

26.000 + deduzione teorica + oneri deducibili – reddito complessivo

_________________________

26.000

 

Se il risultato di tale calcolo è:

– uguale o minore di zero, non spetta alcuna deduzione;

– uguale o maggiore di 1, la deduzione spetta per intero;

– compreso tra zero e 1, la deduzione spetta parzialmente.

Non si applica la “no tax area” nei casi in cui l’imposta è assolta mediante ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o con imposta sostitutiva, atteso che queste modalità di tassazione, diverse da quella ordinaria, non sono interessate dal sistema di deduzioni e detrazioni d’imposta dall’Irpef. Pertanto, la deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione non trova applicazione, ad esempio, nel caso di compensi corrisposti a collaboratori non residenti, assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta con aliquota del 30%.

La “no tax area” non va ad incidere sul calcolo delle addizionali regionale e comunale.

Per esse, infatti, la base imponibile è costituita dal reddito complessivo al netto dei soli oneri deducibili.

 

La clausola di salvaguardia

E’ prevista la possibilità per il contribuente di determinare l’Irpef, in sede di dichiarazione, applicando le disposizioni del Tuir in vigore alla data del 31 dicembre 2002 ovvero quelle in vigore al 31 dicembre 2004, se più favorevoli (clausola di salvaguardia).

Questo al fine di evitare che il regime di tassazione delle persone fisiche determini per alcuni contribuenti un carico fiscale più gravoso rispetto a quello che si otterrebbe applicando le regole valide in precedenza (previste nel Testo unico per le imposte sui redditi per il 2002 e il 2004).

La clausola di salvaguardia non si applica ai redditi assoggettati a tassazione separata, a quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta e alle somme soggette ad imposta sostitutiva in relazione ai particolari criteri impositivi per essi previsti.

Le detrazioni previste secondo il sistema di tassazione precedente sono riportate nelle istruzioni alla compilazione del Modello Unico oltre che nel sito internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it).

 

Come si presenta la dichiarazione

 

I contribuenti non residenti che hanno la possibilità di presentare la dichiarazione dall’Italia possono consegnare la dichiarazione, agli uffici postali, alle banche convenzionate, agli uffici dell’Agenzia delle Entrate e agli intermediari autorizzati (come ad esempio i Caf e i professionisti).

I contribuenti non residenti possono comunque presentare la propria dichiarazione dei redditi dall’estero inviandola per raccomandata o con altro mezzo equivalente dal quale risulti con certezza la data di spedizione.

La dichiarazione deve essere inserita in una normale busta di corrispondenza di dimensioni tali da contenerla senza piegarla. La busta deve essere indirizzata all’Agenzia delle Entrate – Centro operativo di Venezia – via Giorgio De Marchi n. 16, 30175 Marghera (VE) - Italia, e deve recare scritto:

– cognome e nome del contribuente

– codice fiscale del contribuente

– la dicitura: “Contiene dichiarazione Modello UNICO Persone Fisiche”.

 

Presentazione in via telematica

La dichiarazione può anche essere presentata direttamente via internet. Infatti, i cittadini italiani residenti all’estero possono richiedere il loro codice Pin ((1), inoltrando una richiesta via web, collegandosi al sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it, nella sezione “Se non sei ancora registrato ai servizi”.

 

Il modello per la dichiarazione

I non residenti in Italia titolari solo di redditi di immobili e/o redditi di lavoro dipendente o di pensione devono quindi utilizzare il modello base Unico Persone fisiche, che può essere prelevato dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it). Tutti i contribuenti non esonerati devono compilare il modello base per la dichiarazione, che contiene:

– il frontespizio (compreso il riquadro denominato “Residente all’estero”) con i dati identificativi del dichiarante e con quelli relativi alla dichiarazione (tipo di dichiarazione, altro soggetto che sottoscrive la dichiarazione, destinazione dell’8 e del 5 per mille, firma);

– i quadri dei redditi contrassegnati dalla lettera R (RA, RB, RC, RN, RP, RV, RX).

I cittadini italiani che risiedono all’estero in forza di un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, nonché quelli considerati residenti avendo trasferito la residenza in Paesi aventi un regime fiscale privilegiato indicati dal D.M. 4 maggio 1999, hanno il domicilio fiscale nel Comune di ultima residenza in Italia.

L’indirizzo del domicilio in Italia va indicato solo nel caso in cui sia individuabile un recapito nel Comune di domicilio fiscale.

In caso di residenza all’estero si deve indicare il codice fiscale rilasciato dall’autorità fiscale del Paese di residenza o, in mancanza, un analogo codice identificativo (ad esempio, codice di Sicurezza sociale, codice identificativo generale, ecc).

Se il Paese estero di residenza è strutturato secondo suddivisioni geografiche, nell’apposito rigo deve essere indicato lo Stato federato, la Provincia, la Contea, il Distretto, ecc.; in presenza di più suddivisioni territoriali si deve indicare solo la maggiore (ad esempio, se un Paese è diviso in Stati federati, a loro volta suddivisi in Contee, si indica solo lo Stato federato).

 

Domicilio per la notificazione degli atti

E’ possibile eleggere domicilio per la notificazione degli atti o degli avvisi dell’Agenzia delle Entrate presso una persona o un ufficio nel comune in cui si ha il domicilio fiscale.

I residenti all’estero che non hanno eletto domicilio in Italia per la notificazione, né costituito un rappresentante fiscale, possono indicare un indirizzo estero presso cui farsi notificare gli atti. In tal caso, occorre indicare:

– il cognome e il nome della persona o la denominazione dell’ufficio presso cui ricevere gli atti;

– lo Stato estero con il relativo codice dello Stato e l’indirizzo estero della persona o dell’ufficio presso il quale farsi notificare gli atti.

 

COME PRESENTARE LA DICHIARAZIONE VIA INTERNET

Il codice PIN

L’Agenzia delle Entrate ha attivato una procedura che permette anche ai non residenti, con la collaborazione dei Consolati d’Italia, di ottenere il codice Pin necessario a trasmettere via internet la propria dichiarazione Unico Persone Fisiche ed effettuare i relativi pagamenti.

I cittadini italiani residenti all’estero che intendono abilitarsi al servizio per la trasmissione delle dichiarazioni e il pagamento delle imposte on-line possono inoltrare la richiesta via web, seguendo le istruzioni presenti nel sito www.agenziaentrate.gov.it.

I contribuenti iscritti presso l’Anagrafe Consolare devono inoltrare copia della richiesta, anche tramite fax, al competente Consolato italiano all’estero, con la fotocopia di un valido documento di riconoscimento.

L’Autorità consolare avrà il compito di controllare le richieste pervenute mediante riscontro con i dati registrati nell’anagrafe consolare, alla quale il contribuente deve essere necessariamente iscritto.

Per le istanze riconosciute valide, il Consolato recapita agli interessati un’apposita comunicazione, predisposta dall’Agenzia delle Entrate, che contiene la prima parte del codice PIN e la password; il contribuente, quindi, accede nuovamente al sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it per ottenere le rimanenti sei cifre del codice.

Le persone temporaneamente non residenti nel territorio dello Stato e non iscritte all’anagrafe dell’Ufficio Consolare di riferimento si dovranno invece recare personalmente al Consolato, esibendo un valido documento di riconoscimento per consentire la verifica della propria identità.

Il Consolato effettuati gli opportuni controlli, provvede a far recapitare la prima parte del codice Pin e la relativa password. Il contribuente che ha ricevuto tale comunicazione può ottenere le restanti sei cifre accedendo al sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it.

Ricapitolando, per ricevere il codice Pin è necessario:

1. compilare il modulo di richiesta di registrazione presente nel sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it nella sezione “Se non sei ancora registrato ai servizi”;

2. stampare la richiesta e inviarla via fax al Consolato d’Italia territorialmente competente insieme alla fotocopia di un documento di riconoscimento valido;

3. attendere la comunicazione da parte del Consolato contenente la prima parte del codice Pin e una password. E’ possibile verificare in qualunque momento l’iter della propria richiesta consultando lo “Stato della richiesta del PIN”. Se la richiesta sarà accettata, il Consolato recapiterà al richiedente i primi quattro caratteri del codice PIN e la password di accesso al sistema;

4. completare la ricezione del codice PIN attraverso il servizio telematico internet (http://telematici.agenziaentrate.gov.it), stampando i restanti sei caratteri e selezionando nella pagina successiva la funzione “Seconda parte del codice PIN”.

Una volta ottenuto il codice Pin, il contribuente può utilizzarlo per tutti i servizi telematici offerti dall’Agenzia.

 

LA DESTINAZIONE DELL’8 PER MILLE E DEL 5 PER MILLE DELL’IRPEF

L’opzione dell’8 per mille

Una quota dell’Irpef liquidata dagli uffici in base alle dichiarazioni annuali - l’otto per mille, appunto - viene destinata, sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale, oppure a scopi di carattere religioso o assistenziale da parte delle seguenti istituzioni religiose:

– la Chiesa cattolica

– l’Unione italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno

– le Assemblee di Dio in Italia

– la Chiesa Valdese, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi

– la Chiesa Evangelica Luterana in Italia

– l’Unione delle Comunità ebraiche in Italia.

La scelta si effettua mettendo la propria firma in corrispondenza dell’apposito riquadro: è ammessa la scelta per una sola istituzione.

La quota dei contribuenti che non hanno firmato, e che quindi risulta non attribuita, sarà suddivisa tra gli organismi destinatari secondo la proporzione risultante dalle scelte espresse.

Le quote non attribuite spettanti alle Assemblee di Dio in Italia e alla Chiesa Valdese sono devolute alla gestione statale.

 

L’opzione del 5 per mille

Oltre alla scelta dell’8 per mille, è possibile esprimere di destinare una quota pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per le seguenti finalità:

1. sostegno del volontariato, delle ONLUS, delle associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute;

2. finanziamento della ricerca scientifica e delle università;

3. finanziamento della ricerca sanitaria;

Le fondazioni sono ammesse alla ripartizione solo se hanno la qualifica di ONLUS o se promuovono la ricerca scientifica.

Il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche, apponendo la firma in uno degli appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione.

E’ necessario indicare anche il codice fiscale del soggetto cui si intende destinare direttamente la quota del 5 per mille dell’Irpef.

Sul sito www.agenziaentrate.gov.it è disponibile l’elenco dei soggetti ai quali destinare la quota del 5 per mille dell’Irpef. E’ consentita una sola scelta di destinazione.

 

LE SANZIONI

Per le omissioni o inadempienze collegate all’utilizzo della dichiarazione dei redditi vengono applicate le seguenti sanzioni.

Omessa presentazione della dichiarazione

Sanzione amministrativa dal 120% al 240% delle imposte dovute, con un minimo di 258 euro. Se non sono dovute imposte, sanzione da 258 euro a 1.032 euro.

Dichiarazione compilata su modelli non conformi a quelli approvati dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate

È considerata nulla, e quindi si applicano le sanzioni previste per l’omessa presentazione.

Dichiarazione non firmata

L’irregolarità viene sanata se il contribuente la firma entro 30 giorni dal ricevimento dell’invito da parte dell’ufficio. In caso contrario si applicano le sanzioni previste per l’omessa presentazione.

Omessa o errata indicazione di redditi, o esposizione di indebite deduzioni/detrazioni

Sanzione amministrativa dal 100% al 200% della maggiore imposta o del minor credito. La stessa sanzione è prevista in caso di indebite deduzioni dall’imponibile e di detrazioni d’imposta.

Errori materiali e di calcolo sugli imponibili e le imposte

La sanzione prevista è pari al 30% della maggiore imposta dovuta.

Omesso o carente versamento delle imposte dichiarate

Sanzione amministrativa pari al 30% dell’importo non versato o versato in ritardo.

La sanzione del 30% viene ridotta:

– al 10% (1/3) se gli importi dovuti vengono pagati entro 30 giorni dal ricevimento dell’esito della liquidazione automatica (effettuata ai sensi dell’articolo 36-bis, D.P.R. 600/73);

– al 20% (2/3) se gli importi dovuti vengono pagati entro 30 giorni dal ricevimento dell’esito del controllo formale (effettuato ai sensi dell’articolo 36-ter, D.P.R. 600/73).

 

COME RIMEDIARE A DIMENTICANZE ED ERRORI

In base alle norme sul cosiddetto “ravvedimento” (art. 13 del decreto legislativo n. 472 del 18 dicembre 1997) è possibile regolarizzare, entro precisi limiti di tempo, e beneficiando della riduzione delle sanzioni amministrative, le omissioni e le irregolarità relative alla dichiarazione (predisposizione e presentazione).

Il ravvedimento può essere utilizzato da tutti i contribuenti (persone fisiche, giuridiche, sostituti d’imposta), residenti e non residenti. Gli errori e le irregolarità sanabili sono:

 

1. Omessa presentazione della dichiarazione nei termini previsti

Se la dichiarazione è presentata con ritardo non superiore a 90 giorni, indipendentemente se sia dovuta o meno l’imposta, la violazione può essere regolarizzata eseguendo spontaneamente entro lo stesso termine il pagamento di una sanzione di 32 euro, pari ad 1/8 di 258 euro, ferma restando l’applicazione delle sanzioni relative alle eventuali violazioni riguardanti il pagamento dei tributi, qualora non regolarizzate secondo le modalità precedentemente illustrate.

2. Errori ed omissioni nel contenuto del modello Unico che incidono sulla determinazione e sul pagamento del tributo

La sanzione prevista nella misura del 30% o del 100% (a seconda che il tipo di errore sia per esempio un errore di calcolo o di determinazione del reddito indicato) della maggiore imposta o del minor credito utilizzato è ridotta a 1/5 e quindi al 6% o al 20% a condizione che entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo:

• venga eseguito il pagamento della sanzione ridotta, del tributo dovuto e degli interessi calcolati al tasso legale annuo (pari attualmente al 2,5%) con maturazione giorno per giorno;

• venga presentata una dichiarazione integrativa.

 

COME SI PAGANO LE IMPOSTE DERIVANTI DALLA DICHIARAZIONE

La modalità più comoda per pagare le imposte dall’estero è quella di effettuare il versamento tramite il servizio telematico internet F24 on line (vedi paragrafo successivo). Per poter beneficiare di questa modalità di pagamento è necessario essere titolari del codice Pin e di un conto corrente presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle Entrate, il cui elenco aggiornato è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it

Non è possibile, invece, effettuare i pagamenti tramite assegni.

Nel caso in cui non fosse possibile effettuare i pagamenti via internet, i contribuenti non residenti hanno comunque la possibilità di versare le imposte presso una qualsiasi banca del luogo, attraverso un bonifico in euro a favore di una banca nazionale con sede in Italia. Nel bonifico si devono indicare le generalità del dichiarante, il codice fiscale, la residenza all’estero, il domicilio in Italia, la causale del versamento e l’anno a cui si riferisce. Nel bonifico, nello spazio causale, è necessario evidenziare i seguenti dati:

– codice fiscale;

– anno d’imposta cui si riferisce il versamento;

– “Bilancio Stato” capitolo xxxx articolo yy.

Ad esempio, per versare l’Irpef a saldo del 2006 nel campo “causale” del bonifico andrà inserita la seguente dicitura : “codice fiscale, pagamento Irpef a saldo, anno d’imposta 2006, capitolo 1023 art. 13 Bilancio Stato”.

Per l’Irpef (1° e 2° acconto) il capitolo da indicare è sempre il 1023, mentre l’articolo è il 14.

 

COME PAGARE LE IMPOSTE VIA INTERNET (F24 on line)

Per pagare le imposte mediante il servizio telematico internet con il modello F24 on-line, i contribuenti residenti all’estero devono essere titolari di un conto corrente aperto presso Poste Italiane o presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle Entrate (l’elenco è riportato sul sito internet dell’Agenzia) ed essere in possesso del codice Pin.

Il modello unificato F24 consente al contribuente di effettuare con un’unica operazione il pagamento delle somme dovute compensando il versamento, ove possibile, con eventuali crediti. Il modulo unificato di versamento per via telematica è compilato a video, in maniera guidata, e il pagamento della somma complessivamente dovuta (senza alcuna limitazione nel numero delle imposte e nel tipo di importo, a credito o a debito) avviene on-line, senza recarsi presso gli sportelli bancari, con addebito, alla data di versamento indicata, sul proprio conto corrente. In altre parole, il pagamento on-line viene effettuato con modalità analoghe a un bonifico bancario, cioè tramite un ordine di addebito sul proprio conto rivolto dal contribuente alla banca.

Il pagamento delle somme dovute è totalmente sicuro, in quanto i dati sono protetti e possono essere “letti” soltanto dall’Agenzia delle Entrate.

I termini di versamento sono gli stessi previsti per i pagamenti effettuati con i mezzi tradizionali, con il vantaggio che i versamenti possono tranquillamente essere eseguiti prima della scadenza, ma il bonifico verrà eseguito il primo giorno lavorativo successivo alla data in cui il contribuente comunica alla banca l’ordine di addebito sul proprio conto, e comunque con valuta alla data di scadenza anche se nel modello è stata indicata una data precedente.

È quindi consigliabile, e senza controindicazioni, effettuare i pagamenti via internet alcuni giorni prima della scadenza, in modo da evitare eventuali problemi negli ultimi giorni.

Per ogni pagamento effettuato attraverso Fisconline l’Agenzia fornisce tre ricevute telematiche:

– la prima, di conferma di avvenuta accettazione del file da parte del sistema;

– la seconda, di conferma della presa in carico di ciascun versamento e della correttezza formale dei dati ad esso relativi;

– la terza, recante l’esito della richiesta di addebito sulla base di quanto comunicato dalle banche o da Poste Italiane S.p.A.

Se i dati comunicati non sono corretti, il contribuente riceverà una comunicazione di scarto. In tal caso egli dovrà rimuovere l’errore e ripetere l’operazione, preparando nuovamente il file da trasmettere.

 

COME RIMEDIARE A ERRORI E DIMENTICANZE

È possibile rimediare ad errori e omissioni relativi alla dichiarazione (vedi cap. 3), in base alle norme sul cosiddetto “ravvedimento operoso” (art. 13 del decreto legislativo n. 472 del 18 dicembre 1997) e regolarizzare, entro precisi limiti di tempo, beneficiando della riduzione delle sanzioni amministrative, anche le omissi