Novità fiscali del 26 giugno 2007. In evidenza: agevolazioni sull’I.C.I. per i contribuenti: non spetta ai comuni verificarne preventivamente la sussistenza; dipendenti: è utilizzabile il credito d’imposta anche dopo la fusione


1) DIPENDENTI: E’ UTILIZZABILE IL CREDITO D’IMPOSTA ANCHE DOPO LA FUSIONE. CIÒ POICHÉ IL LEGISLATORE HA INTESO ASSICURARE NELLA SOSTANZA (E NON SOLO NELLA FORMA) L’AGEVOLAZIONE FISCALE PER L’INCREMENTO DELLA BASE OCCUPAZIONALE.


Come è noto l’art. 7 della L. n. 388/2000 riconosce un contributo nella forma di credito di imposta ai datori di lavoro operanti sull’intero territorio italiano che, nel periodo compreso tra il 1/10/2000 ed il 31/12/2003, incrementano il numero dei dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato.


Peraltro, la usufruibilità del credito di imposta, maturato nel periodo compreso tra il 1/10/2000 ed il 31/12/2002, non é soggetta a nessun vincolo temporale di utilizzo (risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 127/E del 4/10/2004)


Pertanto, eccettuata l’ipotesi di decorso del termine di prescrizione, nell’operazione straordinaria di fusione, il bonus maturato può ancora essere legittimamente utilizzato in compensazione, anche se lo stesso non risulta evidenziato nelle dichiarazioni dei redditi relative a ciascun periodo d’imposta di maturazione da parte delle singole società fuse.


Inoltre, l’indicazione del credito di imposta maturato nella dichiarazione dei redditi, non essendo prevista a pena di decadenza, non comporta la perdita del diritto ad usufruirne, nonostante ciò.


E’ stato osservato che il bonus assunzioni maturato in capo alle società fuse ha natura soggettiva giacché matura esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano le nuove assunzioni e la sua usufruibilità non può essere ceduta a terzi per effetto di disposizioni realizzative.


Per conseguenza, il trasferimento della titolarità del bonus viene ammessa solo per le operazioni che, in base a specifiche disposizioni giuridiche, prevedono una confusione di diritti e obblighi dei soggetti giuridici interessati, per esempio in caso di operazioni di fusione, scissione e trasformazione di società (risoluzioni n. 143 e n. 179 del 2003).


Nel caso di fusione di due società in un’altra del tutto nuova, le situazioni attive e passive già maturate in capo alle società fuse e da queste non utilizzate si trasferiscono alla società risultante dalla fusione, in base a quanto disposto dal quarto comma dell’art. 172 del T.U.I.R., secondo cui “dalla data in cui ha effetto la fusione la società risultante dalla fusione o incorporante subentra negli obblighi e nei diritti delle società fuse o incorporate relativi alle imposte sui redditi”.


In sostanza, con la fusione si realizza una trasformazione soggettiva caratterizzata da una situazione di perfetta continuità tra i soggetti che vi partecipano.


Pertanto, considerato che il credito maturato in capo alle società fuse rientra tra le posizioni soggettive attive in qualità di contributo in conto esercizio, il diritto alla futura usufruizione dello stesso spetta alla società di nuova costituzione.


Conclusione


In conclusione, per la suddetta operazione di fusione (1), non vi sono motivi che impediscono l’utilizzazione, da parte della società risultante dalla fusione, del credito di imposta già maturato nei riguardi delle società fuse e da queste mai utilizzato, purché siano rispettate tutte le altre condizioni e i parametri disposti dalla norma la cui “ratio” é quella di assicurare non solo formalmente, ma effettivamente e sostanzialmente, l’incremento della base occupazionale.


 


Nota (1)


Con istanza d’interpello presentata in data 30 marzo 2007, la società Alfa S.p.A. ha chiesto chiarimenti in merito al corretto utilizzo del credito di imposta di cui all’articolo 7 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nella ipotesi in cui le società beneficiare siano oggetto di fusione propria.


Quesito


La Società istante si é costituita in data 23 dicembre 2002 a seguito di atto di fusione tra le società Beta S.p.A. e Gamma S.p.A..


Con la fusione, i cui effetti giuridici e contabili si sono prodotti dalle ore 23.59 del 31 dicembre 2002, Alfa S.p.A. é subentrata in ogni rapporto attivo e passivo delle società partecipanti alla fusione.


Le società estinte, pur avendo realizzato incrementi occupazionali rilevanti nel periodo ottobre 2000 – dicembre 2002, non si sono avvalse del credito di imposta per le nuove assunzioni di cui all’articolo 7 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.


La Alfa S.p.A. precisa, inoltre, di aver usufruito del bonus in oggetto, ai sensi dell’articolo 63, comma 1, lettere a) e b), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativamente agli incrementi occupazionali realizzati dalla sua nascita e cioé per gli anni 2003/2004/2005.


Tanto premesso, la Società istante chiede di conoscere se, in qualità di successore a titolo universale delle società che si sono estinte nell’operazione di fusione, possa ora utilizzare il credito di imposta maturato e non utilizzato dalle stesse nel periodo ottobre 2000 – dicembre 2002.


 


2) L’OMESSA INDICAZIONE IN FATTURA DEL CODICE IDENTIFICATIVO DEL CLIENTE ESTERO NON INFICIA L’ESENZIONE IVA


In presenza di tutte le altre condizioni previste per usufruire della non imponibilità dall’I.V.A., ai sensi dell’art. 41, lettera a), D.L. n. 331/1993, la mancata indicazione in fattura del codice identificativo del cessionario acquirente di beni in ambito intracomunitario non può costituire causa per la perdita del beneficio fiscale.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 28/05/2007, n. 12455)


  


3) LA VERIFICA DEL FISCO NON SI FERMA NEPPURE IN PRESENZA DI BILANCI CERTIFICATI DA SOCIETA’ DI REVISIONE


Determinazione del reddito d’impresa di cui all’ex art. 52, D.P.R. n 917/1986: La certificazione fornita da una società di revisione in materia di bilancio, ha rilevanza esclusivamente civilistica e non può, quindi, limitare il potere di verifica dell’Amministrazione finanziaria.


Nel caso di specie, relativo al recupero a tassazione di interessi passivi su un finanziamento non figurante in bilancio, la Corte ha evidenziato di non essere in discussione la correttezza di impostazione del conto economico, ma la mancata indicazione dei dati relativi agli effettuati finanziamenti e alla loro estinzione, dati che non sono stati esposti dalla società ricorrente né in sede di verifica, né in sede contenziosa.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 08/06/2007, n. 13431)



 


4) LE AGEVOLAZIONI FISCALI PER I SOSTENITORI DI ATTIVITA’ SPORTIVE DILETTANTISTICHE


Il legislatore fiscale ha anche ideato una forma di sostegno indiretto delle associazioni che promuovono la pratica sportiva.


A tal fine, ha disposto, agevolazioni fiscali, sotto forma di detrazioni d’imposta o deduzioni dal reddito, per i contribuenti che effettuano erogazioni liberali alle associazioni sportive dilettantistiche.


Le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche in favore delle associazioni sportive dilettantistiche danno diritto ad una detrazione dall’Irpef del 19%.


La detrazione, da utilizzare in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi (mod. 730, modello Unico), è calcolata su un importo complessivo non superiore a € 1.500,00 per ogni periodo d’imposta.


Qualunque sia la somma erogata, per usufruire dell’agevolazione il versamento deve essere eseguito tramite:


– banca;


– posta;


– carte di credito;


– bancomat;


– carte prepagate;


– assegni bancari e circolari non trasferibili intestati all’associazione destinataria.


La documentazione comprovante l’effettuazione delle erogazioni liberali non deve essere allegatafine di lucro,onlus,liberalita,associazioni sportive,spesa di pubblicita, alla dichiarazione dei redditi, ma deve essere conservata dal contribuente ed esibita, se richiesta, agli uffici competenti dell’Agenzia delle Entrate.


L’agevolazione spetta anche quando l’erogazione è effettuata in favore di società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro.


Nel caso in cui l’associazione abbia assunto la qualifica di ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale):


– Si possono dedurre le liberalità in denaro o in natura erogate nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di € 70.000,00 annui;


– è prevista una detrazione dell’Irpef nella misura del 19% da calcolare su un importo massimo di € 2.065,83 per le erogazioni liberali;


– i contribuenti possono decidere, in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, di destinare alle associazioni sportive dilettantistiche il 5 per mille dell’Irpef dovuta.


L’erogazione effettuata da società ed enti a favore delle associazioni sportive dilettantistiche è interamente deducibile fino all’importo di € 200.000,00 l’anno.


La somma corrisposta è considerata, per chi la eroga, una spesa di pubblicità e, come tale, deducibile nello stesso periodo d’imposta in cui è stata sostenuta o in quote costanti nell’esercizio di sostenimento della spesa e nei 4 successivi.


Infine, la stessa detrazione prevista per le persone fisiche (19% su un importo massimo di € 1.500,00 per periodo d’imposta) può essere fruita anche dalle società e dagli enti commerciali e non.


Riguardo le modalità di versamento valgono le stesse regole previste per le persone fisiche (banca, posta, carte di credito).


Nel caso in cui l’associazione abbia assunto la qualifica di ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), si possono dedurre le liberalità in denaro o in natura erogate nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di € 70.000,00 annui.


In alternativa a questa deduzione, è possibile dedurre dal reddito di impresa un importo non superiore a € 2.065,83 o al 2% del reddito di impresa dichiarato.


 


5) AGEVOLAZIONI SULL’I.C.I. (2) PER I CONTRIBUENTI: NON SPETTA AI COMUNI VERIFICARNE PREVENTIVAMENTE LA SUSSISTENZA, E’ IL CITTADINO CHE DEVE PRESENTARE LA DICHIARAZIONE DI VARIAZIONE PER COMUNICARE L’ESISTENZA DELLE CONDIZIONI CHE COMPORTANO LO SCONTO SULL’IMPOSTA COMUNALE SUGLI IMMOBILI.


È il contribuente (nella specie, un ente possessore di immobili) che deve denunciare tempestivamente le variazioni che comportino un alleggerimento del carico ICI.


Non spetta, quindi, al Comune l’onere di indagare sulla sussistenza o meno di eventi che possano favorire il contribuente.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 04/06/2007, n. 12989)


 


NOTA (2)


”Il taglio dell’Ici é un provvedimento che interessa chi ha un reddito medio basso. Ne parliamo tra poco in sede di consiglio dei Ministri”.


E’ quanto ha dichiarato, il 25/06/2007, il vice presidente del consiglio Francesco Rutelli in risposta al ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero.



 


Vincenzo D’Andò


 


Giugno 2007


 


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