Studi di settore: gli indicatori di normalità a regime e transitori e I.N.E.


Premessa



Tra le novità più rilevanti della legge Finanziaria per il 2007, in tema di studi di settore (1), spicca l’introduzione dei cd. indicatori, che hanno la funzione di segnalare eventuali  anomalie rispetto a comportamenti normali degli operatori del settore, che determinano effetti anche sul calcolo del risultato di congruità determinato dal software GE.RI.CO.:


·        indicatori di coerenza economica di cui  tenere  conto in sede di elaborazione e revisione  degli  studi  di  settore  (nuovo  art. 10-bis, comma 2, della L. n. 146 del 1998); tutti  gli  studi  di settore elaborati o revisionati, in vigore a decorrere dal periodo d’imposta 2007, prevederanno l’utilizzo degli specifici  indicatori  di  normalità economica ( a regime);


·        indicatori di normalità economica relativi a tutti gli studi  di settore in vigore per il periodo d’imposta 2006, ex  art. 1, comma 14,  della legge Finanziaria per il 2007 (transitoriamente).


 


Nelle more  della  definizione  degli  indicatori  di  cui  al nuovo  art. 10-bis, comma  2, della L.  n.  146  del  1998,  il  comma  14  dell’art. 1, della  legge Finanziaria per il 2007 ha disposto, l’utilizzo di “indicatori di  normalità economica, di significativa rilevanza idonei all’individuazione  di  ricavi, compensi  e  corrispettivi  fondatamente  attribuibili  al  contribuente  in relazione  alle  caratteristiche  e  alle  condizioni  di  esercizio   della specifica attività svolta”.


Tali indicatori di normalità economica sono stati  approvati  con  decreto  del  Ministero dell’economia e delle finanze  20  marzo  2007,  pubblicati  nel  S.O.  alla Gazzetta Ufficiale n. 76 del 31 marzo 2007.


Detti indicatori, sono applicabili a tutti  gli  studi  di  settore,  in vigore per il periodo d’imposta  2006,  fino  all’elaborazione  e  revisione degli studi di settore che tengano conto degli indicatori di coerenza di cui al comma 2 dell’art. 10-bis della L. 8 maggio 1998, n. 146, ed hanno una valenza transitoria in quanto verranno gradualmente sostituiti, con l’evoluzione degli studi previsti  a  decorrere dal periodo d’imposta 2007, dagli indicatori di normalità di cui al comma  2 del nuovo art. 10-bis della L. n. 146 del 1998.


Gli indicatori  di  normalità  economica  applicabili  a  decorrere  dal periodo d’imposta 2006 contribuiscono  alla  stima  dei  ricavi  o  compensi mediante gli studi di settore: all’analisi  della  congruità  dei  ricavi  o   compensi dichiarati, basata sulla “funzione di ricavo/compenso“, si aggiunge  infatti quella della “normalità economica“, fondata sugli  indicatori in parola.


In particolare, la eventuale incoerenza rispetto ai predetti  indicatori determina un incremento dei ricavi o compensi  stimati  dalla  funzione  di ricavo/compenso“, nella misura individuata dai decreti di approvazione degli indicatori.


Dal punto di vista pratico, gli eventuali  maggiori  ricavi  o  compensi determinati mediante gli indicatori vengono sommati, dal software GE.RI.CO., al ricavo/compenso puntuale ed al ricavo/compenso minimo calcolato,  con  le consuete modalità, applicando la “funzione di ricavo/compenso“.


Nel caso di eventuale “incoerenza” rispetto ad uno o  più  dei  predetti indicatori, il risultato finale della stima, fornito dal software GE.RI.CO., consisterà quindi in  un  ricavo/compenso  puntuale  ed  un  ricavo/compenso minimo maggiorato in funzione delle singole situazioni di incoerenza.


Si avrà pertanto, in linea generale, un solo valore  di  riferimento  ai fini dell’eventuale adeguamento in dichiarazione alle risultanze degli studi di settore: il soggetto risulterà “non  congruo  rispetto  alle  risultanze degli studi di settore nel caso  in  cui  i  ricavi  o  compensi  dichiarati risultino inferiori ai valori stimati dallo studio di settore, tenendo conto anche dei maggiori  ricavi  o  compensi  derivanti  dall’applicazione  degli indicatori di normalità.


Il ruolo degli indicatori previsti  dalla  legge Finanziaria per il 2007 è  diverso  da  quello  degli  indici  di  coerenza economica“. Questi ultimi, infatti, continueranno ad essere alla base  della valutazione sulla coerenza economica della situazione dichiarata, la  quale, unitamente  a  quella  relativa  alla  congruità  dei  ricavi  o   compensi, rappresenta il risultato  dell’applicazione  degli  studi  di  settore  alle attività economiche per le quali  sono  stati  approvati.  Anche  l’utilizzo degli indici di  coerenza  economica  rimane  immutato,  nel  senso  che  le situazioni di incoerenza continuano a costituire criterio di  selezione  dei soggetti da sottoporre a controllo.


Inoltre, gli indicatori di normalità economica transitori non devono  inoltre  essere  confusi con gli indicatori, previsti dall’abrogato comma 2 dell’art. 10 della L.  n.146 del 1998 e approvati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia  delle Entrate del 18 gennaio 2006 (pubblicato sulla G.U.  n.  30  del  6  febbraio 2006).


 






INDICATORI TRANSITORI


 








Indicatori per le imprese


a) rapporto   tra   costi   di  disponibilita’  dei  beni  mobili strumentali e valore degli stessi (l’indice verifica la coerenza tra i costi per l’utilizzo di beni strumentali ed il valore dei beni strumentali stessi);


b) rotazione del magazzino (l’indice gioca nel caso in cui le rimanenze finali superano le rimanenze iniziali per gli studi di settore che utilizzano come indicatore di coerenza la rotazione del magazzino) o durata delle scorte (anche in questo caso l’indicatore opera sulle rimanenze e trova applicazione per gli studi di settore che utilizzano come indicatore la durata delle scorte);


c) valore aggiunto per addetto (l’indice verifica che il valore aggiunto per addetto – in genere ricavi – costo del venduto – sia coerente con la soglia individuata per lo studio);


e) redditivita’ dei beni mobili strumentali (margine operativo lordo / valore dei beni strumentali).


 


 








Indicatori per i lavoratori autonomi


a) rapporto tra ammortamenti dei beni mobili strumentali e valore degli stessi;


b) resa oraria per addetto o resa oraria del professionista.


 


 


Tutti gli indicatori sono calcolati dal software GE.RI.CO. secondo una precisa sequenza, sopra indicata, che determina effetti “a cascata“.


Con l’ausilio delle indicazioni offerte dalla circolare n. 31 del 22 maggio 2007 analizziamoi il quadro che si presenta al contribuente.


 


Gli indicatori di normalità economica per i titolari  di  reddito  di impresa



Abbiamo già visto quali sono gli indicatori individuati. Entriamo nello specifico.


 


a) Rapporto tra costi di disponibilità dei beni mobili strumentali e  valore degli stessi



Tale indicatore viene preso in considerazione  solo  per  gli  studi  di settore che utilizzano la variabile  “valore  dei  beni  strumentali”  nelle funzioni di regressione.


L’indicatore verifica che vi sia coerenza tra i costi  di  disponibilità dei beni mobili strumentali  e  il  valore  degli  stessi  esposto  ai  fini dell’applicazione degli studi di settore.


In  particolare,  i  costi  di  disponibilità   considerati   sono   gli ammortamenti per beni mobili strumentali e i costi per il godimento di  beni di terzi per i  medesimi  beni  acquisiti  in  dipendenza  di  contratti  di locazione finanziaria. Il valore dei beni mobili strumentali  è  considerato al netto del valore dei beni  disponibili  in  dipendenza  di  contratti  di locazione non finanziaria.


Per ciascuno studio di settore sono state individuate le soglie  massime di   coerenza   dell’indicatore,   attraverso   l’analisi   delle   relative distribuzioni ventiliche.


L’indicatore segnala un’incoerenza nel caso in cui il valore  dichiarato dei costi di disponibilità dei beni mobili strumentali si  posizioni  al  di sopra del valore  massimo  ammissibile,  ottenuto  moltiplicando  la  soglia massima di coerenza individuata, con  riferimento  allo  studio  di  settore applicabile, per il valore dichiarato dei beni mobili strumentali (al  netto del valore dei beni disponibili per effetto di contratti  di  locazione  non finanziaria).


In caso di incoerenza, la parte di costi eccedente detto valore  massimo ammissibile costituisce parametro di riferimento per la  determinazione  dei maggiori  ricavi  da  normalità  economica,  calcolati  moltiplicando   tale eccedenza per il coefficiente individuato per  il  dato  studio  di  settore.


L’indicatore in esame mira a contrastare, tra l’altro, anche determinati fenomeni di infedele indicazione dei  dati  indicati  dal  contribuente  nel modello relativo ai dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi  di settore che denotano situazioni  quanto  meno  “anomale”  (esempio,  mancata indicazione del valore dei beni strumentali  mobili  a  fronte,  invece,  di deduzione delle relative  quote  di  ammortamento,  eccetera).  L’indicatore trova applicazione anche quando a fronte di determinate quote  di  costi  ed ammortamenti riferibili  ai  beni  strumentali  mobili  non  corrisponde  un adeguato ammontare di beni  strumentali  in  linea  con  quelli  considerati “normale” del settore.


 


b) Rotazione di magazzino e durata delle scorte



Per la gestione del magazzino, viene preso in considerazione l’indicatore  di  normalità  economica (2)  “Rotazione  del  magazzino”   ovvero l’indicatore “Durata delle scorte”, a seconda che lo studio preveda il primo ovvero il secondo quale indicatore di coerenza (3).


 L’entrata in funzione dell’indicatore di normalità economica in questione è sottoposta ad una duplice condizione:


         grave incoerenza rispetto  al  relativo  indicatore  di coerenza (in particolare,  l’indicatore  “Rotazione  del  magazzino”  ovvero l’indicatore “Durata delle scorte”  sia  inferiore  alla  soglia  minima  di coerenza o, rispettivamente,  superiore  alla  soglia  massima  di  coerenza derivante dall’applicazione dello studio di settore);


         risulti  un  valore  delle  “Rimanenze  finali  relative  a  merci, prodotti finiti, materie prime e sussidiarie, semilavorati e ai servizi  non di  durata  ultrannuale”  superiore  al  relativo  valore  delle  “Esistenze iniziali”.


 


Al verificarsi delle due condizioni,  il  costo  del venduto viene aumentato di un importo pari all’incremento di magazzino.


Il nuovo valore di costo del venduto così ottenuto costituisce parametro di riferimento per una nuova applicazione dell’analisi della congruità e per la determinazione dei maggiori ricavi da normalità economica.


I maggiori  ricavi  da  normalità  economica  derivanti  dall’indicatore relativo alla gestione del magazzino sono pari alla differenza tra il ricavo puntuale  di  riferimento  derivante  dall’applicazione  dell’analisi  della congruità con il nuovo valore di costo del venduto e il ricavo  puntuale  di riferimento di  partenza,  derivante  dall’applicazione  dell’analisi  della congruità sulla base dei dati dichiarati dal contribuente.


 








ESEMPIO


Rotazione del magazzino


 


– Soglia minima di coerenza dell’indicatore  “Rotazione  del  magazzino” per lo studio di settore in questione: 3;


– Valore di “Rotazione del magazzino” calcolato: 2;


– Rimanenze finali dichiarate: 2.000;


– Esistenze iniziali dichiarate: 1.200.


 


Considerato che la  rotazione  del  magazzino  è  inferiore rispetto alla soglia minima dell’indicatore di  coerenza  determinata  dallo studio di settore in questione, la differenza tra le R. F. e  le E.I. (2.000 – 1.200  =  800)  costituisce  maggior  Costo  del venduto e determina un maggior ricavo da normalità economica attraverso  una nuova applicazione di GE.RI.CO.


Per  effetto  di  questo  specifico  indicatore l’adeguamento che viene proposto dal software GE.RI.CO.  ai  fini Iva al soggetto non congruo  risulterà  di  importo  differente  rispetto  a quello proposto ai fini delle imposte dirette e dell’Irap. In particolare, l’importo di adeguamento ai fini Iva sarà calcolato come differenza tra il ricavo puntuale di riferimento e i ricavi  dichiarati.  Ai fini delle imposte dirette e dell’Irap,  invece,  l’importo  sarà  calcolato come il precedente,  al  netto  dell’eventuale  maggior  costo  del  venduto derivante dall’indicatore “Rotazione del magazzino” o “Durata delle Scorte”.


 


 


c) Valore aggiunto per addetto



Tale indicatore verifica che il valore aggiunto per  addetto  calcolato, pari al rapporto tra valore aggiunto dell’impresa e  numero  degli  addetti, sia coerente con il valore minimo di soglia individuato con  riferimento  al singolo studio di settore e all’area territoriale in cui opera l’impresa.


Il valore aggiunto dell’impresa è pari alla  differenza  tra  ricavi  da congruità e da normalità economica, più  aggi  e  proventi  derivanti  dalla vendita di generi soggetti a ricavo fisso, meno i costi.


I ricavi da congruità e  da  normalità economica  sono  pari  al   ricavo   puntuale   di   riferimento   derivante dall’applicazione dell’analisi della congruità,  eventualmente  incrementato con i maggiori ricavi da  normalità  economica  derivanti  dagli  indicatori “Rapporto tra costi di disponibilità dei beni mobili  strumentali  e  valore degli stessi” e “Rotazione del magazzino” o “Durata delle scorte”.


La circolare n. 13/2007 sottolinea, inoltre, che tra i costi si riconosce l’eventuale maggior costo del venduto  derivante  dall’applicazione  dell’analisi  di  normalità economica relativa agli indicatori “Rotazione del magazzino” o “Durata delle scorte”.


Per  cogliere  adeguatamente  le  differenze  territoriali,  sono  stati utilizzati i risultati delle analisi di  territorialità  elaborate  ai  fini dell’applicazione degli studi di settore.


Pertanto, per il settore del commercio sono stati utilizzati i risultati dello studio relativo alla “territorialità del commercio”, che ha  suddiviso il territorio nazionale in 7 aree omogenee in termini di:


– grado di modernizzazione del commercio;


– grado di copertura dei servizi di prossimità;


– caratteristiche socio-economiche del territorio.


 


In particolare, le soglie minime  di  coerenza  dell’indicatore  “Valore aggiunto per addetto” sono riportate negli Allegati 1.D ed 1.E al decreto 20 marzo 2007, con riferimento, rispettivamente, agli studi di settore per  cui è applicata la territorialità del commercio a livello comunale e  a  livello provinciale.


Per le attività economiche del comparto  manifatturiero  e  dei  servizi sono  stati  invece  utilizzati  i  risultati  dello  studio  relativo  alla “territorialità generale”, che ha suddiviso il  territorio  nazionale  in  5 aree omogenee in termini di:


– grado di benessere;


– livello di qualificazione professionale;


– struttura economica.


 


In particolare, le soglie minime  di  coerenza  dell’indicatore  “Valore aggiunto per addetto” sono riportate negli Allegati 1.F ed 1.G al decreto 20 marzo 2007, con riferimento, rispettivamente, agli studi di settore per  cui è applicata la territorialità  generale  a  livello  comunale  e  a  livello provinciale.


Per i soggetti che svolgono  l’attività  in  condizioni  di  marginalità economica, il valore della soglia minima di coerenza dell’indicatore “Valore aggiunto per addetto” è ridotto del 50 per cento.


La condizione di  marginalità  economica  è  riconosciuta  alle  persone fisiche  che  presentano  ricavi  dichiarati,  comprensivi  degli  eventuali maggiori ricavi da congruità e degli eventuali maggiori ricavi da  normalità economica derivanti dall’indicatore “Rapporto tra costi di disponibilità dei beni mobili strumentali e valore degli stessi” e dall’indicatore  “Rotazione del magazzino” o “Durata delle  scorte”,  inferiori  al  limite  dei  ricavi previsto per il regime fiscale delle attività marginali ai  sensi  dell’art. 14 della L. 23 dicembre 2000, n. 388.


Per i soggetti che svolgono  l’attività  in  condizioni  di  marginalità economica e che hanno compiuto 65 anni entro il 31 dicembre 2006, il  valore della  soglia  minima  di  coerenza  dell’indicatore  “Valore  aggiunto  per addetto” è ridotto del 60% anziché del 50 per cento.


Nel caso in cui il valore  calcolato  dell’indicatore  in  questione  si posizioni al di sotto della relativa soglia minima di coerenza,  il  maggior ricavo da normalità economica è determinato moltiplicando  il  numero  degli addetti per la differenza tra la soglia  minima  di  coerenza  e  il  valore dell’indicatore.


 


d) Redditività dei beni strumentali mobili



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