Scontrino e ricevuta fiscale: controllo strumentale o verifica fiscale?

di Redazione

Pubblicato il 24 marzo 2007

a.   Controllo Strumentale o verifica fiscale?

Poteri e limiti dei militari della guardia di finanza nel corso dei controlli in materia di scontrino o ricevuta fiscale.

b.    Casi pratici in materia di scontrino e ricevuta fiscale:

1) Alternatività tra scontrino e ricevuta;

2) quando è obbligato il commerciante al minuto ad emettere la fattura in luogo dello scontrino o della ricevuta?

3) la parrucchiera è obbligata ad emettere la ricevuta fiscale per una prestazione gratuita?

4) è possibile traslare il momento impositivo di una cessione di beni?

5) Come comportarsi nel caso in cui un bene viene in giorni diversi, prima ceduto e poi successivamente pagato con lo strumento del pos? A quali inconvenienti si può andare in contro?

6) La terza mancata emissione nell’arco di un quinquennio da parte di un commerciante aventi più punti vendita con la medesima partita Iva, rischia la chiusura di tutti gli esercizi?

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a.   Controllo Strumentale o verifica fiscale?

I poteri conferiti ai militari della guardia di finanza, come pure ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate, sono disciplinati dagli artt. 52 del D.P.R. n. 633/72 e 32 del D.P.R. n. 600/73. Tali articoli in pratica compendiano una serie di attività che tali organi di controllo possono effettuare nell’esercizio delle loro funzioni.

Questo però non significa che una pattuglia della guardia di finanza, comandata per l’esecuzione di un controllo in materia di scontrino o ricevuta fiscale, nei confronti di un’attività al dettaglio, possa nei confronti della stessa intraprendere d’iniziativa, una verifica fiscale con tanto di ricerche documentali nei cassetti o dietro il bancone dell’esercizio.

Leggendo attentamente il secondo capoverso del 1° comma dell’art. 52 del D.P.R. n. 633/72, lo stesso recita: “””…omissis…Gli impiegati che eseguono l’accesso devono essere muniti di apposita autorizzazione che ne indica lo scopo, risultata rilasciata dal capo dell’Ufficio da cui dipendono…omissis…”””

Pertanto, i militari comandati di servizio in materia di emissione di scontrini o ricevute fiscali dovranno essere sempre muniti di un’apposita autorizzazione rilasciata dal loro comandante, denominata “foglio di servizio”, che dovrà essere sempre esibita nel corso del controllo.

Tale foglio di servizio dovrà riportare chiaramente:

a) la data  in cui il servizio viene intrapreso;

b) l’orario del servizio;

c) il comune o i comuni di esecuzione del servizio;

d) i nomi dei funzionari comandati di servizio; tali nominativi dovranno quindi corrispondere con quelli indicati nelle tessere personali di riconoscimento che gli stessi funzionari dovranno esibire all’atto del controllo ovvero dell’accesso;

e) la tipologia del servizio (esempio: controlli in materia di emissione di scontrini o ricevute fiscali ai sensi della Legge n. 18/83 e della Legge n. 249/76).

La suddetta autorizzazione deve essere rilasciata dal capo dell’Ufficio già corredata da appositi allegati indicanti i nominativi delle attività che dovranno essere oggetto di controllo; qualora l’autorizzazione sia sprovvista  degli allegati, nella stessa dovrà essere riportato anche in modo generico il criterio di esecuzione del controllo (esempio: controlli a massa ovvero controlli nei confronti degli ambulanti operanti presso il mercato rionale di ….; ecc.).

Pertanto, se l’autorizzazione rilasciata dal capo dell’Ufficio, è limitata ad un semplice controllo strumentale ovvero alla verifica del rilascio o meno dello scontrino o della ricevuta da parte dell’esercente, i militari o funzionari dovranno limitarsi a controllare all’esterno dell’esercizio il possesso da parte del cliente dello scontrino; in caso di mancata esibizione da parte del cliente, l’accesso diventerà quindi lo strumento attraverso il quale gli organi di controllo potranno verificare il mancato rilascio del documento, mediante il riscontro tra il corrispettivo pagato e dichiarato dal cliente al momento del controllo  e l’ultima battuta risultante dal giornale di fondo del misuratore fiscale dell’esercente.

Quindi nel corso di un accesso, eseguito esclusivamente nell’ambito di un controllo strumentale, i militari o funzionari non potranno intraprendere altre attività d’iniziativa, tanto meno procedere ad ispezioni, verificazioni e ricerche nei medesimi locali aziendali,

La predetta limitazione viene meno se, oltre al controllo strumentale il capo dell’Ufficio disponga esplicitamente nel “foglio di servizio” la facoltà di intraprendere ulteriori attività più approfondite ai sensi degli artt. 52 e 63 del D.P.R. n. 633/72 e 33 del D.P.R. n. 600/73.

Quindi, se l’autorizzazione del capo dell’Ufficio sarà limitata esclusivamente ai controlli cosiddetti “strumentali”, nel foglio di servizio verranno riportati solo i riferimenti normativi per procedere a tali controlli e cioè: la legge sullo scontrino (Legge n. 18/1983) e la legge sulla ricevuta fiscale  (Legge 10 maggio 1976 n. 249).

b. Casi pratici in materia di scontrino e ricevuta fiscali:

1) Alternatività tra scontrino e ricevuta;

Con l’art. 1 del D.P.R. n. 696/96, il legislatore a fronte di qualsiasi operazione soggetta all’obbligo di certificazione,  ha dato la possibilità al contribuente di emettere alternativamente la ricevuta o lo scontrino fiscale. Pertanto tale scelta tra la ricevuta o lo scontrino è diventata totalmente libera e non è subordinata all’espletamento di specifiche formalità. Per completezza si riporta il comma 1  dell’art. 1 del D.P.R. n. 696/96:

I corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi di cui agli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre1972, n. 633, e successive modificazioni, per le quali non e' obbligatoria l'emissione della fattura se non a richiesta del cliente, ma sussiste l'obbligo di certificazione fiscale stabilito dall'articolo 12, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, possono essere documentati, indipendentemente dall'esercizio di  apposita opzione, mediante il rilascio della ricevuta fiscale di cui all'articolo 8 della legge 10 maggio 1976, n. 249, ovvero dello scontrino fiscale di cui alla legge 26 gennaio 1983, n. 18, con l'osservanza delle relative discipline. 2. Resta ferma la disciplina prevista dall'articolo 8 del decreto del Ministro delle finanze 21 dicembre 1992 concernente il rilascio dello scontrino manuale o prestampato a tagli fissi, con le modalità previste dal decreto del Ministro delle finanze 30 marzo 1992.”””

2) Emissione della fattura in luogo dello scontrino o della ricevuta, su esplicita richiesta del cliente, da parte  di:

- commercianti al minuto;

- sedi secondarie, dipendenze, filiali di aziende che operano nel commercio al minuto ma non provvedono direttamente all’emissione della fattura o all’annotazione dei corrispettivi.

Entro quando devono essere eseguiti gli obblighi di fatturazione e registrazione?

Il comma 1 dell’art 22 del D.P.R. n. 633/72, rubricato “commercio al minuto e attività assimilate”, prevede che l’emissione della fattura non è obbligatoria se non è richiesta dal cliente non oltre il momento dell’effettuazione dell’operazione.

Il problema che si pone quindi è la situazione di impossibilità nell’emettere una fattura a fronte di una richiesta formulata in maniera estemporanea da parte di un cliente. Il contribuente deve quindi certificare la cessione del bene mediante l’emissione di una fattura che materialmente non è in grado di emettere in quanto, gli uffici aziendali sono ubicati in altro comune o addirittura fuori regione o peggio gli uffici amministrativi sono chiusi in quanto la vendita si sta perpetrando in orari ovvero in giorni festivi e allora, come fare?

La prima soluzione,  che risolverebbe in parte il quesito, avrebbe natura squisitamente tecnologica ovvero a seguito del D.Lgs. n. 52/2004 che ha recepito la direttiva CEE n. 115/200 concernete la fatturazione delle operazioni in ambito comunitario, ha previsto  l’emissione della fattura in formato elettronico equiparandola di fatto a quella in formato analogico (cartaceo). Pertanto la contribuente, previo contatto telefonico con gli uffici amministrativi dell’azienda, si vedrebbe recapitare  nel computer sito  presso il proprio punto vendita, la fattura in formato digitale trasmessa attraverso un indirizzo di posta elettronica; la fattura digitale una volta ricevuta verrebbe poi stampata e, cosi materializzata, consegnata direttamente al cliente.

Nella peggiore delle ipotesi e, cioè in caso di mancanza di tecnologia ovvero in caso vendita in orari o in giorni non compatibili con quelli della uffici amministrativi, è possibile fare ricorso ad un Decreto datato addirittura 18 novembre 1976, che nonostante la trentennale longevità operativa, permette nel tempo in cui la tecnologia dovrebbe farla da padrona, di traslare gli obblighi di fatturazione, registrazione e annotazione dei corrispettivi, entro il mese successivo a quello in cui è stata effettuata l’operazione.

Resta inteso che ai sensi del comma 3 dell’art. 22 del D.P.R. n. 633/72, la contribuente sarà obbligata ad emettere la fattura nei confronti del cliente solo quando questi dimostri che i beni oggetto di acquisto siano oggetto della propria attività dell’impresa; la prova può essere dimostrata dall’esibizione  della Visura Camerale  dalla quale risulta appunto l’oggetto dell’attività svolta.

Pertanto in caso contrario la contribuente può non essere obbligata all’emissione della fattura e, quindi basterà certificare il corrispettivo della vendita con l’emissione dello scontrino o ricevuta fiscale. 

Resta inteso che se viene emessa la fattura immediata su richiesta del cliente, non occorre emettere lo scontrino o la ricevuta (circ. 4.4.1997, n. 97/E).

Riprendendo il discorso dell’obbligo di fatturazione da parte di commercianti al minuto  e,  contrariamente a quanto ritenuto da alcuni operatori, leggendo attentamente l'art. 22 del dpr n. 633/72, nel primo comma  vi è una doppia negazione ovvero: “””la fattura non è obbligatoria se non è richiestala dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione. Ne deriva quindi che il commerciante al minuto è obbligato ad emettere la fattura purché la stessa, venga richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell'operazione.

Inoltre, il terzo comma del medesimo art. 22,  prevede che gli imprenditori (ovvero i potenziali clienti), che acquistano beni che formano oggetto della propria attività  da commercianti al minuto ai quali è consentita l’emissione della fattura, sono obbligati a richiederla.

In relazione a quanto sopra esposto ed analizzando letteralmente quanto sancito dal legislatore al primo e al terzo comma dell’art. 22, l’obbligo di emissione della fattura si ha quando:

- il commerciante al minuto rientra tra le nr. 6 tipologie di operazioni (Cfr. dalla nr. 1 al numero 6) e la richiesta di emissione del documento  non deve essere formulata dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione;

- i beni acquistati da parte di imprenditori o clienti, nei confronti di commercianti al minuto, siano oggetto dell’attività propria dell’impresa.

Concludendo,  al di fuori dei predetti casi e, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, i commercianti al minuto, non sono obbligati ad emettere la fattura nei confronti di chiunque la richieda, anche se la stessa viene richiesta non oltre il momento di effettuazione dell’operazione. Se così non fosse, non si spiegherebbe il motivo per cui il legislatore ha volutamente elencato (dalla nr. 1 alla nr. 6) le operazioni ritenute dallo stesso soggette all’emissione della fattura salvo sempre richieste dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione.

 

 

3) la parrucchiera è obbligata ad emettere la ricevuta fiscale per una prestazione gratuita?

E’ bene ricordare che la categoria dei parrucchieri era stata indicata dalla lettera d) del D.M. 2 luglio 1980, tra quelle che con effetto dal 1° novembre 1980, erano obbligate al rilascio della ricevuta fiscale.

Riagganciandoci al prededente punto sub 1) dove si è parlato dell’alternatività dello scontrino con la ricevuta fiscale, è bene precisare che già dal 1996 i parrucchieri potevano optare, in deroga alla precedente let. d) del D.M. 2/7/80, per l’emissione dello scontrino in luogo della ricevuta.

Questa alternatività non ha però mutato la natura dell’operazione dei parrucchieri che è comunque rimasta una prestazione di servizio.

 Premesso ciò, per affrontare il quesito, è opportuno partire dalla normativa che definisce le prestazioni  di servizio. La definizione di prestazioni di servizio è contemplata nell’art. 3 del D.P.R. n. 633/72, il quale recita: “””Costituiscono prestazioni di servizio le prestazioni verso corrispettivo …omissis…”””

Quindi le prestazioni di servizio si considerano generalmente effettuate al momento del pagamento del corrispettivo, così come previsto dallo stesso art. 6 del D.P.R. n. 633/72 che al 3° comma ne individua il momento impositivo.

Pertanto appare evidente che per le prestazioni di servizio, il momento del pagamento costituisce la “conditio sine qua non” dell’operazione ovvero senza il pagamento non nasce il momento dell’effettuazione dell’operazione e, quindi, l’imposta non può ancora considerarsi esigibile ai sensi del comma 5 dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72.

Quanto sopra, per molti commercianti è stata interpretata come un non obbligo all’emissione della ricevuta o scontrino fiscale a fronte di una prestazione di servizio fino a quando non avviene il pagamento, con la conseguenza di essersi visti contestare dalla guardia di finanza la mancata emissione.

Infatti se la predetta affermazione può aver creato delle incomprensioni tra i commercianti nell’individuare il termine di emissione dello scontrino o della ricevuta, è bene ricordare che l’obbligo di emettere lo scontrino o la ricevuta non nasce solo al momento del pagamento ma si può manifestare anche all’ultimazione della prestazione.

Pertanto se all’ultimazione della prestazione, il cliente non paga, la parrucchiera dovrà comunque emettere la ricevuta o lo scontrino con l’indicazione del corrispettivo non pagato e, successivamente, quando si concretizzerà il pagamento, verrà emesso un ulteriore documento fiscale (ricevuta o scontrino) dal quale decorrerà il momento dell’effettuazione dell’operazione, e, quindi, l’esigibilità dell’Imposta mediante gli obblighi di registrazione e liquidazione della stessa. Per completezza è bene precisare che per le cessioni di beni, qualora la consegna del bene sia antecedente al pagamento, costituisce presupposto per l’esigibilità dell’imposta ai sensi del comma 5 dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72 e, quindi, il commerciante oltre ad emettere lo scontrino o la ricevuta con l’indicazione dell’importo, dovrà liquidare la relativa imposta nel mese o nel trimestre di riferimento anche in assenza del pagamento del corrispettivo.

Nel caso in cui la parrucchiera volesse offrire una prestazione gratuita ad una amica, la stessa dovrà ricordarsi che il comma 3 dell’art. 3 prevede espressamente che le prestazioni gratuite si considerano “non soggette” ovvero fuori campo qualora il valore minimo unitario della prestazione sia non superiore ad € 25,82. Quindi la parrucchiera dovrà indicare nella ricevuta o nello scontrino la tipologia della prestazione resa e la dicitura “corrispettivo non pagato” in quanto trattasi di prestazione gratuita; il valore della prestazione non dovrà essere superiore ad € 25,82 (comparabile in caso di controllo con il tariffario esposto nell’esercizio).

Inoltre, l’esercente non dovrà però dimenticarsi di scaricare nella ricevuta o nello scontrino, il costo dei beni somministrati per l’esecuzione della prestazione (es. shampo, balsamo, fiale vitaminiche,  corrente elettrica ecc.,) sui quali  dovrà essere liquidata l’Iva in quanto detratta a monte al momento del loro acquisto. Ecco quindi la necessità a fronte di una prestazione gratuita di emettere sempre il relativo documento fiscale anche al fine di giustificare il consumo dei beni attinenti all’attività, in quanto quest’ultimi saranno sempre oggetto di controllo in caso di applicazione dei parametri GE.RI.CO., per coloro appunto che sono soggetti agli studi di settore.

4) E’ possibile traslare il momento impositivo di una cessione di beni?

 

La circolare n. 60/342847 del 10 giugno 1983, alla lettera c) rubricata “momento di rilascio dello scontrino fiscale” ha chiarito i momenti della consegna dello scontrino, stabilendo che lo stesso deve essere emesso al momento del pagamento del corrispettivo ovvero al momento della consegna del bene o della ultimazione della prestazione, se detti eventi si verificano anteriormente al pagamento. In sostanza, la stessa circolare, precisa al secondo capoverso che tra i vari momenti di effettuazione delle operazioni determinati ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72, il momento del rilascio dello scontrino fiscale è stato fissato per le cessioni di beni al verificarsi del primo dei detti momenti impositivi.

Quindi, per esempio, il panettiere che consegna giornalmente il pane presso le varie attività di ristorazione, è obbligato ad accompagnare ciascuna consegna con il relativo scontrino fiscale, indipendentemente se il pagamento avverrà o meno a destinazione; infatti è prassi consolidata che il ristoratore effettua il pagamento delle consegne solo alla fine del mese e, cioè quando il panettiere emetterà la fattura per permettere al ristoratore di scaricare il costo e la relativa Iva.

L’obbligo da parte del panettiere di emettere, prima di intraprendere il trasporto, tanti scontrini quante saranno le consegne, è  disciplinato dalla Legge sullo scontrino fiscale ( Legge n. 18/83) nonché dall’art. 6 del D.P.R. n. 633/72 che contempla appunto l’effettuazione dell’operazione.

In realtà, leggendo attentamente il secondo comma dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72, il legislatore alla let. a),  ha derogato al principio generale del primo comma (dove è previsto che le cessioni di beni mobili si considerano effettuate al momento della consegna o spedizione) prevedendo che,  per le cessioni periodiche o continuative in esecuzione di contratti di somministrazione, l’operazione si considera effettuata all’atto del pagamento.

Il legislatore quindi, ha ritenuto tutte quelle cessioni di beni aventi carattere “periodico” e “continuativo” in esecuzione di un contratto di somministrazione, delle operazioni di somministrazione di alimenti riconducibili tra le prestazioni di servizio di cui all’art. 3 - comma 2 punto 4 D.P.R. n. 633/72). Infatti per le prestazioni di servizio, il comma tre dell’art. 6 considera le stesse effettuate al momento del pagamento del corrispettivo.

Riprendendo l’esempio del panettiere ovvero di tutti coloro che pongono in essere delle cessioni di beni con carattere periodico e continuativo, non vi sarà più l’obbligo di emettere lo scontrino fiscale per ogni consegna di pane, ma basterà, quando alla fine del mese il ristoratore effettuerà il pagamento per le somministrazioni di pane ricevute, l’emissione della relativa fattura da parte del panettiere.

In ultimo, al fine di giustificare al fisco l’attività derogatoria al principio generale delle cessioni di beni, le parti interessare (cedente e cessionario) dovranno perfezionare tale negozio giuridico con la stipula di un “contratto di somministrazione” contemplato dall’art. 1559 del Codice Civile. Tale contratto quindi, regolarmente sottoscritto e registrato, permetterebbe di traslare il momento impositivo della consegna del bene con quello del pagamento del corrispettivo.

5) Come comportarsi nel caso in cui un bene viene in giorni diversi, prima ceduto e poi successivamente pagato con lo strumento del pos? A quali inconvenienti si può andare in contro?

Può capitare, specialmente nei confronti dei clienti fissi, che il contribuente ceda un bene senza ricevere il pagamento del corrispettivo  omettendo di rilasciare lo scontrino fiscale, con l’impegno di ottemperare all’emissione quando il cliente, in un successivo momento (magari dopo diversi giorni) si presenta per saldare il debito mediante pagamento a mezzo pos.

Tale comportamento posto in essere dal commerciante è da ritenersi errato, in quanto lo stesso può rischiare di vedersi contestare la mancata emissione dello scontrino fiscale.

Infatti, come esposto nel precedente punto 4), il momento del rilascio dello scontrino, si ha al momento della consegna del bene o della ultimazione della prestazione, se queste avvengono anteriormente al pagamento e, comunque, per le cessioni di beni l’art. 6 del D.P.R. n. 633/72 definisce l’effettuazione dell’operazione per i beni mobili al momento della consegna o spedizione.

Pertanto, a fronte di una cessione di beni effettuata senza il pagamento del corrispettivo da parte del cliente, il commerciante rischia vedersi contestare all’uscita del cliente  dell’esercizio la mancata emissione dello scontrino fiscale da parte della guardia di finanza o dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Quindi per le cessioni di beni come per le prestazioni di servizio è bene ricordare, che va comunque emesso il documento con l’indicazione dell’importo e la dicitura “corrispettivo non riscosso”“.

La differenza sostanziale, ai fini dell’effettuazione dell’operazione è che per le cessioni di beni anche se il corrispettivo non è stato pagato, l’Iva è comunque esigibile; infatti, l’art. 6 del D.P.R. n. 633/72 al comma 1 considera le cessioni di beni mobili effettuata al momento della consegna o spedizione. Il comma 5 disciplina invece l’esigibilità dell’Iva per le cessioni di beni, individuando il momento dell’effettuazione alla consegna o spedizione del bene.

Quindi, il commerciante per cessioni di beni, dovrà registrare comunque il corrispettivo, anche se non ha ricevuto il pagamento e liquidare la relativa Imposta nel mese  o nel trimestre di riferimento.

Infine, se il pagamento dovesse avvenire mediante il pos, è necessario collegare lo scontrino di pagamento pos con lo scontrino di chiusura giornaliera del giorno in cui il bene è stato ceduto; se ciò non venisse fatto, in un ipotetico controllo a posteriori, il pagamento effettuato a mezzo pos, non trovando corrispondenza con alcun importo rilevabile dal giornale di fondo (in quanto lo scontrino è stato già emesso all’atto della consegna del bene), potrebbe essere oggetto della contestazione di mancata emissione di scontrino fiscale.

6) La terza mancata emissione nell’arco di un quinquennio da parte di un commerciante aventi più punti vendita con la medesima partita Iva, rischia la chiusura di tutti gli esercizi?

L’art. 12, comma 2, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, nel testo antecedente alle modifiche ed integrazioni apportate dal D.L. n. 262/2006, stabiliva che: “””qualora siano state definitivamente accertate, in tempi diversi, tre distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale compiute in  giorni diversi nel corso di un quinquennio, anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie in applicazione delle disposizioni del decreto legislativo recante i principi generali per le sanzioni amministrative in materia tributaria, è disposta

a. la sospensione della licenza o,

b. l’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero

c. l’esercizio dell’attività medesima,

per un periodo da quindici a due mesi.

Con l’art. 1, commi da 8 a 8 ter, del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, come modificato dalla legge di conversione 24 novembre 2006, n. 286, sono state apportate importanti modifiche alla sopra delineata disciplina della sanzione accessoria per reiterate violazioni agli obblighi di certificazione dei corrispettivi.

In particolare oggi, dalla riformulata disposizione, il presupposto per l’applicazione della sanzione accessoria è la mera contestazione, nel quinquennio, di tre distinte violazioni, per cui non è più richiesto che:

- che siano state definitivamente accertate;

- siano state contestate in tempi diversi;

- siano state commesse in tempi diversi.

Detto ciò, può sorgere la seguente domanda: “””nel caso in cui vengano contestate tre distinte violazioni, commesse nello stesso giorno nei confronti dello stesso soggetto passivo che svolge un’unica attività, avvalendosi però di più punti vendita, la sanzione accessoria di cui alle precedenti lett. a), b) e c), nei confronti di quale dei punti vendita riconducibili al medesimo soggetto passivo deve applicarsi ovvero la sanzione accessoria deve applicarsi nei confronti dell’insieme delle attività e, quindi nei confronti di tutti i singoli locali ove viene svolta l’attività riconducibile al medesimo soggetto passivo?

In merito l’Agenzia delle Entrate non si è ancora espressa, anche se sarebbe il caso lo facesse. Infatti analizzando letteralmente la norma, essa parla di sospensione dell’attività e non fa nessun riferimento al singolo locale commerciale ove sono state commesse le violazioni. Quindi parrebbe nel caso sopra esposto che il soggetto passivo, titolare di unica partita Iva con la quale svolge un’attività avvalendosi di più punti commerciali, rischierebbe la chiusura di tutti i locali riconducibili alla medesima attività.

Paolo Giovanetti

Aprile 2007