Nulla la cartella non sottoscritta!

di Massimo Conigliaro

Pubblicato il 28 marzo 2007

E’ da annullare la cartella di pagamento non sottoscritta!

E’ questa la conclusione alla quale giunge la Commissione Tributaria Regionale di Venezia, con la sentenza n. 56 del 4.10.2006 depositata l’ 8.11.2006.  Una pronuncia che, se dovesse essere confermata dalla Corte di Cassazione, rischia di avere effetti dirompenti per la riscossione delle imposte.

I giudici veneziani, nel riformare la sentenza di primo grado che aveva rigettato il ricorso del contribuente, hanno evidenziato che dall'analisi dell'atto risultano chiaramente due elementi determinanti: la mancata indicazione del responsabile del procedimento e la carenza di sottoscrizione.  Tutto  ciò  ha  comportato - si legge nella sentenza - la violazione dell'art. 7 della L. n. 212/2000 dello Statuto del contribuente e la conseguente nullità dell'atto amministrativo, a nulla servendo le  solite giustificazioni del concessionario sul rispetto  del  modello ministeriale. Soprattutto poi, questa Commissione ritiene indispensabile requisito della sottoscrizione che, per atti produttivi di conseguenze giuridiche destinati ad incidere sulla sfera patrimoniale, consente l'individuazione dell'autore dell'atto, impegnandolo alle proprie responsabilità”.

La Commissione Tributaria Regionale, valorizzando i principi tipici del diritto amministrativo sanciti dalla L. 241/90, ha ritenuto sussistere anche nel caso della cartella di pagamento l’obbligo di indicazione del nominativo del funzionario responsabile del procedimento, così come avviene di regola per gli avvisi di accertamento emanati dalle Agenzie Fiscali.

Da ciò fa discendere altresì il generale obbligo di sottoscrizione degli atti, a nulla rilevando che il modello approvato dal Ministero non lo preveda.

E’ utile in proposito ricordare che l’art. 28 della Costituzione prevede che i funzionari dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili degli atti da essi emanati e tale assunzione di responsabilità si concretizza con la sottoscrizione dell’atto. E’ altresì da rilevare, però, che in ambito tributario le norme vigenti prevedono forme telematiche di apposizione del visto per l’esecutività dei ruoli, con ciò esentando – quanto meno nella fase endoprocedimentale che porta all’emissione della cartella di pagamento – i funzionari dalla necessità di sottoscrizione autografa degli atti.

In tema di tributi locali, la normativa vigente ha affrontato e risolto la problematica con la previsione – in presenza di moduli meccanografici - della possibilità della sostituzione della firma autografa con l’indicazione a stampa del nominativo del funzionario responsabile, con ciò ottemperando alle disposizioni della L. 241/90.

Sul punto, tuttavia, permangono le perplessità evidenziate dai giudici veneziani.

Se da un lato l’utilizzo dei sistemi informatici può avere un ruolo determinante nella fase endoprocedimentale della formulazione dell’atto da parte della pubblica amministrazione, dall’altro non è ipotizzabile che i funzionari possano delegare al software l’apposizione della sottoscrizione finale e, quindi, non svolgere la parte essenziale del proprio lavoro riguardante il controllo dell’atto e l’assunzione di responsabilità che ne deriva.

Peraltro, la difficoltà di individuazione del funzionario che forma in concreto l’atto amministrativo viola anche il precetto costituzionale di cui al primo comma dell’art. 24, atteso che mancano le modalità di accertamento della corrispondenza tra la persona apparentemente sottoscrittrice dell’atto ed il funzionario che, in effetti, avrebbe dovuto apporre la propria firma autografa.

Alla luce di quanto sopra evidenziato, è facile prevedere che l’eccezione di carenza di sottoscrizione della cartella di pagamento – ormai desueta – tornerà prepotentemente alla ribalta in tutti i ricorsi.

Finchè, infatti, vi sarà un giudice – in questo caso di 2° grado – che accoglie sul punto il ricorso, sarà precipuo dovere di ogni difensore sollevare la specifica eccezione.

 

Massimo Conigliaro

dottore commercialista in Siracusa

Petrucci & Associati – Studio Legale e Tributario (MI)

Docente Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze

 

Marzo 2006

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Il testo della sentenza per esteso

 

Sent. n. 56 del 4 ottobre 2006 (dep. l'8 novembre 2006)

della Comm. trib. reg. di Venezia, Sez. VIII - Pres. Merenda, Rel. Monterisi

 

Svolgimento del processo - La parte ricorreva contro la cartella  emessa

dopo un controllo dell'UNICO 1998, eccependo  l'inesistenza  della  notifica per illegittimità del notificatore e la  compilazione  effettuata  a  calco, chiedendone l'annullamento. In merito ai vizi della  cartella,  si  eccepiva

l'omessa motivazione ed allegazione dell'atto al quale  la  cartella  faceva

riferimento comprovanti  i  fatti  che  costituiscono  il  fondamento  della

pretesa nonché la mancata indicazione del responsabile del procedimento.  Si

chiedeva pertanto in via pregiudiziale  la  sospensione  dell'atto;  in  via

principale l'inesistenza dell'atto per nullità  della  notifica  ed  in  via

secondaria, la riduzione delle sanzioni applicando il principio del  cumulo,

con vittoria di spese.

La Commissione di I grado respingeva il ricorso condannando alle spese e

ritenendo che la lettura  della  notifica  fosse  chiara  in  tutti  i  suoi elementi.

Contro la sentenza, si appellava la parte ribadendo quanto già  asserito

in ricorso rispetto alla relata di notifica, sottolineando che  la  sentenza di prime cure non aveva analizzato quanto eccepito sull'omessa  motivazione, allegazione degli atti, sottoscrizione della cartella e mancata  indicazione del responsabile del procedimento. Si  chiedeva  quindi,  la  riforma  della sentenza con  la  conseguente  nullità  dell'atto,  censurando  anche  sulla mancata pronuncia   sul   cumulo   delle   sanzioni,   con   la   condanna

dell'Amministrazione al rimborso delle somme eventualmente versate  più  gli

interessi oltre a quelli  anatocistici.  Chiedeva  che  le  spese  venissero

riconosciute con la distrazione per il difensore.

Con controdeduzioni, l'ufficio dell'Agenzia delle Entrate chiedeva  che, qualora la Commissione volesse accogliere i motivi di doglianza della parte, la sentenza specificasse  che  la  responsabilità  era  imputabile  solo  al concessionario, unico competente dell'atto impugnato.  Si  chiariva  che  le violazioni della fattispecie non consentono il  cumulo  formale  bensì  solo quello  materiale,  vale  a  dire   solo algebricamente   sommate   poiché verificatesi in tempi diversi. Si chiedeva il rigetto  dell'appello  con  la conferma della legittimità della cartella e la  condanna  della  parte   alle spese.

All'udienza pubblica del  4  ottobre  2006,  la  Commissione  tributaria regionale ha preso la propria decisione.

 

Motivi della decisione - Con riferimento al primo  motivo  di  doglianza del contribuente riguardante la nullità  della  notifica,  si  riscontra  la validità della sentenza di primo grado poiché la relata di notifica  risulta chiara e leggibile in tutte le sue parti. Nel  resto,  invece,  l'appello  è fondato e deve  essere  accolto  in  quanto  la  sentenza  ha  completamente

ignorato gli altri motivi elencati nel ricorso che sono stati legittimamente

eccepiti e che  determinano  la  palese  nullità  della  cartella.  Infatti,

dall'analisi dell'atto risulta chiaramente la mancanza di motivazione nonché l'allegazione ed il mancato  riferimento  all'atto  dal  quale  la  cartella prende spunto, per non parlare della mancata  indicazione  del  responsabile del procedimento e della sua sottoscrizione.  Tutto  ciò  ha  comportato  la violazione dell'art. 7 della L. n. 212/2000 dello Statuto del contribuente e la conseguente nullità dell'atto amministrativo, a nulla servendo le  solite giustificazioni del concessionario sul rispetto  del  modello  ministeriale.

Soprattutto poi, questa Commissione ritiene indispensabile  requisito  della

sottoscrizione che, per atti produttivi di conseguenze giuridiche  destinati

ad incidere sulla sfera patrimoniale, consente l'individuazione  dell'autore

dell'atto, impegnandolo alle proprie responsabilità. In ragione di quanto su

esposto, si accoglie  l'appello  del  contribuente  ricorrendo  però  giusti

motivi per dichiarare la compensazione delle spese di giudizio per  entrambi

í gradì.

 

P.Q.M. - la Commissione tributaria  regionale  di  Venezia,  Sez.  VIII,

sull'appello di ... nei confronti dell'Agenzia delle Entrate  di  Treviso  e del  Concessionario  Uniriscossioni  S.p.a.,  avverso  la   sentenza   della

Commissione tributaria provinciale di Treviso n. 51/09/2004 così decide:

 

In  riforma   della   sentenza impugnata, accoglie   l'appello   del

contribuente; spese compensate per entrambi i gradi.