Un commento sulla circolare n. 4 del 2 febbraio 2007 sulla chiusura delle liti fiscali pendenti


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 4 del 2 febbraio u.s., è intervenuta su alcuni argomenti ancora sospesi relativi alla chiusura delle liti fiscali pendenti prevista dall’articolo 16 della Legge 27 dicembre 2002 n. 289. Infatti in caso di rateizzazione delle somme dovute per la definizione, possibilità prevista dal comma 4 della citata legge, in più di un’occasione ci si è chiesti non solo sulla possibilità da parte dell’Amministrazione Finanziaria di negare l’efficacia della definizione in caso di omessi (o tardivi) versamenti della prima e/o delle successive rate ma anche sulle modalità operative di chiusura della lite stessa e per il recupero delle rate omesse. Ed infine sulla possibilità da parte del contribuente di ottenere il rimborso delle somme versate in caso di pronuncia, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, di diniego della domanda di definizione.


Con la circolare n. 4 del 2 febbraio u.s. l’Amministrazione Finanziaria è intervenuta a chiarimento dei dubbi suindicati.


 


1. Omesso o tardivo versamento di una o più rate successiva alla prima.


Come già precedentemente accennato le modalità ed i termini di versamento delle somme dovute a seguito di domanda di definizione delle liti fiscali pendenti erano previste dall’articolo 16, della Legge 289/2002. Infatti la norma prevedeva che “Le somme dovute ai sensi del comma 1 sono versate entro il 16 aprile 2003, secondo le ordinarie modalità previste per il versamento diretto dei tributi cui la lite si riferisce, esclusa in ogni caso la compensazione prevista dall’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni. Dette somme possono essere versate anche ratealmente in un massimo di sei rate trimestrali di pari importo o in un massimo di dodici rate trimestrali se le somme dovute superano 50.000 euro. L’importo della prima rata è versato entro il termine indicato nel primo periodo. Gli interessi legali sono calcolati dal 17 aprile 2003 sull’importo delle rate successive. L’omesso versamento delle rate successive alla prima entro le date indicate non determina l’inefficacia della definizione; per il recupero delle somme non corrisposte a tali scadenze si applicano le disposizioni dell’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, e sono altresì dovuti una sanzione amministrativa pari al 30 per cento delle somme non versate, ridotta alla metà in caso di versamento eseguito entro i trenta giorni successivi alla scadenza medesima, e gli interessi legali.”. Pertanto già dalla lettura della norma si evince che il perfezionamento della sanatoria si ottiene con il versamento delle somme dovute in unica soluzione ovvero a seguito del versamento della prima rata. Tale interpretazione è stata accolta dall’Agenzia delle Entrate la quale chiarisce che a seguito del versamento in unica soluzione o solo della prima rata “non è possibile proseguire la lite ormai definitivamente estinta” (Cfr. CM 4 del 2.2.2007 paragrafo 2.1). Peraltro in questo senso si era già espressa recentemente la Corte di Cassazione rilevando che per la chiusura della lite pendente è sufficiente il versamento della prima rata (Cfr. sentenza n. 6370 del 22 marzo 2006).


E’ il caso di precisare che il comma 8 dell’articolo 16 della Legge 289/2002 ha previsto che l’estinzione della lite viene dichiarata dal giudice a seguito di comunicazione dell’Ufficio “attestante la regolarità della domanda di definizione ed il pagamento integrale di quanto dovuto“. A questo proposito l’Amministrazione Finanziaria è intervenuta ben due volte. Una prima con la circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003 con la quale ha chiarito che “l’attestazione di regolarità potrà essere prodotta esclusivamente dopo l’integrale pagamento di quanto dovuto” e, successivamente, con la circolare n. 41/E del 17 settembre 2004 con la quale ha precisato che “in caso di pagamento rateale, solo a seguito dell’avvenuto pagamento di tutte le rate trimestrali l’ufficio competente comunica la regolarità della definizione all’organo giurisdizionale presso il quale pende la lite e procede allo sgravio dei ruoli non pagati“. L’Amministrazione Finanziaria con la circolare n. 4 del 2.2.2007 ha definitivamente chiarito che con l’iscrizione a ruolo delle somme non versate l’Ufficio deposita presso gli organi giurisdizionali la dichiarazione di regolarità della definizione in quanto il recupero delle somme ancora non versate è assicurato in sede di riscossione coattiva. Si precisa, infine, che le somme dovute vengono iscritte a ruolo con la maggiorazione delle sanzioni, pari al 30% e dei relativi interessi legali. Le cartelle di pagamento concernenti il ruolo devono essere notificate al contribuente, a pena di decadenza, entro e non oltre il 31 dicembre 2008.


 


2. Le modalità e le condizioni per il rimborso delle somme versate in caso di diniego della definizione


Con la circolare in commento l’Amministrazione Finanziaria ha definitivamente chiarito condizioni, modalità e termini del rimborso delle somme pagate dal contribuente nel caso di diniego della definizione della lite fiscale pendente. In tale ipotesi l’Amministrazione Finanziaria ha chiarito. In buona sostanza si possono individuano due casi:


a.                  il decreto di diniego non sia stato impugnato da parte del contribuente e che non pendano più i termini per impugnarlo;


b.                  intervenga la dichiarazione di legittimità del diniego.


Nell’ipotesi sub a) L’Amministrazione Finanziaria ha chiarito che le somme versate dal contribuente devono essere rimborsate a patto che l’atto di diniego non sia stato impugnato e che non pendano più i termini per impugnarlo. Tutto ciò anche in considerazione del fatto che se successivamente al rimborso delle somme il giudice ritenga valida la definizione questi non potrebbe dichiarare estinto il giudizio in difetto dell’integrale versamento di quanto dovuto o della prima rata, presupposto fondamentale per la definizione agevolata della lite.


Nell’ipotesi sub b), cioè nel caso in cui il giudice abbia pronunciato sulla legittimità del diniego, il rimborso può essere effettuato solo dopo il passaggio in giudicato di detta sentenza o, qualora la sentenza sia stata impugnata, solo se non sia stata riproposta nei gradi successivi la questione relativa alla illegittimità del diniego.


Occorre comunque precisare che l’Amministrazione Finanziaria prima di procedere al rimborso effettuerà le verifiche del caso previste dall’articolo 69, comma 5, del R.D. 18 novembre 1923, n. 2440 (c.d. fermo amministrativo) ovvero della compensazione volontaria di cui all’art. 28-ter) del DPR n. 602 del 1973 (Cfr. CM n. 1/E del 19 gennaio 2007).


 


Febbraio 2007


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