Accertamento: la notifica di avviso di accertamento a persona giuridica


di Antonino Romano (dottore commercialista e pubblicista)


 


In generale, l’atto tributario, va sempre notificato direttamente all’interessato, quando la cartella esattoriale o l’avviso di accertamento va notificato a terzi (esclusi i familiari conviventi). In caso di irreperibilità ai sensi dell’art. 140 del cpc, e’ obbligatorio affiggere avviso sulla porta e procedere a darne notizia per raccomandata. In questa sede ci occupiamo della notifica di un avviso di accertamento ad una società di capitali.


 


UN CASO PRATICO


Ci si domanda se sia valida o sia da ritenere totalmente nulla la notifica di un avviso di accertamento presso il domicilio dell’amministratore unico di una società a responsabilità limitata. Nella casistica che ci siamo proposti di affrontare si suppone, altresì, che la società abbia una propria sede in luogo diverso dalla residenza dell’amministratore unico e che nella relata di notifica nulla viene precisato circa l´eventuale impossibilità a notificare l´avviso presso la sede sociale.


 


POSSIBILE SOLUZIONE


Le modalità di espletamento dell’attività notificatoria nei riguardi di persone giuridiche impongono di eseguire le notificazioni nel domicilio fiscale della società (art. 60, comma 1, lettera c), D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, nonché art. 145, comma 1, c.p.c.) coincidente con la sede sociale (art. 58, comma 3, DPR n. 600/73), salva diversa elezione di domicilio fiscale proposta dal contribuente (art. 60, comma 1, lettera d) DPR n. 600/73).


L’impossibilità di eseguire la notificazione presso il domicilio fiscale della società giustifica l’effettuazione di essa alla persona fisica del rappresentante, (art. 145 comma 3, c.p.c.), in base alle regole di cui agli artt. 138, 139 e 141, codice di procedura civile.


Secondo l’orientamento della giurisprudenza tributaria a noi nota:


          siffatta impossibilità va ravvisata anche in condizioni ostative accidentali, quali il mancato reperimento di addetti presso la sede, ovvero la chiusura della sede medesima (Corte di Cassazione, n. 73/1997),


          per le notificazioni a persone giuridiche è applicabile la normativa dell’art. 148 c.p.c. , per cui nell’effettuare la notifica devono compiersi dall’ufficiale procedente tutte le ricerche necessarie per reperire il destinatario e deve darsi atto nella relazione di notificazione di dette ricerche, dei motivi della mancata consegna e delle notizie raccolte sulla reperibilità del destinatario (Corte di Cassazione, n. 2237/83), pena la irritualità della notifica;


          per l’applicazione dl predetto comma 3 dell’art. 145 del c.p.c. (notifica la rappresentante) occorre far risultare dalla relata di notifica il motivo della mancata notifica presso la sede della società, con conseguente nullità della notifica ove il messo abbia proceduto direttamente alla notifica al rappresentante, senza esperire il tentavo di notifica presso la sede sociale (cfr. Commissione tributaria provinciale di Latina, sezione V, 15.3.2002 n. 153),


          il ricorso alle notificazioni di cui agli artt. 138, 139 e 141, de c.p.c. , è meramente sussidiario e, se utilizzato in via diretta, comporta la nullità dell’eseguita notificazione (Cassazione n. 3107/1990, citata da CTP Latina, prima menzionata), proprio perché solo la impossibilità di consegna dell’atto presso la sede sociale (Cassazione, n. 9766/1995)  legittima la notifica al rappresentante;


          l’ufficiale notificatore che non possa notificare un atto tributario nel domicilio fiscale della persona giuridica dando atto nella relata dell’inesistenza di una qualsiasi sede, ufficio o azienda del legale rappresentante, è in facoltà di notificare a norma dell’art. 140 del codice di procedura civile (Corte di Cassazione, sentenza n. 27050 del 18 dicembre 2006).


Un diverso (minoritario) indirizzo giurisprudenziale considera, invece, valida la notifica diretta al rappresentante (in specie liquidatore) della società, perché la persona giuridica in liquidazione non svolge più alcuna attività e non conserva alcuna sede effettiva (Cassazione n. 6888/1980),  obliterando, invero, che, in caso di messa in liquidazione della società che non comporta la perdita della capacità processuale ma il passaggio della rappresentanza dagli amministratori al liquidatore, la notifica degli atti va effettuata presso la sede della società stessa e non nel domicilio del rappresentate (Corte di Cassazione n. 5283/1989 citata da C.T.P. Latina).


Detto ciò, va tenuto presente quel recente arresto giurisprudenziale (Cassazione n. 15165/2006) secondo cui le notifiche eseguite presso un soggetto che abbia un qualche legame con la persona giuridica alla quale l’atto deve essere notificato, non è inesistente, ma solo nulla e, pertanto, sanabile, con la conseguenza che la proposizione del ricorso del contribuente produce l’effetto di sanare la nullità della notificazione dell’avviso di accertamento per raggiungimento dello scopo dell’atto ex art. 156 del c.p.c. (contrarie alla applicabilità degli artt. 156 e 160 c.p.c. si annotano, Corte di  Cassazione n. 5924/2001 e Corte di Cassazione n. 3513/2002).


Strategia processuale che si è rivelata vincente in analoga casistica (cfr. CTP Latina prima menzionata) ha suggerito alla società in liquidazione di non impugnare l’avviso di accertamento irritualmente notificato, per poi sottoporre a gravame, invece, la conseguente cartella esattoriale perché la mancata (o irrituale) notificazione di un atto presupposto autonomamente impugnabile determina di per sé la illegittimità di quello successivo, atteggiandosi, siffatta mancanza, a vizio proprio di questo (cfr. sul punto anche Corte di Cassazione n. 13971/2001).


 


Gennaio 2007 


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