Imposta Comunale sugli Immobili (I.C.I.) – versamento a saldo per il 2006 – termine che scade il 20/12/2006

Premessa


Le rilevanti novità in materia I.C.I., contenute nel Decreto Bersani (1) e in altri neo provvedimenti, non hanno interessato la scadenza del saldo dell’imposta comunale sugli immobili per l’anno 2006, prevista entro il 20 dicembre 2006.


Dal 2001, per effetto della modifica apportata all’art. 10, comma 2, del D.Lgs. n. 504/1992 dall’art. 18, comma 2, della Legge n. 388/2000 il versamento dell’I.C.I. deve essere effettuato in due rate:


– La prima, a titolo d’acconto, da versare entro il 30 giugno di ciascun anno, determinata in misura pari al 50% dell’imposta dovuta, da calcolarsi sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente ed utilizzando quale base imponibile il valore attribuito all’immobile nell’anno di riferimento;


– la seconda, a titolo di saldo, da versare tra il 1° ed il 20 dicembre di ciascun anno, da calcolarsi ragguagliando l’imposta dovuta su base annua in base all’aliquota ed alle detrazioni in vigore per l’anno in corso alla quota ed ai mesi di possesso nel corso dell’intero anno, deducendo quanto eventualmente già corrisposto a titolo di acconto.


In luogo del versamento rateale, è concessa la facoltà ai contribuenti di versare il tributo in un’unica soluzione entro il termine previsto per il versamento della prima rata, applicando, in tale ipotesi, le aliquote e le detrazioni in vigore nell’anno in corso (e non nell’anno precedente).


Inoltre, il Comune può stabilire, con propria disposizione regolamentare, un diverso termine entro il quale il contribuente può effettuare il versamento in un’unica soluzione.


Infine, le persone fisiche non residenti nel territorio dello Stato si possono avvalere dell’ulteriore facoltà, loro riconosciuta dall’art. 1, comma 4 bis, del D.L. n. 16, del 23/1/1993, convertito con modificazioni nella Legge n. 75 del 24/3/1993, di effettuare il versamento dell’imposta dovuta in un’unica soluzione dal 1° al 20 dicembre di ciascun anno, con applicazione degli interessi nella misura del 3%.


Saldo dell’imposta per l’anno 2006 


Pertanto, entro il 20.12.2006 occorre versare la seconda rata, a titolo di saldo, dell’imposta comunale sugli immobili dovuta per l’anno 2006, ragguagliando quanto dovuto su base annua in funzione delle aliquote e delle detrazioni in vigore per l’anno 2006 alla quota ed ai mesi di possesso nel corso dell’intero anno e deducendo quanto eventualmente già corrisposto in sede di acconto.


Soggetti passi tenuti al versamento


Sono soggetti passivi ai fini del versamento dell’imposta i contribuenti titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento quali usufrutto, uso o abitazione, superficie ed enfiteusi, su fabbricati, aree fabbricabili (2) o terreni agricoli siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati.


Sono soggetti passivi I.C.I., anche i locatari finanziari per gli immobili concessi in leasing, a decorrere dalla data di stipulazione del contratto di leasing ovvero, per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale “D” non iscritti in catasto ovvero iscritti in catasto senza attribuzione di rendita (valutati al valore contabile) posseduti da imprese in base ad un contratto di leasing, a decorrere dal primo gennaio dell’anno successivo a quello nel corso del quale è stato stipulato il contratto di locazione finanziaria.


La stipula del contratto di locazione finanziaria va assunta come perfezionata al momento della consegna dell’immobile oggetto di leasing. Pertanto, sino a quando l’immobile non è stato consegnato al locatario soggetto passivo ai fini del versamento rimarrà il locatore finanziario.


Inoltre, dal 1/1/2001, con le modifiche apportate all’art. 3, comma 2, del D.Lgs. n. 504/1992, dall’art. 18, comma 3, della Legge n. 388/2000, sono compresi tra i soggetti passivi anche i concessionari su aree demaniali, ovvero l’intestatario della concessione possessore di immobili insistenti sul territorio demaniale.


L’I.C.I., in quanto imposta annuale, è dovuta proporzionalmente ai mesi dell’anno solare durante i quali si è protratta la titolarità dei diritti reali. Mentre il mese nel quale la titolarità si è protratta solo in parte è computato per intero in capo al soggetto che ha posseduto il bene per almeno 15 giorni, mentre non è computato in capo al soggetto che ha posseduto l’immobile per meno di 15 giorni.


Variazioni che incidono sul versamento dell’imposta.


L’imposta da versare per l’anno 2006 deve tenere conto oltre che delle variazioni nelle quote di possesso dell’immobile, anche  delle eventuali modifiche intervenute in corso d’anno (es. differente qualificazione dell’immobile, ultimazione del fabbricato in caso di costruzione o ristrutturazione nonché suo utilizzo, mutamento di destinazione dei terreni, ecc.) che si ripercuotono sull’ammontare del debito di imposta.


Inoltre,  occorre tenere conto delle variazioni avvenute nella base imponibile, quali:


– Compravendite od altri eventi (costituzione di diritti reali di godimento quali usufrutto, uso, abitazione, successioni e donazioni) intervenuti durante l’anno che hanno modificato la base imponibile.


Le variazioni intervenute successivamente al pagamento del saldo (dopo il 20 dicembre e fino al 31/12/2006) non rilevano ai fini dell’imposta dovuta per lo stesso anno così come non rilevano le variazioni intervenute a partire dal 18/12/2006, essendo necessario che il possesso degli immobili, ai fini del tributo, si protragga per oltre 14 giorni nell’arco di un mese (C.M. n. 118/E del 7/6/2000);


– aumenti della base imponibile a seguito di immobili acquistati nel corso del 2006 che concorrono alla formazione della base imponibile su cui va calcolata l’imposta dovuta per l’anno 2006 proporzionalmente ai mesi di possesso;


– eventuali costi incrementativi su immobili di categoria catastale “D” interamente posseduti da imprese e sprovvisti di rendita catastale sostenuti nel 2006 e portati ad aumento del costo dei beni stessi concorrono a formare il valore imponibile ai fini I.C.I. per il 2007 (rilevando, ai fini del versamento dell’I.C.I. dovuta per il 2006, i soli costi incrementativi contabilizzati a tutto il 31/12/2005). Inoltre, l’attribuzione di rendita nel corso del 2006 agli immobili di categoria catastale “D” interamente posseduti da imprese interessa l’imponibile su cui calcolare l’I.C.I. a partire dal 2007.


Base imponibile


La base imponibile dei fabbricati si ottiene moltiplicando la rendita catastale attribuita o attribuibile (c.d. “rendita presunta”), risultante in catasto dal 1° gennaio 2006, aumentata del 5%:


– per 100, se si tratta di fabbricati classificati nei gruppi catastali A (abitazioni), B (collegi, convitti, ecc.) e C (magazzini, depositi, laboratori, stabilimenti balneari, ecc.) con esclusione delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e C/1 (negozi e botteghe);


– per 50, se si tratta di fabbricati classificati nel gruppo catastale D (opifici, alberghi, teatri, banche, ecc.) e nella categoria A/10 (uffici e studi privati);


– per 34, se si tratta di fabbricati classificati nella categoria C/1 (negozi e botteghe).


Quindi, ai fini I.C.I., rileva la rendita catastale e non il reddito.


Terreni


La base imponibile ai fini dell’I.C.I. nel 2006 per i terreni è costituita dal reddito dominicale, risultante in catasto e vigente al primo gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25% e moltiplicato per 75. In sostanza, vale la seguente formula:


(REDDITO DOMINICALE x 1,25) x 75.


Tuttavia per numerosi terreni a uso agricolo è prevista l’esenzione da ICI, a tal fine si veda la C.M. n. 9 del 14/6/1993 che elenca  i paesi (ove sono ubicati tali terreni in aree montane  o di collina) esentati dal pagamento dell’imposta.


Terreni agricoli condotti direttamente


L’art. 9 del D.Lgs. n. 504/1992 dispone che i terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale, purché dai medesimi condotti, sono soggetti all’imposta limitatamente alla parte di valore eccedente euro 25.822,84 e con le seguenti riduzioni:


a) del 70% dell’imposta gravante sulla parte di valore eccedente i predetti euro 25.822,84 e fino ad euro 61.974,83;


b) del 50% di quella gravante sulla parte di valore eccedente euro 61.974,83 e fino ad euro 103.291,38;


c) del 25% di quella gravante sulla parte di valore eccedente euro 103.291,38 e fino ad euro 129.114,22.


Detrazione per l’abitazione principale e pertinenza


la Legge n. 662/1996 ha elevato, a decorrere dall’anno di imposta 1997, la misura della detrazione spettante per l’unità immobiliare adibita a dimora abituale del contribuente (anche se unico dimorante) che la possieda a titolo di proprietà ovvero di diritto reale di usufrutto, uso od abitazione, ad euro 103,29 (detrazione ordinaria) annue da rapportare ai mesi durante i quali sussiste siffatta destinazione.


Tale detrazione deve essere rapportata al periodo di destinazione dell’immobile ad abitazione principale computandosi, anche a tal fine, come mese intero la frazione di mese eccedente i 14 giorni;


– deve essere suddivisa, in caso di più dimoranti, in parti uguali, non rilevando a tal fine la percentuale di proprietà o di altro diritto reale sull’immobile;


– deve essere computata fino a concorrenza dell’I.C.I. relativa all’abitazione principale gravante sul contribuente che vi dimora, senza possibilità di portare l’eventuale eccedenza di detrazione non goduta su altro soggetto passivo anch’esso dimorante nell’immobile.


Il provvedimento collegato alla “Finanziaria 1997” (Legge n. 662/1996), sostituendo integralmente l’art. 8 del D.Lgs. n. 504/1992, ha, inoltre, consentito ai comuni la possibilità, per le unità immobiliari adibite ad abitazione principale, alternativamente:


– Di elevare fino ad euro 258,23 la misura della detrazione (detrazione maggiorata), in luogo della misura ordinaria, rendendosi in tal caso applicabili alla maggiore detrazione tutte le regole previste per la detrazione ordinaria;


– di ridurre l’imposta dovuta per l’abitazione principale fino al 50%. In caso il comune adotti tale scelta, la percentuale di riduzione va calcolata sull’importo dell’imposta già al netto della detrazione di euro 103,29 annue.


Inoltre, ai sensi del comma 3 dell’art. 58 del D.Lgs. n. 446/1997, la predetta detrazione per l’abitazione principale può essere stabilita dal Comune anche in misura superiore ad euro 258,23 e fino a concorrenza dell’imposta dovuta. In tale caso, tuttavia, il Comune non può stabilire una aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione del contribuente.


L’ammontare della detrazione per l’abitazione principale che non trova capienza nell’imposta dovuta per l’abitazione principale, può essere computato, per la parte residua, in diminuzione dell’imposta dovuta per le pertinenze dell’abitazione principale medesima, appartenenti al titolare di questa.


Fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili


L’imposta, ordinariamente determinata, va ridotta del 50% per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni (art. 8, 1° comma, D.Lgs. n. 504/1992).


L’inagibilità o inabitabilità deve essere accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario, che deve allegare idonea documentazione alla dichiarazione ovvero, alternativamente, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, presentata dal contribuente ai sensi del D.P.R. n. 445/2000.


Immobili di interesse storico-artistico.


L’art. 2, comma 5, del D.L. n. 16/1993 ha esteso all’I.C.I. l’agevolazione vigente agli effetti delle imposte sui redditi per gli immobili di interesse storico-artistico di cui all’art. 6, comma 1, del D.Lgs. 29 ottobre 1999 n. 490.


Per il calcolo della base imponibile di tali immobili si assume la rendita determinabile in base alla tariffa di estimo di minore ammontare tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è sito il fabbricato.


La determinazione dell’imponibile in base alla più bassa delle tariffe d’estimo della zona censuaria in cui è collocato il fabbricato, ritenuta criterio esaustivo ed esclusivo per i predetti fabbricati, ai fini delle imposte sui redditi, anche da una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 2178/2005) pronunciatasi in merito alla tassazione dei fabbricati riconosciuti di interesse storico e artistico nel caso in cui gli stessi siano soggetti a locazione, è stata recepita dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare del 17 gennaio 2006, n. 2.


La rendita determinata va poi moltiplicata in ogni caso per 100.


Contenuto dei bollettini per pagare l’ICI


A parte l’autonomia regolamentare dei comuni che, in base all’art. 52 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, possono anche adottare differenti modalità di versamento, i pagamenti dell’ICI per l’anno 2006 vanno effettuati utilizzando il modello di bollettino di conto corrente postale approvato con il Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’interno, in data 10 dicembre 2001 (pubblicato sul Supplemento ordinario n. 272 alla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 18 dicembre 2001).


Il modello di bollettino di conto corrente postale deve essere utilizzato per i versamenti a favore:


– del concessionario della riscossione;


– del comune che abbia optato per la riscossione diretta del tributo, ai sensi dell’articolo 59, comma 1, lettera n), del D.Lgs. n. 446 del 1997;


– del comune che si avvalga dei servizi accessori al conto corrente postale.


Occorre segnalare che parecchi comuni hanno aderito alla convenzione con l’Agenzia delle Entrate, per cui è possibile utilizzare il modello F24 per pagare l’ICI effettuando in tal modo la compensazione con eventuali crediti vantati nei confronti dell’Amministrazione finanziaria. Si segnale che nel sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) sono indicati i comuni convenzionati.


Riguardo al contenuto dei bollettini di pagamento, nel caso in cui l’ICI venga riscossa dal concessionario della riscossione, il conto corrente postale deve essere intestato a detto concessionario, mentre nell’ipotesi di riscossione diretta, deve essere intestato al comune.


Nella casella dedicata all’”abitazione principale” va indicato soltanto l’importo dovuto per l’immobile adibito a dimora abituale del contribuente, titolare del diritto di proprietà o di diritto reale di godimento sullo stesso, al netto dell’ammontare della detrazione stabilita per l’abitazione principale.


Gli importi dovuti per le eventuali pertinenze dell’abitazione principale, nonchè quelli relativi ai fabbricati ai quali, per disposizione di legge o a seguito di deliberazione comunale, è riconosciuto un trattamento di favore analogo a quello dell’abitazione principale, vanno indicati nella casella dedicata agli “altri fabbricati”.


Nella casella dedicata alla “detrazione per l’abitazione principale” va indicato l’importo complessivo delle detrazioni di imposta, anche se non riguardante o riguardante solo in parte la dimora abituale del contribuente; detto importo è quello risultante dalle disposizioni di legge vigenti o dalle deliberazioni del comune che riconoscono tale agevolazione.


Nelle caselle dedicate al “numero dei fabbricati” va indicato il numero delle unità immobiliari alle quali si riferisce il versamento;


Se il versamento è effettuato in unica soluzione, va barrata sia la casella dell’acconto e sia quella del saldo.


Non si deve effettuare il pagamento se l’imposta da versare è uguale od inferiore a 2,07 euro, tuttavia, l’ente locale può deliberare un importo minimo di versamento superiore a detta somma


Come predetto, è prevista pure una casella dedicata al “ravvedimento”, che va barrata nel caso in cui il contribuente voglia regolarizzare la propria posizione tributaria avvalendosi delle facoltà riconosciute dall’art. 13 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472.


In tale circostanza, il contribuente deve indicare nelle caselle relative agli immobili a cui si riferisce il pagamento, l’importo corrispondente alla sola imposta. La somma complessiva da versare deve invece comprendere, oltre all’imposta dovuta, anche la sanzione ridotta applicabile e gli interessi.


Pertanto, per l’ampia autonomia regolamentare riconosciuta ai comuni sia dall’art. 52 e sia dall’art. 59 del D.Lgs., n. 446 del 1997, la disciplina dell’ICI non risulta uniforme sull’intero territorio nazionale, con la conseguenza che il contribuente per conoscere se l’ente locale ha adottato deliberazioni regolamentari modificative od integrative del D.Lgs. n. 504 del 1992 e quale ne sia l’esatta portata, dovrebbe preferibilmente rivolgersi al comune destinatario del versamento dell’imposta.


Esenzioni (art. 7, D.Lgs. 504/1992 )


Sono esenti da Ici:


1) gli immobili destinati esclusivamente all’uso istituzionale posseduti dallo Stato, dagli enti locali, dalle comunità montane, dai consorzi tra gli enti precedenti, dalle aziende sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome (art. 41, L. 23.12.1978, n. 833), dalle Camere di commercio (non spetta alcuna esenzione soggettiva agli ex Iacp – R.M. 7.5.1997, n. 105/E).


L’esenzione è relativa anche agli immobili, di proprietà di un Comune la cui superficie insiste interamente o prevalentemente sul territorio di un altro Comune. È facoltà del Comune disporre l’esenzione anche per immobili non destinati esclusivamente ai compiti istituzionali (art. 59, co. 1, lett. b), D.Lgs. 446/1997;


2) i fabbricati della categoria E («fabbricati a destinazione particolare»);


3) i fabbricati con destinazione a usi culturali esenti dall’Irpef e Irpeg (sedi aperte al pubblico di musei, biblioteche, archivi, ecc.) – art. 5-bis, D.P.R. 601/1973;


4)i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio di culti ammessi dallo Stato e loro pertinenze; quelli di proprietà della Santa Sede indicati negli artt. 13, 14, 15 e 16 del Trattato Lateranense 11.2.1929;


5) i fabbricati di Stati esteri e di organizzazioni internazionali per i quali era prevista l’esenzione Ilor in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;


6) i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e recuperati per attività assistenziali di cui alla L. 5.2.1992, n. 104, per il periodo di impiego diretto per tali finalità;


7) i terreni agricoli ricadenti in aree montane o in collina (art. 15, L. 27.12.1977, n. 984); l’elenco dei comuni sul cui territorio i terreni agricoli sono esenti da Ici è stato pubblicato in allegato alla C.M. 14.6.1993, n. 9/249. Non sono esenti bensì sempre esclusi dall’Ici i terreni (non fabbricabili) incolti, o utilizzati per attività diverse da quelle agricole ovvero sui quali queste attività agricole non sono esercitate in forma imprenditoriale («orticelli» coltivati occasionalmente);


8) gli immobili utilizzati da enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricreative, culturali, sportive e ricettive. Gli immobili di tali enti che non rispettano il vincolo di destinazione perdono l’esenzione (R.M. 11.11.1996, n. 247/E).


È facoltà del Comune disporre che l’esenzione si applichi solo ai fabbricati ed a condizione che siano effettivamente posseduti e non solo utilizzati da tali enti (art. 59, co. 1, lett. c), D.Lgs. 446/1997.


NOVITÀ DAL 2006


Esenzione ICI per gli immobili degli enti non commerciali anche se adibiti ad attività commerciali sussidiarie (articolo 7, comma 2-bis. D.L. n. 203/2005 convertito in Legge).


Con il D.L. 203/2005, collegato alla Legge Finanziaria per il 2006, l’esenzione ICI, applicabile agli immobili utilizzati da enti pubblici e privati diversi da società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali era applicabile anche agli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, a prescindere dalla loro natura eventualmente commerciale.








Disciplina di esenzione dall’Ici (D.L. N. 223/2006).


Attenzione, l’art. 39 del D.L. n. 223/2006, convertito in Legge n. 248/2006, ha nuovamente modificato la materia disponendo dal 4.7.2006, in maniera più restrittiva, che l’esenzione Ici è applicabile alle attività indicate nella lettera i) del comma 1 dell’articolo 7 del Dlgs 504/1992 che non abbiano esclusivamente natura commerciale.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


Pertanto, relativamente a tale ultima categoria, adesso l’esenzione da ICI è così strutturata:


L’esenzione ICI, concernente gli immobili utilizzati da enti pubblici e privati diversi da società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali é applicabile agli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive.


 


 


 


 


 


 


 


 


Sanzioni e ravvedimento operoso


Nell’ipotesi di omesso o insufficiente versamento, alle prescritte scadenze, dell’I.C.I., in acconto o a saldo, é dovuta, ai sensi del comma 1 dell’art. 13 del D.Lgs. n. 471/1997, la sanzione amministrativa del 30% dell’importo non versato.


A tal fine, l’art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997, consente ai contribuenti di avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso, anche con riguardo all’Imposta Comunale sugli Immobili.


Il contribuente può quindi, purché la violazione non sia già stata constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento, sanare spontaneamente, con una sensibile riduzione delle sanzioni, l’omesso o insufficiente versamento dell’I.C.I.. La sanzione amministrativa del 30% in caso di omesso versamento dell’I.C.I. può dunque essere ridotta:


– al 3,75%, se la regolarizzazione avviene entro 30 giorni dalla data di scadenza del termine previsto per il versamento (in caso, ad esempio, di omesso o insufficiente versamento dell’acconto I.C.I. per il 2006, il versamento poteva essere regolarizzato entro il 30/7/2006);


– al 6%, se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione. Quindi, nel caso di omesso versamento dell’acconto I.C.I. per il 2006, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa allo stesso anno 2006, “potenzialmente” (si veda la nota 1) da presentare nel 2007.


La regolarizzazione deve avvenire versando, contestualmente, l’imposta omessa o insufficientemente versata, la sanzione nella misura ridotta e gli interessi moratori calcolati al tasso del 2,5% annuale con maturazione giorno per giorno.


Ai fini della sanatoria nei bollettini di versamento in conto corrente è stata inserita una cesella dedicata al “ravvedimento”. Pertanto, occorre:


– Barrare la casella “ravvedimento”inserita nei nuovi bollettini di versamento;


– indicare l’imposta dovuta (senza maggiorazione degli interessi e della sanzione) nelle specifiche caselle cui la stessa si riferisce (“Terreni agricoli”, “Abitazione principale”, “Aree fabbricabili” oppure “Altri fabbricati”);


– indicare l’importo complessivo da versare comprensivo della sanzione e degli interessi, nella ricevuta di versamento e di accredito.


Anche nel modello “F24” sezione “ICI ed altri tributi” è stata inserita la casella “Rav” che dovrà essere barrata qualora il versamento sia effettuato a seguito di ravvedimento. In tale caso l’anno di riferimento da indicare dovrà essere quello in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


Determinazione dell’I.C.I. per i fabbricati oggetto della regolarizzazione degli illeciti edilizi


In sede di versamento dell’acconto per il 2006 i contribuenti devono anche tenere conto dei fabbricati che sono stati regolarizzati dagli illeciti edilizi di cui all’art. 32 del Decreto Legge n. 269/2003 (c.d. “condono edilizio”).


A tale riguardo, l’art. 2, comma 41, della Legge 24.12.2003, n. 350, (Legge Finanziaria per il 2004) stabilisce che per i fabbricati oggetto della regolarizzazione degli illeciti edilizi l’I.C.I. è dovuta, in ogni caso, con decorrenza dal 1° gennaio 2003 sulla base della rendita catastale attribuita a seguito della procedura di regolarizzazione, sempre che la data di ultimazione dei lavori o quella in cui il fabbricato è comunque utilizzato sia antecedente.


In sostanza, detta norma consente agli enti locali di richiedere il tributo esclusivamente dal 1° gennaio 2003 per i fabbricati, oggetto di “condono edilizio” che siano stati ultimati o comunque utilizzati antecedentemente a tale data.


Per quanto concerne la determinazione del tributo la norma in esame precisa che l’importo dell’I.C.I. deve essere calcolato sulla base della rendita catastale che viene attribuita all’immobile a seguito della regolarizzazione, ciò che avviene, come noto, mediante la procedura DOC-FA di cui al D.M. 19 aprile 1994, n. 701.


In base alla procedura di regolarizzazione come definita dall’ art. 32, comma 37, del D.L. n. 269/2003 e dall’allegato n. 1 al medesimo decreto legge, i contribuenti che hanno aderito al condono edilizio entro il termine del 31/7/2004 (senza avvalersi della proroga al 10 dicembre 2004, disposta dall’art. 5 del D.L. n. 168 del 12 luglio 2004):


– Entro il 31 luglio 2004 dovevano presentare la domanda di definizione degli illeciti edilizi;


– entro il successivo 30 settembre 2004 dovevano integrare la suddetta domanda con la presentazione della denuncia in catasto dell’immobile oggetto di illecito edilizio “e della documentazione relativa all’attribuzione della rendita catastale e del relativo frazionamento”. In conclusione, i soggetti che alla data del 20/12/2004, termine di scadenza del pagamento del saldo ICI relativo al 2004, erano già venuti a conoscenza della rendita attribuita all’immobile a seguito della regolarizzazione, in sede di determinazione dell’acconto ICI per il 2005 dovevano seguire i criteri ordinari di determinazione e versamento dell’acconto tenendo conto della rendita degli immobili regolarizzati.


Restava fermo per tali soggetti l’obbligo di presentare la dichiarazione ICI con riferimento agli immobili regolarizzati.


Inoltre, i termini per la regolarizzazione degli illeciti edilizi sono stati prorogati più volte (art. 5 del D.L. n. 168/2004 ed art. 10, comma 1, lett. c), del D.L. n. 282/2004 e, infine, art. 11 del D.L. n. 273/2005). A seguito di dette modifiche, i termini per la regolarizzazione degli illeciti edilizi sono stati differiti:


– Al 31 ottobre 2005 il temine di presentazione della domanda di definizione degli illeciti edilizi;


– al 30 aprile 2006 (termine prorogato al 2 maggio, cadendo il giorno 30 aprile di domenica ed essendo il 1° maggio festivo) il termine presentazione della denuncia in catasto dell’immobile oggetto di illecito edilizio e della documentazione relativa all’attribuzione della rendita catastale e del relativo frazionamento. Entro la stessa data doveva essere presentata anche la denuncia ai fini ICI, nonché, ove dovute, quelle ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche.


L’importo dovuto per l’ICI deve essere calcolato sulla base della rendita catastale che viene attribuita all’immobile a seguito di regolarizzazione, che avviene mediante la procedura DOC FA.  Pertanto, il 30 giugno 2006 il contribuente, avendo presentato la denuncia catastale con la procedura DOC FA entro la data del 30 aprile, è in possesso della rendita proposta sulla quale occorre fare riferimento per il versamento dell’imposta relativa al 2006.


NOTA


 


(1)


Adempimenti relativi all’Imposta Comunale sugli Immobili (Art. 37, commi 13, 53, 54 e 55 del D.L. n. 22372006


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