Quando il professionista non è soggetto all’IRAP


Mentre l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione di impresa, lo stesso non può dirsi per il lavoro autonomo; e dunque, se l’esercizio della professione viene svolto in assenza di elementi di organizzazione, viene a mancare il presupposto dell’IRAP, come stabilito d’altronde dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 156/2001.

Sono queste le principali linee in base alle quali il Giudice capitolino di secondo grado ha escluso dall’applicazione dell’IRAP un consulente del lavoro, titolare soltanto di beni strumentali di modesto valore.

La sentenza qui commentata si aggiunge dunque all’ormai vastissimo filone favorevole al contribuente-professionista, a cui d’altronde il sito del Commercialista Telematico ha dedicato più di una puntata della sua rassegna giurisprudenziale mensile, nonché un massimario. In più, qui si tratta di una sentenza di una commissione tributaria regionale, quindi non di una sentenza di primo grado.

La sentenza qui esposta incentra la propria motivazione sul fatto che il lavoro professionale non può, proprio in quanto tale, fare a meno della componente intellettuale del professionista stesso, tranne in quelle fattispecie in cui esistano degli elementi di organizzazione tali da far derivare una produzione di un valore aggiunto. Pertanto, è da escludere che in un caso come quello oggetto della sentenza, si possa applicare l’IRAP al reddito conseguito dal contribuente, e l’Agenzia delle Entrate va condannata al rimborso di quanto richiesto, in riferimento al periodo di imposta 1999.

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FATTO E SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto depositato in data 11.01.2006 l’ Agenzia delle Entrate Ufficio di Roma 6 appellava nei confronti di ………….. la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma n. 361/65/2004 con cui è stato accolto, con compensazione delle spese, il ricorso prodotto avverso il silenzio – rifiuto al rimborso Irap anno1998, 1999, 2000, 2001.

SI OSSERVA

L’appello dell’Ufficio non può trovare accoglimento.

Occorre anzitutto richiamare la sentenza della Corte Costituzionale n.156/2001, la quale ha rilevato tra l’altro: che l’Irap non è una imposta sul reddito bensì una imposta di carattere reale che colpisce il valore aggiunto prodotto dalle attività autonomamente organizzate; che mentre l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa altrettanto non può dirsi per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo; che nel caso di una attività professionale svolta in assenza di elementi di organizzazione, il cui accertamento costituisce questione di mero fatto, viene a mancare il presupposto dell’imposta.

Nel caso di libero professionista risulta evidente che l’attività intellettuale può essere svolta soltanto da lui a meno che non risultino in concreto elementi di organizzazione tali da far derivare la produzione di un valore aggiunto.

Nel caso in esame l’appellante ha dimostrato di esercitare la professione di Consulente del lavoro utilizzando beni strumentali di modesto valore dalle dichiarazioni dei redditi versate in atti.

L’Amministrazione finanziaria va pertanto condannata a rimborsare la somma richiesta nella misura richiesta di €………. oltre interessi dalla data di ricezione dell’istanza di rimborso al saldo.

Tenuto conto della complessità della materia, sussistono giustificati motivi per compensare le spese di giudizio.

P.Q.M.

La Commissione tributaria regionale di Roma conferma la sentenza di primo grado e ordina il rimborso oltre interessi. Spese compensate.

Così deciso in Roma il 06.06.2006


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