Il disegno di legge finanziaria 2007 introduce la possibilità per i comuni di introdurre un’imposta di scopo


Il disegno di legge finanziaria 2007 configura la facoltà per i comuni di introdurre «un´imposta di scopo», destinata a finanziare la realizzazione di opere pubbliche.


I Comuni potranno finanziare in parte le opere pubbliche (infrastrutture urbane come strade, giardini, parcheggi )con una tassa di scopo che graverà direttamente sull’Ici, per una misura massima dello 0,5 per mille.


L´imposta è legata a una specifica opera pubblica e potrà essere riscossa per un periodo massimo di cinque anni.


Potrà coprire solo fino al 30% del costo dell´opera pubblica individuata (es. giardini, parcheggi, metropolitane) e se i lavori non cominceranno entro due anni dalla data prevista dal progetto esecutivo, i contribuenti potranno chiedere il rimborso degli importi versati.


 


TASSE DI SCOPO


Non è chiarissimo che cosa si intende per imposta di scopo, ma le più recenti specificazioni individuano in essa una sorta di tributo per uno scopo ben concreto quale ad esempio quello della costruzione di un’opera pubblica.


Rispondono alla concezione delle “tasse di scopo”, quelle che misurano, almeno potenzialmente, l’effettiva fruizione di un servizio e di un’utilità, e, pertanto, non colpiscono indifferentemente i contribuenti, bensì unicamente quelli che si avvalgono di una prestazione pubblica.


Si ritiene essere un’imposta di scopo quella il cui gettito è destinato in tutto o in parte ad un fine ben definito ad esempio alla realizzazione di un’opera pubblica (una metropolitana, un ponte, una strada). Per imposta di scopo si intende un prelievo il cui gettito è destinato in tutto o in parte ad un fine ben definito.


Secondo la dottrina essa non dovrebbe esistere, perché l’imposta per definizione dovrebbe avere i caratteri di generalità e di indeterminatezza in modo da far affluire entrate indistinte e indivisibili all’ente impositore (in relazione alla capacità contributiva manifestata dai soggetti passivi)cosicché l’ente possa poi spendere secondo il proprio bilancio e le proprie esigenze.


Tendenzialmente, dunque, l’imposta di scopo non dovrebbe esistere.


Un esempio di tributo di scopo è il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi, istituito dalla legge 28 dicembre 1995 n. 549, che si applica ai rifiuti conferiti in discarica o in impianti di incenerimento senza recupero di energia; il tributo è istituito per uno scopo particolare da realizzare mediante l’impiego del gettito che rimarrà vincolato quanto alla sua destinazione.


La regione destina il gettito di tale tributo al finanziamento di interventi a favore dell’ambiente, della qualità urbana e della tutela del territorio e ne devolve il 10% alle province.


Le imposte di scopo sono “entrate straordinarie, a tempo determinato, e non ripetibili”; esse  hanno in genere carattere di straordinarietà, provvisorietà e non ripetibilità.


Esse derogano al principio dominante della unicità del bilancio, per il quale le imposte devono avere criteri di generalità ed indeterminatezza, in modo da far affluire entrate indistinte ed indivisibili, normalmente correlate alla capacità contributiva dei soggetti passivi.


L’ente impositore (Stato o enti territoriali) potrà conseguentemente intervenire nel campo della spesa e degli interventi, secondo il proprio bilancio e le proprie esigenze.


Alle imposte di scopo si riconosce due vantaggi: il primo è quello di rendere  evidente  il collegamento tra imposte e spese, permettendo così un maggiore controllo sull’operato, mentre il secondo è quello di obbligare a spendere effettivamente il gettito riscosso per offrire quei beni a cui lo stesso è stato destinato.


La tassazione di scopo garantisce la trasparenza: un’imposta di scopo è uno strumento mirato (che quindi può essere anche “una tantum”), in cui è noto lo scopo del prelievo.


Con un’imposta di scopo si intende compensare il beneficio che investimenti o la prestazione dei servizi da parte delle amministrazioni pubbliche (Regioni, Comuni ecc.) portano a  certe categorie di individui, che possono essere i residenti, i turisti, i pendolari ecc.(cd. applicazione concreta del criterio della controprestazione).


L’imposta di scopo si presenta come uno strumento fiscale ad altissima flessibilità, applicabile a qualsiasi settore d’intervento.


Qualsiasi tributo esistente, sia esso un’imposta, un’addizionale, una compartecipazione o una tassa, potrebbe diventare uno strumento fiscale “di scopo”.


Non ci sono preclusioni sul tipo di base imponibile colpita; ciò che conta è stabilire a priori quale esito si vuole raggiungere con le disponibilità finanziarie che si renderanno disponibili.


Le imposte ambientali, si possono caratterizzare come forme di tassazione di scopo, una volta che il loro gettito sia rivolto a finanziare specifici programmi di manutenzione del territorio e degli insediamenti urbani, progetti infrastrutturali e sociali o interventi di miglioramento, anche qualitativo, dei servizi pubblici offerti.


Anche un’imposta sul turismo può essere un’imposta di scopo, se finalizzata a promuovere l’attività turistica stessa oppure specifici interventi, ad esempio, di tutela ambientale. Le possibilità di estendere l’imposizione di scopo, modificando i tributi esistenti oppure introducendone dei nuovi, sono varie.


 



Ottobre 2006  


 


Angelo Buscema


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