Contenzioso sugli studi settore: le ultime novita’




E’ prossima la presentazione delle dichiarazioni dei redditi e i contribuenti con partita IVA devono tenere conto anche delle risultanze derivanti dall’applicazione della normativa sugli studi di settore.


Tuttavia, arrivano di recente dalla giurisprudenza delle incoraggianti sentenze per coloro che non intendono adeguarsi agli importi scaturenti dal software GERICO.


Di seguito si sintetizzano le principali neo sentenze registrate.


Commissione Tributaria provinciale di Verona Sentenza n. 97/V/2005


Secondo la Commissione Tributaria provinciale di Verona (Sentenza n. 97/V/2005), per le imprese in contabilità ordinaria, l’amministrazione finanziaria può emettere gli accertamenti basati sugli studi di settore soltanto se ne disattende le scritture contabili.


E questa può avvenire esclusivamente sulla base dei criteri tassativi del DPR n. 570/96.


Una S.r.l. aveva presentato ricorso contro l’avviso di accertamento fondato sull’applicazione degli studi di settore, relativamente al periodo d’imposta 1999, lamentando la mancanza dei presupposti per l’applicazione, poiché la propria contabilità era tenuta «secondo i corretti principi di tecnica ragionieristica. Peraltro, per quel periodo la norma prevedeva, per i contribuenti in regime ordinario, l’applicabilità degli studi di settore solo che la stessa contabilità fosse considerata inattendibile per effetto dei criteri contenuti nel regolamento approvate con DPR 16 settembre 1996, n. 570.


Pertanto, l’ufficio avrebbe dovuto giustificare l’inattendibilità della contabilità.


Peraltro, i rilievi contestati erano relativi solo a considerazioni di carattere generale non contemplate nell’elenco delle fattispecie previste dalla norma.


Alla luce di ciò è risultato di fatto non applicabile l’accertamento sulla base degli studi di settore nei confronti di un’impresa in contabilità ordinaria, quando non sia provata l’inattendibilità delle proprie scritture contabili.


Nuovi accertamenti da studi di settore dal 2004






A seguito della Legge finanziaria 2005, questa è comunque la nuova situazione che si è venuta a creare, dall’anno 2004, per gli studi di settore che, in presenza dei scostamenti con GERICO, sono applicati:


a) agli esercenti attività d’impresa in regime di contabilità semplificata subito per l’anno stesso;


b) agli esercenti attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria, sia questa naturale o per opzione:


– se i ricavi da studi siano stati superiori a quelli dichiarati per almeno due periodi d’imposta su tre consecutivi;


– quando emergano significative situazioni di incoerenza rispetto ad indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale, individuati con provvedimento del direttore dell’Agenzia;


– nel caso di motivata inattendibilità delle scritture, a causa di gravi contraddizioni e irregolarità;


c) agli esercenti arti e professioni:


– se i ricavi da studi siano stati superiori a quelli dichiarati per almeno due periodi d’imposta su tre consecutivi.


Gli studi di settore sperimentali valgono sono ai fini di controllo per un eventuale accertamento di tipo analitico.


Infine, debuttano, nel Modello unico 2006 i nuovi indici di incoerenza o meglio di patologia, che, unitamente alla mancanza di congruità per l’anno 2005, determinano direttamente l’accertamento da studi, facendo saltare la regola del 2 su 3.


 


Commissione tributaria regionale della Puglia Sentenza 19.5.2006 n.
42/1/06


La Commissione Tributaria regionale della Puglia con la Sentenza 19 maggio 2006 n. 42/1/06 ha rilevato che gli studi di settore non sono idonei da soli a garantire presunzioni di maggiore  reddito e di costituire indizi di evasione gravi, precisi e concordanti.


Gli studi di settore al pari  dei parametri devono provare differenze sostanziali tra i dati raccolti e  quelli dichiarati.


L’amministrazione finanziaria aveva utilizzato gli studi di settore elaborati per il 2001, poiché costituiva l’anno più prossimo a quello accertato con il metodo dei parametri (1998).


La suddetta Commissione ha stabilito che anche i risultati degli studi di settore, anche se più adatti rispetto ai parametri a fornire dati che si avvicinino maggiormente alla realtà del contribuente, sotto il profilo soggettivo e oggettivo, non possono essere considerati come presunzioni qualificate fino a quando non siano  supportate da altri indizi tali da rendere del tutto non credibile il risultato della dichiarazione.


Commissione Tributaria provinciale di Vercelli Sentenza n. 44 depositata il 25.5.2006


Anche la Commissione Tributaria provinciale di Vercelli, con la sentenza n. 44/3/06 depositata il 25.05.2006 ha stabilito che gli studi di settore da soli non sono sufficienti a giustificare l’accertamento. Necessita sempre e comunque che l’ufficio si attivi per verificare se lo scostamento derivante dall’applicazione di GERICO sia concreto.


Pertanto, si inizia a consolidare l’orientamento della giurisprudenza che vede l’inefficacia delle semplici risultanze degli studi di settore a giustificare l’accertamento.
A parere dei giudici occorre comunque, per determinare i ricavi e i redditi, una indagine decisamente più approfondita rispetto ai già sofisticati studi di settore, in definitiva lo studio di settore non può esonerare l’ufficio dal compito di dovere indagare in maniera più approfondita al fine di trovare le motivazioni dello scostamento.


In sede di contraddittorio, infatti il contribuente può argomentare a giustificazione dello scostamento e l’ufficio, legittimamente, può non tenere conto delle motivazioni portate, confermando l’avviso di accertamento originario. Tuttavia, nella successiva fase di verbalizzazione delle risultanze, lo stesso ufficio è tenuto a chiarire il motivo per il quale ha ritenuto di disattendere le giustificazioni addotte dal contribuente.


La commissione ha ricordato che l’efficacia giuridica ai fini accertativi degli studi di settore deriva dal comma 3 dell’art. 62sexies del Dl n. 331/1993, convertito nella legge n. 427/1993, in base al quale gli accertamenti di cui alla lettera d) del primo comma dell’articolo 39 del DPR n. 600/1973 possono essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili  dagli studi di settore elaborati ai sensi dell’art. 62-bis.


Tale norma fa riferimento all’accertamento di tipo analitico e quindi all’utilizzo di presunzioni purché informate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.


Pertanto, lo studio di settore da solo non è in grado di costituire una presunzione grave, precisa e concordante.


Secondo la recente giurisprudenza, lo studio di settore deve essere dunque utilizzato come supporto di una ulteriore attività di controllo avviata attraverso ispezioni o accessi presso l’azienda; lo studio, insomma, funziona come sistema di determinazione dei ricavi attesi dall’amministrazione finanziaria e non come metodo automatico e autosufficiente in grado di giustificarne l’accertamento.


Cassazione Sentenza del 03.02.2006 n. 2380


Infine, anche la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 2380/2006 ha stabilito che la divergenza emergente dal confronto delle percentuali di ricarico risultanti dalla dichiarazione di una società, con quelle risultanti da uno studio dell’amministrazione finanziaria, non consente la rettifica tranne che vi sia una divergenza assolutamente abnorme – o di risultato – dell’attività palesemente antieconomica o in contrasto con il senso comune.


 


 


 


 


 


APPENDICE


 


Alcune sentenze del 2005


 












































































Sentenza del 05/12/2005 n. 26388 – Corte di Cassazione


Imposte sui redditi – Redditi d’impresa – Accertamento induttivo – Studi di settore – Scritture contabili formalmente corrette – Difformità della percentuale di ricarico applicata dal contribuente rispetto a quella media del settore – Rilevanza – Limiti.


 


Sentenza del 14/10/2005 n. 19955 – Corte di Cassazione


Imposte sul reddito – Accertamento – Accertamento induttivo – Studi di settore – Prova presuntiva – Ammessa la prova contraria Conformità a criteri di ragionevolezza – Art. 39 del DPR 29 settembre 1973, n. 600.


 


Sentenza del 14/10/2005 n. 61 – Comm.Trib. Reg. Lazio – Sezione XV


Imposte sul reddito – Accertamento – Avviso di accertamento – Obbligo di motivazione – Motivazione “per relationem” – Risultanze della verifica fiscale – Appiattimento sulle risultanze – Carenza di motivazione – Sussiste – Motivazione “per relationem” contenente la ricostruzione delle ragioni sottese al recupero d’imposta – Difetto di motivazione – Esclusione – Legittimità della pretesa erariale.


 


Sentenza del 27/09/2005 n. 42 – Comm.Trib. Reg. Puglia – Sezione I


Accertamento imposte sui redditi – Analitico – Induttivo – Accertamento fondato sui “parametri” – Natura regolamentare del decreto di istituzione del 29/01/1996 – Sussiste – Preventivo parere obbligatorio del Consiglio di Stato per la validità del regolamento – Mancanza – Nullità dell’accertamento – Sussiste.


 


Sentenza del 21/09/2005 n. 35 – Comm.Trib. Reg. Molise – Sezione I


L’accertamento Irpef per Relationem scaturente da rettifica IVA – Applicabilità – Studi di settore – Non sussiste –


 


Sentenza del 29/08/2005 n. 106 – Comm.Trib. Prov. Gorizia – Sezione II


Imposte sul reddito – Accertamento – Accertamento induttivo – Studi di settore – Meccanismo presuntivo – Conformita’ a criteri di ragionevolezza – Ammessa la prova contraria – Precise e logiche confutazioni da parte del contribuente – Lo studio va disatteso -Avviso di accertamento basato sullo studio – Annullabilita’.


 


Sentenza del 15/07/2005 n. 74 – Comm.Trib. Reg. Molise


Ricostruzione dei ricavi in base alle rese medie dei tagli di carne in applicazione degli studi di settore-Inapplicabilità-Mancato riconoscimento dei costi-Sussiste.


 


Sentenza del 23/06/2005 n. 49 – Comm.Trib. Reg. Toscana – Sezione XXV


Accertamento imposte sui redditi – Accertamento parziale – Determinazione dei ricavi – Parametri DPC 29.01.1996 e 27.03.1997 – Legittimità – Sussiste.


 


Sentenza del 22/06/2005 n. 45 – Comm.Trib. Prov. Udine – Sezione II


Imposte sul reddito – Accertamento – Accertamento induttivo – Contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili – Studi di settore – Prova presuntiva – Ammessa la prova contraria – Mancanza di confutazioni idonee ad inficiare le conclusioni dello studio Legittimità dell’avviso di accertamento basato sullo studio – Art. 62 sexies del DL 30 agosto 1993, n. 331, convertito con modifiche nella legge 29 ottobre 1993, n. 427.


 


Sentenza del 17/05/2005 n. 36 – Comm.Trib. Prov. Macerata – Sezione III


Accertamento IVA e imposte sui redditi – Accertamento induttivo – Studi di settore – Contraddittorio con il contribuente – Non e’ necessario.


Accertamento IVA e imposte sui redditi – Accertamento induttivo – Studi di settore – Elementi presuntivi – Non sono sufficienti – Elementi obbiettivi sintomatici di grave incongruenze della dichiarazione – Sono necessari.


 


 Sentenza del 18/04/2005 n. 60 – Comm.Trib. Prov. Milano – Sezione VIII


Accertamento analitico – Gravi incongruenze – Scostamento dagli studi di settore – Motivazione.


 


Sentenza del 16/03/2005 n. 7 – Comm.Trib. Reg. Puglia – Sezione VI


Accertamento imposte sui redditi – Analitico – Induttivo – Studi di settore – Applicabilità- D.P.R. n. 600/1973, art. 39 – Legge n 549/1995, art. 3, comma 181.


 


 


GIUGNO 2006  


 


 


A cura Vincenzo D’Andò


 


 


 


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