Incaricati alla vendita diretta a domicilio: trattamento fiscale e previdenziale con particolare riferimento alla soggettivita’ passiva ai fini IVA


 


 


I venditori a domicilio non sono soggetti ad IVA qualora non superano nell’anno un reddito, derivante dall’attività di vendita diretta a domicilio, di 5.000 euro, a tal fine sono considerati lavoratori occasionali e in quanto tali, non sono soggetti agli obblighi imposti in materia di IVA.


Per il raggiungimento di tale soglia non rileva il volume d’affari, ma i ricavi lordi al netto della deduzione forfetaria delle spese del 22% (su 5.000 è di 1.410 euro).


Per cui l’esenzione da Iva vale fino ad un volume d’affari annuo di 6.410 euro (6.410 – 1.410 = 5.000). Al superamento di tale importo l’attività degli incaricati delle vendite  a domicilio diviene abituale e, quindi, rilevante ai fini IVA. In particolare, entro 30 giorni il lavoratore deve chiedere l’attribuzione del numero di partita Iva all’Agenzia delle Entrate.


Ciò comporta per tali soggetti la necessità di assoggettare ad IVA (con l’aliquota del 20%) le provvigioni percepite solo al verificarsi della citata condizione, con la conseguenza che, sino al raggiungimento di un reddito annuo derivante dall’attività di vendita diretta a domicilio pari a 5.000 euro, essi non sono da considerarsi soggetti passivi IVA.


E’ questo il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate contenuto nella Risoluzione n. 18 del 27.01.2006 relativa al trattamento fiscale riservato, ai fini IVA, alle provvigioni erogate agli incaricati alla vendita diretta a domicilio, alla luce Legge n. 173 del 17.8.2005


Legge istitutiva


La L. n. 173/2005 (recante la disciplina della vendita diretta a domicilio e la tutela del consumatore dalle forme di  vendita piramidali), definisce l’incaricato alla vendita diretta a domicilio come “colui che, con o senza vincolo di subordinazione, promuove, direttamente o indirettamente, la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio”.


La medesima Legge si sofferma sulla qualifica occasionale per l’attività resa dall’incaricato, senza vincolo di subordinazione e senza contratto di agenzia, sino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività, non superiore a 5.000 euro.


Inizio attività quale venditore a domicilio


Riguardo l’individuazione del momento a partire dal quale il venditore a domicilio assume la soggettività passiva ai fini IVA, è dato dalla prima operazione, che comporta il superamento della soglia di 5.000 euro, che decorre il termine entro il quale detti incaricati devono comunicare l’inizio dell’attività rilevante ai fini IVA, ai sensi dell’art. 35 del D.P.R. n. 633 del 1972, e, in quanto soggetti passivi dell’imposta, devono adempiere a tutti gli ulteriori relativi obblighi.


Quindi, nell’anno di inizio attività, il dato dipende dal volume d’affari presunto indicato dallo stesso contribuente nel modello di inizio attività Iva.


Viceversa, il soggetto che apre la partita Iva, se poi durante l’anno non ha superato i suddetto limite di ricavi, rimane comunque soggetto ad Iva per la propria attività esercitata quale venditore a domicilio poiché si presume che il soggetto che inizia ad esercitare la vendita diretta a domicilio come attività abituale, anche nella successiva prosecuzione dell’esercizio intende conferire all’attività i caratteri di sistematicità e continuità che concretizzano i requisiti dell’abitualità


Ritenuta d’acconto


L’art. 25-bis, co. 6, del D.P.R. 600 del 1973, per le prestazioni rese dagli incaricati alle vendite a domicilio, stabilisce che i compensi siano assoggettati, da parte del committente, ad imposizione mediante l’applicazione di una ritenuta alla fonte con l’aliquota applicabile al primo scaglione di reddito (23%) commisurata all’ammontare delle provvigioni percepite ridotto del 22% a titolo di deduzione forfetaria delle spese di produzione del reddito.


 


Inps: Iscrizione per il venditore a domicilio


Infine, ai fini previdenziali, l’art. 44 del D. L. n. 269/2003 dispone che a decorrere dal 1.1.2004 gli incaricati alle vendite dirette a domicilio sono iscritti alla Gestione separata istituita presso l’INPS solo qualora il reddito annuo derivante da detta attività sia superiore ad euro 5.000.


L’Inps ha chiarito che, ai fini previdenziali, il reddito di euro 5.000 costituisce una fascia di esenzione.


 


 


febbraio 2006  


 


a cura Vincenzo D’Andò


 


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