L’obbligo di allegare gli atti collegati all’avviso di accertamento vale anche per quelli emessi dagli enti locali (ATTO PER RELATIONEM)


Con l’entrata in vigore dello statuto del contribuente, se nella motivazione dell’avviso di accertamento viene effettuato un riferimento ad altro atto, quest’ultimo va allegato al predetto avviso, indipendentemente dal termine assegnato agli enti locali per adeguare statuti e regolamenti ai principi desumibili dalla nuova normativa.


Lo ha stabilito la Sentenza del 22/03/2005 n. 6201 della Corte di Cassazione


Il fatto


Un contribuente ha presentato ricorso contro l’avviso di accertamento emesso da un Comune relativo all’ICI dovuta per l’anno 1994, con riferimento ad un’area edificabile, deducendo l’illegittimità dell’atto per carenze motivazionali, nonché l’incongruità dell’accertamento per sopravvalutazione dell’area. 


A differenza della commissione tributaria provinciale che non aveva accolto le richieste del contribuente, la commissione regionale  di Milano ha dichiarato infondato l’accertamento, per la circostanza che è risultato mancante di ogni indicazione di valori e prezzi medi, rilevabili sul mercato, relativamente alla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.


A sua volta il Comune ha richiesto l’intervento della cassazione al fine di rigettare la decisone dell’organo di secondo grado favorevole al contribuente.


La sentenza


La Corte ha esaminato, parimenti, la lamentela del contribuente sulla violazione dell’art. 7 Legge 27.7.2000 n. 212, secondo la quale, poiché l’avviso, di accertamento era stato notificato il 31.12.2000, cioé dopo l’entrata in vigore dello statuto del contribuente, l’atto richiamato per relationem (la delibera di C.C. n. 9 del 28.2.2000) sarebbe dovuto essere allegato all’avviso di accertamento, e tale omissione da parte del comune avrebbe causato la nullità dell’avviso di accertamento stesso.


La Suprema Corte, su tale profilo, ha osservato che la disposizione dello statuto del contribuente era, ratione temporis, applicabile ed afferma un principio che l’amministrazione era immediatamente tenuta ad osservare, a prescindere dal termine assegnato agli enti locali per adeguare i rispettivi statuti e regolamenti ai principi desumibili dalla nuova normativa.


Peraltro, è risultato assodato che non è stata allegata la delibera comunale, cui faceva riferimento l’avviso di accertamento, per il riferimento al tipo di zona e gli inerenti valori delle aree al mq.


Indi, la Corte ha rilevato che per consolidato orientamento giurisprudenziale, formatosi con la normativa previgente all’entrata in vigore dello Statuto del contribuente, l’obbligo motivazionale dell’accertamento era ritenuto adempiuto tutte le volte che il contribuente fosse stato messo in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e, quindi, in condizioni di esercitare il diritto di difesa, con cognizione dei fatti.


Tale principio è ritenuto dalla Corte ancora valido ed applicabile, anche sulla base della disposizione introdotta dall’art. 7 comma 1 della Legge n.  212/2000, che ritiene quale requisito essenziale per la validità dell’accertamento, la circostanza che all’avviso siano allegati gli atti dichiarati nella relativa motivazione.


Secondo la Cassazione, in base all’art. 7, comma 1, L n. 212/2000, l’avviso di accertamento, notificato dopo l’entrata in vigore della suddetta legge (statuto del contribuente), al fine di garantire l’effettività del contraddittorio, è obbligatoria l’allegazione dell’atto richiamato.


Nel caso specifico l’avviso di accertamento è risultato notificato in vigenza della richiamata disposizione della Legge n. 212/2000, che ha elevato a dignità di elemento essenziale dell’accertamento, rendendola obbligatoria, l’allegazione dell’atto richiamato in motivazione.


Peraltro, ha, infine, rilevato la Cassazione, le schede allegate all’avviso di accertamento non contenevano alcun riferimento alle zone omogenee ed ai valori utilizzati, elementi essenziali ed indispensabili perché il contribuente potesse valutare la pretesa tributaria ed esercitare, quindi, con cognizione di causa il diritto di difesa.


 


APRILE 2005 


 


A CURA VINCENZO D’ANDO’


 


 


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