Il Ministero del welfare amplia l'utilizzo del Job on call

Premessa

Nell’attesa di una compiuta regolamentazione da parte della contrattazione nazionale collettiva sull’uso del lavoro intermittente ( job on call ), appare significativa la presa di posizione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che con D.M. 23/10/2004, pubblicato in G.U. n. 259 del 04/11/2004, imprime una forte accelerazione all’adozione di questa forma di lavoro flessibile, quantomai opportuna in un momento di forte intensificazione dei controlli da parte delle Direzioni Provinciali del Lavoro, per consentire alle imprese di regolarizzare i lavoratori in nero, senza però appesantire il Conto Economico di costi fissi ingiustificati e assolutamente inconciliabili con l’attuale stagnazione dei consumi.

Cosicché la sperimentazione di questa nuova forma di lavoro introdotta dalla Riforma Biagi, al di là di ogni pregiudizio ideologico, permette da un lato un aumento del numero dei lavoratori regolari sotto il profilo contributivo e fiscale e dall’altro un allontanamento della possibilità di contestazione alle imprese, della violazione delle norme finalizzate all’emersione del lavoro irregolare. Insomma, un provvedimento che, al di là di ogni ipocrisia, si propone di regolamentare i rapporti di lavoro occasionale e discontinuo estremamente ricorrenti in molti settori economici.

Di fatto, in settori come la somministrazione di bevande ed alimenti – il settore a cui appartengono le attività economiche di bar, caffè, ristoranti, pizzerie – il ricorso al lavoro occasionale, è la regola, non l’eccezione e lo è certamente nel Mezzogiorno d’Italia, dove ancora oggi, acquisire un lavoro intermittente ha purtroppo il sapore di una conquista
e dove in coincidenza con i fine settimana, le vacanze natalizie e pasquali o con le ferie estive, è facile, andando al ristorante o in pizzeria, imbattersi in lavoratori irregolari. Certo, l’alternativa potrebbe essere il part-time, reso ampiamente flessibile con la riforma del mercato del lavoro, che con le attuali norme consente all’impresa di adottare le formule di part-time orizzontale, verticale o misto, con definizioni orarie anch’esse estremamente flessibili. Purtuttavia, la formula in discorso, resterebbe inadatta sia rispetto alla regolamentazione corrente di alcuni contratti nazionali che fissano dei minimali settimanali orari, sia rispetto all’esigenza di commisurare il carico contributivo, non ai minimali contributivi, bensì in funzione della paga realmente corrisposta.

Definizione di lavoro intermittente (o a chiamata o job on call)

Il Ministero del Welfare definisce il contratto di lavoro intermittente (o a chiamata), come il contratto di lavoro con il quale un lavoratore si pone a disposizione del datore di lavoro per
svolgere determinate prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, individuate dalla contrattazione collettiva nazionale o territoriale o per svolgere prestazioni in determinati periodi nell’arco della settimana, del mese o dell’anno, individuati dal D.Lgs 276/2003.

Questo contratto rappresenta, sicuramente, una novità per l’ordinamento italiano ed è previsto in due forme:

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