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Contributo unificato: novità processo tributario dopo manovra estiva 2011

di a cura di Nicola Papaleo
Venerdì, 15 Luglio 2011

 

L’art. 39 del D.L. 06-07-2011 n. 98, manovra correttiva 2011, rubricato “disposizioni in materia di riordino della giustizia tributaria” introduce importanti novità nel processo tributario tra cui il rigido regime di incompatibilità previsto a pena di decadenza per i giudici tributari; l’istituto del reclamo e della mediazione per le controversie di valore non superiore a ventimila euro; la definizione delle liti pendenti al 1 maggio 2011 di valore non superiore a ventimila Euro.

Oltre a tali interventi, la manovra correttiva 2011 introduce l’obbligo di versamento del contributo unificato anche per i ricorsi tributari.

Tale intervento ha effetto dalla data di entrata in vigore del decreto legge e, pertanto, merita particolare attenzione in quanto incide immediatamente sull’operatività del processo tributario.

L’art. 37 del D.L. 98/2011, commi 6 e 7, modifica l’art. 13 del DPR n. 115/2002 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) introduce all’art. 13 il nuovo comma 6-quater che prevede il versamento del contributo unificato per i ricorsi principali ed incidentali proposti avanti le Commissione tributarie provinciali e regionali nelle seguenti misure:

 

VALORE CONTROVERSIA

AMMONTARE CONTRIBUTO UNIFICATO

Fino € 2.582,28

30

oltre € 2.582,28 fino a € 5.000

60

oltre € 5.000 fino a € 25.000

120

oltre € 25.000 fino a € 75.000

250

oltre € 75.000 fino a € 200.000

500

oltre € 200.000

1.500

 

Il valore della controversia – secondo quanto disposto dal nuovo comma 3-bis aggiunto all’art. 14 del D.P.R. n. 115/2002 - è determinato ai sensi dell’art. 12, comma 5, del D.Lgs 546/92 e quindi è determinato con riferimento all’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato. Per le controversie relative esclusivamente alle irrogazioni delle sanzioni il valore della controversia è, invece, determinato dalla somma di quest’ultime.

Lo stesso comma 3-bis prevede che il valore della lite “deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso, anche nelle ipotesi di prenotazione a debito”.

Il Contributo unificato sostituisce l’imposta di bollo che, pertanto, non dovrà più essere assolta al momento della proposizione del ricorso.

Il pagamento del contributo unificato può essere effettuato:

a) tramite modello F23 utilizzando il codice tributo 941-T;

b) tramite conto corrente postale intestato alla sezione Tesoreria dello Stato competente per Provincia;

c) versamento presso le rivendite di generi di monopolio e di valori bollati.

Le ricevute di pagamento del contributo unificato dovranno essere allegate al momento del deposito del ricorso presso la Commissione Tributaria la cui segreteria dovrà verificare che il ricorso riporti l’apposita dichiarazione sul valore della lite e l’assolvimento dell’obbligo di versamento del contributo unificato.

L’art. 37, c. 7, del D.L 98/2011 precisa che il contributo unificato è dovuto per le controversie instaurate, nonché ai ricorsi notificati ai sensi D.Lgs 546/92 successivamente alla data di entrata in vigore del decreto e quindi successivamente al 6 luglio 2011.

Il contributo unificato, dunque, non è dovuto per i ricorsi già proposti alla data dell’entrata in vigore del decreto e per i quali debba ancora essere conclusa la sola fase della costituzione in giudizio.

Tra le altre novità cui gli operatori devono prestare attenzione perché andranno ad incidere, a breve, sulle procedure di proposizione del ricorso vi è l’obbligo di indicare nel ricorso o nel primo atto difensivo l’indirizzo di posta certificata del difensore o delle parti.

Tale obbligo è stato introdotto a seguito della modifica introdotta all’art. 16 del D.Lgs 546/92 che, al novellato comma 1-bis, dispone che le comunicazioni sono effettuate anche mediante l’utilizzo della posta certificata.

La mancata indicazione dell’indirizzo di posta certificata è sanzionata con una maggiorazione del 50% del contributo unificato.

Il rispetto di tale ulteriore adempimento appare un nuovo ostacolo frapposto al cittadino il quale, è bene ricordarlo, per controversi inferiori ad Euro 2.582,28 può proporre ricorso direttamente senza l’assistenza tecnica.

Si auspica che le Commissione Tributarie - preso atto di un processo tributario che va assumendo connotazioni di sempre maggiore complessità - ove il contribuente riesca a giungere indenne a sentenza con l’accoglimento delle proprie ragioni, liquidino correttamente le spese di giudizio che inevitabilmente finiscono per aumentare se il cittadino non è posto nella condizione di far valere direttamente e con immediatezza i propri diritti.

 

15 luglio 2011

Nicola Papaleo

Ulteriori approfondimenti: Contenzioso e processo tributario
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