La data dell’accertamento con adesione

 

Premessa


La domanda di adesione, corredata di tutte le informazioni anagrafiche e di ogni possibile recapito anche telefonico, deve essere presentata all’ufficio che ha emesso l’atto di accertamento entro 60 giorni dalla notifica dell’atto mediante consegna diretta o a mezzo posta. L’art. 6, c. 3, D.lgs. 218/97 dispone che i termini per l’impugnazione di un avviso di accertamento nei confronti del quale sia stata presentata istanza di accertamento con adesione “sono sospesi per un periodo di novanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza del contribuente.




Tesi Agenzia Entrate




Secondo la tesi dell’Agenzia delle Entrate nel caso di invio per posta ordinaria vale la data di arrivo all’ufficio, mentre vale la data di spedizione se l’istanza è inviata mediante plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento.


Per le istanze di accertamento con adesione non inviate con plico raccomandato senza busta vale la data di arrivo all’ufficio .


Dalla data di presentazione della domanda di accertamento con adesione i termini restano sospesi per un periodo di 90 giorni, sia per un eventuale ricorso sia per il pagamento delle imposte accertate, e al termine di questo arco di tempo il contribuente se non ha raggiunto l’accordo con l’Amministrazione può impugnare l’atto ricevuto dinanzi alla Commissione tributaria provinciale Nel presentare domanda di accertamento con adesione il contribuente non perde comunque il diritto di ricorrere davanti al giudice tributario. La presentazione dell’istanza determina la sospensione dei termini per ricorrere di novanta giorni. Per quanto riguarda la relativa decorrenza, la stessa coincide con la data di presentazione. In sede di istruzioni, è stata riconosciuta al contribuente la possibilità di avvalersi del servizio postale; in tale evenienza, ai fini della tempestività dell’istanza, assuma rilevanza la data della sua spedizione e non quella in cui essa perviene all’ufficio competente. La data di spedizione è equiparata a quella di presentazione, posto che tale principio opera a prescindere che si tratti di ricorsi giurisdizionali o amministrativi (circolare dell’Agenzia delle Entrate 8/04/2002, n. 28/E).


Anche il termine di sospensione di novanta giorni di cui all’art. 6, c. 3, del D.Lgs. n. 218/1997 decorre dalla data (certa) di spedizione dell’istanza ove il contribuente si avvale del servizio postale a prescindere dalla data cui materialmente pervenga all’ufficio finanziario, sempre che, ovviamente, siano rispettate le altre modalità di presentazione (plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento)(1). L’uso della busta anziché del plico costituisse mera irregolarità; la spedizione mediante consegna all’ufficiale postale in busta chiusa costituisce una mera irregolarità assumendo rilevanza in tal caso la data in cui perviene l’istanza stessa all’ufficio, salvo che il contenuto della busta non sia contestato dal destinatario ossia dall’ufficio (si pensi all’ipotesi in cui pervenga all’ufficio una busta vuota).




Orientamento giurisprudenziale




Un’istanza di accertamento con adesione inviata con plico raccomandato con busta è tempestiva solo se perviene all’Agenzia delle Entrate che ha emesso l’avviso di accertamento entro il termine per l’impugnazione dello stesso: con la conseguenza che deve considerarsi tardiva l’istanza spedita per plico postale entro il termine di impugnazione ma pervenuta all’Agenzia oltre il termine medesimo. La presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, anche al fine della decorrenza del periodo di sospensione del termine per l’impugnazione dell’atto impositivo, deve ritenersi atto avente natura recettizia e dunque efficace al momento della ricezione della stessa da parte dell’Amministrazione finanziaria. La tempestività in rapporto al termine d’impugnazione dell’atto impositivo avanti alla commissione tributaria deve essere valutata pertanto al momento in cui l’Agenzia delle Entrate viene a conoscenza dell’istanza non rilevando la data d’invio a mezzo del servizio postale. Lo ha chiarito la C.T.P. di Reggio Emilia con la sentenza n. 31 del 24 febbraio scorso. La sospensione dei termini per l’impugnazione – per un periodo di 90 giorni, ai sensi dell’art. 6, c. 3, D.Lgs. n. 281/1997 – decorre solo dalla data in cui l’istanza di accertamento con adesione è pervenuta all’Agenzia. Nè può individuarsi nell’ordinamento giuridica una norma che equipari, in via generale, la data di accettazione del plico da parte dell’ufficio postale a quello di ricezione da parte dei destinatario. Nella fattispecie oggetto del giudizio, le istanze di accertamento con adesione erano state spedite, con plico postale raccomandato in busta chiusa, prima della scadenza dei termini per la proposizione dei ricorsi, ma sono pervenute (e dunque devono considerarsi presentate) solo successivamente alla scadenza dei termini stessi.






NOTE




1) Nel processo tributario, all’evidente scopo di semplificarne lo svolgimento, il ricorso contenente l’appello, come quello di primo grado, può essere proposto anche mediante semplice spedizione alla controparte dell’atto “in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento”, con effetti dalla data di spedizione (sempre che si osservi la forma “senza busta”); peraltro, come chiarito da questa sezione, “non assume rilevanza decisiva, ai fini dell’ammissibilità dell’appello… la circostanza che la spedizione a mezzo posta dell’atto di impugnazione (non) fosse stata eseguita con plico raccomandato senza busta, in quanto tale formalità è finalizzata alla possibilità di stabilire, con riferimento alla data di spedizione, la tempestività dell’atto e la conformità dello stesso alla copia depositata.(Cass. civ. Sez. V, 13-11-2008, n. 27052)




22 aprile 2010


Angelo Buscema




ALLEGATO




Commissione trib. prov. Reggio Emilia, sez. I, sentenza 24 febbraio 2010, n. 31


Svolgimento del processo


1) I sigg. C.F. e C.R. ricorrono con distinti ricorsi (R.G.R. 7-8/09) , contro l’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Reggio Emilia, avverso avviso d’accertamento emesso per l’anno d’imposta 1999 ai fini irap, iva e relative sanzioni ed interessi, oltre che per quantificazione del reddito ai fini irpef, emesso carico della B. sas.


2) L’avviso d’accertamento impugnato è stato notificato, nella loro qualità di eredi del C.C.,


rispettivamente in data 23 e 24 giugno 2008.


3) In data 6 ottobre 2008 le Ricorrenti hanno spedito, con plico postale raccomandato in busta chiusa, istanze di accertamento con adesione.


4) Le stesse sono state protocollate, in entrata, presso l’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Reggio Emilia, in data 20 ottobre 2008.


5) Le stesse non hanno avuto seguito.


6) In data 23 dicembre e 18 dicembre 2008 le Ricorrenti hanno proposto, tramite servizio postale, i ricorsi in discussione.


7) Le Ricorrenti, in narrativa degli stessi, evidenziano che i termini ultimi per proporli sarebbero scaduti, stante la sommatoria tra sospensione feriale dei termini e sospensione degli stessi per l’accertamento con adesione, rispettivamente in data 5 gennaio e 6 gennaio 2009.


8) Le Ricorrenti eccepiscono, in via pregiudiziale, la loro estraneità al contenzioso in quanto, con atto notarile in data 3 giugno 2008, avevano rinunciato all’eredità del C.C. ai sensi dell’art. 519 c.c., deducono la conseguente illegittimità dell’avviso impugnato ed, in subordine, comunque, l’intrasmissibilità delle sanzioni agli eredi.


9) L’Agenzia delle Entrate si costituisce in giudizio:


a – eccependo, in via pregiudiziale, l’inammissibilità dei ricorsi per tardività originata dal fatto che termini per la proposizione dei ricorsi sarebbero scaduti, tenuto conto del periodo di sospensione feriale, rispettivamente il 7 e 8 ottobre 2008, mentre non si dovrebbe tener conto, nel loro computo, della sospensione degli stessi per l’accertamento con adesione, posto che le relative istanze sarebbero state presentate in ritardo, cioè a termine per ricorrere già scaduto, in quanto inviate con plico raccomandato con busta e non senza busta;


b – sottolineando come, sulla base di quanto previsto dalla c.m.28/2002, solo, tale modalità di invio renda, sempre, tempestiva l’istanza di accertamento con adesione inviata per posta entro il termine di 60gg. dalla notifica dell’avviso di accertamento;


c – ricordando che non esiste, nell’ordinamento giuridico, una norma che equipari, al fine della tempestività di presentazione di un atto, in via generale, la data di accettazione del relativo plico da parte dell’ufficio postale a quello di ricezione da parte del destinatario;


d – deducendo, nel merito, l’infondatezza dei motivi del ricorso in quanto, ai sensi dell’art. 525 c.c, i chiamati all’eredità possono sempre accettarla fino a quando il diritto ad accettarla non risulta prescritto e dunque la rinunzia all’eredità non sarebbe atto irrevocabile e definitivo se non quando fosse spirato il termine prescrizionale richiamato.


10) Le Ricorrenti producono memoria in cui:


a – richiamano la sentenza n. 520/02 della Corte. Cost. che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 22, commi 1 e 2, d.lgs. 546/92 “nella parte in cui non consente, per il deposito degli atti ai fini della costituzione in giudizio, l’utilizzo del servizio postale” inferendone che”il principio generale, in tema di notifica a mezzo posta, non è più quello del perfezionamento al momento della ricezione, ma quello del perfezionamento, per il notificante, al momento della spedizione, a condizione, beninteso, che la ricezione avvenga”;


b – deducono che mentre della data di spedizione vi è certezza, provenendo da un ufficio postale della data di ricezione no perché la data apposta dall’Agenzia sull’istanza potrebbe essere riferibile ad un “ritardo nello smistamento della posta all’interno dei detti uffici”.


Motivi della decisione


11) I ricorsi di cui in narrativa sono oggettivamente connessi e vanno riuniti in capo al R.G.R. 8/09.


12) L’art. 6, 3°comma, d.lgs. 218/97 dispone che i termini per l’impugnazione di un avviso di accertamento nei confronti del quale sia stata presentata istanza di accertamento con adesione “sono sospesi per un periodo di novanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza del contribuente”.


13) Nell’ordinamento giuridico non esiste una norma che equipari, al fine della tempestività di presentazione di un atto, in via generale, la data di accettazione del relativo plico da parte dell’ufficio postale a quello di ricezione da parte del destinatario;né a conclusioni difformi può portare la sent. 520/02, citata dalle Ricorrenti, che anzi conferma la portata generale del suddetto principio posto che ha dichiarato l’incostituzionalità di una norma proprio perché non prevedeva un’eccezione allo stesso ritenuta meritevole di tutela costituzionale.


14) Un’istanza di accertamento con adesione è da considerarsi tempestiva solo se perviene


all’Agenzia, che ha emesso l’avviso di accertamento, entro il termine per l’impugnazione dello stesso e, pertanto, un’istanza spedita per plico postale entro il termine di impugnazione ma pervenuta all’Agenzia oltre il termine per l’impugnazione è da considerarsi tardiva.


15) La sospensione dei termini per l’impugnazione decorre solo, a far tempo dalla data in cui l’istanza di accertamento con adesione è pervenuta all’Agenzia.


16) Le istanze di cui alla fattispecie in esame sono pervenute e, dunque, sono state presentate all’Agenzia in data 20 ottobre 2008, pertanto, solo successivamente alla scadenza del termine per impugnare gli avvisi di accertamento di cui ai ricorsi in discussione che, tenuto conto del periodo di sospensione feriale, va individuata, rispettivamente, nel 7 e 8 ottobre 2008; né ha peso l’obiezione delle Ricorrenti sul possibile ritardo dello smistamento della posta all’interno dell’Agenzia: sia perché non è provata, sia perché, in presenza del principio generale visto prima era loro preciso onere, presentare le istanze direttamente all’Agenzia e non inviarle per posta.


17) I ricorsi risultano presentati, rispettivamente, in data, 23 e 18 dicembre 2008, dunque a termine di impugnazione inutilmente spirato.


18) I ricorsi risultano, dunque, tardivi e, pertanto, inammissibili ex art. 21, 1° comma, d.p.r. 546/92;


19) L’inammissibilità del ricorso è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio


(Cass.2003/7814)


20) Non è condivisibile la tesi, sostenuta dall’Agenzia resistente nelle proprie memorie, secondo cui la tardività e, dunque, l’inammissibilità dei ricorsi sarebbe originata dal fatto che il termine per l’impugnativa sarebbe sì, scaduto, ma perché le istanze di accertamento con adesione sarebbero da ritenersi presentate in ritardo in quanto non inviate con plico raccomandato senza busta e non, tout court, in quanto, pervenute e, dunque, presentate, semplicemente, fuori termine.


21) Invero la richiamata modalità di invio ha sottesa la ratio di evitare che pervenga al destinatario una busta vuota ma nella fattispecie risulta pacifico, per sua stessa ammissione, che l’Agenzia abbia ricevuto le istanze; a ciò conseguirebbe che l’interpretazione dell’Agenzia risulterebbe, pertanto, infondata e, dunque, le istanze sarebbero da considerare come pervenute nei termini e, dunque, i ricorsi sarebbero tempestivi;


22) Ma la norma citata al n. 12) , per i motivi visti prima, non consente una tale lettura.


23) Conclusivamente i ricorsi de quibus sono da considerare tardivi, dunque, inammissibili e vanno respinti.


23) Stante la particolarità della fattispecie dedotta in giudizio sussistono buone ragioni per la compensazione delle spese di giudizio.


P.Q.M.


La Commissione, dichiarata la connessione oggettiva dei ricorsi di cui a R.G.R. 7-8/09, li riunisce in capo al RG.R 8/09 e li respinge; spese di giudizio compensate.


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