Facilitate le adesioni e le conciliazioni

 

L’art. 3, comma 1, lett. b), del D.L. Incentivi, è intervenuto sull’accertamento con adesione e sulla conciliazione giudiziale per favorire l’utilizzo di tali strumenti, incidendo favorevolmente sulle garanzie.




Accertamento con adesione




Come è noto, per l’accertamento con adesione, ai sensi dell’art. 8, del D.Lgs.n.218/97, il versamento delle somme dovute è eseguito entro 20 giorni dalla redazione dell’atto di adesione.


Le somme dovute possono essere versate anche ratealmente in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo o in un massimo di dodici rate trimestrali se le somme dovute superano i cento milioni di vecchie lire. L’importo della prima rata è versato comunque entro 20 giorni dalla redazione dell’atto. Sull’importo delle rate successive sono dovuti gl’interessi al saggio legale, calcolati dalla data di perfezionamento dell’atto di adesione, e per il versamento di tali somme il contribuente e’ tenuto a prestare idonea garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria ovvero rilasciata dai consorzi di garanzia collettiva dei fidi (Confidi) iscritti negli elenchi previsti dagli artt. 106 e 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per il periodo di rateazione del detto importo, aumentato di un anno.


Per effetto della modifica apportata dal’art. 3, comma 1, lett. b), del D.L. Incentivi, la garanzia è necessaria solo se la rata successiva alla prima è superiore a 50.000 €.




Conciliazione giudiziale




Ai sensi dell’art. 48 del D.Lgs.n.546/92 anche il pagamento delle somme dovute a seguito di conciliazione può essere effettuato a rate, analogamente a quanto previsto per l’accertamento con adesione (per il versamento delle rate successive alla prima delle somme dovute a seguito della conciliazione giudiziale, il contribuente è tenuto a prestare idonea garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria).


Se il pagamento avviene in forma rateale, sugli importi delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al saggio legale, calcolati dal giorno successivo a quello di redazione del processo verbale (conciliazione in udienza); a quello di comunicazione del decreto presidenziale di estinzione del giudizio (conciliazione fuori udienza); e fino alla data di scadenza di ciascuna rata.


Anche in questo caso, il D.L. Incentivi, sempre attraverso l’art. 3, comma 1, lett. b) impone la garanzia solo se la rata successiva alla prima è superiore a 50.000 €.




La questione




Il provvedimento introdotto viene incontro alle esigenze dei contribuenti e della stessa Amministrazione finanziaria. Spesso infatti i contesti non si riuscivano a definire proprio per le difficoltà del contribuente ad ottenere la fideiussione.


Si ricorda che con particolare riferimento alle diverse tipologie di irregolarità che si possono registrare nella fase di perfezionamento dell’accordo si è espressa la Direzione Regionale Lombardia con la circolare n. 11 del 4 aprile 2001(vedi Fisconline), distinguendo di fatto le seguenti ipotesi:




  • omesso, tardivo o carente versamento;



  • omesso, tardivo o carente versamento della prima rata ed eventuale tardiva prestazione della garanzia;



  • regolare versamento della prima rata, ma tardiva prestazione della garanzia prescritta.




La constatazione di tali irregolarità può essere regolarizzata dietro invito al contribuente da parte degli uffici, entro un termine di dieci giorni, scaduto il quale deve ritenersi che si determini il silenzio rifiuto, cioè la mancanza di volontà del contribuente di perfezionare l’adesione.


Le ipotesi individuate dalla Direzione Regionale Lombardia sono state integrate successivamente dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 65/2001, che ha operato un distinguo fra comportamenti totalmente omissivi (che determinano l’inefficacia dell’atto di accordo, con il rivivere dell’atto originario), ovvero gravemente carenti nei versamenti e casi di lievi irregolarità e/o tardività (in questi casi, l’ufficio può valutare il permanere o meno dell’interesse pubblico al perfezionamento dell’atto).



7 aprile 2010


Commercialista Telematico

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