Reati pregressi non fanno decadere l'accertemento con adesione

L’accertamento definito con adesione non può essere revocato per vecchi reati a rilevanza penale, anche se l’ufficio finanziario sia venuto successivamente a conoscenza del reato emerso a carico del contribuente…

L’accertamento definito con adesione non può essere revocato per vecchi reati a rilevanza penale, anche se l’ufficio finanziario sia venuto successivamente a conoscenza del reato emerso a carico del contribuente.


L’importante principio è contenuto nella sentenza n. 21953 depositata il 16 ottobre 2009 della Corte di Cassazione, da cui emerge che l’accertamento definito con adesione non è soggetto ad impugnazione, non è integrabile o modificabile da parte dell’ufficio come recita il D.Lgs. n. 218 del 1997, attesa la mancata previsione di cause ostative discendenti da fatti a rilevanza penale.


La disciplina dell’accertamento per adesione è contenuta nel D.L. n. 564 del 1994, convertito dalla legge n. 656 del 1994, successivamente modificata dalle disposizioni contenute nell’art. 2, comma 3 del decreto legislativo n. 218 del 1997, il quale prevede che l’accertamento definito con adesione non è soggetto ad impugnazione, non è integrabile o modificabile da parte dell’ufficio e non prevede più cause ostative, conseguenti a fatti di natura penali, escludendo, con effetto retroattivo, la punibilità per i reati previsti dalla legge n. 516 del 1982, limitatamente ai fatti oggetto di accertamento.


Nella fattispecie in esame, l’amministrazione finanziaria ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale con cui quest’ultima, nel dare ragione al contribuente, non accoglieva l’appello dell’ufficio e confermava la sentenza di primo grado, rilevando che le proposte di concordato effettuate dall’ufficio erano ormai definitive e, quindi, non più modificabili sulla base dei fatti di rilevanza penale non conosciuti all’atto della proposta dell’ufficio, anzi non conosciuti dalla informativa fornita dalla G.d. F..


La Suprema Corte, nel respingere il ricorso de quo, ha tracciato il seguente iter logi-giuridico. L’art. 2-bis del D.L. n. 564 del 1994 ha introdotto l’accertamento con adesione (c.d. a regime) per le imposte sul reddito e sul valore aggiunto. Successivamente la predetta disciplina è stata rivista e modificata dal D.Lgs. n. 218 del 1997 che ha ribadito all’art. 2, comma 3, che “l’accertamento definito con adesione non è soggetto ad impugnazione, non è integrabile o modificabile da parte dell’ufficio“. In particolare, la suddetta disciplina:




  1. non contempla più cause ostative, dipendenti a rilevanza penale;



  2. ha accentuato il carattere “premiale” dell’Istituto dell’accertamento in parola, stabilendo che la definizione, esclude, anche con effetto retroattivo, la punibilità per i reati previsti dalla citata legge n. 516 del 1982, limitatamente ai fatti oggetto dell’accertamento.


I giudici di legittimità hanno ritenuto, inoltre, che le sezioni unite della Suprema Corte (Cfr. sentenza n. 14697 del 2005) hanno risolto il conflitto originatosi accogliendo la tesi della “revocabilità” dell’accertamento con adesione ormai perfezionatosi, dovendosi coordinare il criterio della irrevocabilità, proprio di ogni normativa premiale tributaria, con i principi dell’autotutela. Le stesse sezioni unite, nel ribadire l’applicabilità dell’art. 2 della legge 218/97 alle dichiarazioni presentate entro il 30 settembre 1994, hanno affermato che il comma 3 della medesima norma esclude i casi di esclusione o di inammissibilità dell’accertamento connessi ad alcuni reati previsti dal citato D.L. n. 429/1982, con effetto retroattivo.


Su quest’ultimo tema del resto appare univo l’orientamento dei giudici di legittimità laddove emerge che il D.Lgs. n. 218 del 1997, il quale ha esteso l’applicabilità dell’accertamento con adesione a tutti i contribuenti e a tutte le categorie reddituali, non ha previsto cause di inammissibilità o di esclusione dal beneficio in parola, disponendo che la nuova disciplina sia applicabile alle dichiarazioni presentate la data del 30/9/1994 (Cass. 16 maggio 2002, n. 7161).


Sovviene indirettamente alla questione in esame il contenuto di altra sentenza in cui emerge che l’accertamento per adesione non è ammesso qualora l’ufficio venga a conoscenza nel vigore della disciplina di elementi dati e notizie relativi ad illeciti tributari penali di cui alla legge n. 516 del 1982, comportanti l’obbligo della denuncia (Cass 11 luglio 2002, n. 10102 – per l’applicazione del beneficio in parola bisogna aver riguardo alla normativa vigente al momento, atteso che gli effetti così prodotti e consolidatisi non sono modificabili, in mancanza di previsione normativa contraria, dalla nuova disciplina con il D.Lgs. n. 218 del 1997).


12 Gennaio 2010

Enzo Di Giacomo

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