Moratoria debiti e rilevazione in bilancio - prima parte

 

La sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei canoni di leasing previsti dall’art. 5, comma 3-quater, del D.L. n. 78 del 1° luglio 2009 (c.d. “Manovra estiva 2009”, convertita in Legge n. 102 del 3 agosto 2009) comporta delle conseguenze anche dal punto di vista contabile.


In particolare le imprese che hanno richiesto e ottenuto la sospensione delle rate relative al 2009 dovranno tenere conto dei suoi effetti già a partire dal bilancio che si apprestano a chiudere il prossimo 31.12.2009.



Come noto al fine di sostenere le piccole e medie imprese in difficoltà finanziaria ed in attuazione dell’art. 5, comma 3-quater, del D.L. n. 78 del 1° luglio 2009 (c.d. “Manovra estiva 2009”, convertita in Legge n. 102 del 3 agosto 2009), il 3 agosto 2009 il Ministro dell’economia e delle finanze, il Presidente dell’ABI e le Associazioni dei rappresentanti delle imprese hanno firmato un Avviso comune con cui sono state approvate le seguenti misure:






      • la sospensione dei debiti delle PMI verso il sistema creditizio, con l’obiettivo di dare respiro finanziario alle imprese:






      • aventi adeguate prospettive economiche;



      • in grado di provare la continuità aziendale;






      • la promozione del processo di patrimonializzazione delle PMI, per le quali le tensioni sono particolarmente acute anche a causa della minore solidità finanziaria.




Le PMI


Le imprese interessate dalle misure previste dall’Avviso comune sono, le “PMI”, laddove per “PMI” si devono intendere le imprese così come definite dal decreto del 18 aprile 2005 emanato dal Ministero delle Attività Produttive, con il quale sono stati aggiornati i criteri con cui si individuano le microimprese, le piccole e medie imprese, anche ai fini della concessione di aiuti alle attività produttive (il decreto rappresenta un adeguamento alla disciplina comunitaria, nello specifico alla raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003).




Definizione di PMI


Il provvedimento del Ministero delle Attività Produttive stabilisce, in particolare, che la categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (complessivamente definita PMI) comprende imprese che:








      • impiegano meno di 250 persone;



      • e il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio non supera i 43 milioni di euro.




All’interno di questa categoria:






      • le “piccole imprese” sono definite come imprese che:






      • impiegano meno di 50 persone;



      • e hanno un fatturato annuo o totale di bilancio non superiore ai 10 milioni di euro;






      • le “microimprese” sono definite come imprese che:






      • impiegano meno di 10 persone;



      • e hanno un fatturato annuo o totale di bilancio non superiore ai 2 milioni di euro.


Le condizioni


Le PMI come sopra descritte, tuttavia, per essere beneficiarie delle misure previste, devono essere in una situazione di crisi finanziaria solo “temporanea”. In particolare:










      • alla data del 30 settembre 2008, dovevano avere una posizione classificata dalla banca “in bonis”, nel senso che non dovevano avere in corso:






      • procedure esecutive, sia immobiliari che mobiliari (fra cui pignoramenti di crediti, pignoramenti di macchinari/impianti, pignoramento di quote sociali come le partecipazioni in società, ecc.), per effetto di iniziative da parte di qualunque soggetto (sia banca che terzi creditori);



      • sofferenze” (cioè debiti verso la banca ormai scaduti o per cassa, per i quali la banca prevede il rischio di insolvenza o irrecuperabilità, indipendentemente dalle garanzie poste a presidio delle esposizioni);



      • partite incagliate” (difficoltà obiettive, ma temporanee e prevedibilmente rimuovibili in breve tempo); in tal caso, in realtà, l’ABI non esclude automaticamente l’applicazione delle agevolazioni, ma si riserva di valutare di caso in caso;



      • partite ristrutturate” (cioè posizioni che hanno subito delle modifiche nelle condizioni contrattuali che determinano una perdita per la banca);








      • le rate di cui si intende chiedere la sospensione alla banca devono essere non pagate o pagate solo parzialmente da non più di 180 giorni alla data di presentazione della domanda;



      • le imprese che intendono usufruire delle agevolazioni devono, infine, comunicare le eventuali informazioni di tipo economico, finanziario, patrimoniale e organizzativo richieste dalla banca, al fine di consentire a quest’ultima la verifica della loro capacità di “continuità aziendale”, dimostrabile con la possibilità per l’impresa di proseguire la propria attività, evidenziandola con i dati economici che risultano dal bilancio e, soprattutto, con l’attestazione da parte della banca, oltre che dei fornitori, della volontà di far permanere il credito.




Gli interventi agevolati


Alle imprese che rispettano tali parametri, la banca che aderisce all’Avviso comune del 3 agosto scorso potrà applicare le seguenti agevolazioni:







        • sospensione per 12 mesi del pagamento della quota capitale delle rate di mutuo;



        • sospensione per 12 mesi del pagamento della quota capitale implicita nei canoni di operazioni di leasing “immobiliare”;



        • sospensione per 6 mesi del pagamento della quota capitale implicita nei canoni di operazioni di leasing “mobiliare”;



        • allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine (≤ 18 mesi) per sostenere le esigenze di cassa, con riferimento alle operazioni di anticipazione su crediti certi e esigibili;



        • un contributo al rafforzamento patrimoniale delle imprese di piccole e medie dimensioni, prevedendo un apposito finanziamento o altre forme di intervento per chi realizza processi di rafforzamento patrimoniale.




20 aprile 2010


Antonio Gigliotti

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