Documenti contabili: possono integrarsi anche in corso di giudizio

 

Il contribuente che si trova nell’impossibilità di esibire i documenti contabili, può presentarli nel corso del successivo giudizio.


Quanto precede è contenuto nella sentenza n. 1344 del 25 gennaio 2010 della Corte di Cassazione da cui emerge che i documenti non presentati durante la verifica fiscale, per impossibilità oggettiva e non per volontà del contribuente, quest’ultimo li può presentare successivamente in sede giudiziaria


L’art. 52, c. 5, del Dpr. n. 633 del 1972, recante la disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, prevede che i libri, registri e altri documenti contabili non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, in sede amministrativa e contenziosa, se il contribuente si è rifiutato di esibirli o perché ha dichiarato di non possederli o perché comunque li ha sottratti al controllo. Tale disposizione presuppone uno specifico comportamento del contribuente e trova applicazione soltanto in presenza di una specifica richiesta o ricerca da parte dell’Amministrazione e di un rifiuto da parte del contribuente (Cass 19 aprile 2006, n. 9127).


Nella fattispecie portata al vaglio della Suprema Corte, il contribuente aveva impugnato l’avviso di accertamento con cui l’ufficio finanziario contestava la deducibilità di interessi passivi atteso che questa emergeva da documentazione presentata successivamente alla fase di verifica. I giudici tributari sia in primo che secondo grado hanno accolto il ricorso del contribuente e l’ufficio ha poi proposto impugnativa in Cassazione. Il ricorrente aveva motivato il ricorso deducendo che i suddetti interessi risultavano da scritture contabili e che la relativa documentazione non era disponibile solo perchè l’aveva consegnata all’assicurazione in seguito ad alcuni furti subiti.


I giudici di legittimità hanno tracciato l’iter logico-giuridico richiamando le disposizioni contenute nell’art. 52 , comma 5,del Dpr n. 633 del 1972 che, escludendo la possibilità di prendere in considerazione a favore del contribuente, in sede amministrativa e contenziosa, i documenti, scritture ed altro, che non siano stati acquisiti durante gli accessi, presuppone una specifica condotta del contribuente. La norma, quindi, trova applicazione solo se sussiste una richiesta o ricerca da parte dell’Amministrazione e di un rifiuto o di un occultamento da parte del contribuente, non essendo sufficiente che quest’ultimo non abbia esibito ai verbalizzanti i documenti poi prodotti in sede contenziosa. Secondo i giudici, nella fattispecie in esame, una richiesta in tal senso da parte dell’ufficio non c’era stata e pertanto al contribuente, che aveva potuto esibire solo parte della contabilità, doveva essere concessa la possibilità di integrare la documentazione mancante(1).


Diversamente, l’ufficio ricorrente non aveva richiesto la documentazione necessaria, limitandosi affermare nel ricorso che dal processo verbale risultava che il contribuente aveva dichiarato di non aver conservato gli estratti dei conti correnti, ma senza riportare l’atto per esteso.


Da quanto precede emerge che il contribuente, che non è nelle condizioni di esibire la documentazione contabile o parte di essa, deve essere riconosciuta la possibilità di poterla esibire successivamente, in un più ampio rapporto di collaborazione e trasparenza tra fisco e contribuente. Ciò realizza in fatto e in diritto le disposizioni contenute nella legge n. 212/2000 (statuto del contribuente) con cui il legislatore, codificando i diritti vantati dal contribuente in ordine ai procedimenti impositivi, ha inteso sancire regole chiare per disciplinare i rapporti tra il cittadino e la P.A., improntandoli alla massima trasparenza e correttezza. Tra queste regole deve essere ricompresa senza dubbio quella della piena realizzazione dei diritti del contribuente sottoposto a verifica fiscale


Per quanto attiene il secondo motivo del ricorso, la Suprema Corte ha accolto le doglianze del fisco che aveva eccepito il valore dell’avviamento da contabilizzare determinatosi a seguito della cessione dell’azienda. Su detta questione, infatti, i giudici di appello si erano limitati ad affermare la correttezza della decisione di primo grado secondo cui il contribuente aveva valutato il predetto avviamento nella giusta misura, senza valutare l’impugnativa dell’ufficio: quest’ultimo aveva posto in risalto che, nel cedere l’azienda, il contribuente non aveva provveduto a redigere la situazione patrimoniale concernente la cessione, omettendo di rilevare il mero valore fiscale.




Nota


1) Cass 19 aprile 2006, n. 9127: la limitazione alla possibilità della prova è connessa ad uno specifico comportamento del contribuente, che si sottrae alla stessa prova, e fornisce elementi validi per dubitare della veridicità dei documenti, presentati successivamente in giudizio. Ciò costituisce una giustificazione della loro inutilizzabilità, mitigata dalla possibilità data al contribuente di dimostrare la non “volontarietà della sottrazione originaria della documentazione. Cfr Cass. 28 gennaio 2008, n. 1030




17 aprile 2010


Enzo Di Giacomo

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it