Nullità delle cartelle esattoriali per difetto di motivazione

di Maria Leo

Pubblicato il 2 febbraio 2010

sempre più spesso la magistratura tributaria annulla le cartelle di pagamento notificate dagli Agenti della Riscossione perché gravemente carenti di motivazione, non essendo sufficienti i sintetici dati nelle stesse riportati...

Sempre più spesso la magistratura tributaria annulla le cartelle di pagamento notificate dagli Agenti della Riscossione perché gravemente carenti di motivazione, non essendo sufficienti i sintetici dati nelle stesse riportati.

In effetti, è opportuno evidenziare come le cartelle di pagamento notificate ai contribuenti si limitino a riportare semplici riferimenti numerici, quali l’importo dovuto, indicando esclusivamente la tipologia dell’imposta.

Pertanto, dagli scarni riferimenti specificati nelle cartelle, chiaro appare come il contribuente non sia assolutamente in grado di conoscere le ragioni di fatto e di diritto poste alla base della pretesa tributaria.

Di conseguenza, ne deriva l’impossibilità per il contribuente di esercitare il proprio diritto di difesa, costituzionalmente garantito dall’art. 24.

Tale breve premessa è strettamente correlata ad un’importante sentenza emessa recentemente dalla Commissione Tributaria Provinciale di Taranto (Sez. 4 – pronunciata il 5 novembre 2009 e depositata il 18 dicembre 2009), la quale ha annullato la cartella di pagamento impugnata dal contribuente, in quanto sprovvista di adeguata motivazione.

In effetti, nel ricorso avverso la cartella di pagamento, notificata al contribuente a seguito di controllo formale, effettuato ai sensi dell’art. 36-ter D.P.R. 600/1973, si eccepisce l’assoluta carenza di motivazione della stessa.

Partendo dalla considerazione che nel caso di controllo formale, l’iscrizione a ruolo talvolta rappresenta l’atto con il quale il contribuente è posto per la prima volta a conoscenza della pretesa fiscale, considerato che la comunicazione di irregolarità non viene notificata al contribuente, è nella stessa cartella che si devono specificare i motivi per i quali l’iscrizione è stata effettuata.

In effetti, non essendo giunta la comunicazione, è la stessa cartella che deve indicare sulla base di quali elementi e per quali ragioni l’Amministrazione finanziaria avanza la pretesa erariale, altrimenti la medesima è illegittima per carenza di motivazione.

Alla luce delle argomentazioni svolte, chiaro appare come l’Ufficio abbia completamente omesso di rispettare le disposizioni che sanciscono l’obbligo di motivare gli atti impositivi notificati ai contribuenti.

Effettivamente, è necessario evidenziare come, nel caso de quo, sia stato violato l’art. 7 dello Statuto dei Diritti del Contribuente che all’art. 7 stabilisce come gli atti dell’Amministrazione finanziaria debbano essere motivati "(…) indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione".

Orbene, contrariamente a quanto affermato nella suddetta norma, gli Uffici pretendono di soddisfare il dettato normativo, indicando, come nel caso di specie, l’importo dovuto ed il tipo di imposta iscritto a ruolo.

Conseguentemente, precludono al contribuente la possibilità di controllare la correttezza del loro operato.

A conferma di quanto asserito nella sentenza in commento in riferimento al difetto di motivazione, una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce – Sez. 2 – del 13 ottobre 2009, n. 649/02/09 che annulla la cartella di pagamento per difetto di motivazione, in quanto riportante un coacervo di numeretti dai quali era impossibile comprendere le ragioni poste alla base della pretesa tributaria.

Peraltro, è opportuno evidenziare che numerose sono le sentenze pronunciate in tale senso, che ormai costituiscono giurisprudenza costante.

Orbene, la pregevole sentenza, nell’accogliere le doglianze del ricorrente, evidenzia come il provvedimento impugnato sia "gravemente carente di adeguata motivazione, non essendo sufficienti i sintetici dati riportati in cartella (…).

Alla luce di tutte le argomentazioni svolte, chiaro appare come una cartella di pagamento "motivata" in tal modo, determini non poche difficoltà nei confronti dei contribuenti che non riescono a comprendere le reali ragioni della pretesa impositiva a loro carico.

Da quanto testé asserito, ne deriva la necessità per gli stessi contribuenti di rivolgersi a professionisti esperti in materia, al fine di evidenziare i profili di illegittimità delle cartelle di pagamento.

Di converso, è d’uopo evidenziare come spesso i contribuenti si limitino a pagare gli importi indicati nelle cartelle di pagamento, intimoriti dalle conseguenze derivanti dal mancato pagamento, senza comprendere minimamente le ragioni poste alla base della pretesa tributaria.

Tuttavia non si rendono conto che con il suddetto comportamento rinunciano a far valere il proprio diritto di difesa (a meno di non volere avanzare successiva istanza di rimborso).

Da tutto quanto argomentato, un elogio particolare va a tutti quei professionisti attenti ad interpretare ogni minimo elemento indicato negli atti notificati dagli Uffici ai contribuenti, al fine di garantire agli stessi un corretto esercizio del diritto di difesa.

Lecce, 2 febbraio 2010

Avv. Maria LEO