Sulla sospensione necessaria pregiudiziale del processo tributario

 

È noto(1) che l’art. 295 del codice di procedura civile prevede l’istituto della sospensione necessaria del processo, nell’ipotesi in cui non è possibile procedere alla riunione dei procedimenti, legati da un rapporto di continenza-pregiudizialità, non essendo previsti più specifici rimedi (i.e.: riunione ex art. 39 c.p.c.; cancellazione della causa) per prevenire il rischio di giudicati contrastanti e/o l’antieconomica reiterazione di attività processuali, funzionali all’adozione di una decisione unica sulla medesima questione.

Le due ipotesi tassative, menzionate dall’art. 39 del D.Lgs. n. 546/1992 (presentazione della querela di falso e decisione in via pregiudiziale di una questione sullo stato o la capacità delle persone, salvo che si verta in tema di capacità di stare in giudizio) non possono esaurire l’intero problema (rectius: campo di applicazione) della sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c., che sussiste se vi è una situazione di dipendenza della causa dalla definizione di altra controversia, che lo stesso o altro giudice deve risolvere; l’ipotesi generale, di cui all’art. 295 c.p.c., si pone ad un livello più elevato delle richiamate ipotesi specifiche di cui all’art. 39 citato e presuppone un rilevante stato di pregiudizialità, sia sul piano logico che su quello giuridico. Se le due cause, tra loro in relazione di continenza, pendono in gradi diversi, occorre applicare la sospensione necessaria, ex art. 295 c.p.c., di quello contenuto pregiudicato (i.e.: quello in cui è stata domandata la restituzione di quanto versato in modo indebito), finché non sia passato in giudicato quello contenente pregiudiziale (i.e.: il processo in cui si decide, ad esempio, del diritto ad usufruire di un regime di esenzione è causa pregiudiziale che va risolta con sentenza dotata dell’efficacia del giudicato prima di quello in cui c’è la richiesta di quanto versato in modo indebito); naturalmente, la sospensione non è possibile qualora la sentenza pronunciata nel giudizio pregiudiziale sia già passata in giudicato.

L’art. 295 c.p.c. concerne sia la pregiudizialità interna che la pregiudizialità esterna al processo tributario, relativa quest’ultima a controversie che devono essere risolte dal giudice penale o dal giudice amministrativo; l’art. 39 del D.Lgs. n. 546/1992 concerne i rapporti esterni tra Commissione tributaria e giurisdizione civile (Cass., Sez. trib., sent. n. 8567 del 22/06/2001) e non anche i rapporti interni tra processi tributari che, in virtù del principio di integrazione di cui all’
art. 1 del D.Lgs. n. 546/1992, sono disciplinati dall’art. 295 c.p.c.. L’art. 295 c.p.c. disciplina, in via residuale, l’ipotesi in cui la decisione di una causa tributaria, pendente dinanzi ad un giudice tributario, dipenda dalla risoluzione di un’altra controversia tributaria, pure pendente dinanzi ad un altro giudice tributario (cosiddetta pregiudizialità interna); in altri termini, qualora, dinanzi a differenti giudici tributari, siano pendenti controversie tra loro interdipendenti e non sia possibile procedere alla riunione dei procedimenti, non trova applicazione la sospensione su istanza di parte, di cui all’art. 296 c.p.c., ma il disposto dell’art. 295 c.p.c..

 

L’art. 295 c.p.c. si riferisce ad un rapporto di effettiva consequenzialità tra due emanande statuizioni e quindi non ad un mero collegamento tra loro; esso concerne una situazione in cui uno dei due giudizi, oltre ad essere in concreto pendente ed a coinvolgere le stesse parti, investa una questione di carattere pregiudiziale cioè un indispensabile antecedente: la pregiudizialità sussiste solo quando la definizione di una controversia costituisca l’indispensabile antecedente logico-giuridico dell’altra (Cass., sent. n. 7506 del 4/06/2001). Naturalmente, la parte che invochi la sospensione di un giudizio, ex art. 295 c.p.c., ha l’onere di dimostrare la pendenza di un’altra controversia e la sussistenza di un rapporto di dipendenza tra i due giudizi (Cass., Sez. trib., sent. n. 7506 del 4/06/2001).

Alla luce di quanto disposto dall’art. 1, c. 2 del D.Lgs. n. 546/92, si rivela compatibile con il processo tributario l’applicazione degli istituti generali della “pregiudizialità” di una causa rispetto ad un’altra (con conseguente “sospensione necessaria” della causa “pregiudicata” ai sensi dell’art. 295 c.p.c.), e della “litispendenza” e della “continenza” di cause, di cui all’art. 39 c.p.c. (Cassazione sez. V, sent. n 04509 del 10/04/2000).

In ordine all’applicabilità o meno, al litisconsorzio necessario originario, dell’istituto processualcivilistico della sospensione necessaria dei giudizi di cui all’art. 295 c.p.c. – in base al quale un processo è sospeso ogni volta in cui lo stesso o altro giudice deve decidere una controversia dalla cui definizione dipende la causa da sospendere – le Sezioni Unite (sent. n. 14815 del 2008) ritengono che “la norma non sembra utilizzabile nel caso che qui interessa”(2). La Cassazione, poi, precisa che la sospensione pregiudiziale non è utilizzabile perché “il rimedio della sospensione per pregiudizialità è efficace quando la progressione pregiudiziale si sviluppi tra le stesse parti, e si presti al frazionamento, pur garantendo a tutti il diritto al contraddittorio, in separati processi … . Quando, invece, come nella specie si è in presenza di un rapporto giuridico plurisoggettivo sul versante passivo, ma sostanzialmente unico, i cui presupposti, inoltre, devono essere ricostruiti attraverso un percorso logico-giuridico unitario, l’accertamento giudiziario non può che essere unico, nei confronti di tutti i soggetti interessati, nell’alveo di un unico, inscindibile rapporto processuale.”.

La causa del socio di una società di persone non può considerarsi pregiudicata da quella proposta separatamente dalla sola società, con l’ulteriore conseguenza che non ricorrono i presupposti per la sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c..

 

26 gennaio 2010

Angelo Buscema

 

 

Note

1)La sospensione necessaria del processo va disposta, anche al di fuori delle ipotesi contemplate nell’art. 39 del D.Lgs. n. 546/1992, della disciplina del contenzioso tributario qualora non sia possibile la reductio ad unum dei procedimenti pendenti davanti a diversi giudici fra le cui cause vi sia un rapporto di incidentalità che sia suscettibile di esplicare effetti anche in differenti periodi d’imposta assumendo la decisione del giudice eventuale efficacia di giudicato esterno (Cass. civ. Sez. V, 09-09-2008, n. 22756). Tra la controversia che oppone il contribuente all’Agenzia del Territorio in ordine alla rendita catastale attribuita ad un immobile, e la controversia che oppone lo stesso contribuente al Comune avente ad oggetto la liquidazione dell’Ici, sussiste un rapporto di pregiudizialità, che impone la sospensione del secondo giudizio, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., fino alla definizione del primo con autorità di giudicato, in quanto la decisione sulla rendita si riflette necessariamente, condizionandola, sulla decisione relativa all’imposta (C.T.P. Milano Sez. XXIII, 09-07-2007, n. 232 )

2)Contra sentenza della Corte di Cassazione, n. 5366 del 10/03/2006 ,per la quale “ove penda una controversia relativa al reddito di una società di persone, la separata controversia in cui si discuta, ai fini Irpef, del reddito percepito dal socio deve essere obbligatoriamente sospesa ex art. 295 c.p.c. fino alla formazione del giudicato nel processo relativo alla società, il quale è vincolante anche nel processo relativo al socio” (deve perciò essere cassata con rinvio la sentenza che abbia accolto il ricorso del socio sulla scorta di una sentenza non definitiva favorevole alla società).

 

 


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