Viene meno l'autorizzazione all'appello

 

L’art. 3, c. 1, lett. c), del D.L. Incentivi ha abrogato il c. 2, dell’art. 52 del D.Lgs. n. 546/92, norma che disponeva che gli uffici periferici dell’amministrazione finanziaria per poter proporre appello principale dovevano essere preventivamente autorizzati dalla superiore direzione regionale competente.


La norma era nata per l’esigenza di scoraggiare gli uffici ad appellare comunque, disponendo – di fatto – un vero e proprio filtro di un organo superiore, per impedire le impugnazioni prive di fondamento, comportanti gravi conseguenze per l’Erario sia in termini di dispendio di energie che in termini di eventuale soccombenza delle spese del giudizio (tale prescritta autorizzazione non era comunque richiesta per la proposizione di appello incidentale ovvero nell’ipotesi di giudizio di rinvio da parte della Corte di Cassazione).


Vengono meno, quindi, tutte le questioni giuridiche relative alla natura dell’autorizzazione che, incidendo sulla capacità processuale dell’ufficio appellante, investiva le questioni preliminari di rito, con la conseguenza che l’appello privo della predetta autorizzazione risultava inammissibile.


Vengono pure meno le problematiche relative all’onere della prova dell’avvenuta autorizzazione, che comunque la giurisprudenza della Corte di Cassazione aveva così risolto:




  • inammissibilità dell’autorizzazione tardiva;



  • l’onere della prova dell’intervenuta autorizzazione grava sull’ufficio;



  • il provvedimento di autorizzazione deve essere prodotto agli atti di causa.




Occorre comunque rilevare che la questione degli effetti processuali dell’atto di appello privo dell’autorizzazione era stata esaminata e risolta con il deposito della Sentenza n. 604 del 14.01.2005 da parte delle Sezioni unite della Corte di Cassazione, che hanno affermato che “la disposizione dell’art. 52, comma 2, del D. Lgs. n. 546/1992 deve essere non ritenuta non più suscettibile di applicazione nell’intervenuta operatività della normativa, di cui al D. Lgs. n. 300/99, che ha istituito le agenzie fiscali, attribuendo ad esse la gestione della generalità delle funzioni in precedenza esercitate dai dipartimenti e dagli uffici del Ministero delle Finanze e trasferendo alle medesime i relativi rapporti giuridici, poteri e competenze, da esercitarsi secondo la disciplina interna di ciascuna agenzia”.


Di conseguenza, proseguono gli Ermellini, sono esclusi condizionamenti “al diritto delle Agenzie di impugnare in appello le sentenze delle commissioni tributarie provinciali ad esse sfavorevoli”.


Sul punto, di recente, era intervenuta l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 12/E del 12 marzo 2010 – paragrafo 9.6. – rispondendo ad uno specifico quesito in ordine alla sussistenza dell’obbligo di allegare l’autorizzazione, distinguendo due regimi:




  • con riferimento all’assetto organizzativo precedente all’attivazione delle Agenzie fiscali, l’orientamento dei giudici di legittimità si è consolidato nel senso che “l’esistenza di una autorizzazione rilasciata da organo competente e prima della proposizione dell’appello principale costituisce presupposto processuale, la cui mancanza determina l’inammissibilità dell’appello, rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, e che pur non dovendo detta autorizzazione essere notificata alla controparte né sussistendo l’obbligo di riportarne gli estremi nell’atto di impugnazione, è necessario che essa (non una attestazione relativa alla sua esistenza) sia depositata fra gli atti di causa, necessariamente nell’ambito del giudizio di secondo grado, per consentire al giudice di verificare la sua esistenza e validità con riguardo al soggetto autorizzante e ai tempi di rilascio di tale autorizzazione” (cfr. Cass. n. 27052 del 13 novembre 2008; in senso conforme, Cass. n. 26522 del 5 novembre 2008; n. 21236 del 6 agosto 2008; n. 1914 del 29 gennaio 2008). Ai fini dell’ammissibilità dei ricorsi in appello notificati al contribuente è, quindi, sempre necessario che l’autorizzazione all’appello sia depositata in Commissione tributaria regionale. In particolare, la Corte di cassazione ha chiarito che “l’autorizzazione a proporre appello può essere prodotta, con effetti retroattivi, nel corso del relativo giudizio, fino alla udienza di discussione del ricorso innanzi alla commissione tributaria regionale (v. tra le altre Cass. n. 12702 del 2004), posto che, se è vero che l’autorizzazione deve essere anteriore alla proposizione del gravame, è tuttavia sufficiente che essa sia depositata fra gli atti di causa nell’ambito del giudizio di secondo grado – e non necessariamente entro il termine di costituzione – (v. Cass. n. 4747 del 2004 e n. 20516 del 2006)” (cfr. Cass. n. 26526 del 5 novembre 2008);



  • dopo la modifica intervenuta nell’organizzazione dell’Amministrazione finanziaria con l’istituzione delle Agenzie fiscali, la Corte di cassazione ha ritenuto non più suscettibile di applicazione l’art. 52, c. 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992, in quanto da tale norma non possono farsi discendere condizionamenti al diritto delle Agenzie di appellare le sentenze ad esse sfavorevoli delle Commissioni tributarie provinciali (Cass., Sez. un., n. 604 del 14 gennaio 2005, seguita, da Cass. n. 25382 del 2 dicembre 2009).




Prescindendo peraltro da quest’ultimo orientamento della giurisprudenza di legittimità, le Entrate – C.M. n.12/2010 – hanno rilevato che sono state impartite istruzioni alle articolazioni periferiche affinché provvedano a depositare in giudizio l’autorizzazione all’appello e, in caso di mancato deposito dell’autorizzazione, procedano sollecitamente al deposito dell’originale dell’autorizzazione rilasciata dalla Direzione regionale anteriormente alla proposizione dell’appello.




13 aprile 2010


Commercialista telematico

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