Ipoteca soltanto per debiti superiori a 8.000 euro

 

In un intervento pubblicato dal Commercialista Telematico nel novembre 2007 era stata segnalata una sentenza di merito nella quale veniva statuito che l’agente per la riscossione può iscrivere ipoteca sui beni del debitore, per importi superiori a € 8.000,00.


Si trattava della pronuncia resa dalla commissione tributaria provinciale di Cosenza (n. 429 del 17 ottobre 2007 depositata il 5 novembre 2007), nella quale veniva precisato che il procedimento di iscrizione ipotecaria trova un preciso limite nel disposto dell’art. 76 del D.P.R. n. 602 del 1973 laddove stabilisce che l’esecuzione immobiliare è consentita qualora il valore del credito vantato ecceda l’importo di 8.000 euro (parametro aggiornabile per il tramite di decreto del Ministero dell’economia e delle finanze). Conseguentemente, i giudici calabresi avevano dichiarato viziato da illegittimità il provvedimento di iscrizione di ipoteca emesso in violazione del menzionato precetto.


In particolare – si era sostenuto – l’iscrizione ipotecaria è un provvedimento, l’emanazione del quale è rimesso al concessionario della riscossione, finalizzato alla garanzia del credito che può essere soddisfatto, nel caso di mancato pagamento spontaneo, con l’esecuzione immobiliare.


L’esecuzione immobiliare è consentita soltanto quando il credito supera gli ottomila euro e il valore dell’immobile da espropriare non è inferiore a tale somma. A ciò si aggiunga che l’iscrizione ipotecaria, atto funzionale all’espropriazione immobiliare, non avrebbe senso se non fosse consentita dalla stessa legge, perché il credito da realizzare è inferiore a quello per il quale tale tipo di procedura, di tipo speciale, è prevista. Ne deriva, perciò, che per crediti inferiori ad euro 8.000, l’unica procedura consentita dalla legge risulta essere quella dell’espropriazione dei beni mobili registrati. Sul punto – concludevano i giudici della commissione tributaria – autorevole dottrina, condivisa da questo Collegio, ha affermato: “Uno speciale limite all’ammissibilità dell’ipoteca scaturisce dal divieto, imposto dall’art. 76 del D.P.R. n. 602/1973 [come modificato dall’art. 3, comma 40, lettera b-bis), del D.L. 30 settembre 2005, n. 203, convertito dalla L. 2 dicembre 2005, n. 248] di procedere all’esecuzione immobiliare quando l’ammontare complessivo del credito (comma 1) o il valore del bene da espropriare (comma 2) non superino 8.000 euro … Ed essendo in ogni caso l’ipoteca strumentale all’esecuzione forzata immobiliare, quando questa è preclusa, non può non essere inibita anche la costituzione del diritto reale di garanzia”.


Tale interpretazione è stata confermata di recente dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 4077 del 22 febbraio 2010 (ud. del 16 febbraio 2010).


Nel caso affrontato dai giudici di legittimità, un contribuente aveva proposto opposizione alla iscrizione ipotecaria effettuata sull’immobile di sua proprietà,asserendo che la stessa era dipesa dal mancato pagamento di una cartella esattoriale mai notificata – circostanza, ahimè, troppe volte ricorrente – e relativa ad un preteso credito di natura non definita, ammontante ad appena 916,93 Euro; nella contumacia della convenuta, il Giudice di pace di aveva qualificato l’azione come opposizione all’esecuzione e dopo aver ritenuto la propria giurisdizione, aveva annullato l’iscrizione perché il credito garantito non arrivava agli 8.000,00 Euro previsti come limite minimo dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, e succ. mod..


L’agente per la riscossione impugnava tale sentenza, deducendo con il primo motivo la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, comma 1, lett. e) bis, (nel testo in vigore dal 12/8/2006 per effetto della modifica introdotta dal D.L. n. 223 del 2006, convertito nella L. n. 248 del 2006), in quanto il giudice a quo non aveva tenuto conto del fatto che la predetta novella aveva attribuito alle Commissioni Tributarie la cognizione di qualsiasi controversia in materia d’iscrizioni ipotecarie ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77; con il secondo motivo di ricorso, l’agente per la riscossione aveva dedotto anche la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, in quanto il Legislatore aveva fissato il limite minimo di 8.000, 00 Euro solo per l’avvio della espropriazione immobiliare, consentendo perciò d’iscrivere ipoteca anche per importi inferiori alla predetta soglia.


La Corte di Cassazione, dopo avere ricordato che al pari delle controversie in tema di fermo di beni mobili di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86, (che appartengono alla giurisdizione delle Commissioni Tributarie solo se il fermo e stato eseguito a garanzia del soddisfacimento di crediti di natura tributaria: C. Cass. nn. 2008/14831, 2009/6593), anche quelle in tema d’iscrizione ipotecaria rientrano nella giurisdizione delle Commissioni soltanto nel caso in cui siano state effettuate per ottenere il pagamento d’imposte o tasse (C. Cass. n. 2009/6594). Considerato che l’agente per la riscossione, nella memoria ex art. 378 c.p.c., aveva precisato trattarsi di un’iscrizione effettuata proprio a garanzia di un credito di natura tributaria, la Suprema Corte confermava la sussistenza della giurisdizione del giudice adito.


Le Sezioni Unite, inoltre, in merito al secondo motivo di ricorso, hanno precisato che rappresentando un atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, anche l’ipoteca soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli 8.000,00 Euro.


Per quanto sopra, la sentenza conclude con il rigetto del ricorso e la condanna di Equitalia Polis al pagamento delle spese di lite, liquidate in 2.700,00 Euro, oltre gli accessori di legge.




Conclusioni


Nel 2008 l’Agente per la Riscossione ha iscritto oltre 160 mila ipoteche, a volte accompagnate anche dal fermo dei beni mobili. Molto spesso le iscrizioni – pari al doppio dell’importo dovuto – hanno riguardato debiti di valore complessivo inferiore agli 8000 euro. Il pronunciamento della Corte di Cassazione a Sezione Unite spazza via ogni dubbio in merito all’applicabilità di tale incisivo strumento di garanzia nei casi di debiti tributari di importo inferiore agli 8000 euro, con ciò limitandone notevolmente la portata. E’ da presumere che, nel momento in cui l’Agente per la Riscossione prenderà atto di tale orientamento giurisprudenziale, si “accontenterà” di “inseguire” gli autoveicoli dei contribuenti con l’iscrizione del fermo sui beni mobili registrati, strumento comunque di tutela del credito erariale.




Note




1) Cfr. E. Joan, Fermo e Ipoteca: dai giudici tributari uno stop all’abuso di tali strumenti, in https://www.commercialistatelematico.com, Novembre 2007.




Massimo Conigliaro


17 marzo 2010




IL TESTO DELLA SENTENZA




Sent. n. 4077 del 22 febbraio 2010 (ud. del 16 febbraio 2010)


della Corte Cass. SS.UU. Civ. – Pres. Carbone, Rel. Tirelli


Fatto e Diritto – Rilevato che con atto di citazione notificato il 13/4/2007 alla spa Gest Line (oggi spe Equitalia Polis), D.M.G. ha proposto opposizione alla iscrizione ipotecaria effettuata sull’immobile di sua proprietà, sito in Castellammare di Stabia, via G. …, asserendo che la stessa era dipesa dal mancato pagamento di una cartella esattoriale mai notificata e relativa ad un preteso credito di natura sconosciuta, ammontante ad appena 916,93 Euro;


che nella contumacia della convenuta, il Giudice di pace di Castellammare di Stabia ha innanzitutto qualificato l’azione come opposizione all’esecuzione e dopo aver ritenuto la propria competenza (rectius, giurisdizione), è passato all’esame del merito, all’esito del quale ha annullato l’iscrizione perché il credito garantito non arrivava agli 8.000,00 Euro previsti come limite minimo dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, e succ. mod.;


che la spa Equitalia Polis ha impugnato l’anzidetta statuizione, deducendo con il primo motivo la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, comma 1, lett. e) bis, (nel testo in vigore dal 12/8/2006 per effetto della modifica introdotta dal D.L. n. 223 del 2006, convertito nella L. n. 248 del 2006), in quanto il giudice a quo non aveva tenuto conto del fatto che la predetta novella aveva attribuito alle Commissioni Tributarie la cognizione di qualsiasi controversia in materia d’iscrizioni ipotecarie ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77; che con il secondo motivo la ricorrente ha invece dedotto la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, in quanto il Legislatore aveva fissato il limite minimo di 8.000,00 Euro solo per l’avvio della espropriazione immobiliare, consentendo perciò d’iscrivere ipoteca anche per importi inferiori alla predetta soglia; che così riassunte le doglianze della ricorrente, osserva il Collegio che il D.M. ha notificato controricorso con il quale ha sostenuto l’infondatezza e, ancor prima, l’inammissibilità dell’avversa impugnazione, che rivolgendosi contro una sentenza emessa dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, avrebbe dovuto essere proposta mediante appello e non con ricorso per cassazione; che quest’ultima eccezione non può essere condivisa perché nel sistema all’epoca vigente, le sentenze pronunciate sulle opposizioni all’esecuzione potévano essere impugnate soltanto con ricorso per cassazione;


che tanto puntualizzato, giova rammentare che al pari delle controversie in tema di fermo di beni mobili di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86, (che appartengono alla giurisdizione delle Commissioni Tributarie solo se il fermo e stato eseguito a garanzia del soddisfacimento di crediti di natura tributaria: C. Cass. nn. 2008/14831, 2009/6593), anche quelle in tema d’iscrizione ipotecaria rientrano nella giurisdizione delle Commissioni soltanto nel caso in cui siano state effettuate per ottenere il pagamento d’imposte o tasse (C. Cass. n. 2009/6594); che nel ricorso introduttivo la spa Equitalia ha sostenuto che la controversia esulava dalla giurisdizione del giudice ordinario perché riguardava la legittimità o meno di un’ ipoteca D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 77;


che nella memoria ex art. 378 c.p.c., ha precisato che si era trattato di un’iscrizione effettuata proprio a garanzia di un credito di natura tributaria, come del resto risultava dal documento n. 3, del fascicolo di primo grado del D.M.;


che tale documento, però, non offre alcuno spunto sicuro, in quanto nell’indicare il titolo del debito non pagato, utilizza l’espressione “totale tributi/entrate”, che per la sua equivocità non è assolutamente in grado di comprovare l’erroneità della pronuncia impugnata;


che non emergendo nemmeno dagli altri atti elemento a favore della natura tributaria del credito, va pertanto confermata la sussistenza della giurisdizione ritenuta dal giudice a quo;


che il primo motivo del ricorso va, quindi, rigettato al pari, d’altronde, del secondo, a proposito del quale basta rilevare che rappresentando un atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, anche l’ipoteca soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli 8.000,00 Euro;


che al rigetto del ricorso consegue la condanna della spa Equitalia Polis al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in complessivi 2.700,00 Euro, 200,00 dei quali per esborsi, oltre gli accessori di legge.




P.Q.M. – La Corte di cassazione, a Sezioni Unite, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario, rigetta il ricorso e condanna la spa Equitalia Polis al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in complessivi 2.700,00 Euro, 200,00 dei quali per esborsi, oltre gli accessori di legge.

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