Revisione del sistema delle accise sui carburanti

Introduzione.

L’imposizione indiretta sulla produzione e sui consumi, più comunemente il comparto delle “accise”, come noto1, oltre a garantire un elevato gettito erariale, rappresenta un importante strumento di politica economica per finalità extra – fiscali (politica del consumo energetico, politica dei trasporti ecc.), costituisce, poi, attraverso anche piccole variazioni di aliquote, la leva per importanti manovre finanziarie.

Basti rammentate tra le ultime, la Determinazione Direttoriale n. 41102/RU, in data 5 aprile 2011, dell’Agenzia delle Dogane, come previsto all’art. 1, c. 42, del Decreto Legge del 31 marzo 2011, n. 343, con la quale è stata incrementata l’aliquota d’accisa relativa alla benzina, alla benzina con piombo ed al gasolio usato come carburante.

In tale scenario, si inserisce il disegno di legge delega fiscale, approvato dal Consiglio dei Ministri il 26 aprile 2012, finalizzato a correggere taluni aspetti critici del sistema fiscale nazionale, per renderlo maggiormente:

    • equo, anche tramite la riforma del catasto dei fabbricati;

    • trasparente, dando maggiore certezza al sistema tributario, migliorando i rapporti con i contribuenti e proseguendo nel contrasto all’evasione e nel riordino dei fenomeni di erosione fiscale;

    • orientato alla crescita economica, anche attraverso lo strumento della c.d. Fiscalità Ambientale.

 

  1. La tassazione ambientale – Art. 15.

I principi sui quali andrà ad incardinarsi il provvedimento del Governo, sono indicati nell’articolo 15 del disegno di legge delega, afferente appunto alla “Tassazione ambientale”.

Più in dettaglio, in considerazione delle politiche e delle misure adottate dall’Unione Europea per lo sviluppo sostenibile e la green economy, nonché della proposta di direttiva del Consiglio COM (2011) 169 recante modifica della direttiva 2003/96/CE, che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità, il Governo, con appositi decreti legislativi, è delegato ad introdurre nuove forme di tassazione finalizzate a preservare e garantire l’equilibrio ambientale (incentives and green taxes) e revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio, prevedendo che il gettito riveniente dall’introduzione della carbon tax sia destinato prioritariamente al finanziamento del sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili e degli interventi volti alla tutela dell’ambiente, in particolare alla diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio4.

 

  1. Commenti.

La tassazione ambientale, di cui sono recenti esempi a livello comunitario la “green taxes” e la “carbon taxes”, risulta, quindi, funzionale alla crescita dell’economia attraverso un percorso, di medio/lungo periodo, di sviluppo sostenibile.

Si tratta, in concreto, di una tassazione finalizzata a ridurre l’impatto ambientale delle attività di produzione e consumo, andando a correggere i comportamenti con effetti negativi, in termini di sfruttamento delle risorse naturali o di inquinamento, sull’ambiente.

Di contro, dovrebbero incentivare, in ragione delle normali dinamiche di mercato, lo sviluppo delle tecnologie innovative, trainando la crescita dei cc.dd. “settori verdi”, la “green economy”.

Tali “imposte ecologiche” consentono altresì di sfruttare il cosiddetto “doppio dividendo”, in estrema sintesi il gettito proveniente dalla tassazione correttiva verrebbe utilizzato come incentivo all’investimento in tecnologie maggiormente “verdi” e performanti.

La bontà della scelta verso tale tipologia impositiva, trova conferma anche a livello comunitario, laddove proprio dalla Commissione Europea sono state, giustamente, inserite tra gli strumenti in grado di attuare una redistribuzione virtuosa della composizione del prelievo, con evidente e consequenziale impatto positivo sulla crescita economica5.

In modo coerente, al Consiglio Europeo è in discussione la proposta di direttiva…

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